F come Femmina

Statt cìtt cà ti iett du barcùn!” – Era la frase che tante volte affettuosamente mio nonno pronunciava nei confronti di mia nonna, per farle capire che ciò che stava dicendo era sbagliato ed era preferibile che lei tacesse. Una frase che, detta di fretta, poteva quasi risultare simpatica. Solo oggi ne colgo i segni di una violenza di genere, inserita in una cultura pregna di patriarcato invisibile, seppur imgombrante.

Nell’avvicinarsi della data simbolo della giornata contro la violenza sulle donne mi viene subito da pensare alle tragiche vicende successe a Giulia Cecchettin, all’indomani dell’arresto del suo ex compagno. Mi sento di dover sfogare una rabbia e un dispiacere che mi coinvolgono in primis come donna, in secondo luogo come essere umano. Sono rimasta incollata per giorni a seguire la vicenda in televisione e non so perché – e questa è una cosa che ho condiviso anche con amiche – pensavo che stavolta ci sarebbe stato un epilogo diverso. E invece no.

Non sappiamo perché si debba sempre arrivare all’estremo per renderci conto del male. So solo che da ora in poi bisogna fare qualcosa di concreto per migliorare il futuro della società. Soprattutto per chi verrà dopo di noi. Genitori di femmine e di maschi che hanno paura in entrambi i casi: i primi col timore che la figlia venga ammazzata per eccesso di gelosia, i secondi che possano essere loro i portatori sani di questi frutti marci.

Sono riuscita a recuperare in sala “C’è ancora domani“, primo (e riuscito) esperimento alla regia di Paola Cortellesi, che con estrema delicatezza racconta di una violenza silenziosa, che tutte le nostre antenate, nonne, madri, zie, amiche hanno subìto almeno una volta o l’hanno sicuramente vista succedere ad altre. Una storia ambientata a Roma, tra le macerie fisiche lasciate dalla guerra e quelle emotive delle loro protagoniste. Mi spiace solo che dal ’46 ad oggi siano cambiate pochissime cose per le donne.

C’è ancora domani di Paola Cortellesi

Altra storia che ho voluto a tutti i costi seguire è quella raccontata in “Women Talking – il diritto di scegliere” della regista canadese Sarah Polley, che trae spunto dal romanzo “Donne che parlano” di Miriam Toews. Costruito quasi integralmente sulla sceneggiatura, un po’ a mò di processo, Women Talking è una pugnalata al cuore, che racconta di alcune donne puntualmente narcotizzate e stuprate dagli uomini della loro stessa comunità religiosa e poi lasciate emotivamente e fisicamente danneggiate o addirittura incinte. Le donne più anziane e le ragazze più grandi si riuniranno in un fienile per decidere come reagire all’accaduto: perdonare; dare battaglia agli stupratori o abbandonare per sempre la comunità.

Woman Talking di Sarah Polley

Di tutte le frasi che più mi fanno paura quando vedo un film sulla violenza di genere c’è sempre quella all’inizio o alla fine: tratto da una storia vera. Ed è proprio a tutte le storie vere di denuncia di abusi sessuali e poi assoluzione dei colpevoli che si parla in Promising young woman di Emerald Fennel del 2020. Protagonista di questo mondo rosa, confortevole e zuccheroso è Carey Mulligan (Cassie) giovane “donna promettente” ed ex studentessa di medicina che lascia l’università a seguito della scomparsa della sua migliore amica, che si era tolta la vita dopo uno stupro di gruppo. Sempre ad opera di insospettabili bravi ragazzi.

Una donna promettente di Emerald Fennell

La violenza di genere non è soltanto fisica. La sua forma più subdola e graffiante è senz’altro quella mentale. Una delle sue deriva è quella economica. Si riferisce a quel tipo di violenza in cui il partner maschio della coppia limita o occulta le disponibilità finanziare della famiglia. Ho unito i puntini di “indipendenza economica” e terrore che la propria partner possa guadagnare più rispetto al maschio alpha dopo aver visto il film Don’t worry darling, thriller di Olivia Wild che ci catapulta in mondo ispirato agli anni ’50 in cui mariti perfetti uscivano presto la mattina e tornavano tardi la sera, e che dopo il lavoro erano attesi dalle loro mogli, altrettanto perfette. A guardare con più attenzione, lo scenario luccicante e finto descritto dalla Wilde nasconde ben più di una crepa. Un film che esprime un concetto estremamente complesso – che seppur con un finale frettoloso – vi consiglio di recuperare.

Don’t worry darling di Olivia Wilde

Sento che mi sto facendo prendere la mano ma la filmografia mi ha da sempre aiutata a capire alcuni meccanismi di potere tra uomo-donna. Incredibile che nei film suggeriti finora ci siano solo film diretti da donne. Eccezione alla regola per un piccolo capolavoro che vi consiglio di recuperare è: Una femmina di Francesco Costabile, che oltre al quadro già tragico di una famiglia coinvolta nella criminalità organizzata aggiunge la condizione di sudditanza femminile, nella storia di Rosa, che per fortuna ha il coraggio di ribellarsi. Sulla stessa scia troviamo The Good Mothers, una serie tv che potete trovare su Disney+ a sua volta basata su una storia vera. Diretto da Stephen Butchard, il crime drama racconta la ‘ndrangheta da un punto di vista inconsueto: quello delle donne che hanno osato sfidarla. Gaia Girace, Valentina Bellè, e Simona Distefano sono rispettivamente la diciassettenne Denise Cosco e le trentenni Giuseppina Pesce e Maria Concetta Cacciola, tre donne che osano contrapporsi alla ‘ndrangheta. Nel cast anche Micaela Ramazzotti nel ruolo di Lea Garofalo.

Una femmina di Francesco Costabile
The good mothers su Disney+

Ci sarebbero tanti esempi da citare: primo tra tutti e che mi ha inquietato moltissimo è l’universo distopico che ci ha regalato Margaret Atwood ne Il racconto dell’ancella. E il suo corrispettivo telefilm ambientato in un futuro prossimo, in una teocrazia totalitaria che ha rovesciato il governo degli Stati Uniti esplorando i temi della sottomissione della donna e dei vari mezzi che la politica impiega per asservire il corpo femminile e le sue funzioni riproduttive ai propri scopi. O ancora The Morning Show, che trovate su Apple, incentrato sulle dinamiche di potere tra gli uomini e le donne che lavorano nel competitivo mondo dei programmi del mattino. La veterana di Friends Jennifer Aniston interpreta Alex Levy, l’apprezzata conduttrice di uno dei tanti morning show che popolano la programmazione televisiva americana, alla quale viene affidato il difficile compito di annunciare in diretta il licenziamento del suo co-conduttore degli ultimi quindici anni (Steve Carell) accusato di molestie sessuali. 

Il racconto dell’ancella
The morning show su Apple Tv

Questo ventaglio di proposte cinematografiche termina qui. Se avete qualche suggerimento sono qui ad ascoltarlo. Intanto chiudo facendo gli auguri di compleanno a mia nonna, che è nata proprio il 25 novembre e che avrebbe compiuto 93 anni. Avrei voluto raccontarle un sacco di cose successe in questi ultimi anni. Intenta a leggere il suo ultimo e prezioso settimanale trash di turno mi avrebbe risposto “Eh?”. Ma sono sicura che lei sa già tutto.

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