Firenze vista dall’alto ha sempre il suo fascino. Dalle terrazze degli hotel di lusso ai rooftop più nascosti, passando per i locali con vista sulla Cupola del Brunelleschi, il capoluogo toscano offre tantissimi punti panoramici, ognuno con una personalità diversa. C’è chi punta sui cocktail d’autore, chi sulla cucina gourmet e chi, semplicemente, sul panorama.
Tra le novità dell’estate 2026 c’è quella di The Hoxton, Florence, che dal 29 giugno inaugura il suo rooftop con un progetto dedicato interamente al vino. Nasce così Enoteca Violetta Rooftop Club, presentato come il primo rooftop wine bar di Firenze.
La terrazza panoramica dell’hotel, finora inedita, apre per la prima volta al pubblico trasformandosi in un pop-up estivo accessibile non solo agli ospiti della struttura, ma anche agli esterni, ai fiorentini e ai visitatori in cerca di un nuovo indirizzo per l’aperitivo.
La terrazza di circa 130 metri quadrati regala una prospettiva diversa sulla città. Qui l’Enoteca Violetta, già presente al piano terra dell’hotel, trasferisce la sua filosofia anche “in quota”, con una proposta che ruota attorno alla cultura del vino. La carta propone una selezione di etichette italiane e internazionali, con particolare attenzione ai vini naturali e artigianali, ai produttori indipendenti e ai grandi classici toscani. Si potranno ordinare calici o bottiglie scegliendo tra bollicine, bianchi, orange wine, rosati e rossi provenienti da diverse regioni italiane e anche dall’estero.
Ad accompagnare il vino ci sarà un menù informale pensato per la condivisione. Tra le proposte troviamo le tradizionali Gilde di mare e di terra, feta marinata con olive verdi e peperoncino, chips di patate viola, guacamole, giardiniera di verdure e una selezione di piatti fuori carta che varieranno di settimana in settimana.
Il rooftop non sarà soltanto un wine bar. Durante tutta l’estate ospiterà infatti appuntamenti dedicati alla cultura del vino con il Wine Club, oltre a DJ set e collaborazioni speciali che animeranno le serate.
Informazioni: Enoteca Violetta Rooftop Club sarà aperta dal lunedì al venerdì, dalle 19 alle 22.
Basta allontanarsi di qualche curva dalla città, a circa 35 minuti di auto da Firenze per accorgersi che qui il tempo segue un ritmo diverso. Meno frenetico e più autentico.
Siamo a Borgo San Lorenzo ed è proprio in questo contesto che si trova Brunèt, uno spazio che sfugge alle più semplici definizioni. Non è esattamente un ristorante, non è soltanto una bottega alimentare e non è nemmeno uno di quei locali che cercano disperatamente di sembrare qualcosa che non sono.
Io l’ho scoperto grazie a un catering privato. Poi, incuriosita, sono tornata per provare il brunch. Brunèt ha qualcosa che oggi si incontra raramente: un’identità precisa, senza bisogno di raccontarla a tutti i costi.
Per capire meglio da dove nasce questo progetto ho fatto qualche domanda a Leonardo, il proprietario.
Brunèt nasce dopo diciassette anni trascorsi da Leonardo nelle cucine di un ristorante della zona. «A un certo punto avevo bisogno di uscire dalle dinamiche della ristorazione classica e rendere il lavoro che amo meno pesante», mi racconta.
Dopo alcuni mesi come libero professionista e una collaborazione nella gestione della mensa di un’importante azienda di moda a Scarperia, arriva l’opportunità di rilevare lo spazio che oggi ospita Brunèt. L’idea prende forma quasi naturalmente: creare un luogo dinamico, che non fosse vincolato ai canoni tradizionali della ristorazione.
Per questo Brunèt oggi vive di appuntamenti diversi. Eventi speciali calendarizzati ogni mese, aperture dedicate, prenotazioni per occasioni private. Un modello flessibile che Leonardo considera ancora in evoluzione. «Siamo solo all’inizio. Nei prossimi mesi aumenteremo gli slot di apertura e tra settembre e ottobre arriveranno le prime novità».
Una questione di famiglia
Il nome stesso racconta molto del progetto. Brunèt è infatti il soprannome della figlia di Leonardo e Susanna, la piccola Bruna. Dietro questa scelta non c’è soltanto un omaggio affettuoso, ma una motivazione molto concreta. «La voglia di vivere la crescita di nostra figlia insieme a lei e a mia moglie è stata una delle ragioni principali che mi hanno spinto a chiudere una lunga fase della mia vita professionale». In un settore che spesso richiede ritmi totalizzanti, Brunèt nasce anche come ricerca di un equilibrio diverso. E questa dimensione familiare si percepisce senza bisogno che venga dichiarata. Infatti quando sono arrivata per provare il brunch, a tavola c’erano molte famiglie con bambini piccoli, un’atmosfera quasi danese.
Perché restare in Mugello
Viviamo in un’epoca in cui qualsiasi attività che abbia una minima ambizione sembra dover gravitare intorno a Firenze. Brunèt ha scelto la direzione opposta. Leonardo è nato a Firenze ma vive da sempre in Mugello e non ha mai considerato il territorio come un limite.
«Qui c’è la mia vita. E credo che scegliere di restare non significhi rinunciare alle opportunità, ma costruirle partendo da ciò che rende questo territorio unico»
Quelle tovaglie che raccontano una storia
Una delle prime cose che ho notato entrando nel locale sono state le tovaglie, con un sapore vintage, domestico, quasi familiare. Sembrano appartenere a una casa prima ancora che a un locale. Non è un’impressione casuale. «L’idea è di Susanna. Sono le tovaglie della mia nonna e rappresentano un legame con la tradizione a cui tengo molto.» Anche l’estetica del progetto nasce infatti da un lavoro condiviso. Quando hanno aperto Brunèt, Leonardo e Susanna volevano curare ogni aspetto del locale: dalla cucina all’allestimento, fino all’identità visiva. Per questo si sono affidati all’esperienza creativa di Susanna e della sua agenzia, Bloo Studio. Il risultato evita sia l’effetto “osteria costruita ieri per sembrare centenaria” sia quello, ormai inflazionato, del locale instagrammabile a tutti i costi. Sembra semplicemente vero.
Dal locale alle case delle persone
C’è poi un aspetto meno visibile ma centrale nel progetto. Brunèt non vuole limitarsi alle sue mura. «L’obiettivo è anche uscire dal locale e andare incontro alle persone». Da qui nasce l’attività di catering per privati e aziende, con formule che spaziano dal pranzo alla cena, fino ad aperitivi e coffee break più informali (a base di tramezzini o sandwich squisisti, posso confermare). A questo si aggiungono cooking class e servizi di chef a domicilio. La parte interessante è che non esiste una formula rigida: i menù vengono costruiti insieme ai clienti, alternando proposte tradizionali a interpretazioni più creative. Un approccio che riflette perfettamente la filosofia di Brunèt: meno schemi, più relazioni.
Un posto in cui tornare
Alla fine, ciò che mi è rimasto dopo il brunch non è stato un singolo piatto o una preparazione particolare. Anche perché abbiamo provato tutte le portate e ci è piaciuto tutto! È stata piuttosto una sensazione. Quella di aver trovato un luogo che non cerca di rincorrere le tendenze del momento, di scalare una classifiche, di inseguire una moda passeggera. La sensazione di trovarsi pur sempre in un locale – certo, ma in un posto rilassato, autentico e profondamente legato al territorio in cui è nato. Che non sono un concept, ma semplicemente la normalità.
C’è chi se lo ricorda ancora in piazza Santissima Annunziata, quando bastavano le sedie, lo schermo montato tra i palazzi per trasformare una sera d’estate in un appuntamento da non perdere. Negli anni Apriti Cinema ha cambiato casa, trasferendosi prima nel cortile degli Uffizi, poi in piazza de’ Pitti, ma ha conservato la stessa idea: portare il grande cinema fuori dalla sala chiusa e farne un’esperienza da condividere.
Da lunedì 15 giugno la rassegna torna per la sua quindicesima edizione. Fino al 26 luglio, ogni sera alle 21.45, piazza de’ Pitti ospiterà oltre quaranta appuntamenti gratuiti tra classici, anteprime, ospiti e omaggi ai grandi protagonisti della storia del cinema.
Ad aprire questa edizione sarà un tributo a Marilyn Monroe, nel centenario della sua nascita. Il primo appuntamento è con “A qualcuno piace caldo”, capolavoro di Billy Wilder del 1959, preceduto da un’introduzione della docente di Cinema e Cultura visuale dell’Università di Firenze Anna Masecchia.
L’inaugurazione sarà soltanto il primo capitolo di un cartellone ricco e variegato. Si celebrano infatti altri due centenari di personaggi che hanno segnato la storia del cinema: Carlo Rambaldi, in onore del grande genio italiano, premiato agli Oscar, creatore di effetti speciali e visivi al cinema (martedì 16 giugno non perdetevi “E.T l’extra-terrestre” di Steven Spielberg (1982) e l’omaggio al maestro italiano dei film di impegno civile, Florestano Vancini.
In cartellone, come di consueto, le proposte di film provenienti dalla scorsa stagione dei festival internazionali della 50 Giorni di Cinema a Firenze, tra cui le mini-rassegne “Lo Schermo dell’arte – Notti di mezza estate”, dedicata ai film che raccontano il rapporto tra l’arte contemporanea e il cinema; “I documentari musicali dall’archivio del Festival dei Popoli”; “Middle East Now – Summer Beats”, incentrata sulla recente produzione dai paesi mediorientali. E poi i titoli selezionati dal River to River Florence Indian Film Festival, Florence Korea Film Fest, France Odeon, FánHuā Chinese Film Festival, Florence Queer festival, Festival di Cinema e Donne e dal N.I.C.E Festival, in occasione dei suoi trentacinque anni di attività.
Apriti Cinema – 2025
Ci saranno i film del Premio Fiesole ai Maestri del Cinema, riconoscimento del Comune di Fiesole con SNCCI – Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – Gruppo toscano, quest’anno conferito al regista e critico francese Olivier Assayas.
Ancora mini-rassegne, con i film de “Le Gallerie degli Uffizi presentano”; l’ultimo appuntamento della manifestazione dedicata al contrasto della violenza maschile sulle donne, “Cambia Uomo Cambia”; “Dal libro al film – Tratto da…”, che propone film ispirati o tratti dai grandi capolavori letterari, diAgatha Christie, Carlo Collodi, Giorgio Bassani, Stephen King,del quale sarà proposto“Shining” di Stanley Kubrick, con una proiezione accessibile alle persone con disabilità visiva, in collaborazione con INCinema – festival del cinema inclusivo.
All’interno del cartellone di Apriti Cinema, anche la cerimonia di premiazione del “Premio Carabba”, organizzato dal Lanterne Magiche (programma di educazione al linguaggio dell’immagine di Fondazione Sistema Toscana) con SNCCI.
Informazioni: ingresso ogni sera alle 21.45. Tutte le proiezioni saranno in lingua originale con sottotitoli in italiano e l’ingresso sarà gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. Tutto il programma è consultabile qui. Buone visioni!
Per il terzo anno consecutivo l’ex convento di Sant’Orsola si prepara nuovamente ad accogliere il grande schermo. Dal 29 giugno al 6 settembre torna infatti “Cinema nel Chiostro“, la rassegna estiva dedicata al cinema d’autore che trasforma uno dei luoghi più affascinanti di Firenze in un’arena cinematografica all’aperto.
L’iniziativa è promossa da M.Arte, curata nella programmazione da Spazio Alfieri e rientra nel calendario dell’Estate Fiorentina con l’obiettivo è quello di restituire alla città uno spazio storico attraverso la cultura, in attesa della piena apertura del futuro Museo Sant’Orsola.
Un’estate tra grandi autori e nuove scoperte
La programmazione propone un viaggio nel cinema contemporaneo, alternando opere di registi affermati, esordi premiati nei principali festival internazionali e film in versione originale sottotitolata.
Tra gli appuntamenti più attesi spicca la rassegna domenicale“Metti una sera con Nanni”, dedicata a Nanni Moretti. Sul grande schermo arriveranno tre titoli fondamentali della sua filmografia: “Bianca“, “La messa è finita” e “Habemus Papam“, per ripercorrere oltre quarant’anni di uno degli autori più influenti del cinema italiano.
Il martedì sarà invece dedicato a “Le prime volte”, una selezione di opere prime che hanno conquistato pubblico e critica nei festival internazionali. Tra queste figurano “Sorry, Baby” di Eva Victor; “La mia famiglia a Taipei– Left-Handed Girl” di Shih-Ching Tsou; “Antartica – Quasi una fiaba” di Lucia Calamaro e “Nino” di Pauline Loquès.
Gli appassionati delle proiezioni in versione originale potranno contare sugli appuntamenti del giovedì, con alcuni dei titoli più attesi della stagione cinematografica internazionale. Il cartellone comprende “Hamnet” di Chloé Zhao, tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, “The Drama” con Robert Pattinson e Zendaya, il nuovo lavoro di Park Chan-wook “No Other Choice” e “I colori del tempo” di Cédric Klapisch.
Il venerdì sarà dedicato alla rassegna “Confini in transito. Visioni dal Medio Oriente”, un percorso attraverso alcune delle opere più significative del cinema mediorientale contemporaneo, tra racconti di identità, memoria, resistenza e trasformazioni sociali. Ad aprire il ciclo sarà “Persepolis” di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, pluripremiato film d’animazione tratto dall’omonima graphic novel, proposto anche come omaggio alla Satrapi, recentemente scomparsa: la proiezione sarà introdotta da un video della stessa autrice. Seguiranno “The Sea” di Shai Carmeli-Pollak, racconto di formazione ambientato nei territori palestinesi, “La torta del presidente” di Hasan Hadi, vincitore della Camera d’Or al Festival di Cannes, “Divine Comedy” dell’iraniano Ali Asgari, dedicato al tema della censura, e “Disunited Nations” di Christophe Cotteret, riflessione sulla crisi del diritto internazionale. Un ciclo che propone uno sguardo sulle cinematografie del Medio Oriente attraverso alcune delle voci più autorevoli e innovative della scena contemporanea.
“Persepolis” di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud
Spazio anche al cinema giapponese con un focus dedicato a Hirokazu Kore-eda, Palma d’Oro a Cannes con Shoplifters. La retrospettiva prenderà il via con“Maborosi”, suo film d’esordio, e proseguirà con altri lavori che hanno consacrato il regista come uno dei maggiori autori contemporanei.
Info e biglietti: con Cinema Revolution promossa dal Ministero della Cultura, i film italiani ed europei saranno proiettati al prezzo speciale di 3,50 euro. Il biglietto intero costa 8 euro, mentre il ridotto per i soci UniCoop Firenze è di 6 euro. Altre informazioni su: www.spazioalfieri.it
“Ma le bugie si riconoscono dal naso o dagli occhi?”
Lo scopriremo sicuramente alla fine di Firenze dei bambini, la manifestazione che animerà la città dal 22 al 24 maggio e che quest’anno dedica la sua XIII edizione a Pinocchio, al rapporto tra mezze bugie e quasi verità – e naturalmente a Carlo Collodi, nel bicentenario della nascita.
Tra musei, biblioteche, piazze e palazzi storici della città, per tre giorni, Firenze si trasformerà in un immenso paese dei Balocchi nel quale perdersi e ritrovarsi, riflettendo su quanto sia delicato pensare e agire in sincerità fra le varie tentazioni di Lucignolo, i tranelli del Gatto e della Volpe e i consigli della Fata turchina o del Grillo parlante.
La conferenza stampa mi ha già regalato uno dei momenti più memorabili della manifestazione, quando un signore tra il pubblico ha preso la parola per dire: “Grazie da parte dei nonni”. Una frase che – pronunciata così – era un misto tra una benedizione, rivendicazione sindacale e una richiesta implicita di sopravvivenza, per tre pomeriggi consecutivi con i nipoti.
Il programma alternerà spettacoli, atelier, musica, letture e attività educative, ma il filo conduttore resta sempre Collodi e il suo modo incredibilmente moderno di raccontare i bambini. Non a caso uno degli aspetti più interessanti della manifestazione è proprio l’uso di Pinocchio per affrontare temi contemporanei come la comunicazione, la fiducia e la manipolazione delle notizie.
Si parte venerdì 22 maggio dall’ospedale pediatrico Meyer, dove grazie agli artisti Riccardo Mazzei ed Edoardo Malagigi prenderà vita il grande Pinocchio destinato a diventare uno dei simboli dell’intera manifestazione.
Da sabato il festival si allargherà a tutta la città. Palazzo Vecchio sarà protagonista e nelle sue sale i bambini potranno disegnare ispirandosi ai grandi illustratori di Pinocchio, costruire avventure con pezzi di legno, partecipare a laboratori musicali. Ed è proprio qui che tornerà uno degli appuntamenti più attesi di Firenze dei Bambini: la notte al museo. I bambini più grandi potranno infatti dormire dentro Palazzo Vecchio, vivendo un’esperienza notturna tra sale storiche, racconti e attività speciali (posti limitati, prenotazione obbligatoria a partire da lunedì 18 maggio. Info sul sito). Tra le tante novità, in omaggio al giornalista Collodi, i più grandi (9/12 anni) potranno bandire ogni fake news affiancando i professionisti del mestiere e partecipando – con Corriere Fiorentino, La Nazione, La Repubblica e Il Tirreno – ai laboratori a tema, mentre la domenica potranno dare vita a nuove avventure per lo scimmiottino rosa Pipì, nato dalla fantasia di Collodi. Nella vicina sede di San Firenze, sotto la guida di un cantastorie, il sabato le famiglie potranno invece rivivere la storia del burattino grazie a un’avventurosa esplorazione curata dalla Fondazione Andrea Bocelli.
A Santa Maria Novella, tra chiostri e antichi dormitori, prenderanno forma spettacoli immersivi, atelier e installazioni dedicate a Pinocchio e agli altri personaggi creati da Collodi. Nel chiostro grande, spazio alla fantasia: false bugie e nuove verità non solo su Pinocchio (con Tri-boo), ma anche sull’acqua e sui rifiuti (grazie a Publiacqua e ad Alia). Le storie collodiane – come Minuzzolo e lo scimmiottino rosa Pipì – acquisteranno nuova voce grazie a Mario Pietramala e insieme a Libe si potranno definitivamente scacciare le tentazioni di Lucignolo. Nell’antica infermeria sarà possibile capire quanto Pinocchio sia famoso in tutto il mondo – delle sue avventure ne esistono oltre 660 edizioni – grazie alla mostra della Fondazione Carlo Collodi e ai laboratori correlati. Le Oblate, invece, saranno il regno dei libri, dei burattini e della creatività: qui si parlerà anche di fake news e verità digitali, con laboratori dedicati ai più grandi.
Palazzo Medici Riccardi ospiterà artisti, scenografi e attività dedicate al giornalismo e alla televisione, mentre all’Istituto degli Innocenti spazio a laboratori su emozioni, illustrazione, moda e teatro, dove i bambini potranno inventare scarpette colorate alla moda (grazie alla Fondazione Ferragamo). All’Istituto Geografico Militare, invece, i bambini potranno trasformarsi in piccoli esploratori, attraversare idealmente l’Italia e conquistare persino un diploma da cartografo, ma anche uno squisito gelato al famoso cioccolato militare offerto da Fabbriche toscane, licenziatari di Difesa Servizi.
Tra le novità di quest’anno c’è anche Palazzo Buontalenti, che aprirà eccezionalmente le sue porte alla manifestazione. Qui il tema delle bugie e delle verità verrà affrontato attraverso laboratori su disinformazione, ambiente e futuro del pianeta, insieme a spettacoli e attività artistiche pensate per le famiglie.
Il gran finale sarà domenica 24 maggio, nel pomeriggio in piazza della Signoria, dopo una parata con Pinocchio, la Fata Turchina e il Grillo Parlante partita da Palazzo Medici Riccardi. Tra pifferi, banda musicale e spettacoli con Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, ci sarà anche la partecipazione speciale di Paola Lorenzini, pronipote di Collodi.
Tutte le attività sono gratuite, la maggior parte non necessita di prenotazione.
Piccola parentesi personale: ho da poco rivisto il film Disney Pinocchio e sono rimasta molto turbata dalla scena del Paese dei Balocchi che neanche un film di Lanthimos.
Negli ultimi anni gli hotel di lusso hanno capito una cosa semplice ma decisiva: non basta più essere isole autosufficienti per turisti in cerca di comfort. La nuova tendenza è aprirsi alla città, dialogare con il territorio, diventare luoghi vissuti anche da chi quella città la abita ogni giorno. Ed è esattamente la direzione scelta da Sina Villa Medici, che continua il suo percorso di apertura a Firenze aggiungendo un nuovo tassello decisamente profumato: una boutique floreale firmata Frida’s.
Da aprile, infatti, gli spazi dell’hotel si sono trasformati in una sorta di giardino elegante dove bouquet, composizioni su misura e dettagli botanici convivono con l’atmosfera raffinata della storica struttura fiorentina. La collaborazione nasce con Frida’s, realtà italiana specializzata in floral design artistico che possiede oltre 25 boutique e laboratori in tutta Italia.
La boutique floreale sarà aperta tutti i giorni – esclusa la domenica – con orario 9.30-13 e 16-19, proponendo sia composizioni prêt-à-porter sia creazioni personalizzate realizzate al momento. Accanto ai fiori freschi trovano spazio anche i cosiddetti fiori stabilizzati, perfetti per chi ama l’estetica floreale ma non ha esattamente il pollice verde di un botanico vittoriano.
L’operazione però va oltre il semplice “negozio dentro l’hotel”. L’idea è quella di disseminare l’identità floreale negli ambienti della struttura: dalle aree comuni alle camere più esclusive, fino al ristorante. Un’estetica botanica diffusa che punta a rendere l’esperienza più immersiva e meno standardizzata. Tra le iniziative previste per gli ospiti ci sono anche i “Bloom Lab”, laboratori dedicati al mondo del floral design, oltre alla possibilità di ricevere servizi floreali direttamente in camera.
“Da sempre lavoriamo per aprire l’hotel alla città e ai fiorentini – afferma Fernando Pane, General Manager di Sina Villa Medici. Con Frida’s, aggiungiamo un tocco di naturale raffinatezza agli spazi, offrendo un’esperienza che unisce lusso, cultura e design in armonia con la nostra filosofia.”
Il risultato è un progetto che intercetta bene una trasformazione ormai evidente nell’hospitality contemporanea: gli hotel non vogliono più essere semplici luoghi di passaggio, ma spazi culturali, creativi e relazionali. E se tutto questo profuma anche di ranuncoli e rose appena recise, probabilmente l’esperienza funziona ancora meglio!
Ci sono festival che nascono per riempire un calendario. E poi ci sono quelli che sembrano nascere direttamente da un quartiere, dalle persone che lo attraversano ogni giorno, dalla memoria. SALE – Sant’Ambrogio in Festival appartiene decisamente alla seconda categoria.
Dal 4 al 7 giugno torna la quarta edizione del festival ideato dal Teatro del Sale e dal mondo Cibrèo, un evento diffuso che quest’anno sceglie come tema la “relazione umana” attraversata da spettacoli, workshop, musica, artigianato e incontri, ma soprattutto che racconta un’idea precisa di città: viva, condivisa e profondamentecomunitaria.
Dietro SALE c’è anche una spinta molto personale. Quella di Giulio Picchi, che continua a costruire il festival come un modo per “tenere viva l’energia creativa del mio babbo”, Fabio Picchi, figura imprescindibile della cultura gastronomica fiorentina. Ma sarebbe riduttivo leggerlo soltanto come un omaggio. SALE è diventato negli anni qualcosa di più ampio: un ecosistema creativo che coinvolge il quartiere di Sant’Ambrogio e lo trasforma in un laboratorio aperto.
Perché, in fondo, piccolo è bello. Ed è proprio qui che risiede la meraviglia di Sant’Ambrogio – dice Giulio Picchi – nelle sue piccole realtà che, insieme, compongono un universo. Botteghe, librerie, scuole, laboratori, trattorie, artigiani, musicisti, associazioni. Un quartiere che continua a dimostrare come l’idea di “grande” non coincida necessariamente con quella di successo. Anzi. Qui il valore sta nella prossimità, nelle relazioni quotidiane, nella capacità di costruire comunità.
Giulio Picchi – photo credits SALE 2025 NAFC
Il programma
La serata inaugurale di giovedì 4 giugno sarà dedicata alla comunità albanese di Firenze, con una grande cena e musica dal vivo. Tavolate condivise, ricette tradizionali e un allestimento pensato per evocare atmosfere familiari e popolari, in quella che vuole essere un’esperienza immersiva di incontro culturale.
Venerdì 5 si omaggia la memoria di Fabio Picchi. Prima il teatro, poi la cena. Un cambio di format che trasforma lo spettacolo nella “prima portata” della serata. Al centro ci sarà La dispensa dell’amore, testo scritto da Tobia Pescia insieme a Giulio Picchi, ispirato agli scritti di Fabio sul tema della dispensa domestica. Ma qui la dispensa diventa metafora: non più solo il luogo dove conservare il cibo, ma uno spazio umano, emotivo, relazionale. “La dispensa siamo noi”, racconta Giulio Picchi. E forse è proprio questa una delle intuizioni più forti di SALE: considerare il cibo non come semplice consumo, ma come linguaggio sociale. Sempre venerdì, una banda di strada attraverserà Sant’Ambrogio in collaborazione con LUMEN, rafforzando ulteriormente il dialogo anche fuori dai confini del quartiere.
Sabato 6 giugno sarà la giornata più itinerante. Workshop, mercati, concerti, incontri e attività disseminate in tutto Sant’Ambrogio. Dentro il Teatro del Sale arriverà “L’Orto Volante”, mercato dedicato a produttori, coltivatori e realtà che lavorano attorno a sostenibilità e cultura alimentare. E per la prima volta ci saranno anche le creazioni culinarie in barattolo firmate Cibrèo. Fuori, invece, si moltiplicheranno le collaborazioni: dalla libreria indipendente ai laboratori di ceramica, dalla fotografia alla tessitura, fino alle performance musicali diffuse. Un mosaico di attività che sottolinea quanto Sant’Ambrogio funzioni davvero come un ecosistema creativo. Tra i concerti ci saranno anche I Ragazzi Scimmia, insieme ad altre realtà musicali del quartiere e della città. E poi la Scuola-Città Pestalozzi, presenza centrale del festival. I bambini presenteranno un progetto sviluppato insieme a Publiacqua e al Teatro del Sale, destinato a proseguire per tutto l’anno scolastico fino a SALE 2027.
Domenica 7 giugno il festival si sposterà in piazza dei Ciompi per “Sant’Ambrogio a Tavola”, la grande cena collettiva e benefica che negli anni è diventata uno dei momenti simbolo di SALE. Oltre 500 persone invitate dalle associazioni del territorio siederanno gratuitamente insieme a una lunghissima tavolata nel cuore del quartiere. Quest’anno protagoniste saranno alcune grandi trattorie toscane: I Fratelli Briganti, Da Burde, Tripperia Pollini, Molino Trattoria Moderna, Collebrunacchi e naturalmente il Cibreino. La chiusura sarà affidata alla musica: il concerto finale di Mille e il dj set di Hugolini e Biga, aperto a tutta la comunità.
Info: il programma completo in aggiornamento con i workshop è sul sito cibreo.com.
Se siete amanti della natura e dell’arte, OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture, sull’Appennino Pistoiese, è lo spazio giusto per voi. Con un percorso totalmente immerso nel paesaggio che lo circonda, in continuo dialogo con installazioni di artisti internazionali e uno spazio espositivo, dedicato a mostre d’arte e fotografia.
Per la nuova stagione, che durerà fino al 1 novembre, OCA ha scelto di arricchire la sua offerta con le opere dell’artista belga Arne Quinze, che si definisce un artista -giardiniere, nel senso che invita lo spettatore a coltivare la consapevolezza, la cura e la responsabilità verso i sistemi naturali che ci sostengono. L’a mostra’esposizione si divide in due luoghi. La mostra I’m a Gardener, allestita nello spazio espositivo di OCA (l’odore appena entrati vi colpirà perché lo spazio era un’ex stalla) si snoda attraverso otto grandi dipinti a olio. Per Quinze, la figura del giardiniere non è una metafora ma una realtà concreta e vissuta. Quinze riconosce che, pur dipendendo dalla natura per la propria sopravvivenza, gli esseri umani si sono progressivamente posti al di sopra di essa. Il lavoro di Quinze afferma così l’urgenza di reimparare a guardare, a inginocchiarsi e ascoltare
“Essere giardinieri non significa solo coltivare piante, ma coltivare consapevolezza, cura e responsabilità verso i sistemi viventi che ci sostengono“.
Inoltrandosi nel percorso naturalistisco – e dopo una bella pettata, quindi se non amate il cardio o vi fa male un’anca, ve lo sconsiglio – si arriva all’installazione Ceramorphia. Già presentata alla Biennale di Venezia 2024, si presenta come una scultura monumentale capace di evocare una natura “altra”, trasformata attraverso lo sguardo e l’azione dell’uomo, che invita a riflettere sulla condizione contemporanea: mai come oggi l’essere umano incide sui sistemi naturali, e mai come oggi ne appare così distante.
OCA offre un’esperienza immersiva nel cuore dell’ Appennino pistoiese con un percorso ad anello ricco di opere e installazioni. Il cammino tra boschi e radure offre l’incontro con opere che dialogano con il paesaggio in modi differenti. Il Dynamo Pavilion di Kengo Kuma si insinua tra le piante come una folata di vento, mentre Nella terra il cielo di Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi intreccia poesia e architettura, in una riflessione su mito e memoria. Più avanti, Fratelli Tutti di Matteo Thun invita alla contemplazione tramite monoliti in pietra locale disposti in forma circolare, simbolo di unità e ciclicità della vita. Erosions di Quayola, composta da blocchi di pietra lavica lavorati da algoritmi generativi, mette in luce la tensione tra forza naturale e intervento tecnologico, mentre Self-regulation di Alejandro Aravena trasforma una struttura preesistente in un invito a ripensare le modalità dell’abitare. Completano il percorso Home of the World di David Svensson e la colorata Plastic Bags di Pascale Marthine Tayou, ormai parte integrante della collezione permanente.
Il percorso, nato sotto la guida artistica di Emanuele Montibeller, risponde alla domanda “Come abiteremo il mondo?”e si declina in molti aspetti: urbanistici, filosofici, culturali, ambientali. Per le risposte, bisogna visitarlo.
Informazioni: dal giovedì alla domenica, ore 10 – 18. Per il solo mese d’agosto la visita si potrà fare anche il mercoledì, sempre nel solito orario. L’ingresso alla mostra è gratuito, mentre il percorso guidato nel parco ha un costo di 20,00 € (gratuito per i bambini fino ai 10 anni) e si può effettuare solo su prenotazione, agli orari consultabili sul sito web: www.oasycontemporaryart.com.