Torna Firenze dei bambini, l’edizione 2026 dedicata a Pinocchio

“Ma le bugie si riconoscono dal naso o dagli occhi?”

Lo scopriremo sicuramente alla fine di Firenze dei bambini, la manifestazione che animerà la città dal 22 al 24 maggio e che quest’anno dedica la sua XIII edizione a Pinocchio, al rapporto tra mezze bugie e quasi verità – e naturalmente a Carlo Collodi, nel bicentenario della nascita.

Tra musei, biblioteche, piazze e palazzi storici della città, per tre giorni, Firenze si trasformerà in un immenso paese dei Balocchi nel quale perdersi e ritrovarsi, riflettendo su quanto sia delicato pensare e agire in sincerità fra le varie tentazioni di Lucignolo, i tranelli del Gatto e della Volpe e i consigli della Fata turchina o del Grillo parlante.

La conferenza stampa mi ha già regalato uno dei momenti più memorabili della manifestazione, quando un signore tra il pubblico ha preso la parola per dire: “Grazie da parte dei nonni”. Una frase che – pronunciata così – era un misto tra una benedizione, rivendicazione sindacale e una richiesta implicita di sopravvivenza, per tre pomeriggi consecutivi con i nipoti.

Il programma alternerà spettacoli, atelier, musica, letture e attività educative, ma il filo conduttore resta sempre Collodi e il suo modo incredibilmente moderno di raccontare i bambini. Non a caso uno degli aspetti più interessanti della manifestazione è proprio l’uso di Pinocchio per affrontare temi contemporanei come la comunicazione, la fiducia e la manipolazione delle notizie.

Si parte venerdì 22 maggio dall’ospedale pediatrico Meyer, dove grazie agli artisti Riccardo Mazzei ed Edoardo Malagigi prenderà vita il grande Pinocchio destinato a diventare uno dei simboli dell’intera manifestazione.

Da sabato il festival si allargherà a tutta la città. Palazzo Vecchio sarà protagonista e nelle sue sale i bambini potranno disegnare ispirandosi ai grandi illustratori di Pinocchio, costruire avventure con pezzi di legno, partecipare a laboratori musicali. Ed è proprio qui che tornerà uno degli appuntamenti più attesi di Firenze dei Bambini: la notte al museo. I bambini più grandi potranno infatti dormire dentro Palazzo Vecchio, vivendo un’esperienza notturna tra sale storiche, racconti e attività speciali (posti limitati, prenotazione obbligatoria a partire da lunedì 18 maggio. Info sul sito). Tra le tante novitàin omaggio al giornalista Collodi, i più grandi (9/12 anni) potranno bandire ogni fake news affiancando i professionisti del mestiere e partecipando – con Corriere Fiorentino, La Nazione, La Repubblica Il Tirreno – ai laboratori a tema, mentre la domenica potranno dare vita a nuove avventure per lo scimmiottino rosa Pipì, nato dalla fantasia di Collodi. Nella vicina sede di San Firenze, sotto la guida di un cantastorie, il sabato le famiglie potranno invece rivivere la storia del burattino grazie a un’avventurosa esplorazione curata dalla Fondazione Andrea Bocelli.

A Santa Maria Novella, tra chiostri e antichi dormitori, prenderanno forma spettacoli immersivi, atelier e installazioni dedicate a Pinocchio e agli altri personaggi creati da Collodi. Nel chiostro grande, spazio alla fantasia: false bugie e nuove verità non solo su Pinocchio (con Tri-boo), ma anche sull’acqua e sui rifiuti (grazie a Publiacqua e ad Alia). Le storie collodiane – come Minuzzolo e lo scimmiottino rosa Pipì – acquisteranno nuova voce grazie a Mario Pietramala e insieme a Libe si potranno definitivamente scacciare le tentazioni di Lucignolo. Nell’antica infermeria sarà possibile capire quanto Pinocchio sia famoso in tutto il mondo – delle sue avventure ne esistono oltre 660 edizioni – grazie alla mostra della Fondazione Carlo Collodi e ai laboratori correlati. Le Oblate, invece, saranno il regno dei libri, dei burattini e della creatività: qui si parlerà anche di fake news e verità digitali, con laboratori dedicati ai più grandi.

Palazzo Medici Riccardi ospiterà artisti, scenografi e attività dedicate al giornalismo e alla televisione, mentre all’Istituto degli Innocenti spazio a laboratori su emozioni, illustrazione, moda e teatro, dove i bambini potranno inventare scarpette colorate alla moda (grazie alla Fondazione Ferragamo). All’Istituto Geografico Militare, invece, i bambini potranno trasformarsi in piccoli esploratori, attraversare idealmente l’Italia e conquistare persino un diploma da cartografo, ma anche uno squisito gelato al famoso cioccolato militare offerto da Fabbriche toscane, licenziatari di Difesa Servizi.

Tra le novità di quest’anno c’è anche Palazzo Buontalenti, che aprirà eccezionalmente le sue porte alla manifestazione. Qui il tema delle bugie e delle verità verrà affrontato attraverso laboratori su disinformazione, ambiente e futuro del pianeta, insieme a spettacoli e attività artistiche pensate per le famiglie.

Il gran finale sarà domenica 24 maggio, nel pomeriggio in piazza della Signoria, dopo una parata con Pinocchio, la Fata Turchina e il Grillo Parlante partita da Palazzo Medici Riccardi. Tra pifferi, banda musicale e spettacoli con Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, ci sarà anche la partecipazione speciale di Paola Lorenzini, pronipote di Collodi.

Tutte le attività sono gratuite, la maggior parte non necessita di prenotazione.

www.firenzebambini.it

Piccola parentesi personale: ho da poco rivisto il film Disney Pinocchio e sono rimasta molto turbata dalla scena del Paese dei Balocchi che neanche un film di Lanthimos.

Una boutique floreale in hotel. Frida’s apre a Sina Villa Medici

Negli ultimi anni gli hotel di lusso hanno capito una cosa semplice ma decisiva: non basta più essere isole autosufficienti per turisti in cerca di comfort. La nuova tendenza è aprirsi alla città, dialogare con il territorio, diventare luoghi vissuti anche da chi quella città la abita ogni giorno. Ed è esattamente la direzione scelta da Sina Villa Medici, che continua il suo percorso di apertura a Firenze aggiungendo un nuovo tassello decisamente profumato: una boutique floreale firmata Frida’s.

Da aprile, infatti, gli spazi dell’hotel si sono trasformati in una sorta di giardino elegante dove bouquet, composizioni su misura e dettagli botanici convivono con l’atmosfera raffinata della storica struttura fiorentina. La collaborazione nasce con Frida’s, realtà italiana specializzata in floral design artistico che possiede oltre 25 boutique e laboratori in tutta Italia.

La boutique floreale sarà aperta tutti i giorni – esclusa la domenica – con orario 9.30-13 e 16-19, proponendo sia composizioni prêt-à-porter sia creazioni personalizzate realizzate al momento. Accanto ai fiori freschi trovano spazio anche i cosiddetti fiori stabilizzati, perfetti per chi ama l’estetica floreale ma non ha esattamente il pollice verde di un botanico vittoriano.

L’operazione però va oltre il semplice “negozio dentro l’hotel”. L’idea è quella di disseminare l’identità floreale negli ambienti della struttura: dalle aree comuni alle camere più esclusive, fino al ristorante. Un’estetica botanica diffusa che punta a rendere l’esperienza più immersiva e meno standardizzata. Tra le iniziative previste per gli ospiti ci sono anche i “Bloom Lab”, laboratori dedicati al mondo del floral design, oltre alla possibilità di ricevere servizi floreali direttamente in camera.

“Da sempre lavoriamo per aprire l’hotel alla città e ai fiorentini – afferma Fernando Pane, General Manager di Sina Villa Medici. Con Frida’s, aggiungiamo un tocco di naturale raffinatezza agli spazi, offrendo un’esperienza che unisce lusso, cultura e design in armonia con la nostra filosofia.”

Il risultato è un progetto che intercetta bene una trasformazione ormai evidente nell’hospitality contemporanea: gli hotel non vogliono più essere semplici luoghi di passaggio, ma spazi culturali, creativi e relazionali. E se tutto questo profuma anche di ranuncoli e rose appena recise, probabilmente l’esperienza funziona ancora meglio!

In Sant’Ambrogio torna SALE, il festival di quartiere

Ci sono festival che nascono per riempire un calendario. E poi ci sono quelli che sembrano nascere direttamente da un quartiere, dalle persone che lo attraversano ogni giorno, dalla memoria. SALE – Sant’Ambrogio in Festival appartiene decisamente alla seconda categoria.

Dal 4 al 7 giugno torna la quarta edizione del festival ideato dal Teatro del Sale e dal mondo Cibrèo, un evento diffuso che quest’anno sceglie come tema la “relazione umana” attraversata da spettacoli, workshop, musica, artigianato e incontri, ma soprattutto che racconta un’idea precisa di città: viva, condivisa e profondamente comunitaria.

Dietro SALE c’è anche una spinta molto personale. Quella di Giulio Picchi, che continua a costruire il festival come un modo per “tenere viva l’energia creativa del mio babbo”, Fabio Picchi, figura imprescindibile della cultura gastronomica fiorentina. Ma sarebbe riduttivo leggerlo soltanto come un omaggio. SALE è diventato negli anni qualcosa di più ampio: un ecosistema creativo che coinvolge il quartiere di Sant’Ambrogio e lo trasforma in un laboratorio aperto.

Perché, in fondo, piccolo è bello. Ed è proprio qui che risiede la meraviglia di Sant’Ambrogio – dice Giulio Picchi – nelle sue piccole realtà che, insieme, compongono un universo. Botteghe, librerie, scuole, laboratori, trattorie, artigiani, musicisti, associazioni. Un quartiere che continua a dimostrare come l’idea di “grande” non coincida necessariamente con quella di successo. Anzi. Qui il valore sta nella prossimità, nelle relazioni quotidiane, nella capacità di costruire comunità.

Giulio Picchi – photo credits SALE 2025 NAFC

Il programma

La serata inaugurale di giovedì 4 giugno sarà dedicata alla comunità albanese di Firenze, con una grande cena e musica dal vivo. Tavolate condivise, ricette tradizionali e un allestimento pensato per evocare atmosfere familiari e popolari, in quella che vuole essere un’esperienza immersiva di incontro culturale.

Venerdì 5 si omaggia la memoria di Fabio Picchi. Prima il teatro, poi la cena. Un cambio di format che trasforma lo spettacolo nella “prima portata” della serata. Al centro ci sarà La dispensa dell’amore, testo scritto da Tobia Pescia insieme a Giulio Picchi, ispirato agli scritti di Fabio sul tema della dispensa domestica. Ma qui la dispensa diventa metafora: non più solo il luogo dove conservare il cibo, ma uno spazio umano, emotivo, relazionale. “La dispensa siamo noi”, racconta Giulio Picchi. E forse è proprio questa una delle intuizioni più forti di SALE: considerare il cibo non come semplice consumo, ma come linguaggio sociale. Sempre venerdì, una banda di strada attraverserà Sant’Ambrogio in collaborazione con LUMEN, rafforzando ulteriormente il dialogo anche fuori dai confini del quartiere.

Sabato 6 giugno sarà la giornata più itinerante. Workshop, mercati, concerti, incontri e attività disseminate in tutto Sant’Ambrogio. Dentro il Teatro del Sale arriverà “L’Orto Volante”, mercato dedicato a produttori, coltivatori e realtà che lavorano attorno a sostenibilità e cultura alimentare. E per la prima volta ci saranno anche le creazioni culinarie in barattolo firmate Cibrèo. Fuori, invece, si moltiplicheranno le collaborazioni: dalla libreria indipendente ai laboratori di ceramica, dalla fotografia alla tessitura, fino alle performance musicali diffuse. Un mosaico di attività che sottolinea quanto Sant’Ambrogio funzioni davvero come un ecosistema creativo. Tra i concerti ci saranno anche I Ragazzi Scimmia, insieme ad altre realtà musicali del quartiere e della città. E poi la Scuola-Città Pestalozzi, presenza centrale del festival. I bambini presenteranno un progetto sviluppato insieme a Publiacqua e al Teatro del Sale, destinato a proseguire per tutto l’anno scolastico fino a SALE 2027.

Domenica 7 giugno il festival si sposterà in piazza dei Ciompi per “Sant’Ambrogio a Tavola”, la grande cena collettiva e benefica che negli anni è diventata uno dei momenti simbolo di SALE. Oltre 500 persone invitate dalle associazioni del territorio siederanno gratuitamente insieme a una lunghissima tavolata nel cuore del quartiere. Quest’anno protagoniste saranno alcune grandi trattorie toscane: I Fratelli Briganti, Da Burde, Tripperia Pollini, Molino Trattoria Moderna, Collebrunacchi e naturalmente il Cibreino. La chiusura sarà affidata alla musica: il concerto finale di Mille e il dj set di Hugolini e Biga, aperto a tutta la comunità.

Info: il programma completo in aggiornamento con i workshop è sul sito cibreo.com.

L’arte di Arne Quinze arricchisce il percorso di OCA

Se siete amanti della natura e dell’arte, OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture, sull’Appennino Pistoiese, è lo spazio giusto per voi. Con un percorso totalmente immerso nel paesaggio che lo circonda, in continuo dialogo con installazioni di artisti internazionali e uno spazio espositivo, dedicato a mostre d’arte e fotografia.

Per la nuova stagione, che durerà fino al 1 novembre, OCA ha scelto di arricchire la sua offerta con le opere dell’artista belga Arne Quinze, che si definisce un artista -giardiniere, nel senso che invita lo spettatore a coltivare la consapevolezza, la cura e la responsabilità verso i sistemi naturali che ci sostengono. L’a mostra’esposizione si divide in due luoghi. La mostra I’m a Gardener, allestita nello spazio espositivo di OCA (l’odore appena entrati vi colpirà perché lo spazio era un’ex stalla) si snoda attraverso otto grandi dipinti a olio. Per Quinze, la figura del giardiniere non è una metafora ma una realtà concreta e vissuta. Quinze riconosce che, pur dipendendo dalla natura per la propria sopravvivenza, gli esseri umani si sono progressivamente posti al di sopra di essa. Il lavoro di Quinze afferma così l’urgenza di reimparare a guardare, a inginocchiarsi e ascoltare

Essere giardinieri non significa solo coltivare piante, ma coltivare consapevolezza, cura e responsabilità verso i sistemi viventi che ci sostengono“.

Inoltrandosi nel percorso naturalistisco – e dopo una bella pettata, quindi se non amate il cardio o vi fa male un’anca, ve lo sconsiglio – si arriva all’installazione Ceramorphia. Già presentata alla Biennale di Venezia 2024, si presenta come una scultura monumentale capace di evocare una natura “altra”, trasformata attraverso lo sguardo e l’azione dell’uomo, che invita a riflettere sulla condizione contemporanea: mai come oggi l’essere umano incide sui sistemi naturali, e mai come oggi ne appare così distante.

OCA Oasy Contemporary Art and Architecture © Mattia Marasco

Il sentiero di OCA

OCA offre un’esperienza immersiva nel cuore dell’ Appennino pistoiese con un percorso ad anello ricco di opere e installazioni. Il cammino tra boschi e radure offre l’incontro con opere che dialogano con il paesaggio in modi differenti. Il Dynamo Pavilion di Kengo Kuma si insinua tra le piante come una folata di vento, mentre Nella terra il cielo di Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi intreccia poesia e architettura, in una riflessione su mito e memoria. Più avanti, Fratelli Tutti di Matteo Thun invita alla contemplazione tramite monoliti in pietra locale disposti in forma circolare, simbolo di unità e ciclicità della vita. Erosions di Quayola, composta da blocchi di pietra lavica lavorati da algoritmi generativi, mette in luce la tensione tra forza naturale e intervento tecnologico, mentre Self-regulation di Alejandro Aravena trasforma una struttura preesistente in un invito a ripensare le modalità dell’abitare. Completano il percorso Home of the World di David Svensson e la colorata Plastic Bags di Pascale Marthine Tayou, ormai parte integrante della collezione permanente.

Il percorso, nato sotto la guida artistica di Emanuele Montibeller, risponde alla domanda “Come abiteremo il mondo?” e si declina in molti aspetti: urbanistici, filosofici, culturali, ambientali. Per le risposte, bisogna visitarlo.

Informazioni: dal giovedì alla domenica, ore 10 – 18. Per il solo mese d’agosto la visita si potrà fare anche il mercoledì, sempre nel solito orario. L’ingresso alla mostra è gratuito, mentre il percorso guidato nel parco ha un costo di 20,00 € (gratuito per i bambini fino ai 10 anni) e si può effettuare solo su prenotazione, agli orari consultabili sul sito web: www.oasycontemporaryart.com.

F come…che fatica!

Io ci provo, davvero, a immaginare un mondo civile. Un mondo semplice, fatto di gente che ti cede il passo senza farti sentire un intruso, che ti dà una mano a salire sull’autobus se sei incastrato col passeggino, che ti saluta nell’androne del palazzo senza darti l’impressione di farti un favore, che magari tira fuori pure 50 centesimi se vede qualcuno in difficoltà.

Solo che ultimamente – mi sembra fantascienza.

È un pomeriggio di primavera e dopo aver passato tutta la giornata in casa decido di andare in piazza a far giocare un po’ mia figlia con gli ultimi raggi di sole pomeridiani. Ha due anni, si accontenta di poco: prendere i bastoncini da terra, rincorrere i piccioni, cercare di spostare gli alberi, arrampicarsi sui lampioni, cose così. Io nel frattempo vivo con un costante sottofondo di ansia, perché ho visto sin troppi film di Hitchcock per non sapere che la tranquillità è sempre sospetta. 

Sono una di quelle madri che marcano a vista quindi non perdo il contatto visivo fino a quando mi allontano di sei metri – dico sei – per dirle: “seguimi, stiamo andando a casa”. Un’ora di raccolta di bastoncini, rincorsa di piccioni e arrampicata su lampioni mi sembrava più che sufficiente, come attività all’aria aperta. 

Se non fosse che nel frangente in cui le dico “Dai, vieni verso di me”! un rider sfreccia a tutta velocità tagliando la piazza, incrociando proprio la posizione di mia figlia.

Lui inchioda, la bambina urta alla gigante ruota del rider, cade a terra, piange. Il panico mi invade. Non capisco più niente, mi fiondo verso la bambina e mi accorgo che anche altra gente viene verso di noi.

Il rider è accerchiato e insultato. “Che caxxo fai?” “Non puoi correre in una piazza!”.

Il mio primo pensiero è subito controllare che la bambina non si sia fatta niente. Il secondo è che avrei voluto spaccare la testa di questa persona. Ma a cosa sarebbe servito? 

Il problema non era lui, ma tutte le persone che lo fanno impunemente. 

Gente che attraversa gli spazi comuni come fossero proprietà privata. Gente che delle regole (anzi, del buon senso) se ne frega proprio.

E quindi ti chiedi: ma il rispetto per i piccoli dov’è finito? Chi li tutela? Se una piazza diventa una scorciatoia per motorini e biciclette sparate, cosa resta di uno spazio condiviso?

E non si tratta di casi isolati, ovviamente. 

C’è sempre qualche individuo di cui si potrebbe davvero fare a meno tipo:

  • la signora parcheggiata dove dovrebbe fermarsi l’autobus, mentre una madre col passeggino fa parkour per scendere;
  • il motorino in contromano (angolo tra piazza Vittoria e via della Ceranaia, casomai  il Comune di Firenze stesse leggendo) che se glielo fai notare ti manda anche a quel paese, con entusiasmo
  • i maranza che trasformano la piazza in un campetto abusivo, insultandosi a vicenda come se fossero alla finale di un mondiale, pallonate incluse
  • liceali che svapano allegramente in gruppo, e tu che passi lì in mezzo senza aver ordinato un enfisema per cena.

Io nel frattempo dovrei insegnare a mia figlia che la violenza non porta a niente, che è meglio essere gentili che essere cafoni e che il rispetto della res publica è l’unica cosa che può farci evolvere come persone che fanno parte di una società.

Io ci provo a contare fino a 100, a inspirare ed espirare.

Io ci provo a costruirlo, questo mondo migliore, pezzetto per pezzetto…ma ehi! Che fatica!

La Mostra Internazionale dell’Artigianato fa 90

Cifra tonda per la Mostra Internazionale dell’Artigianato, che questa primavera soffia sulle 90 candeline. Considerata la più longeva d’Italia e tra le più antiche d’Europa, MIDA raccoglie ogni anno il meglio dell’artigianato italiano e internazionale, e torna a Fortezza da Basso dal 25 aprile fino al 3 maggio.

Dall’ Afghanistan al Vietnam – passando per Cina, Egitto, Francia, Giappone, India, Kenya, Lettonia, Lituania, Marocco, Oman, Pakistan, Perù, Spagna, Sudafrica, Tunisia, Ungheria e Uzbekistan –  saranno circa 500 gli espositori su una superficie espositiva complessiva di oltre 35mila metri quadrati.

Oltre all’ abbigliamento e accessori, in mostra potrete trovare oreficeria, gioielleria e bigiotteria, dal design ai complementi d’ arredo e oggettistica fino all’artigianato artistico.

La storia di Mida

Il lato che più mi ha colpita di questa fiera è la sua storicità: una manifestazione che opera a Firenze dal 1931. Negli anni Venti del ‘900 si tennero a Firenze alcune fiere dette “primaverili” organizzate dalle corporazioni di artigiani. Nel 1931 ebbe luogo a Palazzo delle Esposizioni la prima edizione. Dopo un periodo di interruzione giustificato (dal 1941 al 1946) dovuto alla Seconda guerra mondiale, gli stand furono organizzati in settori merceologici e suddivisi per materiali di produzione (paglia, metallo, cuoio, tessuti, pietre, ceramica, arredamento). La mostra si teneva ancora negli spazi del Parterre, secondo la visione dell’architetto Giovanni Michelucci che ne progettò l’ingresso.

Gli anni ’50 furono gli anni di maggior splendore della fiera e ne decretarono la vocazione internazionale, con un’esponenziale crescita degli espositori. Negli anni ’70 con l’istituzione della Regione Toscana e il passaggio di competenze ad essa, la mostra si trasferì dal Parterre in Fortezza da Basso, negli stessi ambienti che la ospitano ancora oggi. Gli spazi furono completamente riorganizzati e allestiti con nuovi padiglioni espositivi, progettati da grandi firme dell’architettura, tra cui Pierluigi Spadolini.

Per questo suggerisco di non perdere, tra gli eventi collaterali, “La Mostra in mostra: 90 anni tra storia e futuro”, allestita al padiglione Cavaniglia, curata dall’Archivio storico della Regione Toscana con il coordinamento di Artex, che ripercorre la storia della manifestazione attraverso un percorso cronologico che accompagna il visitatore dalle origini ad oggi.

Informazioni: https://www.mostrartigianato.it/ Orari di apertura: 10-20. Il 3 maggio chiusura ore 20.

Pausa aperitivo. Da RAARO la mixology esce dal centro e gioca fuori schema

Se volete bere qualcosa in zona Campo di Marte, lontani dai soliti radar turistici e centro-centrici, c’è un indirizzo che dovreste segnarvi: RAARO Sips & Bites, in piazza Nobili, dove ci si può fermare per fare un aperitivo o una bevuta dopo cena.

RAARO nasce dall’idea di Claudio Mariottini e già dal nome – con quella doppia “A” un po’ ostentata – dichiara la sua intenzione: essere fuori dagli schemi. A timonare il bar con la sua proposta di mixology “contemporaara” c’è la bar-manager Ginevra Gabbrielli, accompagnata dal bartender Mattia Vercelli.

La nuova drink list primavera-estate 2026, si compone di 8 signature cocktail, ognuno con una personalità diversa, che esplora contrasti di sapidità, acidità e amarezze. Partiamo con i più leggeri, si fa per dire. Troviamo il Berry Bite: fruttato, agrumato e rinfrescante, a base Rum con shrub alla fragola e vino; Banana Express: intenso, morbido e vellutato con una base bourbon, e poi banana e caffè reso unico dal milk washing alla mandorla. The Way: fresco, balsamico e secco, un’esplorazione tra tequila, tamarindo e shiso. Saliamo di l’intensità con Soul & Butter: corposo, sapido e fresco, un drink che gioca sulla rotondità del burro salato, la sapidità del pecorino e la complessità della riduzione di Yerbito passando per Cachaça, Vemouth e mela acidificata. Three Sips: è il loro Martini “scomposto”: salicornia, limone, olio evo e ‘nduja, tre layer diversi di leggere un classico. E poi Capperoni, decisamente amaricante, fruttato e salato, base vodka con note di ananas grigliato e cappero. Chiudono il giro Chiudono il giro: Pine Tide, più tropicale ma speziato con rum, ananas, pepe rosa e cocco e Hot Fumé, piccante, vegetale e intenso, con Mezcal infuso al pomodoro secco, cordiale al jalapeno e aneto.

Filosofia zero-sprechi

La filosofia del locale è semplice: unire alla mixology contemporanea anche una tecnica zero-waste dove ogni scarto della preparazione viene trasformato in una garnish edibile che completa il drink, creando un’esperienza sensoriale a ciclo chiuso. “La tecnica per noi è uno strumento di sorpresa, mai fine a sè stessa. Per questa drink list abbiamo lavorato intensamente sulla manipolazione della materia prima: dal recupero degli scarti per le garnish alla ricerca di ingredienti insoliti e a lunghe lavorazioni. Il nostro obiettivo è creare un dialogo costante con l’ospite.” — Ginevra Gabbrielli, Bar Manager.

Ginevra Gabbrielli © Raaro Sips and Bites

Se avete fame

Oltre alla classica mandorla tostata e leggermente salata che accompagna piacevolmente ogni cocktail, la proposta gastronomica, curata dallo Chef Arturo Dori, si apre con le iconiche Duchesse, sfiziosi bocconcini proposti in tante varianti come quella con crema al tartufo bianco o il baccalà mantecato fatto in casa. Se volete qualcosa di più classico ma comunque di carattere optate per i gourmet toast: il Toast Classico si distingue per la spalla cotta grigliata friulana e senape di Digione, mentre il Toast Amalfi abbina lo stracchino, i piselli e limone confit a cui si aggiunge un immancabile Club Sandwich con filetto di tacchino affumicato e aromatizzato al miele, pomodoro confit, lattuga, bacon arrostito e maionese alla senape di Djion.

Per chi preferisce qualcosa di alcol-free

Per chi come me, non sempre ha voglia di bere alcol o magari in quel momento non può, la lista dei mocktail è ben fornita. Io ho provato un gustosissimo Pineapple fizz, con memento green, limone, caramello e soda, fruttato e fresco ma non banale, sicuramente lontano da quegli sciroppi dolci che ti propinano quando non sanno fare preparazioni non alcoliche.

Info: piazza Leopoldo Nobili, 15.

Mangiare giapponese a Firenze

Se pensiamo alla cucina giapponese, ci viene subito in mente il sushi. Bacchettata sulle dita: sbagliato!

La strada che conduce al Paese del Sol Levante non è lastricata solo di sashimi, nigiri e uromaki ma comprende una serie di piatti tradizionali da scoprire e approfondire in varie versioni. Firenze è piena di ristoranti che non fanno solo sushi. Questa selezione – lontana dalle formule all-you-can eat (che comunque non disdegno laddove c’è qualità) raccoglie varie tipologie di cucina giapponese. Partiamo!

BENTŌ fatti a MODO 

Il primo indirizzo che voglio segnalarvi è BENTŌ fatti a MODO. Il bentō è l’equivalente della schiscetta italiana, un pasto equilibrato che di solito le persone preparano la mattina e portano a lavoro per mangiarlo in pausa pranzo oppure all’aperto, magari in un parco, o durante un viaggio in treno (eki ben). A Firenze la magia del bentō bar nasce da un’idea della libreria Todo Modo, come un’ originale soluzione di asporto in tempi di chiusure generali (vedi lockdown) che ha poi trovato una sede definitiva presso la Manifattura Tabacchi, dove li potrete trovare tutti i giorni. Tra i vapori e gli odori della mini-cucina c’è Hiroko Kawamoto. Le varianti sono infinite. C’è quello di carne Soboro, quello di pesce Onighiri, la variante nippo-toscana, quello vegetariano Mabò-tofu. Più recentemente dalla cucina propongono PIATTINI, piccoli piatti da condividere cucinati dallo chef Ryo che propone una selezione ispirata alla tradizione giapponese, con tocchi contemporanei. La bottega, di un minimalismo ben studiato, con 55 mq di scaffali in legno, pareti di carta di riso, un grande bancone e tavolini all’aperto, vende anche libri e oggettistica giapponese. Non manca la selezione di vini, birre giapponesi e ovviamente sakè. Info: Manifattura Tabacchi, via delle Cascine, 33.

Ie Ie da Toshi 

A due passi dal Duomo, in zona S. Ambrogio troviamo un posticino intimo e autentico con circa 25 coperti. Siamo da IeIe da Toshi, nel regno di Toshifumi Mitsubiki. Dopo anni di esperienza alla trattoria Accadì ha aperto un locale che fa convivere senza litigi la tradizione giapponese con quella toscana. Tutto si traduce nel “Lampredotto don” la fusione tra kaisen e lampredotto. Oltre a questo ben riuscito esperimento, sul menù anche i classici sashimi (di salmone, tonno, orata o branzino), nigiri, futomaki. Super consigliata da me è la frittata di Osaka, a base di uova, farina, cavolo cappuccio e carne, pesce o verdure, condita con salsine e maionese. Riguardo al locale, l’ambiente è talmente casalingo che ci si apparecchia da soli. Info: Borgo Pinti 25/R – tel. 338 765 3069. Foto di Matteo Rovella per 2Night Firenze.

Banki Ramen 

Durante il giorno è uno dei bar storici più famosi e conosciuti di Firenze, il Bar Galli, ma appena inizia il turno della cena si trasforma nel ritrovo perfetto per i veri amanti della cultura nipponica e della loro cucina. Banki Ramen è un punto di riferimento dal 2004, da quando alla passione delle famiglie Antoni, Selciarini e Boncompagni si è unita l’intraprendenza di tre giovani ragazzi giapponesi. Se andate lì dovete chiaramente ordinare il Ramen, spaghetti all’uovo serviti con brodo di carne, piatto classico della cucina popolare giapponese. Ci sono un sacco di varianti, dallo Shoyu Ramen, a base di salsa di soia dal sapore leggero e delizioso al noodle in brodo Tsuke-Men. Caratteristica estremamente particolare della ricetta, il netto contrasto tra il sapore freddo dei noodle ed il calore della zuppa con la quale vengono serviti. E quando le temperature salgono? Ci sono le varianti più fresche ovvero il “ramen estivo” e il “ramen estivo gomamiso”,  per dei piatti sostanziosi ma, allo stesso tempo rinfrescanti. Come a New York, non si prenota ma ci si mette fuori e si fa la fila. Info: via dei Banchi, 14R, tel. 055 213776 – info@bankiramen.it

Trattoria La Tana 

A metà tra Porta al Prato e Santa Maria Novella troviamo Trattoria La Tana, una cucina casalinga tipica giapponese che offre solo piatti tradizionali della zona di Nagoya, in particolare di Aichi, città natale dello chef Tanaka. Ad accogliervi ci saranno lui (in cucina) e sua moglie Keiko (in sala), coppia nella vita e nel lavoro. A pranzo, per un pasto veloce si può optare per il menù fisso giapponese a 12€ (antipasto, riso bianco e zuppa di miso) ma non mancano i grandi classici come i ravioli gyoza. Tra le specialità si possono assaggiare il karaage (pollo fritto marinato in salsa di soia e zenzero), il Tebasaki (alette di pollo marinate) e i Kishimen, una versione piatta e sottile di noodles udon simili alle fettuccine. E tra i dolci, l’Uirō-Mochi, il tiramisù al tè macha e la cheese-cake al miso. Ulteriore dose di dolcezza con il budino di latte di soia con azuki e caramello di zucchero nero. Il tutto accompagnato da sake e birre tipiche della cultura nipponica. Info: via Palazzuolo 156R, tel. 055 0517127

EN cucina casalinga giapponese

Immaginate di essere in una trattoria ma invece della bistecca alla fiorentina si può assaggiare la cotoletta Tonkatsu (di maiale, impanata e fritta) invece dei crostini con i fegatini ci sono gli okonomiyaki e al posto della ribollita un bel gyūdon. Non vi siete sbagliati, siamo da EN in piazza Ghiberti, nel quartiere di S. Ambrogio, dove le premesse sono quelle di offrire una cucina casalinga giapponese. 20 coperti, 15 ricette, 12 sake tra cui scegliere e un’ accoglienza 100% Izakaya! Info: piazza Ghiberti, 26 – Tel. 392 363 8449. Foto di Matteo Rovella per 2Night Firenze.

Hibiki-àn, trattoria giapponese 

Sempre a due passi dal centro ma più defilata, in piazza Donatello, troviamo Hibiki-àn, altra trattoria tipica giapponese gestita anche in questo caso da due coniugi: Taka e Kiyoe Kono che, una volta rilevato il negozio di alimentari decidono di proporre una cucina giapponese abbinata a pasti italiani (a pranzo) e con preparazioni unicamente giapponesi la sera. Il locale si presenta con un’impostazione del passato, all’ingresso il banco frigo della gastronomia e avanzando, in quello che era il retrobottega, c’è la sala per sedersi e consumare. Dalla mia esperienza, davvero imperdibili sono le Takoyaki (polpette dorate di polpo guarnite con salsa hibiki, maionese, alga nori e fiocchi di katsuobuski) e il Ramen hibiki, il ramen della casa, calduccio e abbondante. Info: piazzale Donatello 4r, tel 055243761, chiuso la domenica.

Mic Ramen

Per chi è appassionato di anime e manga o per chi vuole provare una cosa diversa, il posto giusto è Mic Ramen, un brand nato in Friuli con ben due sedi a Firenze (una in viale Giannotti e una in via Pratese). L’ambiente con luci soffuse e studiato a tavolino per dare l’impressione di essere tra le strade di Tokyo – è colorato da personaggi fantastici come Dragonball e Naruto. Il menù è abbastanza trasversale: si passa dalle proposte da condividere, come i bao (al maiale o vegetariani, gli onigiri al pollo piccante, i tatoyaki di polpo e i gyoza; fino al classico ramen, declinato in più varianti: maiale, pollo fritto, al miso piccante o vegetariano. Info: viale Giannotti, 16; via Pratese, 126. Prenotazioni qui.

Cuore Firenze

Sapete cos’è l’omotenashi? È la cultura dell’ospitalità nipponica, che significa donare il cuore, cercare di offrire il miglior servizio al cliente, mantenendo la massima cura nei dettagli, quasi fino ad anticiparne le esigenze e a superarne le aspettative.Ne hanno fatto un mantra da Il Cuore, il ristorante giapponese in Oltrarno, nato dall’idea dello chef di Tokyo Minato Takayama. L’ accoglienza è in kimono, e sempre in abiti tradizionali lo staff accompagna i commensali durante tutto il percorso gastronomico. Nel viaggio verso i sapori della cucina tipica giapponese, troviamo una selezione di pochi piatti ma molto curati, tra cui: il maiale cotto in agrodolce o il misto di tempura; le classiche zuppe di miso; la loro insalata “il cuore”, misto di verdure e pesce crudo con dressing tradizionale giapponese; ma anche una selezione di sushi e sashimi. Tra i dolci un gelato di tè verde matcha. Si può anche optare per il menù degustazione, che come suggerisce la filosofia Kaiseki (con tante piccole portate) permette di scoprire i dettagli con lentezza, senza fretta di conoscere il finale. Il ristorante è anche saketeca dove si possono sorseggiare sakè mentre si assaggiano i piatti della tradizione giapponese. Info: via Romana 123,r – Tel. 055 220156.