Like Miljan: quattro cuori e una valigia

C’era una volta una famiglia che decise di partire, destinazione: mondo. Ora sono in viaggio da più di 200 giorni. Li ho seguiti virtualmente tra i colori della Malesia, sulle spiagge della Thailandia, in barca su i fiumi vietnamiti, sotto i cieli di Lisbona.

Li ho visti cambiare panorama tante volte ma mantenere sempre lo stesso sorriso, spontaneo e contento della vita. Quando amore fa rima con avventura capita di imbattersi in due anime nomadi come loro. Miki e Julien sono la coppia, le menti e i cuori che stanno dietro al progetto likemiljan.com: un diario online delle loro avventure in giro per il mondo in compagnia dei loro bambini Teo e Lia. Innamorarsi, decidere, pianificare, partire.

Chi eravate quando tutto ebbe inizio?

Ci siamo incontrati a Firenze quando ancora eravamo studenti. Fu un colpo di fulmine. Il progetto nasce in Italia ma poi ha preso un carattere worldwideLike Miljan nasce al nostro ritorno da Parigi, dove ci eravamo trasferiti da qualche anno, quando già eravamo diventati tre. Avevamo lavoro, casa, un futuro ben stabilito, ma la voglia di tornare nella nostra Firenze era troppo forte. Dopo poco tempo il blog riscuote un successo che non potevamo aspettarci e dienta un lavoro quasi subito. Disdetto il contratto d’affitto e venduto i mobili di casa, a inizio settembre siamo saliti con un biglietto di sola andata su un aereo, il primo del giro del mondo con i nostri bambini.

E con il lavoro?

E con il lavoro?Facciamo parte della nuova generazione dei “nomadi digitali”. Siamo due freelance. Io scrivo e Julien fotografa: ci basta un computer e una connessione internet. Nel nostro caso, anche una babysitter non sarebbe male…!

Quali sono i pro e i contro di viaggiare in compagnia dei vostri figli?

Viaggiare con dei piccoli cambia completamente le priorità, i centri d’interesse, gli ostacoli, i ritmi. Può essere molto provante se non lo si percepisce come un arricchimento. La nostra più grande complessità nel viaggiare con loro riguarda l’equilibrio con il lavoro: spesso ci ritroviamo a rispondere alle mail con un bimbo in braccio e uno che salta sulla schiena. Bisogna essere flessibili, considerarli, ascoltarli, e soprattutto spiegare loro cosa facciamo, dove siamo, dove andiamo. Questo li aiuta a diventare ottimi compagni di viaggio.

E a chi decide di intraprendere un’esperienza come la vostra, che consigliate?

Di pensarci bene prima! Mollare tutto per viaggiare a tempo pieno con dei cuccioli richiede molta solidità, tanta unione di coppia, pazienza ma soprattutto una forte struttura alle spalle, non solo economica, ma anche morale. Poi, curiosità. Farsi guidare dal posto, con umiltà. Non credersi mai migliori della gente del paese che ci ospita ma aprirsi allo scambio reciproco.

Dopo più di trenta aerei presi, diverse abitazioni cambiate, innumerevoli jet lag, come sono i bilanci ad oggi?

Non basterebbero mille pagine. Sono talmente tante le avventure che abbiamo vissuto, i posti visti, le persone incontrate: dagli Emirati Arabi all’Indonesia, passando per la Malesia, fino a Singapore, in Thailandia e poi un salto per salutare i parenti in Europa tra Francia, Italia, Portogallo e Germania. Ancora oggi non ci rendiamo conto a pieno di quanto sia incredibile.
Lia ha imparato a camminare a BaliTeo sa perfettamente mangiare con le bacchette fin dalla prima cena in Vietnam, sanno salutare in italiano, francese, inglese, indonesiano, vietnamita, ed ora hanno imparato a presentarsi in giapponese. I momenti difficili sono stati tantissimi, ma il bagaglio di ricordi è inestimabile. Questo ci dà la voglia e l’energia per non smettere. In attesa di vedere dove pianteranno la loro prossima bandierina, resteranno itineranti in Giappone per circa un mese e mezzo passando per Osaka, Kyoto, Kanazawa, Tokyo.

Una coppia che pensa in grande e viaggia alla grande ma che sa apprezzare la bellezza delle piccole cose perché alla domanda se doveste tornare per un attimo a Firenze, in che angolo della città sareste?
In Piazza Santa Croce, su una panchina, davanti alla chiesa, a mangiare un gelato. Quello sarà per sempre il posto più speciale per noi.

*Articolo pubblicato sulla rivista Lungarno, numero maggio 2018.

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