Ciao ciao 2020: sei stato carino ma non ci vivrei.

Eccolo che torna l’ultimo dell’anno. Puntuale e scomodo come solo la domanda #chefaiaCapodanno? può risultare.

Ma premetto che questo non sarà un barboso articolo sui bilanci, i riassunti, i buoni e i falsi propositi, sul capolinea del 2020, scendere dal treno, ultima fermata. No!

Riavvolgo il nastro a 365 giorni fa. Mentre decidevo quale smalto mettere, indecisa tra rosso rubino e rosso pirata, Sofia Princess – la mia estetista cinese preferita (mi sta simpatica perché ha detto che le sembro una ventiduenne) – mi dice che sarebbe stato l’anno del topo, anno di foltuna, amole, benessele e spelanza di avele. Lei sarebbe tornata in Cina dai suoi genitori il 5 febbraio per il Capadanno cinese. Non l’ho più vista.

  • “Hai preso i pip e patat”? Sì. 
  • “E le sciusciarole?” 
  • “Pure. Sbrigati che facciamo tardi!”

Io e Leo ci saremmo preparati per andare a casa di Gherardo e Clementina e insieme ad altri 20 amici, avremmo cenato con le sedie vicini vicini, facendo le sei del mattino giocando a Trivial Pursuit (ok non sono una party hard girl ma sticazzi).  Avrei distribuito a tutti gli invitati le sparkling lights (in calabrese sciusciarole) contribuendo ad accrescere il mio personaggio caricaturale calabrese che appassiona tanto gli autoctoni (spero) e che quindi replico a ogni festa. Avremmo poi brindato, festeggiato, abbracciato persone. Cose che oggi sono impensabili, proibite, addirittura passibili di multa.

Ripenso alle cene di fine anno degli altri anni e come una moderna Scrooge dei San Silvestri, passo al setaccio i fantasmi dei veglioni passati, presenti e futuri.

Se penso al passato mi vengono in mente gli auguri a mezzanotte e un secondo, dopo il gong del presentatore Rai di turno, baci sulle guance, quelli che ti lasciano anche un po’ di bava e odore di cera di cupra da amici o parenti dinosauri. Come sarebbe riaverli?

I veglioni presenti mi ricordano invece che devo stare lontana dal gin, che negli anni passati non è stato il mio amico del cuore (vedi alla voce sbronza da fine anno con mascherone stile Kiss e intasamento del lavabo, era il 2017); lontana dai colpi di freddo (vedi al capitolo giro in piazza quando ci sono -3 gradi, nottata in bianco e la visione di tutti quei meravigliosi tortellini come non dovrebbero mai essere visti, in un water, era il 2018).

E i capodanni futuri? Li immagino all’insegna della semplicità, circondata da family&friends, magari in compagnia dei Füstemberg, magari con tacchi mozza-dita-dei-piedi, ostriche e champagne.

Quindi cosa cambia in questo veglione casalingo? Tutto e niente. Come mia personale vittoria posso dire che non ci saranno i botti di fine anno, che inquinano l’ambiente e spaventano gli animali domestici. Comuni che avete disposto divieti e multe, avete la mia stima e fiducia!

E poi si ritorna lì, come un sassolino nella scarpa, a fare i conti con se stessi, con i pro e i contro. Sarà più difficile fare il punto per arrivare alla fine di quest’anno che tutti additano come l’anno da cancellare. Io però la spezzo una lancia a favore di questo 2020, che ha la sola colpa di essere bisestile, infame e costellato da momenti cattivi. 

Io qualcosa me la tengo. Dei giorni, dei momenti, dei ricordi di persone che conservo e custodisco nel mio cloud mentale. Perché non abbiamo avuto solo miseria ma anche situazioni piacevoli. C’è chi ha firmato un contratto, chi ha avuto figli, chi si è laureato, chi si è sposato, chi ha trovato casa, bambini che hanno imparato a camminare, chi ha superato una malattia. C’è anche chi non ha combinato un cavolo e credetemi, va bene così! Non voglio sentirmi in colpa perché sono stata felice. Anzi, i momenti schifosi mi hanno fatto apprezzare con più entusiasmo quelli che prima davo per scontati, quelli che scorrevano troppo velocemente in una vita fin troppo frenetica.

E qui si torna in cima, 365 giorni dopo. 

Mentre finisco il pezzo c’è un vecchio caro amico che canta in sottofondo. “L’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando è questa la novità…!”

Ora ho il cotechino e le lenticchie sul fuoco. Grazie (comunque) 2020, sei stato carino ma non ci vivrei…!

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