So (this was) Christmas

È stato un Natale strano, ma sicuramente responsabile.

“Non importa quanti anni abbiate o quanto indipendenti vi sentiate. Che siate studenti, business manager, spazzacamini o fashion event organizer, non importa. Se il vostro cognome non finisce in -ini, tutto fa presumere che abbiate origini meridionali. E quindi siete terroni. E anche i terroni hanno diritto alle vacanze di Natale”.

Questo l’incipit di un mio vecchio pezzo al quale tengo molto, uscito nel 2016 su Lungarno che vorrei riprendere per descrivere questo Natale 2020.

Strano perché, per me, ha coinciso con la fine del mio periodo da fuorisede. Per la prima volta non ho festeggiato con i miei genitori, che sono rimasti in Calabria e con i quali ci siamo sentiti tramite le provvidenziali chiamate video di Whatsapp. 

893 i chilometri che ci separavano e pochi e sgranati i pixel utili ad avvicinarci, abbattendo letteralmente la distanza fisica che ci separava e dandoci una parvenza (seppur momentanea) di vicinanza. 

Qui le cose che mi sono mancate di più:

Ciao Bionda! – mio nonno che mi saluta e che mi trova bella nonostante io ingrassi perché quando c’era la guerra erano tutti magri e brutti; zia Maria (tutti al Sud hanno una zia Maria) che prepara dolci di incalcolabili proprietà caloriche; il mio cane che mi fa le feste; le tombolate con amici e parenti dove copri le cartelle con le bucce dei mandarini perché siamo decisamente tanti; papà (e non babbo, attenzione!) che porta la legna in casa, il sorriso di mamma che è felice come solo una Penelope al rientro di Ulisse potrebbe essere, l’odore di agrumi bruciati sui fornelli, un pizzico di cannella nell’aria, le luci kitsch comprate dai cinesi – perché in fondo siamo sempre terroni – e ultimo ma non meno importante il calore dello scaldaletto. Ed è bello, ed è casa”.

Ma se siamo persone intelligenti – senza troppo scadere nell’effetto nastalgia – non ci soffermeremo sulle cose che ci sono mancate ma su quelle che abbiamo avuto. Mi sono vestita elegante (sì per stare in casa!); una cena di pesce favolosa, una bottiglia di bianco, una compagnia eccellente (spoiler alert: non era il preludio di un concepimento!); per la prima volta ho ricevuto regali che non volevo cambiare; dolci calabresi arrivati con il pacco umanitario spedito qualche settimana prima dai miei. Insomma, in un anno in cui abbiamo praticamente passato al VAR ogni situazione, vorrei concentrarmi sul buono di quello che è stato. Le piccole cose, le grandi persone. 

Al netto di tutto, è stato un Natale strano, ma responsabile. E per strano intendo particolare, originale, sicuramente inusuale ma bello. Un Natale a modo nostro con la consapevolezza che il benessere collettivo debba prevalere su quello personale.

E ora che Natale se lo memo levato, avanti con il Capodanno. Aiuto. Ce la faremo?

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