Dopo la fortunata mostra su Anish Kapoor, che ha superato le 100mila presenze, nella primavera 2024 Palazzo Strozzi ospita le opere di Anselm Kiefer, in un percorso fra lavori storici e nuove produzioni. Dal 22 marzo fino al 21 luglio.
Chi è Anselm Kiefer?

Kiefer nasce nella Germania post-bellica e ad oggi è considerato uno degli artisti più versatili del settore con la sua pratica artistica che abbraccia medium diversi tra cui pittura, scultura, fotografia, xilografia ma anche libri d’artista, installazioni e architettura. Pratiche che ritroviamo mescolate in questa esposizione. L’artista ha esordito nella scena tedesca alla fine degli anni Sessanta con opere che, per prime, hanno segnato una riflessione sulla storia della seconda guerra mondiale e sull’eredità emotiva e culturale della Germania. Da qui è iniziato un percorso artistico in cui si uniscono mito, religione, misticismo, poesia, filosofia. Come ha dichiarato Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra. «Kiefer è uno dei massimi artisti viventi e la suo ricerca attinge dalla letteratura, dalla filosofia e dalla storia, in una riflessione continua sulla natura dell’essere umano».
La mostra
Il percorso espositivo inizia come sempre dal cortile rinascimentale dove il grande dipinto dal titolo Engeissturz (Caduta dell’angelo) che rappresenta gli “angeli caduti”, quelli cacciati dal Paradiso a seguito della loro ribellione contro Dio, diventa punto di partenza della mostra: un viaggio attraverso allegorie, figure e forme che riflettono sull’identità, la poesia, le vicende storiche, e i diversi pensieri filosofici. Proseguendo al Piano Nobile il tema degli “angeli caduti” si ritrova nella prima sala con li monumentale dipinto Luzifer in cui Kiefer rappresenta l’angelo ribelle che precipita nell’abisso, reinterpretato attraverso materiali che si riferiscono alla storia contemporanea e recente e si traducono in una minacciosa ala di aereo in piombo che richiama il tema della guerra. Nei dipinti della sale successive emergono simboli costantemente presenti nel vocabolario visivo kieferiano: girasoli e serpenti. Il girasole è pianta legata al sole ma anche alla terra: tra l’altro Kiefer ha da sempre dimostrato venerazione per Van Gogh, al quale, già adolescente, ha dedicato opere figurative e un testo. Il serpente talvolta diviene allegoria di rigenerazione, grazie alla caratteristica dell’animale di mutare la pelle, alludendo cosi alla figura dell’artista e alla sua capacità di rinnovarsi.




L’installazione immersiva dal titolo Verstrahlte Bilder è forse quella che colpisce e intriga maggiormente durante la visita. Composta da una suggestiva selezione di sessanta dipinti che riempiono completamente le pareti e il soffitto di una delle più grandi sale di Palazzo Strozzi, è stata creata appositamente per la mostra e dotata anche di grandi superfici specchianti poste al centro dello spazio. Un invito a immergersi nell’arte stratificata e totalizzante di Kiefer. L’uso dei cosiddetti “dipinti irradiati”, scarificati e scoloriti da radiazioni, aggiunge una dimensione evocativa e malinconica all’installazione, invitando a una riflessione sulla fragilità della vita e sul potere dell’arte. Olio su tela, gommalacca e tessuto sono solo alcuni dei materiali utilizzati per creare un’esplorazione inquietante sul temi della distruzione e del decadimento, insiti nella condizione umana stessa. Secondo l’artista, «la distruzione è un mezzo per fare arte. Io metto i miei dipinti all’aperto, il metto in una vasca di elettrolisi. La scorsa settimana ho esposto una serie di dipinti che per anni sono stati sottoposti a una sorta di “radiazione nucleare” all’interno di container. Ora soffrono di malattie da radiazione e sono diventati temporaneamente meravigliosi.


NB. le foto all’interno dell’articolo sono da creditare a Palazzo Strozzi © Ela Bialkowska OKNO studio.
Info: https://www.palazzostrozzi.org/
