Se aprire un’attività di ristorazione fosse un mestiere tranquillo – in effetti – lo farebbero tutti. Ma per Alessio Ninci e Lorenzo Chirimischi, cuochi e coraggiosi fondatori di Santabarbara – Desco e Cucina, la sfida era troppo irresistibile. Del resto, il nome del locale è un chiaro rimando alla Santa non solo protettrice di artificieri e chiunque maneggi materiali esplosivi, ma anche degli audaci che decidono di aprire un’attività in una città che vanta più ristoranti che lampioni.
Posizionato in via Pier Capponi 72/A, a un tiro di schioppo da Piazza Libertà (dove c’era RIP! Icchèthai, per intendersi) Santabarbara si propone di scuotere la scena gastronomica fiorentina con una cucina dinamica, in un’atmosfera informale e un approccio sostenibile.
1 bancone, 20 coperti e zero menù scritti
La formula è semplice: un piccolo desco da 20 posti, un grande bancone attorno al pass della cucina e nessun piatto fisso in menu. Sì, avete capito bene: qui non si ordina alla carta, ma ci si affida completamente agli chef. Un atto di fede culinaria che si traduce in quattro percorsi gastronomici, ognuno con un’icona evocativa:
⚡Fulmine (25€): veloce e letale, 5 piattini personali o in condivisione.
♟️Torre (45€): struttura solida e rassicurante, con 3 piattini e 2 portate principali di stampo più tradizionale.
💥 Cannone (45€): per palati esplosivi, 3 piattini e 2 portate principali dai sapori audaci.
⚔️ Spada (60€): il percorso completo, 5 portate che incarnano l’anima del Santabarbara.


Il tutto in continuo cambiamento in base alla disponibilità del mercato e ai prodotti dei piccoli fornitori locali. Una scelta che strizza l’occhio alla sostenibilità e riduce gli sprechi, ma che aggiunge anche un pizzico di suspense al pasto: ogni volta con un’esperienza diversa. Io e marito, in uno dei rari momenti di evasione (grazie al babysitteraggio dei nonni) abbiamo optato per un menù torre e un cannone, per poi assaggiare reciprocamente uno nel piatto dell’altra. Scelta vincente! La cosa bella di questo ristorante è che, varcandone la soglia, sembra quasi di non essere a Firenze. Quel senso di straniamento – in positivo – che solo un posto nuovo riesce a darti.

Come spiega Chirimischi, l’idea è quella di decontestualizzare il concetto di fine dining, rendendolo più accessibile, sostenibile e, soprattutto, vivibile per chi lavora in cucina. Le prenotazioni sono ottimizzate online, la gestione delle materie prime è razionalizzata, e il focus è su un’esperienza gastronomica istintiva e contemporanea.
“Aprire oggi un nuovo ristorante a Firenze è come giocare con il fuoco in un campo di battaglia” – dice Ninci. Ma la passione per il lavoro arde più forte di altre cose. E chi meglio di Santa Barbara per proteggerli dalle scintille?
