Sex and solitude: la personale di Tracey Emin a Palazzo Strozzi

Avete presente quelle giornate in cui vi sentite pronti a conquistare il mondo e allo stesso tempo volete chiudervi in casa con una vaschetta di gelato e tutte le stagioni della vostra serie tv strappalacrime preferita? Bene. Se queste giornate fossero un’artista, sarebbero Tracey Emin.

Fino al 20 luglio, Palazzo Strozzi dedica un’ampia pagina a una delle più famose e influenti artiste del panorama contemporaneo: appunto Tracey Emin – che ha fatto dell’autobiografia emotiva e senza filtri la sua cifra stilistica. Curata da Arturo Galansino, la mostra è un invito a entrare, rigorosamente senza scarpe e con il cuore un po’ esposto, nel mondo di una delle artiste più spudoratamente sincere del nostro tempo.

Già dal titolo, che non lascia troppo spazio a fraintendimenti si capisce che qui non si viene per cercare armonia, ma per guardare in faccia la realtà dell’esistenza umana. Quella fatta di passioni carnali, abbandoni e vulnerabilità. 

Tracey Emin non si limita a raccontare storie: le vomita addosso con elegante disperazione. Che si tratti di dipinti come There was blood (titolo è assolutamente letterale) o di sculture come All I want is you (altrettanto letterale, ma più bronzea), ogni opera smuove emotivamente. Emin prende a schiaffi la nostra comfort zone e poi ci accarezza con un neon che recita Those who suffer LOVE — con un caps lock voluto, perché quando si soffre per amore non si sussurra: si grida.

Il percorso espositivo

Con oltre 60 opere tra pittura, sculture in bronzo, ricami, video, neon e installazioni il percorso parte dalla facciata di Palazzo Strozzi dove campeggia la scritta che dà il titolo alla mostra “Sex and solitude” a evidenziare le parole chiave della sua ricerca. Il corpo e la sessualità da un lato, la solitudine e la vulnerabilità dall’altro. Si passa poi a I Followed You To The End, che troneggia nel cortile come una regina malinconica, scultura in bronzo di una figura femminile che domina lo spazio, in una forte tensione tra monumentalità e intimità. Oltre alla pittura, fondamentale mezzo espressivo per Emin è l’uso del linguaggio, nei titoli e all’interno delle opere stesse. Le parole che Emin utilizza sono sempre dirette ed esplicite per coinvolgere visceralmente il pubblico, fondendo confessione e affermazione. Per esempio Love Poem for CF (Poesia d’amore per CF, 2007), basata su versi scritti negli anni Novanta per l’ex fidanzato Carl Freedman. Tra i suoi lavori troviamo anche Exorcism of the last painting I ever made, una performance iconica degli anni ’90 dove Emin visse e lavorò completamente nuda per quasi un mese, dipingendo sotto gli occhi del pubblico. In mostra troverete la ricostruzione del suo studio temporaneo. Una sorta di Grande Fratello artistico, ma senza nomination e con molta più introspezione. 

In fine dei conti è arte o è terapia?

La risposta forse è: entrambe. Emin non crea per decorare, ma per sopravvivere. E nel farlo, ci trascina con sé. Con i suoi lavori espliciti tra un neon rosa shocking, confessioni cucite su trapunte d patchwork, lacrime che scavano il bronzo, a ricordarci che, anche nei momenti di solitudine più cupa, il nostro corpo è ancora lì: desiderante, fragile, vivo.

Un percorso che è a tutti gli effetti un diario personale contaminato di riflessioni sulla maternità, la malattia e la guarigione, i desideri e i tormenti di una donna che sorpassa il confine tra arte e vita privata, esplorando con onestà e poesia i temi dell’amore, della paura di morire e della rinascita. Sex and Solitude è un pugno nello stomaco, sì, ma di quelli che fanno bene.

Infohttps://www.palazzostrozzi.org/

Photo credits – Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio © Tracey Emin.

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