Cosa mi sono persa a Pitti 104

E anche per questa edizione sono riuscita a schivare Pitti. Non per poca volontà o legittimi impedimenti ma, più semplicemente, per una serie di coincidenze cosmiche per cui alla fine, non sono riuscita a fare un salto in Fortezza da Basso. Me la sono persa eppure l’ho seguita passo passo. Dalle voci, dai giornali, dai look per strada, dalle stories social, e in diretta dalle pagine dei player modaioli. La 104esima edizione della famosa kermesse di moda maschile – pare essere stata una delle più trionfanti che – tra eventi, look eccentrici, sfilate in location mozzafiato – l’ha riportata agli antichi fasti delle edizioni pre pandemia. Questa edizione di Pitti Uomo si è chiusa con risultati molto positivi con oltre 800 espositori, più di 17mila presenze e il ritorno dei buyer stranieri, soprattutto asiatici.

Consideriamo che Pitti di giugno si è svolto in un momento abbastanza delicato per la città (invasione da turismo estivo, lavori della tranvia estesi in molti punti di Firenze, autisti dei mezzi pubblici – e passeggeri di conseguenza – sull’orlo di una crisi di nervi) e in quel clima di caldo che anche le lisce nate lisce sanno che non c’è messa in piega che tenga, a reggere l’umido in stile thailandese.

Il tema del salone: giocare

Tutti ingredienti che Pitti Immagine ha messo in pista in questa edizione erano legati dalla parola d’ordine: giocare. Poiché il gioco è una dimensione ludica, sfidante ma soprattutto creativa, sinonimo di energia, impegno e di voglia di vincere. “Ci siamo spinti a immaginare i saloni di Pitti come un grande tavolo da gioco sul quale divertirsi, ma anche puntare il tutto per tutto, scommettere su sé stessi e sulla propria strategia, considerare l’avversario e i partner, uscire dalle sicurezze, tentare qualche azzardo, essere individualisti o fare gioco di squadra” ha commentato Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine. 

Photo credits © Pitti Immagine

L’installazione di Eli Russell Linnetz 

Procediamo con ordine, con una statua della libertà work-in-progress o che affonda (?) – con la bellissima installazione realizzata dal designer californiano Eli Russell Linnetz, guest designer di questa edizione di Pitti Uomo. Artista poliedrico e creativo, Russell Linnetz ha trasformato il piazzale centrale della Fortezza da Basso in un set cinematografico, che cita espressamente un celebre cult movie hollywoodiano. Quale? Vediamo se siete cinefili esperti e sapete di quale film si tratta!

La sfilata Luisaviaroma con British Vogue a piazzale Michelangelo

L’aspetto più interessante di Pitti è (forse) la competizione.  A fare a gara a chi ha la location più strabiliante anche Andrea Panconesi, founder di Luisaviaroma, che, dopo ben quattro anni è riuscito a organizzate una mega sfilata a piazzale Michelangelo, in collaborazione con British Vogue. Insieme hanno presentato “Runway Icons”, una sfilata multi-brand concepita come evoluzione del primo show organizzato nel 2019, alla presenza di oltre 2000 ospiti. “Runway Icons” ha portato in passerella l’evoluzione della moda e dello stile mondiale attraverso i decenni, un dialogo visivo tra passato, presente e futuro. Lo show ha visto look di oltre 50 brand internazionali, sia emergenti che affermati, indossati dai volti più influenti dell’industria della moda, selezionati insieme a British Vogue. Tra gli ospiti Leonardo di Caprio, e le super top Kate Moss, Natalia Vodianova, Mariacarla Boscono, Pat Cleveland, Irina Shayk, Bianca Balti, Eva Herzigova e Ashley Graham e tanti altri.

La sfilata di Fendi nella sua factory

Fendi ha trasformato il suo luogo di lavoro in una passerella rendendo omaggio ai tanti artigiani del brand con una sfilata altamente simbolica, tra i macchinari della fabbrica del nuovo polo produttivo di Capannuccia a Bagno a Ripoli, nella campagna alle porte di Firenze Sud. La maison romana ha così fatto un ritorno a Firenze, dove Adele Fendi, nonna di Silvia Venturini Fendi – ad oggi direttore artistico degli accessori e del menswear della maison romana – si recò da Roma per imparare l’arte della lavorazione della pelle quasi un secolo fa. Chi mi sono persa alla sfilata? Gli amici del brand Alexander Skarsgard, Massimiliano Caiazzo e Louis Garrel. Grazie dell’invito eh!

Non sono stata fisicamente alla fiera eppure ero costantemente informata su tutto ciò che succedeva, principalmente dai social. Quindi presenziare o avere un basso profilo? “Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? – direbbe Nanni Moretti.

Tra immaginazione e creazione, tra vero e verosimile, la fiera (fisica o virtuale che sia stata) è sempre un ottimo pretesto per essere presenti come spettatori o come attori. È il gioco del “facciamo che”, del “Make Believe”, del sogno, non solo americano, dell’essere e allo stesso tempo non esserci che si ricollega all’opera-scultura di Eli Russell.

L’importante è crederci intensamente.

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