Non siamo nella Parigi di fine ‘800, cuore pulsante della Belle Époque, ma a Firenze – più precisamente al Museo degli Innocenti – che fino al 7 aprile 2024 ospiterà i lavori di Alphonse Mucha, con la mostra dal titolo “Alphonse Mucha. La seduzione dell’Art Nouveau“.
Classe 1860, Alphonse Mucha nasce a Ivančice, nella Repubblica Ceca. Fervente patriota e sostenitore della libertà politica dei popoli slavi, si dedica all’arte e nel 1887 si trasferisce a Parigi dove affina le sue arti e incontra la donna che cambierà per sempre la sua vita: parliamo di Sarah Bernhardt, l’attrice più richiesta e famosa dell’epoca, che affida a Mucha la sua immagine rendendolo popolarissimo.
Quando giunge a Parigi, l’incontro con l’attrice nel 1895 e la realizzazione del suo primo manifesto per la commedia Gismonda lo rese famoso da un giorno all’altro. Da quel momento ideò tutti i manifesti per gli altri spettacoli di Sarah Bernard, da quello per La Dame aux Camélias, La Samaritaine, Medea fino a La Princesse Lointaine, scritto da Emond Rostand. Il manifesto, che ebbe grandissimo successo, ispirò poi Alphonse Mucha per la realizzazione della copertina della versione romanzata della stessa opera, dal titolo Iilsée. Princesse de Tripoli (1897). Tutti questi manifesti sono esposti in mostra, come pure quello ideato per pubblicizzare le cartine per le sigarette JOB, considerato l’immagine iconica della “donna alla Mucha”: figura di una donna sensuale contrastata dal monogramma JOB sullo sfondo. L’arabesco creato dai suoi capelli e dalle spire di fumo che si alzano dalla sua sigaretta crea un ricco effetto decorativo. Qui Mucha introduce un motivo bizantino, simile a quello dell’affiche per Gismonda, con una cornice ispirata ai mosaici che aggiunge un tocco di solennità alla composizione finale.


Nasce così il mito delle “donne di Mucha”, e le aziende se lo contendono per reclamizzare i propri prodotti, dando vita alle intramontabili campagne pubblicitarie come quella del cioccolato Nestlé, dello champagne Moët & Chandon, e ancora delle sigarette, della birra, dei biscotti e dei profumi.
La mostra
In un viaggio tra muse floreali e immagini iconiche il percorso dell’esposizione presenta oltre 170 opere tra manifesti, libri, disegni, olii, acquarelli, oltre a fotografie, gioielli, opere decorative, che permettono al visitatore di approfondire l’eclettismo di Mucha.





Un messaggio di emancipazione
Tutte le donne che Mucha rappresenta nelle sue opere sono fluide, bellissime e leggere, ma lo sguardo è sempre diretto e forte, segno di un’emancipazione, che in quegli anni inizia a manifestarsi. È lo sguardo di una donna nuova, che rivendica il diritto di una libertà e dignità fino ad allora negata. È l’inizio della modernità, di cui Mucha, pur con un linguaggio influenzato dai Preraffaelliti di Hans Makart, dalle xilografie giapponesi, dalla bellezza della natura, dalla decorazione bizantina e da quella slava, si fa portavoce.
Accanto alle opere di Mucha, c’è poi uno spazio dedicato alle opere italiane che raccontano il contesto dell’evoluzione dello stile Art Nouveau in Italia con un omaggio al fiorentino Galileo Chini (1873-1956) che si dedicò con grande fervore all’arte della ceramica, tanto che nel 1896 fonda l’Arte della Ceramica, una piccola fabbrica a Firenze che in breve tempo si fa interprete del gusto moderno, aggiornando i materiali tipici della sua manifattura secondo i dettami estetici del nuovo linguaggio.

Mucha credeva che l’arte non dovesse limitarsi a essere piacevole alla vista: doveva comunicare un messaggio spirituale, elevare gli spettatori e soprattutto parlare a tutte le persone. Quando aveva ormai raggiunto la fama, senza dimenticare l’impegno patriottico e sociale, decide di mettersi all’opera sul progetto che ribattezzò Epopea slava, composta da venti murali dipinti su tele enormi, rappresentando le sofferenze e le conquiste di tutti i popoli slavi nel corso di mille anni di storia. Il suo obiettivo era quello di dipingere una serie di tele ispirate ai grandi momenti della storia dei popoli dell’est, che potesse servire da monito e lezione per le future generazioni. Un progetto ambizioso, che lo tenne occupato – tra viaggi, studi e ricerche – dal 1911 al 1928. Alla fine, riuscì a completare venti tele, che donò alla città di Praga in occasione del decimo anniversario della formazione della Stato Cecoslovacco. Morirà a Praga nel 1939.
Info: in mostra fino al 7 aprile 2024. Aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.00. Biglietti: mostra + Museo degli Innocenti, intero € 16; ridotto € 14 (con audioguida inclusa).
