Un’ arte che riesce a onorare temi dolorosi come la terra perduta, le pratiche culturali e i linguaggi scomparsi e – contemporaneamente – invita con gentilezza a imparare, comprendere e rispettare le tradizioni dell’antichissima cultura dei popoli nativi australiani. È l’arte di Maree Clarke, artista indigena australiana che unisce linguaggi visivi molto attuali con il prezioso recupero di tradizioni e memorie ancestrali. A Firenze ha realizzato la sua prima monografica, dal titolo “Welcome to Barerarerungar”, in mostra fino al 28 luglio.
La mostra – curata da Valentina Gensini e Renata Summo O’Connell presenta opere site-specific sviluppandosi in parte presso MAD Murate Art District con le installazioni sulle facciate delle antiche carceri del complesso delle Murate e in parte al Museo di Antropologia e Etnologia-Sistema Museale di Ateneo, avviando una conversazione con la storia coloniale europea attraverso un’imponente opera che abita il cuore dell’edificio.

“Welcome to Barerarerungar, unisce profondamente l’Arno e la sua città a una cultura lontana, attraversando il tempo e gli emisferi, in un generoso gesto di accoglienza – commenta Renata Summo O’Connell, curatrice della mostra – Welcome to Barerarerungar, lontano dall’essere un’esperienza esotica, è l’affermazione della vitalità contemporanea di una delle culture viventi più longeve al mondo, grazie a un’artista che contesta il passato coloniale con coraggio, con l’invito a immaginarci reciprocamente in modo nuovo, immersi in un incontro inatteso e sereno”.
Il lavoro multimediale di Maree Clarke esprime in modo innovativo il profondo desiderio dell’artista di riconnettersi alle pratiche perdute delle popolazioni indigene meno note, provenienti del sud-est australiano. L’approccio proposto genera uno spazio aperto alla condivisione della sua pratica artistica, secondo una collaborazione intergenerazionale volta a riattivare una conoscenza culturale partecipata.



La produzione dell’artista a Firenze è iniziata lungo l’Arno, con la realizzazione di collane di canne fluviali, simbolo di passaggio sicuro e amicizia nella tradizione indigena australiana, e infatti indossate come protezione nei viaggi tribali. In questo senso la loro presenza nell’esposizione fiorentina acquisisce un significato simbolico. Il recupero di tale pratica ancestrale, in cui le canne sono tinteggiate e intrecciate con piume, collega il fiume Arno e la sua città a una cultura lontana, attraversando epoche ed emisferi, in un atto generoso di benvenuto.
Informazioni: MAD Murate Art District, dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30
www.murateartdistrict.it; Museo di Antropologia ed Etnologia-Sistema Museale di Ateneo
via del proconsolo, 12 dal martedì alla domenica dalle 9 alle 17 www.sma.unifi.it
