L’Annunciazione di Kaws a Palazzo Strozzi

Annunciaziò! Annunciaziò!” – Da Michelangelo a Botticelli, da Vasari al Ghirlandaio: quanti artisti si sono confrontati con il tema dell’ Annunciazione? Tantissimi, eppure il più (concedetemi il termine abusato iconico) resta il Beato Angelico.

Oggi, nel cortile di Palazzo Strozzi, a raccogliere questa eredità è KAWS, artista americano che presenta l’opera site-specific The Message.

Arrivato da Brooklyn, KAWS è noto per i suoi personaggi malinconici e teneri, iperpop e vulnerabili. Per Palazzo Strozzi in un cortocircuito tra epoche e linguaggi costruisce un intervento monumentale che dialoga con la mostra dedicata a Beato Angelico (visitabile fino al 25 gennaio 2026), inserendosi nella lunga tradizione di chi ha reinterpretato la scena più celebre dell’immaginario cristiano.

Questa Annunciazione non è la solita, niente gigli o architetture rinascimentali: l’angelo potrebbe presentarsi tramite una notifica, e Maria scopre il suo destino su uno schermo retroilluminato. In The Message, il cellulare diventa un elemento centrale, un oggetto quotidiano che sfiora il sacrale, prolungamento della mano e del pensiero: confidente, oracolo, piccolo altare tascabile.

Companion e Bff, i due più riconoscibili personaggi di KAWS si ergono per oltre sei metri da terra. Due sculture di legno che interagiscono con i propri telefoni cellulare mentre la loro posizione riprende esplicitamente la tradizione iconografica dell’Annunciazione, dove Maria e l’Arcangelo Gabriele si fronteggiano in un dialogo sospeso tra umano e divino.

“The Message” – foto credits Palazzo Strozzi

Siamo di fronte a un’ Annunciazione 2.0, dove attesa e connessione si sovrappongono. Oggi la rivelazione arriva attraverso uno schermo, con una notifica, il destino si scrolla. Un messaggio che vibra silenzioso nella tasca del cappotto: vuoi leggerlo? Sì, no, ti ghosto. 

L’opera, promossa da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati, rimarrà visitabile nel cortile fino a gennaio 2026, libera e accessibile. Questa apertura la colloca nel programma Palazzo Strozzi Future Art, che porta a Firenze artisti capaci di creare nuove connessioni fra passato e futuro. KAWS costruisce un ponte più emotivo che estetico, qualcosa che non chiede spiegazioni, ma disponibilità a sentirlo.

Infine una nota che, lo ammetto, suonerà da millennial attempata. Bene il cellulare come nuova icona, bene la notifica come rivelazione. Ma, vi prego, non iniziate con un “Ehy brò”. Non potrei sopportarlo.

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