Brunèt: una cucina sincera a Borgo San Lorenzo

Basta allontanarsi di qualche curva dalla città, a circa 35 minuti di auto da Firenze per accorgersi che qui il tempo segue un ritmo diverso. Meno frenetico e più autentico.

Siamo a Borgo San Lorenzo ed è proprio in questo contesto che si trova Brunèt, uno spazio che sfugge alle più semplici definizioni. Non è esattamente un ristorante, non è soltanto una bottega alimentare e non è nemmeno uno di quei locali che cercano disperatamente di sembrare qualcosa che non sono.

Io l’ho scoperto grazie a un catering privato. Poi, incuriosita, sono tornata per provare il brunch. Brunèt ha qualcosa che oggi si incontra raramente: un’identità precisa, senza bisogno di raccontarla a tutti i costi.

Per capire meglio da dove nasce questo progetto ho fatto qualche domanda a Leonardo, il proprietario.

Brunèt nasce dopo diciassette anni trascorsi da Leonardo nelle cucine di un ristorante della zona. «A un certo punto avevo bisogno di uscire dalle dinamiche della ristorazione classica e rendere il lavoro che amo meno pesante», mi racconta.

Dopo alcuni mesi come libero professionista e una collaborazione nella gestione della mensa di un’importante azienda di moda a Scarperia, arriva l’opportunità di rilevare lo spazio che oggi ospita Brunèt. L’idea prende forma quasi naturalmente: creare un luogo dinamico, che non fosse vincolato ai canoni tradizionali della ristorazione.

Per questo Brunèt oggi vive di appuntamenti diversi. Eventi speciali calendarizzati ogni mese, aperture dedicate, prenotazioni per occasioni private. Un modello flessibile che Leonardo considera ancora in evoluzione. «Siamo solo all’inizio. Nei prossimi mesi aumenteremo gli slot di apertura e tra settembre e ottobre arriveranno le prime novità». 

Una questione di famiglia

Il nome stesso racconta molto del progetto. Brunèt è infatti il soprannome della figlia di Leonardo e Susanna, la piccola Bruna. Dietro questa scelta non c’è soltanto un omaggio affettuoso, ma una motivazione molto concreta. «La voglia di vivere la crescita di nostra figlia insieme a lei e a mia moglie è stata una delle ragioni principali che mi hanno spinto a chiudere una lunga fase della mia vita professionale». In un settore che spesso richiede ritmi totalizzanti, Brunèt nasce anche come ricerca di un equilibrio diverso. E questa dimensione familiare si percepisce senza bisogno che venga dichiarata. Infatti quando sono arrivata per provare il brunch, a tavola c’erano molte famiglie con bambini piccoli, un’atmosfera quasi danese.

Perché restare in Mugello

Viviamo in un’epoca in cui qualsiasi attività che abbia una minima ambizione sembra dover gravitare intorno a Firenze. Brunèt ha scelto la direzione opposta. Leonardo è nato a Firenze ma vive da sempre in Mugello e non ha mai considerato il territorio come un limite.

«Qui c’è la mia vita. E credo che scegliere di restare non significhi rinunciare alle opportunità, ma costruirle partendo da ciò che rende questo territorio unico»

Quelle tovaglie che raccontano una storia

Una delle prime cose che ho notato entrando nel locale sono state le tovaglie, con un sapore vintage, domestico, quasi familiare. Sembrano appartenere a una casa prima ancora che a un locale. Non è un’impressione casuale. «L’idea è di Susanna. Sono le tovaglie della mia nonna e rappresentano un legame con la tradizione a cui tengo molto.» Anche l’estetica del progetto nasce infatti da un lavoro condiviso. Quando hanno aperto Brunèt, Leonardo e Susanna volevano curare ogni aspetto del locale: dalla cucina all’allestimento, fino all’identità visiva. Per questo si sono affidati all’esperienza creativa di Susanna e della sua agenzia, Bloo Studio. Il risultato evita sia l’effetto “osteria costruita ieri per sembrare centenaria” sia quello, ormai inflazionato, del locale instagrammabile a tutti i costi. Sembra semplicemente vero.

Dal locale alle case delle persone

C’è poi un aspetto meno visibile ma centrale nel progetto. Brunèt non vuole limitarsi alle sue mura. «L’obiettivo è anche uscire dal locale e andare incontro alle persone». Da qui nasce l’attività di catering per privati e aziende, con formule che spaziano dal pranzo alla cena, fino ad aperitivi e coffee break più informali (a base di tramezzini o sandwich squisisti, posso confermare). A questo si aggiungono cooking class e servizi di chef a domicilio. La parte interessante è che non esiste una formula rigida: i menù vengono costruiti insieme ai clienti, alternando proposte tradizionali a interpretazioni più creative. Un approccio che riflette perfettamente la filosofia di Brunèt: meno schemi, più relazioni.

Un posto in cui tornare

Alla fine, ciò che mi è rimasto dopo il brunch non è stato un singolo piatto o una preparazione particolare. Anche perché abbiamo provato tutte le portate e ci è piaciuto tutto! È stata piuttosto una sensazione. Quella di aver trovato un luogo che non cerca di rincorrere le tendenze del momento, di scalare una classifiche, di inseguire una moda passeggera. La sensazione di trovarsi pur sempre in un locale – certo, ma in un posto  rilassato, autentico e profondamente legato al territorio in cui è nato. Che non sono un concept, ma semplicemente la normalità.

Informazioni: via Pananti, 53, Borgo San Lorenzo.

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