Sarà perché quando torna settembre, con lui ritorna puntuale il pensiero del #backtoschool. O forse perché da quando sono mamma di Allegra guardo il kidswear con un’attenzione che prima, inevitabilmente, non avevo. Fatto sta che Pitti Bimbo mi è sembrata l’occasione perfetta per andare a caccia di novità, scoprire nuovi brand e, perché no, portarmi avanti mentalmente con i prossimi acquisti. Tra stand, sfilate e presentazioni, ecco alcuni dei brand e dei progetti che mi hanno colpito di più durante l’edizione numero 103.
Poco Blush, un colpo di fulmine arrivato da Shanghai
Il brand di cui mi sono innamorata a prima vista viene da Shanghai e si chiama Poco Blush. Fondato nel 2019, il marchio propone abbigliamento per bambini dai 4 ai 12 anni e costruisce le sue collezioni attorno a un immaginario fatto di stampe originali, personaggi disegnati a mano, colori decisi e silhouette giocose. L’idea alla base del brand è semplice: i bambini non sono adulti in miniatura e anche il loro modo di vestirsi può raccontare qualcosa della loro immaginazione. Le collezioni sono pensate per bambini che giocano, viaggiano, esplorano e si muovono liberamente, con capi comodi ma tutt’altro che banali. Tra le stampe protagoniste per la primavera/estate ci sono Cherry & Cream, Klein Blue Bunny, Kitty Warriors, Ink-Wash Animals e Cherry Pony. Accanto ai capi più particolari e da passerella, la collezione comprende anche abbigliamento per tutti i giorni, costumi da bagno, calze, sciarpe, asciugamani e morbidi capi estivi. Un mondo molto riconoscibile, colorato e pieno di dettagli che, almeno per quanto mi riguarda, è stato uno dei veri colpi di fulmine della fiera.





Mini Kyomo, l’orologio pensato da una mamma
Un altro incontro interessante è stato quello con Aurélie Robin, CEO e fondatrice di Mini Kyomo. Il brand francese è nato cinque anni fa proprio da un’esigenza personale. Aurélie cercava un orologio per suo figlio che fosse bello, resistente e adatto a un bambino, ma non riuscendo a trovare quello che aveva in mente ha deciso di crearlo da sola. Così è nato Mini Kyomo: un marchio di orologi dal design elegante, vintage e colorato, pensati per essere indossati dai più piccoli senza avere un’estetica eccessivamente infantile. Gli orologi sono realizzati a mano in Italia utilizzando materiali riciclati e sono progettati per resistere alla vita quotidiana dei bambini: il meccanismo e il vetro sono antiurto, perché un orologio destinato a un bambino deve inevitabilmente sopravvivere a qualche avventura. Inoltre, grazie alla doppia indicazione di ore e minuti sul quadrante e alle lancette colorate, gli orologi aiutano i bambini anche a imparare a leggere l’ora. E sì, sono ufficialmente uno di quegli accessori che molte mamme probabilmente vorrebbero sottrarre ai propri figli. Con una buona notizia: Mini Kyomo può essere indossato tranquillamente anche dagli adulti.


Colore, stampe e personaggi: il kidswear che racconta storie
Tra gli elementi che più ho ritrovato in questa edizione di Pitti Bimbo c’è sicuramente la voglia di costruire collezioni sempre più riconoscibili. Il colore torna protagonista, insieme alle grafiche, ai personaggi e alle stampe che trasformano anche un capo quotidiano in qualcosa di immediatamente identificabile. Tra i brand che meglio rappresentano questa direzione ci sono Bobo Choses e Mini Rodini, due nomi ormai diventati veri e propri punti di riferimento per chi cerca un kidswear più creativo e meno convenzionale. Bobo Choses mi ha anticipato la collezione Autunno/Inverno 2026, “All About Monsters”, dedicata ai mostri e, soprattutto, alla bellezza di essere diversi. I mostri della nuova collezione non sono necessariamente spaventosi. Alcuni hanno troppi occhi, altri nessuno. Alcuni fanno molto rumore, altri preferiscono restare in silenzio. Sono strani, curiosi, goffi e pieni di immaginazione. Un tema che parla di diversità senza trasformarla in una lezione, ma semplicemente raccontandola attraverso il gioco e l’immaginazione. Mini Rodini, fondato nel 2006 da Cassandra Rhodin, è un brand svedese che ha contribuito a cambiare il modo di intendere la moda per bambini. Le sue collezioni, spesso unisex, uniscono capi comodi e facili da indossare a stampe divertenti, personaggi immaginari e fantasie immediatamente riconoscibili. Dietro l’estetica colorata c’è anche una particolare attenzione alla sostenibilità, dalla scelta di materiali biologici, certificati e riciclati all’impegno verso processi produttivi più responsabili dal punto di vista ambientale e sociale. Un modo di fare kidswear che mette insieme creatività, qualità, comodità e attenzione all’ambiente, senza rinunciare alla personalità. Per la nuova collezione, tra le fantasie che mi sono rimaste più impresse ci sono sicuramente le sirene gatto, perfettamente in linea con quell’universo un po’ strano, ironico e coloratissimo che ha reso Mini Rodini così riconoscibile.



Kiosk France by Delajoie, una piccola Parigi dentro Pitti Bimbo
Tra i progetti di comunicazione e networking che ho trovato più interessanti c’è Kiosk France by DELAJOIE, la press room del salone pensata come uno spazio di incontro ispirato ai caffè francesi e all’atmosfera parigina. Il progetto è stato ideato dal duo Delajoie, Alice e Anaïs, e ha trasformato uno spazio della fiera in un piccolo hub creativo dove buyer, brand e stampa potevano incontrarsi, lavorare e conoscere una selezione di marchi francesi. Più che una semplice press room, un luogo pensato per fermarsi, parlare e creare connessioni, con un allestimento che univa design, oggetti e quella certa idea di art de vivre francese che, diciamolo, funziona sempre, soprattutto se accompagnato da burrosi croissant. Tra i brand presenti c’erano Botou, Choeur Coeur / Prout, Club Trésor, Gamin Gamine, Hellosimone, Hellojacques, La Bonne Brosse, La Remise Objets, Les Fourmis Rouges, Lucas du Tertre, Main Sauvage, Méduse, Minois Paris, Moulin Roty, Mues Design, Pomponcucu, Ratatam Kids, Smala e Tajinebanane.


Il kidswear continua a cercare nuove strade
Il quadro economico della moda junior non è dei più semplici. Nel 2025 il comparto childrenswear italiano ha registrato un fatturato di circa 3,1 miliardi di euro, con una flessione del 2,2% rispetto all’anno precedente, confermando una fase di difficoltà già emersa nel corso del 2024. Eppure, camminando tra gli stand di Pitti Bimbo, la sensazione è stata quella di un settore che continua a cercare nuove strade per raccontarsi. C’è chi punta sull’immaginazione e sulle stampe disegnate a mano, chi investe su materiali e produzioni più responsabili, chi costruisce prodotti destinati a durare e chi prova a creare attorno al brand un vero e proprio universo. Sempre più spesso il kidswear sembra voler andare oltre il semplice abbigliamento per bambini, cercando di intercettare anche il gusto, le scelte e la sensibilità dei genitori. Quindi, nonostante un mercato complesso, la creatività continua a essere uno spazio in cui sperimentare.
Per chi, come me, è andata a Pitti anche con l’occhio della mamma oltre a quello della giornalista, il risultato è stato piuttosto prevedibile: tornare a casa con una lista di brand da tenere d’occhio e qualche nuova idea per il prossimo guardaroba di Allegra.
