Spazio Tuberose: tra modernariato, design e storie di famiglia

Proprio in un cortile a due passi da Santa Maria Novella, che affaccia su una strada sempre battuta da persone, ma in un angolo nascosto, si trova Spazio Tuberose. Siamo in via dei Fossi, nel Cortile Fossombroni: basta infilarsi dentro questo piccolo spazio appartato per lasciarsi alle spalle, almeno per un momento, il continuo viavai del centro.

Qui ho incontrato Chiara Perroni, alla festa di apertura del suo nuovo spazio. Abbiamo fatto due chiacchiere e scoperto che dietro Spazio Tuberose c’è molto più di una selezione di bei mobili vintage: c’è una storia di famiglia, una formazione da interior designer, una passione per gli oggetti che hanno già vissuto e soprattutto l’idea che passato e presente possano abitare sotto lo stesso tetto, senza necessariamente bisticciare.

Spazio Tuberose è un luogo dedicato a modernariato, design e progetto d’interni, fondato da Chiara Perroni, con una selezione che mette insieme arredi d’autore e pezzi anonimi, scelti non necessariamente per la firma ma anche per la forma, i materiali, la patina e la capacità di dialogare con lo spazio. Perché il punto, per Chiara, non è soltanto vendere oggetti, ma rimetterli in circolo e soprattutto in relazione con gli spazi e con chi li abita. Lo stesso approccio viene applicato al lavoro di studio: progettazione d’interni, styling, ricerca di pezzi d’archivio, scelta dei materiali e disegno di arredi su misura. Al modernariato si aggiungono poi collaborazioni con designer, artigiani e artisti contemporanei, come i fiori di carta realizzati e dipinti a mano da Crêpe e le ceramiche di Andrea Landi.

Photo credits © Cosimo Piccardi

Perché si chiama Tuberose?

È stata una delle prime cose che ho chiesto a Chiara, perché Tuberose è uno di quei nomi che sembrano scelti apposta per essere evocativi. E invece la sua origine è molto più personale. “Tuberose è il nome di una via che ha fatto parte della storia della mia famiglia: Via delle Tuberose, a Milano. Io non ci ho mai vissuto, ma per tantissimi anni è stato un luogo centrale, un punto intorno al quale si intrecciavano lavoro, casa, passioni, ricordi e vite diverse”.

In famiglia si diceva semplicemente “ci vediamo in Tuberose”, “questo è di Tuberose”, “l’ho lasciato in Tuberose”. Con il tempo quel nome aveva smesso di indicare soltanto una via: era diventato il nome di un mondo, con una sua atmosfera, un suo ritmo, una sua identità.

“Quando ho deciso di aprire il mio spazio, quel nome è tornato quasi da solo, insieme al desiderio di portare qui qualcosa di quell’anima, che oggi purtroppo non esiste più. Solo più tardi mi sono accorta della cosa più evidente: Tuberose è anche il nome di un fiore dal carattere intenso, non immediato, non del tutto prevedibile che richiede un “ascolto” olfattivo. E questa immagine ha iniziato a sembrarmi sempre più vicina al progetto. Un fiore ha bisogno di cura, di tempo, delle condizioni giuste per crescere. Ci sono semi che non germogliano e altri che sorprendono, fiorendo quando meno te lo aspetti. Mi piace pensare che questo nome tenga insieme proprio queste due dimensioni: qualcosa che viene da lontano e qualcosa che continua a prendere forma nel presente”.

La passione per gli oggetti (e per le loro vite precedenti)

Alla domanda successiva, e cioè da dove nascesse la sua passione per il modernariato e per gli oggetti che portano con sé una storia, mi risponde che non crede ci sia stato un singolo oggetto o un momento preciso da cui tutto è iniziato. “Da sempre mi affascina il modo in cui gli oggetti possono cambiare la percezione di uno spazio e, con essa, anche il modo in cui quello spazio viene vissuto. È stata proprio questa curiosità a portarmi a studiare Interior Design al Politecnico di Milano, dove mi sono laureata”.

Mio nonno aveva una grande passione per l’arte e, soprattutto, la capacità di non fermarsi all’apparenza delle cose. Mi ha insegnato che anche il più sporco dei rottami può essere l’opera d’arte più bella, se guardato con gli occhi giusti.

“Mia nonna aveva invece una grandissima passione per l’architettura e una cura quasi istintiva per la casa, per gli oggetti e per il modo in cui entravano in relazione tra loro. Gli studi universitari mi hanno dato metodo e consapevolezza a una sensibilità che era già parte di me e mi hanno insegnato a leggere gli spazi attraverso le proporzioni, la luce, i materiali e le relazioni. Per questo, per me, conoscere la storia di un oggetto è fondamentale. Sapere da dove viene, chi lo ha pensato, come è stato realizzato e quali tracce il tempo ha lasciato sulla sua materia cambia inevitabilmente il modo in cui lo si guarda. Credo che il valore delle cose non sia soltanto in ciò che appare, ma anche nella storia che custodiscono, nelle vite che hanno attraversato e nelle possibilità che ancora conservano. Ed è esattamente questo che mi interessa: non gli oggetti come pezzi isolati o semplicemente da collezione, ma la possibilità di riportarli nel presente, trovargli un nuovo contesto e, qualche volta, persino un nuovo uso. È lo stesso sguardo che porto nel mio lavoro di interior design e styling. Allo stesso modo mi interessa ciò che nasce oggi, il lavoro di artisti, artigiani e creativi contemporanei. Desidero che passato e presente possano abitare lo stesso spazio, incontrarsi e dare origine a relazioni nuove.

Opening foto credits © Alisa Martynova

Alla fine della nostra chiacchierata ho chiesto a Chiara cosa immagina per questo luogo una volta superato il momento dell’opening. Vorrebbe che Tuberose diventasse un luogo di incontro tra passato e presente, un punto di riferimento per la ricerca e per il progetto. Un luogo in cui fermarsi, guardare un po’ più a lungo e scoprire: trovare un oggetto con una storia, ma anche un’idea, un riferimento o un modo diverso di immaginarlo all’interno di uno spazio. Anche l’Archivio Tuberose nasce da questo desiderio: conservare e raccontare le storie degli oggetti che attraversano lo spazio e, più in generale, invitare a non fermarsi al primo sguardo. E infine, ma non per importanza, che fosse uno spazio aperto sulla città, capace di accogliere persone, collaborazioni, nuove ricerche e sensibilità contemporanee.

Info: Spazio Tuberose, cortile Fossombroni, via dei Fossi 7R. Instagram: @spaziotuberose

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