C come compleanno

Cara Valentina,

se maggio fa rima con coraggio un motivo ci sarà. Per te è stato un mese denso, lungo, pieno di scalini. E so che è il tuo preferito, ma per fortuna finisce oggi. Con dei festeggiamenti, mi auguro. D’altronde, hai impostato il leitmotiv della tua vita sulla massima per aspera ad astra. Forse perché ti annoi se arrivi alle cose con troppa facilità. La terra ha fatto un altro giro intorno al sole e quest’anno, comunque, sono 32.

Alla me sedicenne direi un po’ di cose: in primis, di non preoccuparsi tanto perché la vita bassa nel futuro non andrà più di moda e anzi, torneranno i jeans a vita alta e i mutandoni della nonna – come la buona Bridget Jones insegna. Di non farti tante paranoie sul tuo corpo (riavercelo il metabolismo dei 16 anni!) del seno asimmetrico, delle smagliature, della circonferenza delle cosce, di quei centimetri che pensi siano fondamentali. Quei baffetti si vedranno? E i rotolini della pancia, lo smalto sbeccato, mostrarsi meno intelligenti di come si è perché fa sfigate, modificare il tuo accento di origine. Tutte puttanate. Anzi, insisti sulle tue consonanti dentali. Falle sentire bene, abbaia se necessario. Nel futuro queste cose saranno sdoganate. Non devi avere paura di mostrarti, vai a testa alta. Nonostante alcune brutture che ancora persistono (vedi la nuova moda di filmare le ragazze sovrappeso in discoteca), io credo in un mondo migliore, fatto di persone gentili, inclusive e non giudicanti e tu sei una di queste.

Fermati un attimo e guarda dove sei arrivata. Due o tre canestri con tanto di applausi dal pubblico puoi dire di averli assestati, in questa vita gonfia di inciampi. La verità è che non ti accontenti mai. Lo so, lo so: è la condanna di essere gemelli ascendente gemelli. In te vive un caos che non sempre riesci a gestire. E al tuo compleanno tutto si amplifica. Allora ti vedi lì, prendi la scena perché sei un fottuto animale da palco e subito dopo le fiamme della vergogna ti pervadono perché in realtà odi essere al centro dell’attenzione e un attimo dopo cerchi riparo per l’invisibilità, vorresti scomparire nel nulla. Dopo 16 lunghi anni, che ne dici se smetti di combattere contro te stessa e semplicemente ti lasci andare?

Vivi nell’indecisione. Prendere il caffellatte oppure lo yogurt? Finire il dolce o buttarti sul salato? Scelte semplici, cose semplici, eppure complicatissime. È quel timore di lasciarsi andare, deragliare da quel treno che è la tua vita, che non sempre percorre i binari che ti eri prefissata.

Cara Valentina, metti la mano fuori dal finestrino senza avere la paura che qualche oggetto te la tranci, che l’atmosfera improvvisamente si geli, che un insetto ti si conficchi proprio sotto le unghie. Fai il bagno a mezzanotte senza pensare che poi ti farà male la testa. Piantala col pretendere troppo da te stessa e non ascoltare chi per forza infonde positività tossica. Smetti di credere che la spensieratezza non ti appartenga. Smetti di fare la madre e per una volta, sii figlia.

Lo scorso anno avevi espresso un desiderio ben preciso e non si è avverato, ma non importa – perché sai una cosa? I desideri non hanno una data di scadenza. Buon compleanno!

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