F come…che fatica!

Io ci provo, davvero, a immaginare un mondo civile. Un mondo semplice, fatto di gente che ti cede il passo senza farti sentire un intruso, che ti dà una mano a salire sull’autobus se sei incastrato col passeggino, che ti saluta nell’androne del palazzo senza darti l’impressione di farti un favore, che magari tira fuori pure 50 centesimi se vede qualcuno in difficoltà.

Solo che ultimamente – mi sembra fantascienza.

È un pomeriggio di primavera e dopo aver passato tutta la giornata in casa decido di andare in piazza a far giocare un po’ mia figlia con gli ultimi raggi di sole pomeridiani. Ha due anni, si accontenta di poco: prendere i bastoncini da terra, rincorrere i piccioni, cercare di spostare gli alberi, arrampicarsi sui lampioni, cose così. Io nel frattempo vivo con un costante sottofondo di ansia, perché ho visto sin troppi film di Hitchcock per non sapere che la tranquillità è sempre sospetta. 

Sono una di quelle madri che marcano a vista quindi non perdo il contatto visivo fino a quando mi allontano di sei metri – dico sei – per dirle: “seguimi, stiamo andando a casa”. Un’ora di raccolta di bastoncini, rincorsa di piccioni e arrampicata su lampioni mi sembrava più che sufficiente, come attività all’aria aperta. 

Se non fosse che nel frangente in cui le dico “Dai, vieni verso di me”! un rider sfreccia a tutta velocità tagliando la piazza, incrociando proprio la posizione di mia figlia.

Lui inchioda, la bambina urta alla gigante ruota del rider, cade a terra, piange. Il panico mi invade. Non capisco più niente, mi fiondo verso la bambina e mi accorgo che anche altra gente viene verso di noi.

Il rider è accerchiato e insultato. “Che caxxo fai?” “Non puoi correre in una piazza!”.

Il mio primo pensiero è subito controllare che la bambina non si sia fatta niente. Il secondo è che avrei voluto spaccare la testa di questa persona. Ma a cosa sarebbe servito? 

Il problema non era lui, ma tutte le persone che lo fanno impunemente. 

Gente che attraversa gli spazi comuni come fossero proprietà privata. Gente che delle regole (anzi, del buon senso) se ne frega proprio.

E quindi ti chiedi: ma il rispetto per i piccoli dov’è finito? Chi li tutela? Se una piazza diventa una scorciatoia per motorini e biciclette sparate, cosa resta di uno spazio condiviso?

E non si tratta di casi isolati, ovviamente. 

C’è sempre qualche individuo di cui si potrebbe davvero fare a meno tipo:

  • la signora parcheggiata dove dovrebbe fermarsi l’autobus, mentre una madre col passeggino fa parkour per scendere;
  • il motorino in contromano (angolo tra piazza Vittoria e via della Ceranaia, casomai  il Comune di Firenze stesse leggendo) che se glielo fai notare ti manda anche a quel paese, con entusiasmo
  • i maranza che trasformano la piazza in un campetto abusivo, insultandosi a vicenda come se fossero alla finale di un mondiale, pallonate incluse
  • liceali che svapano allegramente in gruppo, e tu che passi lì in mezzo senza aver ordinato un enfisema per cena.

Io nel frattempo dovrei insegnare a mia figlia che la violenza non porta a niente, che è meglio essere gentili che essere cafoni e che il rispetto della res publica è l’unica cosa che può farci evolvere come persone che fanno parte di una società.

Io ci provo a contare fino a 100, a inspirare ed espirare.

Io ci provo a costruirlo, questo mondo migliore, pezzetto per pezzetto…ma ehi! Che fatica!

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