L’arte di Arne Quinze arricchisce il percorso di OCA

Se siete amanti della natura e dell’arte, OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture, sull’Appennino Pistoiese, è lo spazio giusto per voi. Con un percorso totalmente immerso nel paesaggio che lo circonda, in continuo dialogo con installazioni di artisti internazionali e uno spazio espositivo, dedicato a mostre d’arte e fotografia.

Per la nuova stagione, che durerà fino al 1 novembre, OCA ha scelto di arricchire la sua offerta con le opere dell’artista belga Arne Quinze, che si definisce un artista -giardiniere, nel senso che invita lo spettatore a coltivare la consapevolezza, la cura e la responsabilità verso i sistemi naturali che ci sostengono. L’a mostra’esposizione si divide in due luoghi. La mostra I’m a Gardener, allestita nello spazio espositivo di OCA (l’odore appena entrati vi colpirà perché lo spazio era un’ex stalla) si snoda attraverso otto grandi dipinti a olio. Per Quinze, la figura del giardiniere non è una metafora ma una realtà concreta e vissuta. Quinze riconosce che, pur dipendendo dalla natura per la propria sopravvivenza, gli esseri umani si sono progressivamente posti al di sopra di essa. Il lavoro di Quinze afferma così l’urgenza di reimparare a guardare, a inginocchiarsi e ascoltare

Essere giardinieri non significa solo coltivare piante, ma coltivare consapevolezza, cura e responsabilità verso i sistemi viventi che ci sostengono“.

Inoltrandosi nel percorso naturalistisco – e dopo una bella pettata, quindi se non amate il cardio o vi fa male un’anca, ve lo sconsiglio – si arriva all’installazione Ceramorphia. Già presentata alla Biennale di Venezia 2024, si presenta come una scultura monumentale capace di evocare una natura “altra”, trasformata attraverso lo sguardo e l’azione dell’uomo, che invita a riflettere sulla condizione contemporanea: mai come oggi l’essere umano incide sui sistemi naturali, e mai come oggi ne appare così distante.

OCA Oasy Contemporary Art and Architecture © Mattia Marasco

Il sentiero di OCA

OCA offre un’esperienza immersiva nel cuore dell’ Appennino pistoiese con un percorso ad anello ricco di opere e installazioni. Il cammino tra boschi e radure offre l’incontro con opere che dialogano con il paesaggio in modi differenti. Il Dynamo Pavilion di Kengo Kuma si insinua tra le piante come una folata di vento, mentre Nella terra il cielo di Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi intreccia poesia e architettura, in una riflessione su mito e memoria. Più avanti, Fratelli Tutti di Matteo Thun invita alla contemplazione tramite monoliti in pietra locale disposti in forma circolare, simbolo di unità e ciclicità della vita. Erosions di Quayola, composta da blocchi di pietra lavica lavorati da algoritmi generativi, mette in luce la tensione tra forza naturale e intervento tecnologico, mentre Self-regulation di Alejandro Aravena trasforma una struttura preesistente in un invito a ripensare le modalità dell’abitare. Completano il percorso Home of the World di David Svensson e la colorata Plastic Bags di Pascale Marthine Tayou, ormai parte integrante della collezione permanente.

Il percorso, nato sotto la guida artistica di Emanuele Montibeller, risponde alla domanda “Come abiteremo il mondo?” e si declina in molti aspetti: urbanistici, filosofici, culturali, ambientali. Per le risposte, bisogna visitarlo.

Informazioni: dal giovedì alla domenica, ore 10 – 18. Per il solo mese d’agosto la visita si potrà fare anche il mercoledì, sempre nel solito orario. L’ingresso alla mostra è gratuito, mentre il percorso guidato nel parco ha un costo di 20,00 € (gratuito per i bambini fino ai 10 anni) e si può effettuare solo su prenotazione, agli orari consultabili sul sito web: www.oasycontemporaryart.com.

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