L’universo a colori di “Keith Haring”, a Palazzo Blu di Pisa

Cosa definisce un artista se non il suo testamento creativo?

Appena due giorni prima di morire, troppo debole anche per parlare, prende un pennarello e tenta ripetutamente di disegnare qualcosa, poi finalmente ci riesce: è un bambino radiante. Un neonato che sprigiona energia infinita ricevuta dall’universo; che gattona incessantemente, senza fermarsi mai, verso ogni dove, sfidando ogni pericolo. È l’immagine iconica che lega indissolubilmente l’opera al suo ideatore, Keith Haring, l’artista statunitense, universalmente riconosciuto tra i padri della street-art, al quale Palazzo Blu a Pisa dedica una retrospettiva, fino al 17 aprile 2022.

La mostra presenta per la prima volta in Europa oltre 170 opere, provenienti dalla Nakamura Keith Haring Collection, che si trova nel museo dedicato all’artista, in Giappone e ripercorre l’intera carriera artistica di Haring e l’ampia gamma di tecniche espressive da lui indagate – pittura, disegno, scultura, video, murales, arte pubblica e commerciale – iniziando dai disegni in metropolitana, Subway Drawings, 1981-1983 (gesso bianco/carta/pannelli di legno) che restano tra i suoi lavori più noti e acclamati, fino al portfolio serigrafico dal titolo The Bluprint Drawings, la sua ultima serie su carta che riproduce pure narrazioni visive nate nel 1981, pubblicata nel 1990, un mese prima della sua morte.  

Fu proprio a Pisa che Keith Haring, soggiornò nel 1989, per dipingere su una parete del convento di S. Antonio, il celeberrimo murale ‘Tuttomondo”, monumentale dipinto che occupa una superficie di 180 metri quadri e che negli anni, è divenuto una delle grandi attrazioni della città di Pisa, custode di una delle ultime grandi opere pubbliche dell’artista, visitata ogni anno da migliaia di turisti e appassionati.

Il progetto nacque da un incontro casuale tra l’artista e il giovane studente Piergiorgio Castellani avvenuto a New York nel 1987. Castellani propose ad Haring di realizzare qualcosa di grande in Italia e l’artista accettò, fu così che prese forma il “Keith Haring Italian Project”. 

I lavori vivaci di Haring sono familiari e noti anche a chi non conosce la sua breve parabola artistica perché i suoi omini stilizzati e in movimento, i suoi cuori, i suoi cani e i suoi segni in generale fanno parte del bagaglio di immagini pubbliche e non solo, in tutto il mondo, e sono proprio queste ad averlo reso un simbolo della cultura e dell’arte pop degli anni Ottanta. Spesso si pensa alle sue opere come leggere, ma in realtà Haring si è sempre impegnato a sensibilizzare il pubblico su temi quali l’energia nucleare, gli aspetti negativi dell’era tecnologica, la salvaguardia dell’ambiente, il razzismo dilagante, l’uso delle droghe e la prevenzione contro l’AIDS. Sin dall’inizio della sua carriera Haring trova il modo di fondere ciò che è inequivocabilmente riconosciuto come arte con la vita di tutti i giorni. 

Torniamo dunque alla domanda iniziale: cosa definisce un artista se non il suo lascito al pubblico? Anche dopo la morte di Haring, nel corso degli anni Novanta fino al caos dei nostri giorni, il bambino radiante continua a trasmettere il suo messaggio di gioia e la sua arte rimane immortale.

Info: biglietto intero 12€; ridotto 10€. Sito web: Palazzo Blu

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