Pausa aperitivo. Da RAARO la mixology esce dal centro e gioca fuori schema

Se volete bere qualcosa in zona Campo di Marte, lontani dai soliti radar turistici e centro-centrici, c’è un indirizzo che dovreste segnarvi: RAARO Sips & Bites, in piazza Nobili, dove ci si può fermare per fare un aperitivo o una bevuta dopo cena.

RAARO nasce dall’idea di Claudio Mariottini e già dal nome – con quella doppia “A” un po’ ostentata – dichiara la sua intenzione: essere fuori dagli schemi. A timonare il bar con la sua proposta di mixology “contemporaara” c’è la bar-manager Ginevra Gabbrielli, accompagnata dal bartender Mattia Vercelli.

La nuova drink list primavera-estate 2026, si compone di 8 signature cocktail, ognuno con una personalità diversa, che esplora contrasti di sapidità, acidità e amarezze. Partiamo con i più leggeri, si fa per dire. Troviamo il Berry Bite: fruttato, agrumato e rinfrescante, a base Rum con shrub alla fragola e vino; Banana Express: intenso, morbido e vellutato con una base bourbon, e poi banana e caffè reso unico dal milk washing alla mandorla. The Way: fresco, balsamico e secco, un’esplorazione tra tequila, tamarindo e shiso. Saliamo di l’intensità con Soul & Butter: corposo, sapido e fresco, un drink che gioca sulla rotondità del burro salato, la sapidità del pecorino e la complessità della riduzione di Yerbito passando per Cachaça, Vemouth e mela acidificata. Three Sips: è il loro Martini “scomposto”: salicornia, limone, olio evo e ‘nduja, tre layer diversi di leggere un classico. E poi Capperoni, decisamente amaricante, fruttato e salato, base vodka con note di ananas grigliato e cappero. Chiudono il giro Chiudono il giro: Pine Tide, più tropicale ma speziato con rum, ananas, pepe rosa e cocco e Hot Fumé, piccante, vegetale e intenso, con Mezcal infuso al pomodoro secco, cordiale al jalapeno e aneto.

Filosofia zero-sprechi

La filosofia del locale è semplice: unire alla mixology contemporanea anche una tecnica zero-waste dove ogni scarto della preparazione viene trasformato in una garnish edibile che completa il drink, creando un’esperienza sensoriale a ciclo chiuso. “La tecnica per noi è uno strumento di sorpresa, mai fine a sè stessa. Per questa drink list abbiamo lavorato intensamente sulla manipolazione della materia prima: dal recupero degli scarti per le garnish alla ricerca di ingredienti insoliti e a lunghe lavorazioni. Il nostro obiettivo è creare un dialogo costante con l’ospite.” — Ginevra Gabbrielli, Bar Manager.

Ginevra Gabbrielli © Raaro Sips and Bites

Se avete fame

Oltre alla classica mandorla tostata e leggermente salata che accompagna piacevolmente ogni cocktail, la proposta gastronomica, curata dallo Chef Arturo Dori, si apre con le iconiche Duchesse, sfiziosi bocconcini proposti in tante varianti come quella con crema al tartufo bianco o il baccalà mantecato fatto in casa. Se volete qualcosa di più classico ma comunque di carattere optate per i gourmet toast: il Toast Classico si distingue per la spalla cotta grigliata friulana e senape di Digione, mentre il Toast Amalfi abbina lo stracchino, i piselli e limone confit a cui si aggiunge un immancabile Club Sandwich con filetto di tacchino affumicato e aromatizzato al miele, pomodoro confit, lattuga, bacon arrostito e maionese alla senape di Djion.

Per chi preferisce qualcosa di alcol-free

Per chi come me, non sempre ha voglia di bere alcol o magari in quel momento non può, la lista dei mocktail è ben fornita. Io ho provato un gustosissimo Pineapple fizz, con memento green, limone, caramello e soda, fruttato e fresco ma non banale, sicuramente lontano da quegli sciroppi dolci che ti propinano quando non sanno fare preparazioni non alcoliche.

Info: piazza Leopoldo Nobili, 15.

Mangiare giapponese a Firenze

Se pensiamo alla cucina giapponese, ci viene subito in mente il sushi. Bacchettata sulle dita: sbagliato!

La strada che conduce al Paese del Sol Levante non è lastricata solo di sashimi, nigiri e uromaki ma comprende una serie di piatti tradizionali da scoprire e approfondire in varie versioni. Firenze è piena di ristoranti che non fanno solo sushi. Questa selezione – lontana dalle formule all-you-can eat (che comunque non disdegno laddove c’è qualità) raccoglie varie tipologie di cucina giapponese. Partiamo!

BENTŌ fatti a MODO 

Il primo indirizzo che voglio segnalarvi è BENTŌ fatti a MODO. Il bentō è l’equivalente della schiscetta italiana, un pasto equilibrato che di solito le persone preparano la mattina e portano a lavoro per mangiarlo in pausa pranzo oppure all’aperto, magari in un parco, o durante un viaggio in treno (eki ben). A Firenze la magia del bentō bar nasce da un’idea della libreria Todo Modo, come un’ originale soluzione di asporto in tempi di chiusure generali (vedi lockdown) che ha poi trovato una sede definitiva presso la Manifattura Tabacchi, dove li potrete trovare tutti i giorni. Tra i vapori e gli odori della mini-cucina c’è Hiroko Kawamoto. Le varianti sono infinite. C’è quello di carne Soboro, quello di pesce Onighiri, la variante nippo-toscana, quello vegetariano Mabò-tofu. Più recentemente dalla cucina propongono PIATTINI, piccoli piatti da condividere cucinati dallo chef Ryo che propone una selezione ispirata alla tradizione giapponese, con tocchi contemporanei. La bottega, di un minimalismo ben studiato, con 55 mq di scaffali in legno, pareti di carta di riso, un grande bancone e tavolini all’aperto, vende anche libri e oggettistica giapponese. Non manca la selezione di vini, birre giapponesi e ovviamente sakè. Info: Manifattura Tabacchi, via delle Cascine, 33.

Ie Ie da Toshi 

A due passi dal Duomo, in zona S. Ambrogio troviamo un posticino intimo e autentico con circa 25 coperti. Siamo da IeIe da Toshi, nel regno di Toshifumi Mitsubiki. Dopo anni di esperienza alla trattoria Accadì ha aperto un locale che fa convivere senza litigi la tradizione giapponese con quella toscana. Tutto si traduce nel “Lampredotto don” la fusione tra kaisen e lampredotto. Oltre a questo ben riuscito esperimento, sul menù anche i classici sashimi (di salmone, tonno, orata o branzino), nigiri, futomaki. Super consigliata da me è la frittata di Osaka, a base di uova, farina, cavolo cappuccio e carne, pesce o verdure, condita con salsine e maionese. Riguardo al locale, l’ambiente è talmente casalingo che ci si apparecchia da soli. Info: Borgo Pinti 25/R – tel. 338 765 3069. Foto di Matteo Rovella per 2Night Firenze.

Banki Ramen 

Durante il giorno è uno dei bar storici più famosi e conosciuti di Firenze, il Bar Galli, ma appena inizia il turno della cena si trasforma nel ritrovo perfetto per i veri amanti della cultura nipponica e della loro cucina. Banki Ramen è un punto di riferimento dal 2004, da quando alla passione delle famiglie Antoni, Selciarini e Boncompagni si è unita l’intraprendenza di tre giovani ragazzi giapponesi. Se andate lì dovete chiaramente ordinare il Ramen, spaghetti all’uovo serviti con brodo di carne, piatto classico della cucina popolare giapponese. Ci sono un sacco di varianti, dallo Shoyu Ramen, a base di salsa di soia dal sapore leggero e delizioso al noodle in brodo Tsuke-Men. Caratteristica estremamente particolare della ricetta, il netto contrasto tra il sapore freddo dei noodle ed il calore della zuppa con la quale vengono serviti. E quando le temperature salgono? Ci sono le varianti più fresche ovvero il “ramen estivo” e il “ramen estivo gomamiso”,  per dei piatti sostanziosi ma, allo stesso tempo rinfrescanti. Come a New York, non si prenota ma ci si mette fuori e si fa la fila. Info: via dei Banchi, 14R, tel. 055 213776 – info@bankiramen.it

Trattoria La Tana 

A metà tra Porta al Prato e Santa Maria Novella troviamo Trattoria La Tana, una cucina casalinga tipica giapponese che offre solo piatti tradizionali della zona di Nagoya, in particolare di Aichi, città natale dello chef Tanaka. Ad accogliervi ci saranno lui (in cucina) e sua moglie Keiko (in sala), coppia nella vita e nel lavoro. A pranzo, per un pasto veloce si può optare per il menù fisso giapponese a 12€ (antipasto, riso bianco e zuppa di miso) ma non mancano i grandi classici come i ravioli gyoza. Tra le specialità si possono assaggiare il karaage (pollo fritto marinato in salsa di soia e zenzero), il Tebasaki (alette di pollo marinate) e i Kishimen, una versione piatta e sottile di noodles udon simili alle fettuccine. E tra i dolci, l’Uirō-Mochi, il tiramisù al tè macha e la cheese-cake al miso. Ulteriore dose di dolcezza con il budino di latte di soia con azuki e caramello di zucchero nero. Il tutto accompagnato da sake e birre tipiche della cultura nipponica. Info: via Palazzuolo 156R, tel. 055 0517127

EN cucina casalinga giapponese

Immaginate di essere in una trattoria ma invece della bistecca alla fiorentina si può assaggiare la cotoletta Tonkatsu (di maiale, impanata e fritta) invece dei crostini con i fegatini ci sono gli okonomiyaki e al posto della ribollita un bel gyūdon. Non vi siete sbagliati, siamo da EN in piazza Ghiberti, nel quartiere di S. Ambrogio, dove le premesse sono quelle di offrire una cucina casalinga giapponese. 20 coperti, 15 ricette, 12 sake tra cui scegliere e un’ accoglienza 100% Izakaya! Info: piazza Ghiberti, 26 – Tel. 392 363 8449. Foto di Matteo Rovella per 2Night Firenze.

Hibiki-àn, trattoria giapponese 

Sempre a due passi dal centro ma più defilata, in piazza Donatello, troviamo Hibiki-àn, altra trattoria tipica giapponese gestita anche in questo caso da due coniugi: Taka e Kiyoe Kono che, una volta rilevato il negozio di alimentari decidono di proporre una cucina giapponese abbinata a pasti italiani (a pranzo) e con preparazioni unicamente giapponesi la sera. Il locale si presenta con un’impostazione del passato, all’ingresso il banco frigo della gastronomia e avanzando, in quello che era il retrobottega, c’è la sala per sedersi e consumare. Dalla mia esperienza, davvero imperdibili sono le Takoyaki (polpette dorate di polpo guarnite con salsa hibiki, maionese, alga nori e fiocchi di katsuobuski) e il Ramen hibiki, il ramen della casa, calduccio e abbondante. Info: piazzale Donatello 4r, tel 055243761, chiuso la domenica.

Mic Ramen

Per chi è appassionato di anime e manga o per chi vuole provare una cosa diversa, il posto giusto è Mic Ramen, un brand nato in Friuli con ben due sedi a Firenze (una in viale Giannotti e una in via Pratese). L’ambiente con luci soffuse e studiato a tavolino per dare l’impressione di essere tra le strade di Tokyo – è colorato da personaggi fantastici come Dragonball e Naruto. Il menù è abbastanza trasversale: si passa dalle proposte da condividere, come i bao (al maiale o vegetariani, gli onigiri al pollo piccante, i tatoyaki di polpo e i gyoza; fino al classico ramen, declinato in più varianti: maiale, pollo fritto, al miso piccante o vegetariano. Info: viale Giannotti, 16; via Pratese, 126. Prenotazioni qui.

Cuore Firenze

Sapete cos’è l’omotenashi? È la cultura dell’ospitalità nipponica, che significa donare il cuore, cercare di offrire il miglior servizio al cliente, mantenendo la massima cura nei dettagli, quasi fino ad anticiparne le esigenze e a superarne le aspettative.Ne hanno fatto un mantra da Il Cuore, il ristorante giapponese in Oltrarno, nato dall’idea dello chef di Tokyo Minato Takayama. L’ accoglienza è in kimono, e sempre in abiti tradizionali lo staff accompagna i commensali durante tutto il percorso gastronomico. Nel viaggio verso i sapori della cucina tipica giapponese, troviamo una selezione di pochi piatti ma molto curati, tra cui: il maiale cotto in agrodolce o il misto di tempura; le classiche zuppe di miso; la loro insalata “il cuore”, misto di verdure e pesce crudo con dressing tradizionale giapponese; ma anche una selezione di sushi e sashimi. Tra i dolci un gelato di tè verde matcha. Si può anche optare per il menù degustazione, che come suggerisce la filosofia Kaiseki (con tante piccole portate) permette di scoprire i dettagli con lentezza, senza fretta di conoscere il finale. Il ristorante è anche saketeca dove si possono sorseggiare sakè mentre si assaggiano i piatti della tradizione giapponese. Info: via Romana 123,r – Tel. 055 220156.

Firenze Decò, un viaggio nelle atmosfere degli anni Venti

Un viaggio indietro nel tempo, tra le ricercate atmosfere dei roaring twenties viste dalla prospettiva del capoluogo fiorentino. Si chiama “Firenze Déco. Atmosfere degli anni Venti”, la nuova mostra in programma a Palazzo Medici Riccardi che racconta un decennio di straordinario fermento creativo, che vide Firenze protagonista. Ceramiche, arredi, gioielli, tessuti, abiti, manifesti pubblicitari e non solo ricostruiscono il clima culturale degli anni Venti, mettendo in dialogo artisti e manifatture che seppero rinnovare la tradizione con uno sguardo aperto alle avanguardie e al gusto internazionale.

Dal contributo di Gio Ponti per Richard-Ginori alle ceramiche di Galileo Chini, dalle creazioni di Thayaht ai gioielli ricercati dall’alta società internazionale, dagli albori della produzione fiorentina di Salvatore Ferragamo e di Gucci, passando per le sete tanto apprezzate da D’Annunzio fino agli accattivanti manifesti pubblicitari.

Photo credits Firenze Deco. Atmosfere degli anni Venti – Nicola Neri

Il percorso espositivo si articola in varie sezioni. La prima esplora i rapporti tra Firenze e Parigi e il tema della Commedia dell’Arte, molto diffuso nel Déco, insieme alla produzione ceramica – in particolare Richard-Ginori con Gio Ponti – e alle manifatture fiorentine che rinnovano la tradizione. La seconda è dedicata alle Biennali di Monza e alla pubblicità, dove emerge l’influenza del Futurismo e il ruolo crescente della grafica negli anni Venti. La terza affronta moda e artigianato, con protagonisti come Ferragamo, Gucci e Thayaht, simboli di una produzione fiorentina proiettata a livello internazionale.

La mostra è visitabile fino al 25 agosto.

Photo credits Firenze Deco. Atmosfere degli anni Venti – Nicola Neri

Bagasseria: un nuovo spazio d’arte in città

Nel cuore di Sant’Ambrogio, uno dei pochi quartieri (rimasti) più autentici e vitali di Firenze, ha aperto Bagasseria, il nuovo studio d’arte e spazio espositivo ideato dal pittore fiorentino Samuele Alfani. A pochi passi dallo storico mercato rionale – siamo in via dell’Agnolo 25/r – questo nuovo progetto si inserisce nel tessuto cittadino con una visione dichiaratamente fuori dagli schemi.

Non solo un atelier, né semplicemente una galleria: Bagasseria è uno spazio ibrido e in continua trasformazione, pensato per favorire il dialogo tra artisti e pubblico. Alla base c’è l’idea di un luogo aperto, accessibile e inclusivo, dove la fruizione dell’arte non sia filtrata da dinamiche elitarie o da logiche di mercato, ma possa avvenire in modo diretto, spontaneo e partecipato.

Uno spazio duplice e condiviso con l’ambizione – per usare le parole dell’artista Samuele Alfani: “di favorire un’arte  che  non sia retorica, o prodotto finito e consolatorio per un pubblico programmato a reagire a stimoli già codificati, bensì un’arte imprevedibile e mai del tutto definita, frutto anche di un’energia reale e collettiva che la possa mettere in dubbio, facendole scavalcare la sua comfort zone elitaria”.

Non a caso, il nome stesso è una dichiarazione d’intenti. “Bagasseria”, termine di origine catalana che significa “casa di prostituzione”, viene qui riappropriato in chiave provocatoria per criticare le dinamiche di sfruttamento e spettacolarizzazione che spesso attraversano il sistema dell’arte contemporanea. Un gesto simbolico forte, che invita a ripensare il rapporto tra artista, opera e mercato.

Accanto alla funzione di studio, lo spazio si apre anche alla collaborazione con altri artisti, curatori e realtà indipendenti, configurandosi come una piattaforma condivisa. In questa direzione si inserisce la mostra “Bau Bau Baby”, attualmente visitabile su appuntamento fino al 17 maggio, che rappresenta il primo esempio concreto di questa vocazione collettiva.

Curata da Luigi Presicce e Anna Capolupo, con testi di Francesco Lauretta e della stessa Capolupo, “Bau Bau Baby” è un progetto corale che coinvolge numerosi artisti e nasce come omaggio ad Aurora, detta Pippi. Più che una semplice esposizione, la mostra si configura come un’esperienza emotiva e partecipativa, capace di intrecciare memoria, affetto e ricerca artistica. Come sottolinea Lauretta, per avvicinarsi a un’operazione di questo tipo “bisogna essere empatici e malinconici”.

Su Samuele Alfani

Fiorentino di nascita, si trasferisce giovanissimo in Spagna dove studia fotografia, regia e pittura. Rientrato in Italia, si dedica alla regia, realizzando due cortometraggi. Dal 2020 si concentra sulla pittura, realizzando tre personali a Firenze: Isolé, Kerigma, Agape.  Nel 2024 il suo quadro “Preda per rimedio dell’anima”, sulla tematica della violenza di genere, è finalista all’Art Laguna Prize di Venezia. Nel 2025 partecipa a “Kosmos”, XXI edizione della fiera Paratissima di Torino. Dal 2025 collabora con la Galerie10 di Saint Moritz. Continuativa è la sua attività di realizzazione di video. IG: https://www.instagram.com/samuele_alfani/

Info e contatti: bagasseria@gmail.com – IG: https://www.instagram.com/bagasseria/

I migliori brunch da provare a Firenze

Dolce o salato? Tardi o presto? Il brunch è l’arte del compromesso tradotta in burro e marmellata servita con una bella spremuta d’arancia, obbligatori litri di caffè e dettagli salati. La consolazione per gli indecisi, la soluzione per rivedersi nel fine settimana e…perché no? anche l’occasione di scoprire nuovi #Instagramspots.

Fare un brunch a Firenze è un’impresa impossibile? Giammai. In questa mini guida, vi porto alla scoperta di posti selezionati che meritano di essere provati almeno una volta. Questa ricerca è frutto di sopralluoghi a locali testati per anni, che non mi ha esentata da un accumulo di calorie (precisamente sulla fascia addominale) ma anche tanta goduria gustativa. Cosa non si fa per lavoro, eh? Senza indugi, tra nuovi indirizzi e vecchie riconferme, partiamo!

Shake Café

Il primo posto che mi sento di consigliare all’interno di questo viaggio alla scoperta dei brunch fiorentini è sicuramente Shake Café.  L’idea nasce da Cristiano e Fanny, coppia sia nella vita che sul lavoro, che decidono di aprire il primo locale nel 2013. Hanno varie sedi disseminate un po’ ovunque in città (via del Corso, 28; via degli Avelli, 2r; via dei Neri 56; via Cavour 67r; e la loro recente apertura in Manifattura Tabacchi). La loro idea è sempre stata quella di offrire cibi freschi e salutari in modo accessibile e sostenibile. L’ambiente è informale, ci si può incontrare per lavorare, studiare o soltanto godersi un caffè (quello con caramello è top!). Sempre attenti agli ingredienti biologici e con un twist vegano, Shake Cafè è il posto ideale per un brunch semplice e gustoso che sa anche coniugare bene il rapporto qualità/prezzo. Gli imperdibili secondo me: il Classic English brunch (con uova a scelta, fagioli al pomodoro, salsiccia, bacon e toast con burro e marmellata) e la Farm omelette (frittata servita con verdure di stagione e patate arrosto). Consiglio la location della Manifattura soprattutto perché è kids friendly! Dai 13€ in su. 📍via Camillo Cavour, 67/69r.

Ditta Artigianale

Nella proposta di Ditta Artigianale (di cui vi avevo già parlato qui) i sapori tipicamente toscani sono accostati ai classici internazionali. L’offerta per il brunch è ricca e variegata: dai pancakes alle uova strapazzate, fino ai croque monsieur ++che io amo follemente++ passando per bagel farciti e i Club Sandwich con incursioni stagionali. Con 5 locali all’attivo a Firenze, Ditta Artigianale non è soltanto una caffetteria, bensì un progetto di caffetterie specialty italiana, ovvero dedicate a caffè di particolare pregio gustativo. Soprattutto nel locale vicino a S. Ambrogio (meritano una visita anche gli altri, in ordine cronologico di apertura via de Neri, via dello Sprone, lungarno Soderini e il nuovissimo in piazza Ferrucci) le linee pulite, i colori neutri e anche il verde grazie all’affaccio sul giardino interno, vanno a braccetto con l’esplosione di colori proposta sul menù. Gli imperdibili secondo me, come da foto: Smashed avocado toast e Pastrami Bagel. Prezzo: 17€. 📍via Giosuè Carducci, 2/4r.

Bulli & Balene

Un’ottima soluzione qualità/prezzo e in perfetto equilibrio tra dolce, salato e sfizioso a mio parere, si posiziona alto in classifica il brunch di Bulli & Balene, il bistrot con sede all’interno di Manifattura Tabacchi (ma hanno anche un altro locale in piazza della Passera). Lo stile è industriale ed è frequentato da hipster, famiglie, hipster con famiglie. Di base, la loro proposta culinaria parte da una rivisitazione del bacaro veneziano, con spritz, cicchetti e tramezzini, accostati alla tradizione toscana. Avendoli provati in diverse occasioni, mi sento di consigliare il loro brunch al 100% – che si compone di 2 assaggi dello chef salati, 2 assaggi dello chef dolci, un main e un caffè americano. il servizio è molto attento a chi ha bambini. Il tutto a 25€. 📍via delle Cascine, 33.

La Ménagère

Può un luogo magico per gli occhi diventare ancora più scenografico? Ebbene sì. Nonostante il mio amore per la versione precedente, La Ménagère, dopo il restyling curato dall’architetto Claudio Nardi è letteralmente rifiorita. A testimoniarlo, un’intera parete di rose che incornicia i tavolini sull’esterno, l’affaccio su via de’ Ginori con la tendina blu che fa subito regard parisien e la consueta attenzione per la cucina – che mescola l’innovazione alla semplicità – confermano questo locale un “luogo dei luoghi” dall’anima glocal. Non solo ristorante ma anche cocktail bar (fanno un Americano pazzesco!) punto di incontro per lavoro, acquisti curiosi, o semplice relax. Se venite a Firenze per la prima volta è una tappa obbligatoria. Se invece volete concedervi uno sfizio goloso nel weekend, ogni sabato e domenica optate per il brunch: caffè, spremuta, pancake, uovo poche con pane integrale tostato, hummus di ceci, avocado e spinaci, e un dolce della vetrina (anche se io li prenderei tutti!) al costo totale di 25€. 📍via de’ Ginori, 8/r.

Wild Buns Bakery

Un posto che di recente ha scalato le classifiche del mio cuore è Wilde Buns Bakery, la creatura del fornaio estone Robert Marrandi che aveva prima aperto un piccolo takeaway in San Frediano, poi si è ingrandito e ha realizzato un brunch cafè più grande in via Giusti. Qui fai quel tipo di brunch che riesce a mettere d’accordo chi vuole fare il sofisticato e chi in realtà vorrebbe solo mangiare qualcosa di molto buono, senza troppe spiegazioni. Si passa dai panini con pane a lievitazione naturale con salmone affumicato o uova strapazzate ai french toast con caramello salato, fino ai wrap e ai piatti da colazione più sostanziosi. Nel mezzo, inevitabilmente, finiscono anche i bun – cannella, cardamomo, pistacchio, cioccolato – perché è difficile ignorarli mentre li vedi lì, dietro al bancone che ti chiamano: “mangiami, mangiami“. Il risultato è un brunch che parte con l’idea di essere leggero e finisce con la consapevolezza che ci ritornerai nonostante la coda. 📍via Giusti 2/r

Alassio c/o The Hoxton

Nel ristorante dell’Hoxton ho trovato una bella dimensione che strizza l’occhio a famiglie con bambini piccoli. Tutte le domeniche dalle 11.30 alle 15, con i pargoli intrattenuti dalle fatine dell’intrattenimento, i grandi possono dedicarsi al cibo. Il menù propone una selezione di piatti ispirati al classico pranzo della domenica, con opzioni che spaziano dal brunch tradizionale – come uova alla Royale, pancakes e lobster roll (delizioso!) fino a piatti come crudi di pesce, trofie al pesto e fritto misto. C’è anche un’opzione menù bambini. Ci sono stata varie volte, servizio cordiale e attento. Consigliatissimo per chi ha bimbi piccoli e poche idee su come intrattenerli a tavola…! 📍via San Gallo, 97

Le Vespe Cafè

Nello storico quartiere di Santa Croce c’è un localino dall’atmosfera rilassata e amichevole. È Le Vespe Cafè: nato nel 2013 dall’unione di due amici, un fiorentino e un canadese, che offrono delizioso cibo di ispirazione canadese. Non solo nel weekend, ma anche durante la settimana troverete pancake, french toast, uova alla benedict e qualche incursione messicana. Una delle loro frasi cult è: “Non puoi comprare la felicità. Ma puoi comprare un burrito, che ci si avvicina parecchio!” e come dargli torto…L’imperdibile secondo me: The King (due uova, bacon, salsiccia, patate fatte in casa e pancake serviti rigorosamente con litri di sciroppo d’acero). Accettano prenotazioni solo nei giorni feriali e sono chiusi il martedì. Dai 13,50€ in su. 📍via Ghibellina, 76/r.

Wanda Caffè

New-entry in zona San Frediano è il locale di Enrica della Martina, che ricorderete come partecipante i Masterchef 2014. Wanda Caffè è un omaggio le ricette della nonna (Wanda) – tra piatti della tradizione e commistioni internazionali. Nel brunch della domenica (in orario 11-15) si possono assaggiare i pancake con sciroppo d’acero o quelli al farro con banane, questi ultimi anche in versione gluten e lactose free, yogurt bowl con granola e frutta fresca, e l’avocado toast, con aggiunta di salmone, prosciutto di Praga o uovo pochè a scelta. E di nuovo, club sandwich, con pollo cotto a bassa temperatura e marinato alla senape, e smash burger, con un hamburger studiato nel dettaglio per trovare il perfetto mix e una salsa nata da una ricetta di Enrica. 📍via Pisana 12/14r – Tel. 055 0161009.

Amblé

Da Amblé, il piccolo locale nella nascosta Piazzetta dei Del Bene, 7/A – che da anni accosta il cibo salutare alla vendita di design sostenibile, sono maestri indiscussi del tramezzino – ma servono anche ottime insalate, crostoni, centrifugati e cocktails. Ecco perché per un brunch diverso si potrebbe fare tappa da loro. Gli imperdibili secondo me sono i Club Amblé, uno con prosciutto arrosto toscano, asiago, uova strapazzate, pancetta, salsa BBQ e maionese amblé accompagnato da patate al forno e la sua variante gemella vegetariana con hummus di ceci, asiago e zucchine. Sono una che nota il packaging, che dire quindi della loro carta personalizzata con i fenocotteri? Adorabile. A due passi da Ponte Vecchio, con prezzi davvero onesti e una piacevole atmosfera, stra-consigliato! Costi: dai 12€ in su. 📍Piazzetta dei Del Bene, 7/A.

Brunch Republic

New-entry del panorama fiorentino con doppi locali (uno in viale Matteotti e uno in via Pietrapiana) è Brunch Republic. Il progetto nasce da un’idea di Marco Pani, deciso a lanciarsi nell’ avventura di aprire un locale specializzato in colazioni dal sapore internazionale in Italia, patria del “cappuccio e brioche”. Non c’è buffet o prezzo fisso ma si ordina alla carta scegliendo ciò che più piace. Devo dire che per ora l’offerta mi sembra più che promettente (mi hanno mooolto incuriosito i sandwich e i bagel) con dei prezzi non esosi. Aperto con orario continuato da lunedì a giovedì dalle ore 7 alle 23, mentre venerdì dalle 7 alle 24, sabato dalle 8 alle 24 e domenica dalle 8 alle 23. Si prenota online e con grande anticipo.📍Viale Giacomo Matteotti, 30.

Angel Rooftop

Brunch sì, ma con vista. Che sia un tris di hamburger di chianina accompagnati da una salsa al tartufo o un bagel rustico con formaggio cremoso, salmone e uovo in camicia, un avocado sandwich o un piatto di calamari & tzatsiki poco importerà. La vostra attenzione sul cibo sarà marginale perché il focus sarà tutto sul panorama mozzafiato che si gode da Angel’s, il rooftop dell’Hotel Calimala, situato in pieno centro a due passi da Piazza della Repubblica. Il brunch è servito sabato e domenica dalle 12 alle 15. Il menù è alla carta e parte dai 14€ in su.📍Hotel Calimala in via Calimala, 2.

Melaleuca bistrot

In Lungarno delle Grazie, 18 spunta Melaleuca, una caffetteria/pasticceria gestita da una coppia di australiani con vista fiume. Atmosfera esterofila, un locale sommerso dalla luce e soprattutto da un odore costante di dolci appena sfornati. Il pane a lievitazione naturale, i bagel e i muffin inglesi sono tutti prodotti lì. Biscotti con caramello salato e cioccolato fondente, patate dolci fritte, pancetta affumicata fatta in casa, ciambelle…ma gli imperdibili per me sono i Cinnamon rolls, girelle alla cannella che creano letteralmente dipendenza. 📍Lungarno delle Grazie, 18.

Rooster Cafè

Il brunch è sempre una buona idea e da Rooster Cafè lo hanno capito. Ecco perché hanno deciso di servirlo non solo nel fine settimana ma tutti i giorni. Paradiso per gli espatriati, ma anche un luogo per chi abita nei dintorni, in questo locale (con due sedi: una in via Porta Rossa, 63/r e una in via Sant’ Egidio, 37/r) si può soddisfare qualsiasi tipo di voglia: che sia di bagel ripieni, pile di soffici pancake banana e caramello, di una torta alle carote o di un’insalata, loro l’avranno. E per le richieste, veg, veggie e gluten-free, basta chiedere. Gli imperdibili secondo me: Classic Benedict (2 uova in camicia, muffin inglese, bacon, salsa olandese, patate arrosto e insalata) e per dolce Grandma Style (pancake con frutta fresca di stagione, anche nella variante con gocce cioccolato e burro d’arachidi). Dal martedì alla domenica. Piatti dagli 8€ in su. *aggiornamento: l’ultima volta che ci sono stata mi hanno servito frettolosamente e non volevano farci fare conti separati. Non bene. 📍via Porta Rossa, 63/r e via Sant’ Egidio, 37/r.

Grazie per avermi seguita fin qui e alla prossima guida!

Alla Leopolda torna Testo, V edizione


Segnatevelo in agenda. Dal 27 febbraio al 1 marzo c’è la quinta edizione di TESTO [Come si diventa un libro] la creatura di Pitti Immagine dedicata all’editoria contemporanea e ai suoi protagonisti, al mondo dei libri e tutto ciò che vi ruota intorno. Il tutto si svolgerà alla Stazione Leopolda.

Tema di questa quinta edizione è ESTRO. Cinque lettere come cinque sono le edizioni della manifestazione, uno scambio di consonanti, un richiamo ad aguzzare la vista, uno scherzo leggero ma non casuale. Perché l’estro è sinonimo di creatività, di vivacità intellettuale, di irrequietezza interiore, di ispirazione improvvisa. Dal greco oîstros, “tafano”, anche col valore figurativo di “ciò che pungola”, che ci spinge a pensare. E proprio un tafano è il richiamo grafico che appare sulle copertine di TESTO 2026.

Gli ospiti? Tra gli italiani: Giuseppe Antonelli, Alessandro Baricco, Stefano Bartezzaghi, Michele Mari, Stefano Mancuso, Daria Bignardi. Non mancano le anteprime internazionali: Yasmina Reza, Arturo Pérez-Reverte, Pierre Jourde, insieme a un nutrito drappello di voci straniere — da Mircea Cărtărescu a Kader Abdolah — pronte a ricordarci che la letteratura è una faccenda seria, ma anche meravigliosamente cosmopolita. Tra le chicche: gli articoli inediti di Israel Joshua Singer e nuove avventure editoriali tutte da scoprire. E poi le celebrazioni: i centenari e gli anniversari che fanno battere il cuore ai cultori della pagina stampata. Si omaggiano, tra gli altri, Richard Yates, Colette, Jean Genet, Pier Paolo Pasolini e J. D. Salinger, a 75 anni dalla pubblicazione de Il giovane Holden negli Stati Uniti

Info e ingressi
È possibile acquistare il biglietto di accesso online oppure direttamente all’ingresso della manifestazione. Ingresso giornaliero 10€; abbonamento per 3 giorni 18€. Per prenotarsi agli eventi è necessario aver acquistato il biglietto di ingresso.

L’arte femminista di Clemen Parrocchietti

“Sono convinta che non sia possibile una completa rivoluzione sociale se prima le donne non abbiano raggiunto una vera coscienza del proprio ruolo” – Clemen Parrocchietti

Una bella news: avete tempo fino all’8 febbraio per visitare Ironia Ribelle, la mostra che Palazzo Medici Riccardi dedica a Clemen Parrocchetti, autrice del Novecento, ancora poco conosciuta, ma sorprendentemente attuale, vicina al movimento femminista italiano.

Vi consiglio di vederla con una visita guidata per non perderne la bellezza e l’efficacia del messaggio che vuole trasmettere. A cura di Marco Scotini e Stefania Rispoli, con la direzione artistica di Sergio Risaliti, il percorso riunisce oltre cento opere tra dipinti, disegni, sculture, arazzi, documenti e materiali d’archivio e restituisce la figura di un’artista anticonformista, che ha saputo unire ricerca estetica e militanza politica.

«Clemen Parrocchetti si insedia nelle stanze del palazzo per rovesciare, con profonda e festosa ironia, gli stereotipi dell’universo femminile – spiega Valentina Zucchi, responsabile scientifico del Museo di Palazzo Medici Riccardi – negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, mentre le sue coetanee protestavano in piazza, Parrocchetti esprimeva – grazie alla feconda abilità e alla cura amorosa di chi sa tessere e cucire – la creatività insita nel quotidiano, trasformando materiali tessili e oggetti da merceria in opere d’arte potenti e provocanti, che continueranno a rinnovarsi e a imporsi anche nei decenni seguenti. Parrocchetti ci invita a superare le barriere dei pregiudizi sulla donna – musa, sposa, madre, custode, angelo – e delle questioni di genere che tuttora, pur in un mutato contesto, trovano i loro significati; e lo fa nel segno dell’arte».

Autrice di un linguaggio originale, provocatorio e autentico, eppur appartenendo a una borghesia, in quegli anni di battaglie Clemen Parrocchetti scriveva “Non voglio più essere sfogliata, non voglio più che mi si strappino le ali. Le rivoglio tutte, vibranti di luci e suoni per volare”: la mostra ripercorre l’intero arco creativo dell’artista milanese, che al fianco di altre donne della sua generazione ha agito ai margini del sistema culturale ufficiale, dominato da logiche maschili e da modelli prestabiliti, sostenendo l’urgenza di un ripensamento profondo del ruolo femminile tanto nell’arte quanto nella società.

Il percorso parte da Amore e divorazione (1969), con tele che sembrano urlare, con corpi smontati, bocche in primo piano, palette acide. L’artista rompe con la pittura più cupa degli esordi e lascia che la carica del Sessantotto esploda in figure scomposte, in un dissenso carnevalesco. Si passa poi ai Trofei solari, più astratti, più luminosi, ma ancora sospesi tra gioco e ferita. È qui che, nel 1973, arriva Promemoria per un oggetto di cultura femminile: il cucito che diventa dichiarazione politica, il lavoro domestico che si emancipa dal proprio destino di invisibilità e si fa strumento di autocoscienza.

La sezione centrale pone il focus su una Parrocchetti delle mostre milanesi e pavesi degli anni Settanta, quella che maneggia aghi, siringhe, rocchetti, bambole e utensili da cucina come fossero dispositivi di contro-narrazione. La sua adesione al movimento di liberazione della donna e la contestazione si traduce in opere dove l’utilizzo di strumenti come aghi, fili, rocchetti evidenziano la condizione sottomessa della donna. A fine anni Settanta lo spazio si allarga: juta, triangoli penetrabili, installazioni come Barriere che suggeriscono passaggi e superamenti. Il corpo femminile diventa un atlante aperto, da leggere in modi nuovi.

Eco-femminismo tra diari cuciti e metafore sugli insetti.

Negli anni Ottanta e Novanta le opere si fanno più diaristiche: organza, paillettes, tulle, brandelli di memorie cucite. Sono lavori leggeri solo in apparenza; dietro la frivolezza dei materiali c’è un continuo lavoro di messa a nudo. Appare anche Io Micol, un autoritratto in cui artista e cane convivono in un sistema non gerarchico, come se il mondo potesse davvero essere ripensato da zero. Una parte che mi è molto piaciuta è racchiusa nella stanza con le vetrate. Qui le protagoniste sono pulci, blatte, pidocchi, meduse, tarme. Non come minacce, ma come metafore. Parrocchetti mette in scena un eco-femminismo intuitivo, in anticipo sui tempi: il dominio patriarcale sul corpo femminile riecheggia lo sfruttamento della natura, e viceversa. Gli insetti diventano specchi minuscoli, rivelatori di paure e potenzialità.

Palazzo Medici Riccardi offre tutti i sabati e le domeniche visite guidate che permettono di attraversare l’intera parabola dell’artista, che io consiglio vivamente di fare, anche perché uscendo dalle sale si ha una sensazione meno didattica e più vicina alle idee che l’artista voleva esprimere. Non una soluzione, non una ricetta: una possibilità. La possibilità che l’arte serva ancora a ripensare ciò che sembrava dato per scontato.

Informazioni: prenotazioni allo 055-276 0552 o info@palazzomediciriccardi.it.

Un viaggio nella Belle Époque con Toulouse-Lautrec

Avete tempo fino al 7 giugno 2026 per visitare la mostra che Arthemisia, ancora una volta al fianco del Museo degli Innocenti, dedica al pittore e illustratore Toulouse-Lautrec. 

Siamo nella Parigi di fine Ottocento. È l’epoca della spensieratezza e del progresso, dell’arte che invade i boulevard, dei caffè frequentati da pittori, scrittori e ballerine, delle prime luci elettriche e della nascita della società di massa. In questo fermento culturale nasce e si afferma Henri de Toulouse-Lautrec (1864–1901), figura unica nel panorama artistico europeo. Lautrec ha saputo catturare con sguardo ironico e profondo la vita notturna e lo spirito bohémien della Parigi di Montmartre. 

Frequentatore assiduo di locali come il Moulin Rouge, Lautrec seppe trasformare il mondo della notte – fatto di spettacoli, teatri, café-concert e figure marginali come prostitute, ballerine e chansonnier – in arte. I suoi manifesti pubblicitari, realizzati con una tecnica litografica innovativa, non solo hanno rivoluzionato il concetto di grafica promozionale, ma sono divenuti vere e proprie icone visive della Belle Époque.

Tra le opere più celebri esposte – in prestito dalla Collezione Wolfgang Krohn di Amburgo– si possono scorgere litografie a colori come Jane Avril, 1893; manifesti pubblicitari come Troupe de Mademoiselle Églantine del 1896 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893; disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali, come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini dell’aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec, alcune di queste provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Albi.

La mostra presenta anche lavori di altri grandi protagonisti della Belle Époque e dell’Art Nouveau, dove spiccano le seducenti figure femminili di Alphonse Mucha, i manifesti vivaci e coloratissimi di Jules Chéret – considerato il pioniere della pubblicità moderna – e le suggestive atmosfere di Georges de Feure. Completano il percorso le raffinate opere di Frédéric-Auguste Cazals, Paul Berthon e altri straordinari artisti che hanno saputo trasformare la grafica in arte. Un’occasione unica per immergersi nello spirito vibrante di un’epoca che ha fatto dello stile e della creatività la sua firma più riconoscibile.

A completare l’allestimento, un ricco apparato di fotografie, video e arredi d’epoca, che trasportano il visitatore in un viaggio multisensoriale nella Parigi tra il 1880 e il 1900. Un’epoca in cui arte, tecnologia, libertà espressiva e nuove forme di intrattenimento gettarono le basi del mondo moderno.

La mostra non è solo un omaggio a Toulouse-Lautrec, ma anche una finestra sulla Belle Époque, un’epoca di contrasti, di sogni e di rivoluzioni culturali. Mentre l’Europa viveva un periodo di relativa pace e progresso, Parigi diventava la capitale del piacere e dell’avanguardia, dove architettura, pittura, arredamento, scultura e musica erano invasi da rimandi alla natura, al mondo vegetale e a un’immagine nuova della figura femminile.

Info e biglietti: biglietto intero 16 euro che include la visita alla collezione permanente del Museo degli Innocenti. Per tutti gli altri prezzi fare riferimento al sito: Museo degli Innocenti.