Apriti Cinema compie 15 anni, oltre 40 titoli gratuiti in piazza Pitti

C’è chi se lo ricorda ancora in piazza Santissima Annunziata, quando bastavano le sedie, lo schermo montato tra i palazzi per trasformare una sera d’estate in un appuntamento da non perdere. Negli anni Apriti Cinema ha cambiato casa, trasferendosi prima nel cortile degli Uffizi, poi in piazza de’ Pitti, ma ha conservato la stessa idea: portare il grande cinema fuori dalla sala chiusa e farne un’esperienza da condividere.

Da lunedì 15 giugno la rassegna torna per la sua quindicesima edizione. Fino al 26 luglio, ogni sera alle 21.45, piazza de’ Pitti ospiterà oltre quaranta appuntamenti gratuiti tra classici, anteprime, ospiti e omaggi ai grandi protagonisti della storia del cinema.

Ad aprire questa edizione sarà un tributo a Marilyn Monroe, nel centenario della sua nascita. Il primo appuntamento è con “A qualcuno piace caldo”, capolavoro di Billy Wilder del 1959, preceduto da un’introduzione della docente di Cinema e Cultura visuale dell’Università di Firenze Anna Masecchia.

L’inaugurazione sarà soltanto il primo capitolo di un cartellone ricco e variegato.  Si celebrano infatti altri due centenari di personaggi che hanno segnato la storia del cinema: Carlo Rambaldi, in onore del grande genio italiano, premiato agli Oscar, creatore di effetti speciali e visivi al cinema (martedì 16 giugno non perdetevi “E.T l’extra-terrestre” di Steven Spielberg (1982) e l’omaggio al maestro italiano dei film di impegno civile, Florestano Vancini.

In cartellone, come di consueto, le proposte di film provenienti dalla scorsa stagione dei festival internazionali della 50 Giorni di Cinema a Firenze, tra cui le mini-rassegne “Lo Schermo dell’arte – Notti di mezza estate”, dedicata ai film che raccontano il rapporto tra l’arte contemporanea e il cinema; “I documentari musicali dall’archivio del Festival dei Popoli”; “Middle East Now – Summer Beats”, incentrata sulla recente produzione dai paesi mediorientali. E poi i titoli selezionati dal River to River Florence Indian Film Festival, Florence Korea Film Fest, France Odeon,  FánHuā Chinese Film Festival, Florence Queer festival,  Festival di Cinema e Donne e dal N.I.C.E Festival, in occasione dei suoi trentacinque anni di attività. 

Apriti Cinema – 2025

Ci saranno i film del Premio Fiesole ai Maestri del Cinema, riconoscimento del Comune di Fiesole con SNCCI – Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – Gruppo toscano, quest’anno conferito al regista e critico francese Olivier Assayas. 

Ancora mini-rassegne, con i film de “Le Gallerie degli Uffizi presentano”; l’ultimo appuntamento della manifestazione dedicata al contrasto della violenza maschile sulle donne, “Cambia Uomo Cambia”; “Dal libro al film – Tratto da…”, che propone film ispirati o tratti dai grandi capolavori letterari, diAgatha Christie, Carlo Collodi, Giorgio Bassani, Stephen King, del quale sarà proposto “Shining” di Stanley Kubrick, con una proiezione accessibile alle persone con disabilità visiva, in collaborazione con INCinema – festival del cinema inclusivo. 

All’interno del cartellone di Apriti Cinema, anche la cerimonia di premiazione del “Premio Carabba”, organizzato dal Lanterne Magiche (programma di educazione al linguaggio dell’immagine di Fondazione Sistema Toscana) con SNCCI.

Informazioni:  ingresso ogni sera alle 21.45. Tutte le proiezioni saranno in lingua originale con sottotitoli in italiano e l’ingresso sarà gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili.  Tutto il programma è consultabile qui. Buone visioni!

Il “Cinema nel chiostro” torna a Sant’Orsola

Per il terzo anno consecutivo l’ex convento di Sant’Orsola si prepara nuovamente ad accogliere il grande schermo. Dal 29 giugno al 6 settembre torna infatti “Cinema nel Chiostro“, la rassegna estiva dedicata al cinema d’autore che trasforma uno dei luoghi più affascinanti di Firenze in un’arena cinematografica all’aperto.

L’iniziativa è promossa da M.Arte, curata nella programmazione da Spazio Alfieri e rientra nel calendario dell’Estate Fiorentina con l’obiettivo è quello di restituire alla città uno spazio storico attraverso la cultura, in attesa della piena apertura del futuro Museo Sant’Orsola.

Un’estate tra grandi autori e nuove scoperte

La programmazione propone un viaggio nel cinema contemporaneo, alternando opere di registi affermati, esordi premiati nei principali festival internazionali e film in versione originale sottotitolata.

Tra gli appuntamenti più attesi spicca la rassegna domenicale “Metti una sera con Nanni”, dedicata a Nanni Moretti. Sul grande schermo arriveranno tre titoli fondamentali della sua filmografia: “Bianca“, “La messa è finita” e “Habemus Papam“, per ripercorrere oltre quarant’anni di uno degli autori più influenti del cinema italiano.

Il martedì sarà invece dedicato a “Le prime volte”, una selezione di opere prime che hanno conquistato pubblico e critica nei festival internazionali. Tra queste figurano “Sorry, Baby” di Eva Victor; “La mia famiglia a Taipei– Left-Handed Girl” di Shih-Ching Tsou; “Antartica – Quasi una fiaba” di Lucia Calamaro e “Nino” di Pauline Loquès.

Gli appassionati delle proiezioni in versione originale potranno contare sugli appuntamenti del giovedì, con alcuni dei titoli più attesi della stagione cinematografica internazionale. Il cartellone comprende “Hamnet” di Chloé Zhao, tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, “The Drama” con Robert Pattinson e Zendaya, il nuovo lavoro di Park Chan-wook “No Other Choice” e “I colori del tempo” di Cédric Klapisch.

Il venerdì sarà dedicato alla rassegna “Confini in transito. Visioni dal Medio Oriente”, un percorso attraverso alcune delle opere più significative del cinema mediorientale contemporaneo, tra racconti di identità, memoria, resistenza e trasformazioni sociali. Ad aprire il ciclo sarà “Persepolis” di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, pluripremiato film d’animazione tratto dall’omonima graphic novel, proposto anche come omaggio alla Satrapi, recentemente scomparsa: la proiezione sarà introdotta da un video della stessa autrice. Seguiranno “The Sea” di Shai Carmeli-Pollak, racconto di formazione ambientato nei territori palestinesi, “La torta del presidente” di Hasan Hadi, vincitore della Camera d’Or al Festival di Cannes, “Divine Comedy” dell’iraniano Ali Asgari, dedicato al tema della censura, e “Disunited Nations” di Christophe Cotteret, riflessione sulla crisi del diritto internazionale. Un ciclo che propone uno sguardo sulle cinematografie del Medio Oriente attraverso alcune delle voci più autorevoli e innovative della scena contemporanea.

“Persepolis” di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud

Spazio anche al cinema giapponese con un focus dedicato a Hirokazu Kore-eda, Palma d’Oro a Cannes con Shoplifters. La retrospettiva prenderà il via con “Maborosi”, suo film d’esordio, e proseguirà con altri lavori che hanno consacrato il regista come uno dei maggiori autori contemporanei.

Info e biglietti: con Cinema Revolution promossa dal Ministero della Cultura, i film italiani ed europei saranno proiettati al prezzo speciale di 3,50 euro. Il biglietto intero costa 8 euro, mentre il ridotto per i soci UniCoop Firenze è di 6 euro. Altre informazioni su: www.spazioalfieri.it

Torna Firenze dei bambini, l’edizione 2026 dedicata a Pinocchio

“Ma le bugie si riconoscono dal naso o dagli occhi?”

Lo scopriremo sicuramente alla fine di Firenze dei bambini, la manifestazione che animerà la città dal 22 al 24 maggio e che quest’anno dedica la sua XIII edizione a Pinocchio, al rapporto tra mezze bugie e quasi verità – e naturalmente a Carlo Collodi, nel bicentenario della nascita.

Tra musei, biblioteche, piazze e palazzi storici della città, per tre giorni, Firenze si trasformerà in un immenso paese dei Balocchi nel quale perdersi e ritrovarsi, riflettendo su quanto sia delicato pensare e agire in sincerità fra le varie tentazioni di Lucignolo, i tranelli del Gatto e della Volpe e i consigli della Fata turchina o del Grillo parlante.

La conferenza stampa mi ha già regalato uno dei momenti più memorabili della manifestazione, quando un signore tra il pubblico ha preso la parola per dire: “Grazie da parte dei nonni”. Una frase che – pronunciata così – era un misto tra una benedizione, rivendicazione sindacale e una richiesta implicita di sopravvivenza, per tre pomeriggi consecutivi con i nipoti.

Il programma alternerà spettacoli, atelier, musica, letture e attività educative, ma il filo conduttore resta sempre Collodi e il suo modo incredibilmente moderno di raccontare i bambini. Non a caso uno degli aspetti più interessanti della manifestazione è proprio l’uso di Pinocchio per affrontare temi contemporanei come la comunicazione, la fiducia e la manipolazione delle notizie.

Si parte venerdì 22 maggio dall’ospedale pediatrico Meyer, dove grazie agli artisti Riccardo Mazzei ed Edoardo Malagigi prenderà vita il grande Pinocchio destinato a diventare uno dei simboli dell’intera manifestazione.

Da sabato il festival si allargherà a tutta la città. Palazzo Vecchio sarà protagonista e nelle sue sale i bambini potranno disegnare ispirandosi ai grandi illustratori di Pinocchio, costruire avventure con pezzi di legno, partecipare a laboratori musicali. Ed è proprio qui che tornerà uno degli appuntamenti più attesi di Firenze dei Bambini: la notte al museo. I bambini più grandi potranno infatti dormire dentro Palazzo Vecchio, vivendo un’esperienza notturna tra sale storiche, racconti e attività speciali (posti limitati, prenotazione obbligatoria a partire da lunedì 18 maggio. Info sul sito). Tra le tante novità, in omaggio al giornalista Collodi, i più grandi (9/12 anni) potranno bandire ogni fake news affiancando i professionisti del mestiere e partecipando – con Corriere Fiorentino, La Nazione, La Repubblica e Il Tirreno – ai laboratori a tema, mentre la domenica potranno dare vita a nuove avventure per lo scimmiottino rosa Pipì, nato dalla fantasia di Collodi. Nella vicina sede di San Firenze, sotto la guida di un cantastorie, il sabato le famiglie potranno invece rivivere la storia del burattino grazie a un’avventurosa esplorazione curata dalla Fondazione Andrea Bocelli.

A Santa Maria Novella, tra chiostri e antichi dormitori, prenderanno forma spettacoli immersivi, atelier e installazioni dedicate a Pinocchio e agli altri personaggi creati da Collodi. Nel chiostro grande, spazio alla fantasia: false bugie e nuove verità non solo su Pinocchio (con Tri-boo), ma anche sull’acqua e sui rifiuti (grazie a Publiacqua e ad Alia). Le storie collodiane – come Minuzzolo e lo scimmiottino rosa Pipì – acquisteranno nuova voce grazie a Mario Pietramala e insieme a Libe si potranno definitivamente scacciare le tentazioni di Lucignolo. Nell’antica infermeria sarà possibile capire quanto Pinocchio sia famoso in tutto il mondo – delle sue avventure ne esistono oltre 660 edizioni – grazie alla mostra della Fondazione Carlo Collodi e ai laboratori correlati. Le Oblate, invece, saranno il regno dei libri, dei burattini e della creatività: qui si parlerà anche di fake news e verità digitali, con laboratori dedicati ai più grandi.

Palazzo Medici Riccardi ospiterà artisti, scenografi e attività dedicate al giornalismo e alla televisione, mentre all’Istituto degli Innocenti spazio a laboratori su emozioni, illustrazione, moda e teatro, dove i bambini potranno inventare scarpette colorate alla moda (grazie alla Fondazione Ferragamo). All’Istituto Geografico Militare, invece, i bambini potranno trasformarsi in piccoli esploratori, attraversare idealmente l’Italia e conquistare persino un diploma da cartografo, ma anche uno squisito gelato al famoso cioccolato militare offerto da Fabbriche toscane, licenziatari di Difesa Servizi.

Tra le novità di quest’anno c’è anche Palazzo Buontalenti, che aprirà eccezionalmente le sue porte alla manifestazione. Qui il tema delle bugie e delle verità verrà affrontato attraverso laboratori su disinformazione, ambiente e futuro del pianeta, insieme a spettacoli e attività artistiche pensate per le famiglie.

Il gran finale sarà domenica 24 maggio, nel pomeriggio in piazza della Signoria, dopo una parata con Pinocchio, la Fata Turchina e il Grillo Parlante partita da Palazzo Medici Riccardi. Tra pifferi, banda musicale e spettacoli con Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, ci sarà anche la partecipazione speciale di Paola Lorenzini, pronipote di Collodi.

Tutte le attività sono gratuite, la maggior parte non necessita di prenotazione.

www.firenzebambini.it

Piccola parentesi personale: ho da poco rivisto il film Disney Pinocchio e sono rimasta molto turbata dalla scena del Paese dei Balocchi che neanche un film di Lanthimos.

Una boutique floreale in hotel. Frida’s apre a Sina Villa Medici

Negli ultimi anni gli hotel di lusso hanno capito una cosa semplice ma decisiva: non basta più essere isole autosufficienti per turisti in cerca di comfort. La nuova tendenza è aprirsi alla città, dialogare con il territorio, diventare luoghi vissuti anche da chi quella città la abita ogni giorno. Ed è esattamente la direzione scelta da Sina Villa Medici, che continua il suo percorso di apertura a Firenze aggiungendo un nuovo tassello decisamente profumato: una boutique floreale firmata Frida’s.

Da aprile, infatti, gli spazi dell’hotel si sono trasformati in una sorta di giardino elegante dove bouquet, composizioni su misura e dettagli botanici convivono con l’atmosfera raffinata della storica struttura fiorentina. La collaborazione nasce con Frida’s, realtà italiana specializzata in floral design artistico che possiede oltre 25 boutique e laboratori in tutta Italia.

La boutique floreale sarà aperta tutti i giorni – esclusa la domenica – con orario 9.30-13 e 16-19, proponendo sia composizioni prêt-à-porter sia creazioni personalizzate realizzate al momento. Accanto ai fiori freschi trovano spazio anche i cosiddetti fiori stabilizzati, perfetti per chi ama l’estetica floreale ma non ha esattamente il pollice verde di un botanico vittoriano.

L’operazione però va oltre il semplice “negozio dentro l’hotel”. L’idea è quella di disseminare l’identità floreale negli ambienti della struttura: dalle aree comuni alle camere più esclusive, fino al ristorante. Un’estetica botanica diffusa che punta a rendere l’esperienza più immersiva e meno standardizzata. Tra le iniziative previste per gli ospiti ci sono anche i “Bloom Lab”, laboratori dedicati al mondo del floral design, oltre alla possibilità di ricevere servizi floreali direttamente in camera.

“Da sempre lavoriamo per aprire l’hotel alla città e ai fiorentini – afferma Fernando Pane, General Manager di Sina Villa Medici. Con Frida’s, aggiungiamo un tocco di naturale raffinatezza agli spazi, offrendo un’esperienza che unisce lusso, cultura e design in armonia con la nostra filosofia.”

Il risultato è un progetto che intercetta bene una trasformazione ormai evidente nell’hospitality contemporanea: gli hotel non vogliono più essere semplici luoghi di passaggio, ma spazi culturali, creativi e relazionali. E se tutto questo profuma anche di ranuncoli e rose appena recise, probabilmente l’esperienza funziona ancora meglio!

In Sant’Ambrogio torna SALE, il festival di quartiere

Ci sono festival che nascono per riempire un calendario. E poi ci sono quelli che sembrano nascere direttamente da un quartiere, dalle persone che lo attraversano ogni giorno, dalla memoria. SALE – Sant’Ambrogio in Festival appartiene decisamente alla seconda categoria.

Dal 4 al 7 giugno torna la quarta edizione del festival ideato dal Teatro del Sale e dal mondo Cibrèo, un evento diffuso che quest’anno sceglie come tema la “relazione umana” attraversata da spettacoli, workshop, musica, artigianato e incontri, ma soprattutto che racconta un’idea precisa di città: viva, condivisa e profondamente comunitaria.

Dietro SALE c’è anche una spinta molto personale. Quella di Giulio Picchi, che continua a costruire il festival come un modo per “tenere viva l’energia creativa del mio babbo”, Fabio Picchi, figura imprescindibile della cultura gastronomica fiorentina. Ma sarebbe riduttivo leggerlo soltanto come un omaggio. SALE è diventato negli anni qualcosa di più ampio: un ecosistema creativo che coinvolge il quartiere di Sant’Ambrogio e lo trasforma in un laboratorio aperto.

Perché, in fondo, piccolo è bello. Ed è proprio qui che risiede la meraviglia di Sant’Ambrogio – dice Giulio Picchi – nelle sue piccole realtà che, insieme, compongono un universo. Botteghe, librerie, scuole, laboratori, trattorie, artigiani, musicisti, associazioni. Un quartiere che continua a dimostrare come l’idea di “grande” non coincida necessariamente con quella di successo. Anzi. Qui il valore sta nella prossimità, nelle relazioni quotidiane, nella capacità di costruire comunità.

Giulio Picchi – photo credits SALE 2025 NAFC

Il programma

La serata inaugurale di giovedì 4 giugno sarà dedicata alla comunità albanese di Firenze, con una grande cena e musica dal vivo. Tavolate condivise, ricette tradizionali e un allestimento pensato per evocare atmosfere familiari e popolari, in quella che vuole essere un’esperienza immersiva di incontro culturale.

Venerdì 5 si omaggia la memoria di Fabio Picchi. Prima il teatro, poi la cena. Un cambio di format che trasforma lo spettacolo nella “prima portata” della serata. Al centro ci sarà La dispensa dell’amore, testo scritto da Tobia Pescia insieme a Giulio Picchi, ispirato agli scritti di Fabio sul tema della dispensa domestica. Ma qui la dispensa diventa metafora: non più solo il luogo dove conservare il cibo, ma uno spazio umano, emotivo, relazionale. “La dispensa siamo noi”, racconta Giulio Picchi. E forse è proprio questa una delle intuizioni più forti di SALE: considerare il cibo non come semplice consumo, ma come linguaggio sociale. Sempre venerdì, una banda di strada attraverserà Sant’Ambrogio in collaborazione con LUMEN, rafforzando ulteriormente il dialogo anche fuori dai confini del quartiere.

Sabato 6 giugno sarà la giornata più itinerante. Workshop, mercati, concerti, incontri e attività disseminate in tutto Sant’Ambrogio. Dentro il Teatro del Sale arriverà “L’Orto Volante”, mercato dedicato a produttori, coltivatori e realtà che lavorano attorno a sostenibilità e cultura alimentare. E per la prima volta ci saranno anche le creazioni culinarie in barattolo firmate Cibrèo. Fuori, invece, si moltiplicheranno le collaborazioni: dalla libreria indipendente ai laboratori di ceramica, dalla fotografia alla tessitura, fino alle performance musicali diffuse. Un mosaico di attività che sottolinea quanto Sant’Ambrogio funzioni davvero come un ecosistema creativo. Tra i concerti ci saranno anche I Ragazzi Scimmia, insieme ad altre realtà musicali del quartiere e della città. E poi la Scuola-Città Pestalozzi, presenza centrale del festival. I bambini presenteranno un progetto sviluppato insieme a Publiacqua e al Teatro del Sale, destinato a proseguire per tutto l’anno scolastico fino a SALE 2027.

Domenica 7 giugno il festival si sposterà in piazza dei Ciompi per “Sant’Ambrogio a Tavola”, la grande cena collettiva e benefica che negli anni è diventata uno dei momenti simbolo di SALE. Oltre 500 persone invitate dalle associazioni del territorio siederanno gratuitamente insieme a una lunghissima tavolata nel cuore del quartiere. Quest’anno protagoniste saranno alcune grandi trattorie toscane: I Fratelli Briganti, Da Burde, Tripperia Pollini, Molino Trattoria Moderna, Collebrunacchi e naturalmente il Cibreino. La chiusura sarà affidata alla musica: il concerto finale di Mille e il dj set di Hugolini e Biga, aperto a tutta la comunità.

Info: il programma completo in aggiornamento con i workshop è sul sito cibreo.com.

L’arte di Arne Quinze arricchisce il percorso di OCA

Se siete amanti della natura e dell’arte, OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture, sull’Appennino Pistoiese, è lo spazio giusto per voi. Con un percorso totalmente immerso nel paesaggio che lo circonda, in continuo dialogo con installazioni di artisti internazionali e uno spazio espositivo, dedicato a mostre d’arte e fotografia.

Per la nuova stagione, che durerà fino al 1 novembre, OCA ha scelto di arricchire la sua offerta con le opere dell’artista belga Arne Quinze, che si definisce un artista -giardiniere, nel senso che invita lo spettatore a coltivare la consapevolezza, la cura e la responsabilità verso i sistemi naturali che ci sostengono. L’a mostra’esposizione si divide in due luoghi. La mostra I’m a Gardener, allestita nello spazio espositivo di OCA (l’odore appena entrati vi colpirà perché lo spazio era un’ex stalla) si snoda attraverso otto grandi dipinti a olio. Per Quinze, la figura del giardiniere non è una metafora ma una realtà concreta e vissuta. Quinze riconosce che, pur dipendendo dalla natura per la propria sopravvivenza, gli esseri umani si sono progressivamente posti al di sopra di essa. Il lavoro di Quinze afferma così l’urgenza di reimparare a guardare, a inginocchiarsi e ascoltare

“Essere giardinieri non significa solo coltivare piante, ma coltivare consapevolezza, cura e responsabilità verso i sistemi viventi che ci sostengono“.

Inoltrandosi nel percorso naturalistisco – e dopo una bella pettata, quindi se non amate il cardio o vi fa male un’anca, ve lo sconsiglio – si arriva all’installazione Ceramorphia. Già presentata alla Biennale di Venezia 2024, si presenta come una scultura monumentale capace di evocare una natura “altra”, trasformata attraverso lo sguardo e l’azione dell’uomo, che invita a riflettere sulla condizione contemporanea: mai come oggi l’essere umano incide sui sistemi naturali, e mai come oggi ne appare così distante.

OCA Oasy Contemporary Art and Architecture © Mattia Marasco

Il sentiero di OCA

OCA offre un’esperienza immersiva nel cuore dell’ Appennino pistoiese con un percorso ad anello ricco di opere e installazioni. Il cammino tra boschi e radure offre l’incontro con opere che dialogano con il paesaggio in modi differenti. Il Dynamo Pavilion di Kengo Kuma si insinua tra le piante come una folata di vento, mentre Nella terra il cielo di Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi intreccia poesia e architettura, in una riflessione su mito e memoria. Più avanti, Fratelli Tutti di Matteo Thun invita alla contemplazione tramite monoliti in pietra locale disposti in forma circolare, simbolo di unità e ciclicità della vita. Erosions di Quayola, composta da blocchi di pietra lavica lavorati da algoritmi generativi, mette in luce la tensione tra forza naturale e intervento tecnologico, mentre Self-regulation di Alejandro Aravena trasforma una struttura preesistente in un invito a ripensare le modalità dell’abitare. Completano il percorso Home of the World di David Svensson e la colorata Plastic Bags di Pascale Marthine Tayou, ormai parte integrante della collezione permanente.

Il percorso, nato sotto la guida artistica di Emanuele Montibeller, risponde alla domanda “Come abiteremo il mondo?” e si declina in molti aspetti: urbanistici, filosofici, culturali, ambientali. Per le risposte, bisogna visitarlo.

Informazioni: dal giovedì alla domenica, ore 10 – 18. Per il solo mese d’agosto la visita si potrà fare anche il mercoledì, sempre nel solito orario. L’ingresso alla mostra è gratuito, mentre il percorso guidato nel parco ha un costo di 20,00 € (gratuito per i bambini fino ai 10 anni) e si può effettuare solo su prenotazione, agli orari consultabili sul sito web: www.oasycontemporaryart.com.

F come…che fatica!

Io ci provo, davvero, a immaginare un mondo civile. Un mondo semplice, fatto di gente che ti cede il passo senza farti sentire un intruso, che ti dà una mano a salire sull’autobus se sei incastrato col passeggino, che ti saluta nell’androne del palazzo senza darti l’impressione di farti un favore, che magari tira fuori pure 50 centesimi se vede qualcuno in difficoltà.

Solo che ultimamente – mi sembra fantascienza.

È un pomeriggio di primavera e dopo aver passato tutta la giornata in casa decido di andare in piazza a far giocare un po’ mia figlia con gli ultimi raggi di sole pomeridiani. Ha due anni, si accontenta di poco: prendere i bastoncini da terra, rincorrere i piccioni, cercare di spostare gli alberi, arrampicarsi sui lampioni, cose così. Io nel frattempo vivo con un costante sottofondo di ansia, perché ho visto sin troppi film di Hitchcock per non sapere che la tranquillità è sempre sospetta. 

Sono una di quelle madri che marcano a vista quindi non perdo il contatto visivo fino a quando mi allontano di sei metri – dico sei – per dirle: “seguimi, stiamo andando a casa”. Un’ora di raccolta di bastoncini, rincorsa di piccioni e arrampicata su lampioni mi sembrava più che sufficiente, come attività all’aria aperta. 

Se non fosse che nel frangente in cui le dico “Dai, vieni verso di me”! un rider sfreccia a tutta velocità tagliando la piazza, incrociando proprio la posizione di mia figlia.

Lui inchioda, la bambina urta alla gigante ruota del rider, cade a terra, piange. Il panico mi invade. Non capisco più niente, mi fiondo verso la bambina e mi accorgo che anche altra gente viene verso di noi.

Il rider è accerchiato e insultato. “Che caxxo fai?” “Non puoi correre in una piazza!”.

Il mio primo pensiero è subito controllare che la bambina non si sia fatta niente. Il secondo è che avrei voluto spaccare la testa di questa persona. Ma a cosa sarebbe servito? 

Il problema non era lui, ma tutte le persone che lo fanno impunemente. 

Gente che attraversa gli spazi comuni come fossero proprietà privata. Gente che delle regole (anzi, del buon senso) se ne frega proprio.

E quindi ti chiedi: ma il rispetto per i piccoli dov’è finito? Chi li tutela? Se una piazza diventa una scorciatoia per motorini e biciclette sparate, cosa resta di uno spazio condiviso?

E non si tratta di casi isolati, ovviamente. 

C’è sempre qualche individuo di cui si potrebbe davvero fare a meno tipo:

  • la signora parcheggiata dove dovrebbe fermarsi l’autobus, mentre una madre col passeggino fa parkour per scendere;
  • il motorino in contromano (angolo tra piazza Vittoria e via della Ceranaia, casomai  il Comune di Firenze stesse leggendo) che se glielo fai notare ti manda anche a quel paese, con entusiasmo
  • i maranza che trasformano la piazza in un campetto abusivo, insultandosi a vicenda come se fossero alla finale di un mondiale, pallonate incluse
  • liceali che svapano allegramente in gruppo, e tu che passi lì in mezzo senza aver ordinato un enfisema per cena.

Io nel frattempo dovrei insegnare a mia figlia che la violenza non porta a niente, che è meglio essere gentili che essere cafoni e che il rispetto della res publica è l’unica cosa che può farci evolvere come persone che fanno parte di una società.

Io ci provo a contare fino a 100, a inspirare ed espirare.

Io ci provo a costruirlo, questo mondo migliore, pezzetto per pezzetto…ma ehi! Che fatica!

La Mostra Internazionale dell’Artigianato fa 90

Cifra tonda per la Mostra Internazionale dell’Artigianato, che questa primavera soffia sulle 90 candeline. Considerata la più longeva d’Italia e tra le più antiche d’Europa, MIDA raccoglie ogni anno il meglio dell’artigianato italiano e internazionale, e torna a Fortezza da Basso dal 25 aprile fino al 3 maggio.

Dall’ Afghanistan al Vietnam – passando per Cina, Egitto, Francia, Giappone, India, Kenya, Lettonia, Lituania, Marocco, Oman, Pakistan, Perù, Spagna, Sudafrica, Tunisia, Ungheria e Uzbekistan –  saranno circa 500 gli espositori su una superficie espositiva complessiva di oltre 35mila metri quadrati.

Oltre all’ abbigliamento e accessori, in mostra potrete trovare oreficeria, gioielleria e bigiotteria, dal design ai complementi d’ arredo e oggettistica fino all’artigianato artistico.

La storia di Mida

Il lato che più mi ha colpita di questa fiera è la sua storicità: una manifestazione che opera a Firenze dal 1931. Negli anni Venti del ‘900 si tennero a Firenze alcune fiere dette “primaverili” organizzate dalle corporazioni di artigiani. Nel 1931 ebbe luogo a Palazzo delle Esposizioni la prima edizione. Dopo un periodo di interruzione giustificato (dal 1941 al 1946) dovuto alla Seconda guerra mondiale, gli stand furono organizzati in settori merceologici e suddivisi per materiali di produzione (paglia, metallo, cuoio, tessuti, pietre, ceramica, arredamento). La mostra si teneva ancora negli spazi del Parterre, secondo la visione dell’architetto Giovanni Michelucci che ne progettò l’ingresso.

Gli anni ’50 furono gli anni di maggior splendore della fiera e ne decretarono la vocazione internazionale, con un’esponenziale crescita degli espositori. Negli anni ’70 con l’istituzione della Regione Toscana e il passaggio di competenze ad essa, la mostra si trasferì dal Parterre in Fortezza da Basso, negli stessi ambienti che la ospitano ancora oggi. Gli spazi furono completamente riorganizzati e allestiti con nuovi padiglioni espositivi, progettati da grandi firme dell’architettura, tra cui Pierluigi Spadolini.

Per questo suggerisco di non perdere, tra gli eventi collaterali, “La Mostra in mostra: 90 anni tra storia e futuro”, allestita al padiglione Cavaniglia, curata dall’Archivio storico della Regione Toscana con il coordinamento di Artex, che ripercorre la storia della manifestazione attraverso un percorso cronologico che accompagna il visitatore dalle origini ad oggi.

Informazioni: https://www.mostrartigianato.it/ Orari di apertura: 10-20. Il 3 maggio chiusura ore 20.