Bagasseria: un nuovo spazio d’arte in città

Nel cuore di Sant’Ambrogio, uno dei pochi quartieri (rimasti) più autentici e vitali di Firenze, ha aperto Bagasseria, il nuovo studio d’arte e spazio espositivo ideato dal pittore fiorentino Samuele Alfani. A pochi passi dallo storico mercato rionale – siamo in via dell’Agnolo 25/r – questo nuovo progetto si inserisce nel tessuto cittadino con una visione dichiaratamente fuori dagli schemi.

Non solo un atelier, né semplicemente una galleria: Bagasseria è uno spazio ibrido e in continua trasformazione, pensato per favorire il dialogo tra artisti e pubblico. Alla base c’è l’idea di un luogo aperto, accessibile e inclusivo, dove la fruizione dell’arte non sia filtrata da dinamiche elitarie o da logiche di mercato, ma possa avvenire in modo diretto, spontaneo e partecipato.

Uno spazio duplice e condiviso con l’ambizione – per usare le parole dell’artista Samuele Alfani: “di favorire un’arte  che  non sia retorica, o prodotto finito e consolatorio per un pubblico programmato a reagire a stimoli già codificati, bensì un’arte imprevedibile e mai del tutto definita, frutto anche di un’energia reale e collettiva che la possa mettere in dubbio, facendole scavalcare la sua comfort zone elitaria”.

Non a caso, il nome stesso è una dichiarazione d’intenti. “Bagasseria”, termine di origine catalana che significa “casa di prostituzione”, viene qui riappropriato in chiave provocatoria per criticare le dinamiche di sfruttamento e spettacolarizzazione che spesso attraversano il sistema dell’arte contemporanea. Un gesto simbolico forte, che invita a ripensare il rapporto tra artista, opera e mercato.

Accanto alla funzione di studio, lo spazio si apre anche alla collaborazione con altri artisti, curatori e realtà indipendenti, configurandosi come una piattaforma condivisa. In questa direzione si inserisce la mostra “Bau Bau Baby”, attualmente visitabile su appuntamento fino al 17 maggio, che rappresenta il primo esempio concreto di questa vocazione collettiva.

Curata da Luigi Presicce e Anna Capolupo, con testi di Francesco Lauretta e della stessa Capolupo, “Bau Bau Baby” è un progetto corale che coinvolge numerosi artisti e nasce come omaggio ad Aurora, detta Pippi. Più che una semplice esposizione, la mostra si configura come un’esperienza emotiva e partecipativa, capace di intrecciare memoria, affetto e ricerca artistica. Come sottolinea Lauretta, per avvicinarsi a un’operazione di questo tipo “bisogna essere empatici e malinconici”.

Su Samuele Alfani

Fiorentino di nascita, si trasferisce giovanissimo in Spagna dove studia fotografia, regia e pittura. Rientrato in Italia, si dedica alla regia, realizzando due cortometraggi. Dal 2020 si concentra sulla pittura, realizzando tre personali a Firenze: IsoléKerigmaAgape.  Nel 2024 il suo quadro “Preda per rimedio dell’anima”, sulla tematica della violenza di genere, è finalista all’Art Laguna Prize di Venezia. Nel 2025 partecipa a “Kosmos”, XXI edizione della fiera Paratissima di Torino. Dal 2025 collabora con la Galerie10 di Saint Moritz. Continuativa è la sua attività di realizzazione di video. IG: https://www.instagram.com/samuele_alfani/

Info e contatti: bagasseria@gmail.com – IG: https://www.instagram.com/bagasseria/

I migliori brunch da provare a Firenze

Dolce o salato? Tardi o presto? Il brunch è l’arte del compromesso tradotta in burro e marmellata servita con una bella spremuta d’arancia, obbligatori litri di caffè e dettagli salati. La consolazione per gli indecisi, la soluzione per rivedersi nel fine settimana e…perché no? anche l’occasione di scoprire nuovi #Instagramspots.

Fare un brunch a Firenze è un’impresa impossibile? Giammai. In questa mini guida, vi porto alla scoperta di posti selezionati che meritano di essere provati almeno una volta. Questa ricerca è frutto di sopralluoghi a locali testati per anni, che non mi ha esentata da un accumulo di calorie (precisamente sulla fascia addominale) ma anche tanta goduria gustativa. Cosa non si fa per lavoro, eh? Senza indugi, tra nuovi indirizzi e vecchie riconferme, partiamo!

Shake Café

Il primo posto che mi sento di consigliare all’interno di questo viaggio alla scoperta dei brunch fiorentini è sicuramente Shake Café.  L’idea nasce da Cristiano e Fanny, coppia sia nella vita che sul lavoro, che decidono di aprire il primo locale nel 2013. Hanno varie sedi disseminate un po’ ovunque in città (via del Corso, 28; via degli Avelli, 2r; via dei Neri 56; via Cavour 67r; e la loro recente apertura in Manifattura Tabacchi). La loro idea è sempre stata quella di offrire cibi freschi e salutari in modo accessibile e sostenibile. L’ambiente è informale, ci si può incontrare per lavorare, studiare o soltanto godersi un caffè (quello con caramello è top!). Sempre attenti agli ingredienti biologici e con un twist vegano, Shake Cafè è il posto ideale per un brunch semplice e gustoso che sa anche coniugare bene il rapporto qualità/prezzo. Gli imperdibili secondo me: il Classic English brunch (con uova a scelta, fagioli al pomodoro, salsiccia, bacon e toast con burro e marmellata) e la Farm omelette (frittata servita con verdure di stagione e patate arrosto). Consiglio la location della Manifattura soprattutto perché è kids friendly! Dai 13€ in su. 📍via Camillo Cavour, 67/69r.

Ditta Artigianale

Nella proposta di Ditta Artigianale (di cui vi avevo già parlato qui) i sapori tipicamente toscani sono accostati ai classici internazionali. L’offerta per il brunch è ricca e variegata: dai pancakes alle uova strapazzate, fino ai croque monsieur ++che io amo follemente++ passando per bagel farciti e i Club Sandwich con incursioni stagionali. Con 5 locali all’attivo a Firenze, Ditta Artigianale non è soltanto una caffetteria, bensì un progetto di caffetterie specialty italiana, ovvero dedicate a caffè di particolare pregio gustativo. Soprattutto nel locale vicino a S. Ambrogio (meritano una visita anche gli altri, in ordine cronologico di apertura via de Neri, via dello Sprone, lungarno Soderini e il nuovissimo in piazza Ferrucci) le linee pulite, i colori neutri e anche il verde grazie all’affaccio sul giardino interno, vanno a braccetto con l’esplosione di colori proposta sul menù. Gli imperdibili secondo me, come da foto: Smashed avocado toast e Pastrami Bagel. Prezzo: 17€. 📍via Giosuè Carducci, 2/4r.

Bulli & Balene

Un’ottima soluzione qualità/prezzo e in perfetto equilibrio tra dolce, salato e sfizioso a mio parere, si posiziona alto in classifica il brunch di Bulli & Balene, il bistrot con sede all’interno di Manifattura Tabacchi (ma hanno anche un altro locale in piazza della Passera). Lo stile è industriale ed è frequentato da hipster, famiglie, hipster con famiglie. Di base, la loro proposta culinaria parte da una rivisitazione del bacaro veneziano, con spritz, cicchetti e tramezzini, accostati alla tradizione toscana. Avendoli provati in diverse occasioni, mi sento di consigliare il loro brunch al 100% – che si compone di 2 assaggi dello chef salati, 2 assaggi dello chef dolci, un main e un caffè americano. il servizio è molto attento a chi ha bambini. Il tutto a 25€. 📍via delle Cascine, 33.

La Ménagère

Può un luogo magico per gli occhi diventare ancora più scenografico? Ebbene sì. Nonostante il mio amore per la versione precedente, La Ménagère, dopo il restyling curato dall’architetto Claudio Nardi è letteralmente rifiorita. A testimoniarlo, un’intera parete di rose che incornicia i tavolini sull’esterno, l’affaccio su via de’ Ginori con la tendina blu che fa subito regard parisien e la consueta attenzione per la cucina – che mescola l’innovazione alla semplicità – confermano questo locale un “luogo dei luoghi” dall’anima glocal. Non solo ristorante ma anche cocktail bar (fanno un Americano pazzesco!) punto di incontro per lavoro, acquisti curiosi, o semplice relax. Se venite a Firenze per la prima volta è una tappa obbligatoria. Se invece volete concedervi uno sfizio goloso nel weekend, ogni sabato e domenica optate per il brunch: caffè, spremuta, pancake, uovo poche con pane integrale tostato, hummus di ceci, avocado e spinaci, e un dolce della vetrina (anche se io li prenderei tutti!) al costo totale di 25€. 📍via de’ Ginori, 8/r.

Wild Buns Bakery

Un posto che di recente ha scalato le classifiche del mio cuore è Wilde Buns Bakery, la creatura del fornaio estone Robert Marrandi che aveva prima aperto un piccolo takeaway in San Frediano, poi si è ingrandito e ha realizzato un brunch cafè più grande in via Giusti. Qui fai quel tipo di brunch che riesce a mettere d’accordo chi vuole fare il sofisticato e chi in realtà vorrebbe solo mangiare qualcosa di molto buono, senza troppe spiegazioni. Si passa dai panini con pane a lievitazione naturale con salmone affumicato o uova strapazzate ai french toast con caramello salato, fino ai wrap e ai piatti da colazione più sostanziosi. Nel mezzo, inevitabilmente, finiscono anche i bun – cannella, cardamomo, pistacchio, cioccolato – perché è difficile ignorarli mentre li vedi lì, dietro al bancone che ti chiamano: “mangiami, mangiami“. Il risultato è un brunch che parte con l’idea di essere leggero e finisce con la consapevolezza che ci ritornerai nonostante la coda. 📍via Giusti 2/r

Alassio c/o The Hoxton

Nel ristorante dell’Hoxton ho trovato una bella dimensione che strizza l’occhio a famiglie con bambini piccoli. Tutte le domeniche dalle 11.30 alle 15, con i pargoli intrattenuti dalle fatine dell’intrattenimento, i grandi possono dedicarsi al cibo. Il menù propone una selezione di piatti ispirati al classico pranzo della domenica, con opzioni che spaziano dal brunch tradizionale – come uova alla Royale, pancakes e lobster roll (delizioso!) fino a piatti come crudi di pesce, trofie al pesto e fritto misto. C’è anche un’opzione menù bambini. Ci sono stata varie volte, servizio cordiale e attento. Consigliatissimo per chi ha bimbi piccoli e poche idee su come intrattenerli a tavola…! 📍via San Gallo, 97

Le Vespe Cafè

Nello storico quartiere di Santa Croce c’è un localino dall’atmosfera rilassata e amichevole. È Le Vespe Cafè: nato nel 2013 dall’unione di due amici, un fiorentino e un canadese, che offrono delizioso cibo di ispirazione canadese. Non solo nel weekend, ma anche durante la settimana troverete pancake, french toast, uova alla benedict e qualche incursione messicana. Una delle loro frasi cult è: “Non puoi comprare la felicità. Ma puoi comprare un burrito, che ci si avvicina parecchio!” e come dargli torto…L’imperdibile secondo me: The King (due uova, bacon, salsiccia, patate fatte in casa e pancake serviti rigorosamente con litri di sciroppo d’acero). Accettano prenotazioni solo nei giorni feriali e sono chiusi il martedì. Dai 13,50€ in su. 📍via Ghibellina, 76/r.

Wanda Caffè

New-entry in zona San Frediano è il locale di Enrica della Martina, che ricorderete come partecipante i Masterchef 2014. Wanda Caffè è un omaggio le ricette della nonna (Wanda) – tra piatti della tradizione e commistioni internazionali. Nel brunch della domenica (in orario 11-15) si possono assaggiare i pancake con sciroppo d’acero o quelli al farro con banane, questi ultimi anche in versione gluten e lactose free, yogurt bowl con granola e frutta fresca, e l’avocado toast, con aggiunta di salmone, prosciutto di Praga o uovo pochè a scelta. E di nuovo, club sandwich, con pollo cotto a bassa temperatura e marinato alla senape, e smash burger, con un hamburger studiato nel dettaglio per trovare il perfetto mix e una salsa nata da una ricetta di Enrica. 📍via Pisana 12/14r – Tel. 055 0161009.

Amblé

Da Amblé, il piccolo locale nella nascosta Piazzetta dei Del Bene, 7/A – che da anni accosta il cibo salutare alla vendita di design sostenibile, sono maestri indiscussi del tramezzino – ma servono anche ottime insalate, crostoni, centrifugati e cocktails. Ecco perché per un brunch diverso si potrebbe fare tappa da loro. Gli imperdibili secondo me sono i Club Amblé, uno con prosciutto arrosto toscano, asiago, uova strapazzate, pancetta, salsa BBQ e maionese amblé accompagnato da patate al forno e la sua variante gemella vegetariana con hummus di ceci, asiago e zucchine. Sono una che nota il packaging, che dire quindi della loro carta personalizzata con i fenocotteri? Adorabile. A due passi da Ponte Vecchio, con prezzi davvero onesti e una piacevole atmosfera, stra-consigliato! Costi: dai 12€ in su. 📍Piazzetta dei Del Bene, 7/A.

Brunch Republic

New-entry del panorama fiorentino con doppi locali (uno in viale Matteotti e uno in via Pietrapiana) è Brunch Republic. Il progetto nasce da un’idea di Marco Pani, deciso a lanciarsi nell’ avventura di aprire un locale specializzato in colazioni dal sapore internazionale in Italia, patria del “cappuccio e brioche”. Non c’è buffet o prezzo fisso ma si ordina alla carta scegliendo ciò che più piace. Devo dire che per ora l’offerta mi sembra più che promettente (mi hanno mooolto incuriosito i sandwich e i bagel) con dei prezzi non esosi. Aperto con orario continuato da lunedì a giovedì dalle ore 7 alle 23, mentre venerdì dalle 7 alle 24, sabato dalle 8 alle 24 e domenica dalle 8 alle 23. Si prenota online e con grande anticipo.📍Viale Giacomo Matteotti, 30.

Angel Rooftop

Brunch sì, ma con vista. Che sia un tris di hamburger di chianina accompagnati da una salsa al tartufo o un bagel rustico con formaggio cremoso, salmone e uovo in camicia, un avocado sandwich o un piatto di calamari & tzatsiki poco importerà. La vostra attenzione sul cibo sarà marginale perché il focus sarà tutto sul panorama mozzafiato che si gode da Angel’s, il rooftop dell’Hotel Calimala, situato in pieno centro a due passi da Piazza della Repubblica. Il brunch è servito sabato e domenica dalle 12 alle 15. Il menù è alla carta e parte dai 14€ in su.📍Hotel Calimala in via Calimala, 2.

Melaleuca bistrot

In Lungarno delle Grazie, 18 spunta Melaleuca, una caffetteria/pasticceria gestita da una coppia di australiani con vista fiume. Atmosfera esterofila, un locale sommerso dalla luce e soprattutto da un odore costante di dolci appena sfornati. Il pane a lievitazione naturale, i bagel e i muffin inglesi sono tutti prodotti lì. Biscotti con caramello salato e cioccolato fondente, patate dolci fritte, pancetta affumicata fatta in casa, ciambelle…ma gli imperdibili per me sono i Cinnamon rolls, girelle alla cannella che creano letteralmente dipendenza. 📍Lungarno delle Grazie, 18.

Rooster Cafè

Il brunch è sempre una buona idea e da Rooster Cafè lo hanno capito. Ecco perché hanno deciso di servirlo non solo nel fine settimana ma tutti i giorni. Paradiso per gli espatriati, ma anche un luogo per chi abita nei dintorni, in questo locale (con due sedi: una in via Porta Rossa, 63/r e una in via Sant’ Egidio, 37/r) si può soddisfare qualsiasi tipo di voglia: che sia di bagel ripieni, pile di soffici pancake banana e caramello, di una torta alle carote o di un’insalata, loro l’avranno. E per le richieste, veg, veggie e gluten-free, basta chiedere. Gli imperdibili secondo me: Classic Benedict (2 uova in camicia, muffin inglese, bacon, salsa olandese, patate arrosto e insalata) e per dolce Grandma Style (pancake con frutta fresca di stagione, anche nella variante con gocce cioccolato e burro d’arachidi). Dal martedì alla domenica. Piatti dagli 8€ in su. *aggiornamento: l’ultima volta che ci sono stata mi hanno servito frettolosamente e non volevano farci fare conti separati. Non bene. 📍via Porta Rossa, 63/r e via Sant’ Egidio, 37/r.

Grazie per avermi seguita fin qui e alla prossima guida!

Alla Leopolda torna Testo, V edizione


Segnatevelo in agenda. Dal 27 febbraio al 1 marzo c’è la quinta edizione di TESTO [Come si diventa un libro] la creatura di Pitti Immagine dedicata all’editoria contemporanea e ai suoi protagonisti, al mondo dei libri e tutto ciò che vi ruota intorno. Il tutto si svolgerà alla Stazione Leopolda.

Tema di questa quinta edizione è ESTRO. Cinque lettere come cinque sono le edizioni della manifestazione, uno scambio di consonanti, un richiamo ad aguzzare la vista, uno scherzo leggero ma non casuale. Perché l’estro è sinonimo di creatività, di vivacità intellettuale, di irrequietezza interiore, di ispirazione improvvisa. Dal greco oîstros, “tafano”, anche col valore figurativo di “ciò che pungola”, che ci spinge a pensare. E proprio un tafano è il richiamo grafico che appare sulle copertine di TESTO 2026.

Gli ospiti? Tra gli italiani: Giuseppe Antonelli, Alessandro Baricco, Stefano Bartezzaghi, Michele Mari, Stefano Mancuso, Daria Bignardi. Non mancano le anteprime internazionali: Yasmina Reza, Arturo Pérez-Reverte, Pierre Jourde, insieme a un nutrito drappello di voci straniere — da Mircea Cărtărescu a Kader Abdolah — pronte a ricordarci che la letteratura è una faccenda seria, ma anche meravigliosamente cosmopolita. Tra le chicche: gli articoli inediti di Israel Joshua Singer e nuove avventure editoriali tutte da scoprire. E poi le celebrazioni: i centenari e gli anniversari che fanno battere il cuore ai cultori della pagina stampata. Si omaggiano, tra gli altri, Richard Yates, Colette, Jean Genet, Pier Paolo Pasolini e J. D. Salinger, a 75 anni dalla pubblicazione de Il giovane Holden negli Stati Uniti

Info e ingressi
È possibile acquistare il biglietto di accesso online oppure direttamente all’ingresso della manifestazione. Ingresso giornaliero 10€; abbonamento per 3 giorni 18€. Per prenotarsi agli eventi è necessario aver acquistato il biglietto di ingresso.

L’arte femminista di Clemen Parrocchietti

“Sono convinta che non sia possibile una completa rivoluzione sociale se prima le donne non abbiano raggiunto una vera coscienza del proprio ruolo” – Clemen Parrocchietti

Una bella news: avete tempo fino all’8 febbraio per visitare Ironia Ribelle, la mostra che Palazzo Medici Riccardi dedica a Clemen Parrocchetti, autrice del Novecento, ancora poco conosciuta, ma sorprendentemente attuale, vicina al movimento femminista italiano.

Vi consiglio di vederla con una visita guidata per non perderne la bellezza e l’efficacia del messaggio che vuole trasmettere. A cura di Marco Scotini e Stefania Rispoli, con la direzione artistica di Sergio Risaliti, il percorso riunisce oltre cento opere tra dipinti, disegni, sculture, arazzi, documenti e materiali d’archivio e restituisce la figura di un’artista anticonformista, che ha saputo unire ricerca estetica e militanza politica.

«Clemen Parrocchetti si insedia nelle stanze del palazzo per rovesciare, con profonda e festosa ironia, gli stereotipi dell’universo femminile – spiega Valentina Zucchi, responsabile scientifico del Museo di Palazzo Medici Riccardi – negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, mentre le sue coetanee protestavano in piazza, Parrocchetti esprimeva – grazie alla feconda abilità e alla cura amorosa di chi sa tessere e cucire – la creatività insita nel quotidiano, trasformando materiali tessili e oggetti da merceria in opere d’arte potenti e provocanti, che continueranno a rinnovarsi e a imporsi anche nei decenni seguenti. Parrocchetti ci invita a superare le barriere dei pregiudizi sulla donna – musa, sposa, madre, custode, angelo – e delle questioni di genere che tuttora, pur in un mutato contesto, trovano i loro significati; e lo fa nel segno dell’arte».

Autrice di un linguaggio originale, provocatorio e autentico, eppur appartenendo a una borghesia, in quegli anni di battaglie Clemen Parrocchetti scriveva “Non voglio più essere sfogliata, non voglio più che mi si strappino le ali. Le rivoglio tutte, vibranti di luci e suoni per volare”: la mostra ripercorre l’intero arco creativo dell’artista milanese, che al fianco di altre donne della sua generazione ha agito ai margini del sistema culturale ufficiale, dominato da logiche maschili e da modelli prestabiliti, sostenendo l’urgenza di un ripensamento profondo del ruolo femminile tanto nell’arte quanto nella società.

Il percorso parte da Amore e divorazione (1969), con tele che sembrano urlare, con corpi smontati, bocche in primo piano, palette acide. L’artista rompe con la pittura più cupa degli esordi e lascia che la carica del Sessantotto esploda in figure scomposte, in un dissenso carnevalesco. Si passa poi ai Trofei solari, più astratti, più luminosi, ma ancora sospesi tra gioco e ferita. È qui che, nel 1973, arriva Promemoria per un oggetto di cultura femminile: il cucito che diventa dichiarazione politica, il lavoro domestico che si emancipa dal proprio destino di invisibilità e si fa strumento di autocoscienza.

La sezione centrale pone il focus su una Parrocchetti delle mostre milanesi e pavesi degli anni Settanta, quella che maneggia aghi, siringhe, rocchetti, bambole e utensili da cucina come fossero dispositivi di contro-narrazione. La sua adesione al movimento di liberazione della donna e la contestazione si traduce in opere dove l’utilizzo di strumenti come aghi, fili, rocchetti evidenziano la condizione sottomessa della donna. A fine anni Settanta lo spazio si allarga: juta, triangoli penetrabili, installazioni come Barriere che suggeriscono passaggi e superamenti. Il corpo femminile diventa un atlante aperto, da leggere in modi nuovi.

Eco-femminismo tra diari cuciti e metafore sugli insetti.

Negli anni Ottanta e Novanta le opere si fanno più diaristiche: organza, paillettes, tulle, brandelli di memorie cucite. Sono lavori leggeri solo in apparenza; dietro la frivolezza dei materiali c’è un continuo lavoro di messa a nudo. Appare anche Io Micol, un autoritratto in cui artista e cane convivono in un sistema non gerarchico, come se il mondo potesse davvero essere ripensato da zero. Una parte che mi è molto piaciuta è racchiusa nella stanza con le vetrate. Qui le protagoniste sono pulci, blatte, pidocchi, meduse, tarme. Non come minacce, ma come metafore. Parrocchetti mette in scena un eco-femminismo intuitivo, in anticipo sui tempi: il dominio patriarcale sul corpo femminile riecheggia lo sfruttamento della natura, e viceversa. Gli insetti diventano specchi minuscoli, rivelatori di paure e potenzialità.

Palazzo Medici Riccardi offre tutti i sabati e le domeniche visite guidate che permettono di attraversare l’intera parabola dell’artista, che io consiglio vivamente di fare, anche perché uscendo dalle sale si ha una sensazione meno didattica e più vicina alle idee che l’artista voleva esprimere. Non una soluzione, non una ricetta: una possibilità. La possibilità che l’arte serva ancora a ripensare ciò che sembrava dato per scontato.

Informazioni: prenotazioni allo 055-276 0552 o info@palazzomediciriccardi.it.

Un viaggio nella Belle Époque con Toulouse-Lautrec

Avete tempo fino al 7 giugno 2026 per visitare la mostra che Arthemisia, ancora una volta al fianco del Museo degli Innocenti, dedica al pittore e illustratore Toulouse-Lautrec. 

Siamo nella Parigi di fine Ottocento. È l’epoca della spensieratezza e del progresso, dell’arte che invade i boulevard, dei caffè frequentati da pittori, scrittori e ballerine, delle prime luci elettriche e della nascita della società di massa. In questo fermento culturale nasce e si afferma Henri de Toulouse-Lautrec (1864–1901), figura unica nel panorama artistico europeo. Lautrec ha saputo catturare con sguardo ironico e profondo la vita notturna e lo spirito bohémien della Parigi di Montmartre. 

Frequentatore assiduo di locali come il Moulin Rouge, Lautrec seppe trasformare il mondo della notte – fatto di spettacoli, teatri, café-concert e figure marginali come prostitute, ballerine e chansonnier – in arte. I suoi manifesti pubblicitari, realizzati con una tecnica litografica innovativa, non solo hanno rivoluzionato il concetto di grafica promozionale, ma sono divenuti vere e proprie icone visive della Belle Époque.

Tra le opere più celebri esposte – in prestito dalla Collezione Wolfgang Krohn di Amburgo– si possono scorgere litografie a colori come Jane Avril, 1893; manifesti pubblicitari come Troupe de Mademoiselle Églantine del 1896 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893; disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali, come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini dell’aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec, alcune di queste provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Albi.

La mostra presenta anche lavori di altri grandi protagonisti della Belle Époque e dell’Art Nouveau, dove spiccano le seducenti figure femminili di Alphonse Mucha, i manifesti vivaci e coloratissimi di Jules Chéret – considerato il pioniere della pubblicità moderna – e le suggestive atmosfere di Georges de Feure. Completano il percorso le raffinate opere di Frédéric-Auguste CazalsPaul Berthon e altri straordinari artisti che hanno saputo trasformare la grafica in arte. Un’occasione unica per immergersi nello spirito vibrante di un’epoca che ha fatto dello stile e della creatività la sua firma più riconoscibile.

A completare l’allestimento, un ricco apparato di fotografie, video e arredi d’epoca, che trasportano il visitatore in un viaggio multisensoriale nella Parigi tra il 1880 e il 1900. Un’epoca in cui arte, tecnologia, libertà espressiva e nuove forme di intrattenimento gettarono le basi del mondo moderno.

La mostra non è solo un omaggio a Toulouse-Lautrec, ma anche una finestra sulla Belle Époque, un’epoca di contrasti, di sogni e di rivoluzioni culturali. Mentre l’Europa viveva un periodo di relativa pace e progresso, Parigi diventava la capitale del piacere e dell’avanguardia, dove architettura, pittura, arredamento, scultura e musica erano invasi da rimandi alla natura, al mondo vegetale e a un’immagine nuova della figura femminile.

Info e biglietti: biglietto intero 16 euro che include la visita alla collezione permanente del Museo degli Innocenti. Per tutti gli altri prezzi fare riferimento al sito: Museo degli Innocenti.

In Sant’Ambrogio nasce Altrocanto

Dalle ceneri del locale di C.bio nasce Altrocanto, un progetto che raccoglie il testimone del vecchio locale e ne porta avanti la visione più autentica. Un punto d’incontro per residenti, studenti universitari, professionisti e viaggiatori curiosi che ospiterà cooking class, mostre e momenti di socialità culturale, restituendo alla comunità un nuovo spazio aperto e inclusivo. 

Le premesse sono ottime: una cucina domestica, semplice e radicata nella memoria che diventa il punto di partenza per un format nuovo, pensato per accompagnare la città dal suo risveglio – con l’aroma del caffè e delle paste fresche – fino al al tramonto con l’aperitivo che trasforma il locale in un tapas bar urbano. Senza dimenticare cosa c’è nel mezzo, ovvero: a pranzo e a cena grandi classici della cucina familiare; durante la giornata pause veloci con pizze e focacce; nel pomeriggio uno spazio rilassato per studenti e professionisti.

Altrocanto prende forma dall’idea che la ristorazione non debba più essere confinata alla sera. È una nuova forma di socialità che intreccia lavoro, incontri, musica e cibo, superando la divisione canonica tra bar, ristorante e gastronomia. Le ricette storiche toscane – dalla parmigiana di melanzane alla lasagna della domenica, dal paté di fegatini alle polpette di vitello e ricotta – restano fedeli alla loro identità, ma trovano spazio in un contesto vibrante che evolve con la luce del giorno e con il ritmo del quartiere.

Cuore pulsante del locale è la gastronomia. È il luogo in cui si fa la spesa quotidiana, dove nascono i piatti che entrano nel menù del ristorante e dove, al calare della sera, le preparazioni diventano tapas per un aperitivo costruito pezzo per pezzo. Un ecosistema coerente che permette di passare dal banco al tavolo senza soluzione di continuità, rendendo la qualità accessibile e immediata.

Altrocanto ambisce a diventare un punto d’incontro tra generazioni e stili di vita diversi. Lo spazio accoglierà degustazioni, workshop di cucina, presentazioni editoriali, mostre, performance live e momenti di socialità culturale, restituendo alla comunità un nuovo spazio aperto e inclusivo, spingendo anche e soprattutto sul soft clubbing, la tendenza che porta il clubbing in orari diurni o pomeridiani e in luoghi non convenzionali, con musica curata e volumi sostenibili.

Un progetto che è quindi un invito a riscoprire il comfort della tradizione dentro un’esperienza contemporanea; la prova che una lasagna può essere gustata ascoltando un DJ set, che la spesa quotidiana può diventare un gesto culturale, che la ristorazione può tornare a essere una piazza moderna, viva e accessibile. A chi varcherà la soglia, il compito di decidere quale delle sue molte anime sentirà più vicina!

L’inaugurazione è fissata per sabato 13 dicembre dalle 11 alle 22, con una giornata intera di incontri, degustazioni e momenti musicali. Il programma prevede un percorso gastronomico con la partecipazione di Federico Giuntini della Fattoria di Selvapiana e di Cristiano Savini di Savini Tartufi, accompagnato da un welcome drink. Poi spazio alla musica con il dj set di Moon, che intreccia elettronica, house, afrohouse, amapiano, brazilian funk e R&B. 
La giornata segnerà anche l’apertura della mostra di MR.G ULTRANATURA, tra colori, pattern ipnotici e atmosfere lisergiche che invitano il visitatore a perdersi e ritrovare un legame sensoriale con il mondo naturale.

Io sono curiossissima!

L’Annunciazione di Kaws a Palazzo Strozzi

Annunciaziò! Annunciaziò!” – Da Michelangelo a Botticelli, da Vasari al Ghirlandaio: quanti artisti si sono confrontati con il tema dell’ Annunciazione? Tantissimi, eppure il più (concedetemi il termine abusato iconico) resta il Beato Angelico.

Oggi, nel cortile di Palazzo Strozzi, a raccogliere questa eredità è KAWS, artista americano che presenta l’opera site-specific The Message.

Arrivato da Brooklyn, KAWS è noto per i suoi personaggi malinconici e teneri, iperpop e vulnerabili. Per Palazzo Strozzi in un cortocircuito tra epoche e linguaggi costruisce un intervento monumentale che dialoga con la mostra dedicata a Beato Angelico (visitabile fino al 25 gennaio 2026), inserendosi nella lunga tradizione di chi ha reinterpretato la scena più celebre dell’immaginario cristiano.

Questa Annunciazione non è la solita, niente gigli o architetture rinascimentali: l’angelo potrebbe presentarsi tramite una notifica, e Maria scopre il suo destino su uno schermo retroilluminato. In The Message, il cellulare diventa un elemento centrale, un oggetto quotidiano che sfiora il sacrale, prolungamento della mano e del pensiero: confidente, oracolo, piccolo altare tascabile.

Companion e Bff, i due più riconoscibili personaggi di KAWS si ergono per oltre sei metri da terra. Due sculture di legno che interagiscono con i propri telefoni cellulare mentre la loro posizione riprende esplicitamente la tradizione iconografica dell’Annunciazione, dove Maria e l’Arcangelo Gabriele si fronteggiano in un dialogo sospeso tra umano e divino.

“The Message” – foto credits Palazzo Strozzi

Siamo di fronte a un’ Annunciazione 2.0, dove attesa e connessione si sovrappongono. Oggi la rivelazione arriva attraverso uno schermo, con una notifica, il destino si scrolla. Un messaggio che vibra silenzioso nella tasca del cappotto: vuoi leggerlo? Sì, no, ti ghosto. 

L’opera, promossa da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati, rimarrà visitabile nel cortile fino a gennaio 2026, libera e accessibile. Questa apertura la colloca nel programma Palazzo Strozzi Future Art, che porta a Firenze artisti capaci di creare nuove connessioni fra passato e futuro. KAWS costruisce un ponte più emotivo che estetico, qualcosa che non chiede spiegazioni, ma disponibilità a sentirlo.

Infine una nota che, lo ammetto, suonerà da millennial attempata. Bene il cellulare come nuova icona, bene la notifica come rivelazione. Ma, vi prego, non iniziate con un “Ehy brò”. Non potrei sopportarlo.

Tornano le “passeggiate patrimoniali”

Per un giugno in cui si cammina, si osserva, si ascolta tornano le “Passeggiate patrimoniali“, l’iniziativa che fa riscoprire la Firenze che non ti aspetti, quella lontana dai soliti cliché rinascimentali e più vicina a scorci segreti, racconti urbani e suggestioni da cartolina alternativa.

Promosse dal Comune di Firenze – Ufficio Firenze Patrimonio Mondiale e Rapporti con UNESCO – insieme alla Fondazione MUS.E, le passeggiate si snodano per tutto il mese di giugno (fino al 29) sono gratuite, sia in italiano che inglese, e offrono quattro itinerari, centrati su aree nevralgiche della storia e della vita di Firenze: “Lungo le mura“, itinerario sud, tra le mura d’ Oltrarno. Ritrovo in Porta San Giorgio, via San Leonardo; Incantesimo di fuoco, non è un romanzo fantasy, ma un percorso nel cuore della ricostruzione post-bellica. Per chi ama le seconde possibilità (e i palazzi anni ’50). Ritrovo alla Fontanella di piazza Pitti; Verso San Miniato è il percorso verso uno dei punti panoramici più suggestivi della città. Vista all’arrivo garantita. Ritrovo presso la Torre San Niccolò, piazza Poggi e infine “Intorno a San Gallo“, a nord del centro, tra antiche relazioni e nuove scoperte. Per chi vuole cambiare rotta senza cambiare città. Il ritrovo è in via Guelfa 12, davanti alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno.

La durata delle passeggiate è di circa due ore, il che vi permette di fare aperitivo dopo, con coscienza storica rinnovata. Cosa occorre? Munirsi di scarpe comode, bottiglietta d’acqua e spirito di curiosità. In caso di pioggia le passeggiate sono annullate.

Per partecipare occorre prenotare: info@musefirenze.it; tel. 055-0541450.