“ApritiModa”: il 24 e 25 ottobre alla scoperta dei luoghi dell’eccellenza artigianale

Mi ha da sempre incuriosita l’idea di accedere a luoghi insoliti e poco conosciuti. Di visitare retroscena pieni di fascino dove nascono e poi prendono forma le idee.

Questo weekend di fine ottobre (24 e 25) torna a Firenze ApritiModa, l’iniziativa dove i brand più famosi e i laboratori dell’eccellenza artigianale aprono le porte per svelare i segreti delle creazioni simbolo del made in Italy.

L’antico setificio fiorentino, il laboratorio d’arte del teatro della Pergola, la sartoria del Maggio musicale, l’Officina profumo di Santa Maria Novella: sono solo alcune delle sedi di atelier e laboratori pronte a farci entrare nel loro mondo.

Museo di Salvatore Ferragamo – © photo courtesy ApritiModa

“Quello che proponiamo con ApritiModa – dichiara Cinzia Sasso, ideatrice della manifestazione – è un tour nella bellezza e nella bravura. Firenze e la Toscana – dove eravamo già stati nel 2018 – sono dunque gli ovvi punti di forza perché è qui, nel 1952, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, che è stato battezzato e presentato al mondo quel miracolo che è il Made in Italy”. 

“Sarà un’occasione unica per visitare luoghi usualmente chiusi al pubblico ma che nascondono segreti, mestieri e arti delle migliori tradizioni artigianali e sartoriali. Proprio in un anno molto critico anche per il settore della moda sono importanti iniziative come ApritiModa per sostenere e rilanciare il settore” – aggiunge l’assessore a cultura, moda e design Tommaso Sacchi.

Le visite, gratuite, si svolgeranno necessariamente a numero chiuso e su prenotazione, così da garantire il rispetto di tutte le misure a tutela della salute. Le prenotazioni potranno essere effettuate dal sito www.apritimoda.it 

Ricchi di fascino e storia, scopriamo nel dettaglio questi scrigni da visitare:

Antico Setificio Fiorentino. Stefano Ricci aprirà le porte del suo Antico Setificio Fiorentino. Siamo nel cuore di San Frediano, un vialetto che si infila, i rampicanti sui muri, è lì che dal 1786 le più importanti famiglie fiorentine hanno fatto convergere la lavorazione di una delle risorse più preziose, la seta. Grandi finestre da laboratorio, i telai sui quali le donne lavorano ancora col rocchetto, il rumore incessante delle macchine. C’è anche un orditoio, realizzato su disegno originale da Leonardo da Vinci il cui disegno è custodito a Londra, nella collezione privata dei Windsor. Le sete e i broccati che escono da qui vestono dal Cremlino alla casa Reale di Svezia. 

Enrico Coveri su Lungarno Guicciardini, uno dei palazzi che erano dei Medici. Spingi il portone ed ecco una chiesa sconsacrata, che Enrico Coveri ha trasformato in una galleria d’arte. Nel palazzo c’è tutto, anche la sartoria dove ancora oggi le sarte cuciono le paillettes che sono una lavorazione che si fa con i ferri da maglia: un dritto, un rovescio, e al terzo punto quel tondino di plastica colorata… Ancora oggi come nel 1977 quando, alla prima sfilata di Coveri a Parigi, Le Figaro scrisse: “Le paillettes stanno a Coveri come le catene stanno a Chanel”. 

Fondazione Arte della Seta Lisio, in via Fortini, sulle colline alle porte di Firenze: il rumore dei telai manuali riecheggia negli ampi locali della sede della Fondazione Arte della Seta Lisio, dove le maestre tessitrici creano velluti, broccati e preziosissimi tessuti in seta utilizzando filati d’oro e d’argento. Una biblioteca, un ricco archivio fotografico e di riproduzioni di opere d’arte, un’ampia collezione di tessuti antichi: non solo un’attività manifatturiera, ma anche didattica e culturale, che ha lo scopo di “conservare, tramandare, vivificare i tessuti d’Arte” e la loro lavorazione.  

Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola. Forbici, metro, ago e filo. Nel Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola il saper fare prende vita. Travi in legno, tavoli imbanditi di attrezzi e manichini per la prova. In via della Pergola 18, accanto allo storico teatro fiorentino, si realizzano costumi e oggetti scenografici per gli spettacoli del Teatro Nazionale della Toscana. Dal bozzetto alla progettazione, alla sua creazione. I maestri artigiani tramandano segreti ai giovani allievi: così – unendo storia e innovazione – si sperimenta creando bellezza. 

Loretta Caponi. Aprirà al pubblico il laboratorio (850 mq nel vecchio cuore di Firenze, in Via delle Belle Donne) dove nasce la lingerie di alta moda scelta dalla duchessa di Kent, da Paola del Belgio, da Jane Fonda, da emiri, rock star ecc. attratti dall’arte del ricamo di origine ottocentesca applicata a capi unici e preziosi. E poi ci sarà l’incanto della biancheria per la casa, le sete, i lini, usata dalle famiglie reali di tutto il mondo (Windsor, Orange-Nassau, Borbone) e dai Rockefeller, dai Rothschild, dai Kennedy, dai Getty. Nell’atelier c’è la collezione privata di migliaia di pezzi che vanno dal 1500 al 1960.  

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Testimone di una prestigiosa storia musicale e punto d’incontro tra la Firenze del Rinascimento e il polmone verde della città, il Parco delle Cascine. Una struttura imponente, quella del Teatro del Maggio in Piazza Vittorio Gui, che racchiude l’armonia dell’orchestra e il fascino dell’opera. Il caldo legno degli interni rimanda un’acustica perfetta. Dietro alla macchina complessa che mette in scena le opere, vive il reparto più affascinante del Maggio, la sartoria. Tra costumi di scena disegnati da Giorgio De Chirico e le creazioni d’autore, la magia del teatro svela i suoi capolavori artigianali. 

Museo del Tessuto di Prato, un gioco di contraddizioni. Dentro le mura medievali della città di Prato si scorge un’alta ciminiera. È quella dell’antica fabbrica ottocentesca “Cimatoria Campolmi Leopoldo e C.” monumento d’archeologia industriale tessile, oggi Museo del Tessuto. Dai tessuti più antichi (del III secolo) ai più lontani (Yemen) fino agli abiti e agli accessori contemporanei. Da non perdere i bozzetti e i tessuti d’artista realizzati da Giò Ponti, Pomodoro e Bruno Munari. E ancora macchinari tessili e archivi preziosi. È il più grande centro culturale d’Italia dedicato alla produzione tessile. Tutto questo, nel cuore del distretto toscano. 

Museo Salvatore Ferragamo. In via dei Tornabuoni all’angolo di Piazza Santa Trinità a Firenze si trova un imponente palazzo. L’atmosfera rimanda al 1289, anno in cui lo Spini Feroni venne costruito. Salvatore Ferragamo restò affascinato dalla sua eleganza senza tempo nel 1936: decise che quel luogo magico doveva tramandare il suo nome. Anche oggi, emana la stessa bellezza. Dentro le meravigliose stanze del Museo Salvatore Ferragamo si scopre il mondo del “calzolaio delle stelle”, si percorre tutta la storia della maison e si respira l’anima dell’artigianato d’autore. Un patrimonio unico al mondo e tutto italiano. Tra i gioielli da non perdere ci sono le iconiche zeppe rainbow realizzate per Judy Garland e i tanti modelli dai materiali naturali degli anni Trenta. 

Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella. È qui, dietro a Piazza Santa Maria Novella a Firenze, che tutto è cominciato. È qui – fra le sale affrescate e i chiostri della più antica farmacia ancora operante – che ha origine la magnifica storia del profumo moderno. 1221: i frati domenicani coltivano, estraggono, creano. 1533: una giovanissima Caterina de’ Medici lascia Firenze per il trono di Francia, con al suo seguito un mastro dell’arte italiana del profumo. 1612: nasce l’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella. E oggi, sempre qui, l’Officina continua a miscelare antica sapienza artigianale e innovazione; una grande bellezza sempre alla conquista del mondo. Entrate, respirate le epoche che hanno attraversato questo luogo, annusate, scoprite. Per l’occasione, non soltanto le grandi sale molto frequentate nei secoli, ma anche pertugi e tesori nascosti.  

Premiata Tessitura TACS. Nel cuore delle vallate aretine, immersa tra foreste incontaminate, borghi medie- vali e precisamente a Pratovecchio di Stia, si trova la Premiata Tessitura Artigiana Casentinese. Il Panno del Casentino è il protagonista assoluto. Con la stessa cura dei tempi rinascimentali la famiglia Savelli realizza tutti i passaggi che trasformano i migliori fiocchi di lana nel caratteristico Panno. Come la rattinatura, particolare fase del processo di realizzazione del tessuto che conferisce la tipica trama a ricciolo. Tra il mosaico dei vivaci colori del Panno si scoprono anche fustagni e damascati. La tradizione e il cuore caldo di questa terra si raccontano all’angolo con via dei tessitori, in via Sanardelli.  

Stefano Bemer. L’ingresso è quello di una chiesa del 1439. Al numero 2 di via San Niccolò a Firenze, le scarpe Stefano Bemer sono incorniciate alle pareti bianche. Il profumo del cuoio e quello del legno dei tavoli da lavoro dei maestri calzolai racconta l’arte di un mestiere. I morbidi divani e i candidi tappeti ricreano lo spazio di un salotto luminoso. Per fare scarpe su misura bisogna prendersi tempo, ecco perché dentro alla “bottega” Bemer, questo, si ferma. Il ricordo della scarpa perfetta, con il suo modello, rimarrà appeso sui lunghi scaffali di legno, per il prossimo incontro. 

*Tutte le foto inserite nell’articolo sito © ApritiModa.

Il “Pink october” di Firenze in Rosa Onlus

Sapete tutti che prevenire è sempre meglio che curare, vero? È per questo che sono felice di condividere un’iniziativa molto importante e molto utile per la prevenzione del tumore al seno.

In occasione del mese internazionale di prevenzione del tumore al seno, l’associazione FIRENZE IN ROSA Onlus lancia una serie di iniziative che coinvolgono la città di Firenze con l’obiettivo di diffondere e promuovere una “cultura” alla prevenzione di questo brutto male con uno stile di vita corretto.

Dal 19 al 24 ottobre FIRENZE IN ROSA Onlus offrirà su prenotazione controlli ecografici al seno GRATUITI per donne fino ai 45 anni e oltre i 75 anni di età al Punto Rosa appositamente allestito presso lo The Student Hotel. L’invito è rivolto anche a uomini con ereditarietà familiare della malattia.

La diagnosi precoce ha salvato la vita a moltissime donne. Ecco perché si rende necessaria e importante rendere la diagnosi del tumore allo stadio iniziale sempre più efficace.

Come spiega il Presidente Lucia De Ranieri: “Una diagnosi precoce permette di ridurre il tasso di mortalità del tumore al seno con trattamenti meno invasivi e con maggiori probabilità di essere efficace. Sarà importante la partecipazione di tutti per avere una sensibilizzazione capillare verso una battaglia che, se combattuta tutti insieme, può essere vinta“.

Con i fondi raccolti Firenze in Rosa Onlus vorrebbe dotare il territorio di un macchinario che renderà la diagnosi più immediata e precisa, proprio come hanno fatto in passato grazie ai sostenitori.

Qui potrete donare per sostenere l’associazione: https://www.firenzeinrosa.it/donazione-pink-october-2020/ 

Per informazioni e prenotazioni: M.388.8049901  dalle 10 alle 12, martedì e giovedì; dalle 15 alle 19, lunedì, mercoledì, venerdì.

Io ho già prenotato. Voi cosa aspettate?

Sopravvivere a settembre

Avete mai sentito parlare di Alzheimer canino? Io non ne ero a conoscenza fin quando il nostro cane non iniziò a manifestarne i primi sintomi. Poca vista, poco udito, un po’ claudicante ma con un bel pelo nero ancora morbido e lucido, dopo 17 anni, Lupo ci stava lentamente lasciando. Non ci riconosceva più e si perdeva nei campi.

Se avessi potuto raccontargli cosa mi è successo nell’ultimo anno gli avrei svelato il segreto di come si fa a sopravvivere a settembre.

È un mese misterioso, che segna la fine del clima mite, quando l’estate è già distante e l’autunno si affaccia prepotente, senza bussare. Il mese delle svolte, dei ritorni e delle partenze, delle fastidiose sveglie, degli inutili aperitivi, dei cv a livello agonistico, delle situazioni in sospeso, dei quaderni nuovi e dei ma come mi vesto? 

Questo era un pensiero che scrissi cinque anni fa e che oggi, complici i consueti ricordi su Facebook, si rivela più attuale e valido che mai. 

Gli racconterei, facendomi leccare un po’ il palmo della mano, che settembre è stato per me un mese molto impegnativo, dal primo all’ultimo giorno. Trenta giorni densi di alti e bassi. Tutto un evento, uno spiegarsi di piccoli dettagli venuti a galla da situazioni quotidiane, di conferme e rivelazioni. Tanto che essere arrivati mentalmente indenni mi sembra già un magnifico traguardo. Gli racconterei che nel corso di quest’anno non ci siamo fatti mancare niente e che mentre lui lentamente svaniva, noi abbiamo salutato persone care, superato una clausura forzata, litigato davanti a Netflix, vacillato lavorativamente, sperimentato ricette folli, macinato più di 1000km in macchina in giro per l’Italia. 

Accarezzandolo, mi sfogherei con lui su quanto sia faticoso rimboccarsi le maniche in un periodo storico non facile per nessuno e all’’opposto, di come è facile che dei ladri possano entrarti in casa; di non fidarsi del ciclo mestruale perché anche se è programmato per un giorno può anticipare di ben due settimane; e che se un anziano si sente stanco è sempre bene fare i controlli subito! 

Infine gli direi: “Lupo, sai che mi sono sposata? Te lo avevo fatto conoscere Leo. Era quello alto che ti accarezzava sempre. E scusa se non ho postato nulla, ma non è vero che se non metti la prova di un evento sui social allora non è mai successo. Invece è successo. Non c’è documento fotografico che attesti quanto fossimo felici se non le persone che erano lì con noi, prova vivente dei nostri cuori colmi di gioia”.

“Allora, Lupo, si può sopravvivere a settembre? Certo che sì!”

E anche se tu non ce l’hai fatta, il trucco è che non c’è trucco e che alle stelle si giunge soltanto attraverso le asperità! 

Stai bene fedele amico. 

Avanti ottobre, a noi due.

5 motivi per mettersi (ancora per poco) la mascherina

Ne abbiamo viste di ogni tipologia: dalle chirurgiche alle griffate, da quelle super trash a quelle artigianali. Dovremmo tenere le mascherine ancora per un po’. Oltre alla lunga lista dei lati negativi (non si respira, ti fa sudare, è scomoda, etc) mi sono chiesta quali siano i lati ironico-divertenti dell’indossarla. Qui una scherzosa classifica:

5) Come strumento per non farsi leggere il labiale.

Potrei dire stronza maledetta a bassa voce senza che il mio interlocutore possa recepire il messaggio. Come quando alle medie cercavi di suggerire alla tua compagna di banco le risposte giuste di latino a denti stretti (a proposito ciao Serena!).

4) Ti salva dall’alitosi altrui o salva i tuoi interlocutori dalla tua.

Hai finito le chewing-gum ed eri stato a pranzo da un amico che ha come migliore amico i soffritti d’aglio (può succedere e tra l’altro è tutto più buono con l’aglio), quindi la mascherina potrebbe salvare le persone con cui interagisci da uno svenimento o viceversa.

3) Addio baffi da tricheco, nessuno potrà più vederli!

Questo punto lo può capire solo chi si tortura con la depilazzzzzione!

2) Ti impedisce di mangiare tanto.

Su questo ci sto lavorando. Forse ci vorrebbe più una museruola…!

Last but not the least ti protegge e vieni protetto dalla diffusione del virus.

I come insonnia, insomma non dormo.

Sembra ieri che appoggiavi la testa sul cuscino e immediatamente il cervello – facendo contatto con il soffice guanciale – ti faceva perdere i sensi. Ti addormentavi all’instante. Questo succedeva a sei anni. Le cose non sono più le stesse da tempo ma nell’ultimo periodo si è acuita la tendenza a non prendere sonno.

Dopo una giornata qualsiasi in cui sei un po’ fiacco dal lavoro, hai fatto il tuo allenamento, sei addirittura riuscito a preparare in tempi record la cena e avviato la lavastoviglie – ti fiondi sul divano.

(Tralascerò il capitolo su “cosa guardiamo stasera in tv?”). Penso che questo argomento abbia fatto molti danni anche alle coppie più solide.

Mentre ti appresti a guardare il nuovo film di Ken Loach – perché concedersi una commedia leggera quando puoi constatare come il precariato stia rovinando il mondo? Ecco. (Comunque “Sorry, we missed you, lo consiglio e in generale tutti i film di questo regista). 

Ti cala leggermente la palpebra, ti appisoli in una posizione stranissima e per 30 secondi dormi. Scena rumorosa, ti risvegli bruscamente, fai un check che il tuo partner sia vivo (niente, ha preso anche lui la curva del sonno prima di te) ma tu non demordi e rimani, resisti fino ai titoli di coda.

Il tempo di lavarsi i denti (ATTENZIONE: per le fan della skin care, la faccio prima di cena per evitare lo sbatti di una biuti rùtin di 20 minuti) e mi metto a letto.

E puntualmente, appena appoggi la testa sul cuscino sperando che, come quando avevi sei anni, il cervello, faccia contatto per entrare in punta di piedi nel mondo di Morfeo…niente. Non succede assolutamente niente. 

Ti giri e ti rigiri e non riesci a prendere sonno. Non puoi accedere l’abat-jour perché sennò daresti noia; non puoi utilizzare il cellulare per vedere il punto di saturazione dei tuoi vari carrelli su Mango, Zara e H&M, perché hai deciso di limitare l’uso dei dispositivi prima di andare a letto; non puoi contare le pecore perché quel metodo non ha mai funzionato. 

Allora io ci provo a non lamentarmi, ma i’s a hard life!

Per chi volesse tornare alla tv: Insonnia d’amore, (Sleepless in Seattle) classicone romantico del ’93 con Tom Hanks e Meg Ryan; per non dormire definitivamente Sleepers, drammone del ’96 con un giovane De Niro e un giovanissimo Brad Pitt; Mientras duermes, tradotto in Bed time, thriller spagnolo del 2011 (non so come si faccia ad arrivare in fondo a questo film); e infine l’archivio Disney propone La bella addormentata nel bosco in compagnia con Flora, Fauna e Serenella.

Decamerette: lo streaming con amore per tutti

Mi hanno fatto compagnia durante molti pomeriggi in lockdown e non solo. Ho guardato, ho ascoltato, in alcuni casi skippato – sempre con la consapevolezza di aver imparato qualcosa ed essermi divertita.

Sto parlando di “Decamerette”, una tv YouTube indipendente, nata nel marzo 2020 da un’idea di Natalia La Terza per creare una comfort zone virtuale durante la pandemia di Covid-19. A ogni slot di 30 minuti,  i protagonisti e i contenuti cambiano, ma i partecipanti hanno tutti una cosa in comune: raccontano quello che li appassiona di più, o che sanno fare e possono insegnare agli altri, facendo compagnia a chi li guarda, in diretta, in streaming e con amore, dalla loro cameretta.

Come nasce Decamerette?

Decamerette è un progetto nato letteralmente da una story su Instagram. Pochi giorni prima che l’epidemia di Covid-19 fosse dichiarata pandemia, avevo proposto ai miei amici di farci compagnia a distanza, ognuno nella propria camera, raccontandoci quello che più ci appassionava. Iniziavamo a vivere una situazione alla quale non eravamo preparati e che ci intimoriva: avevo pensato che un antidoto potesse essere concentrare la nostra attenzione e quella di chi ci avrebbe guardato su qualcosa su cui fossimo preparatissimi, sicuri e che soprattutto ci regalasse un po’ di buon umore: fosse un libro, un film, un album – o anche il proprio segno zodiacale. Nel giro di qualche ora ho ricevuto più feedback di quanti mi aspettassi, il coinvolgimento attirato mi ha stupita, e ho lanciato il progetto senza pensarci due volte.

Sei da sola o c’è un team che ti supporta?

Decamerette è un gioco di squadra. Ho accanto a me fin dagli inizi Chiara Laquintana, che dirige il team social; Esmeralda Vascellari, che dirige il team dirette; e un fantastico team grafica composto dagli illustratori e designer Caterina Di Paolo, Andrea Chronopoulos, Federico Antonini e Alessio D’Ellena. E poi ci sono tutti i Decameretters: le persone che vedi andare in onda e che spesso danno un doppio sostegno al progetto. Non sono pochi. Per farti qualche nome: Sara Zanardo, una giovane studentessa di cinema che conduce la trasmissione Pochemuchka! e che fa anche parte del team social di Decamerette; ma anche Dario Iocca e Marzio Persiani, uno insegnante, l’altro ingegnere informatico, che dirigono la seguitissima rubrica StreamMate! e durante la settimana aiutano gli altri partecipanti ad andare in diretta sereni.

Questo progetto è il linea con il tuo percorso di studi/lavorativo? Dove vivi e di cosa ti occupi nella vita? Pensi che Decamerette sarebbe comunque nato se non fosse per “l’iper-produttività” mentale a cui molti di noi ci siamo esposti durante la chiusura forzata?

Vivo a Roma ed è la prima volta che lavoro a un progetto simile. Se all’inizio dell’anno qualcuno mi avesse detto: «A marzo creerai un canale YouTube», non ci avrei mai creduto. Ho sempre amato condividere contenuti che ritenessi belli e stimolanti, ma l’ho sempre fatto per altre vie, scritte o al massimo radiofoniche, da autrice free lance. Mi piace stare dietro le quinte, e nei giorni in cui è iniziata l’avventura di Decamerette avrei dovuto registrare un podcast che ho nel cassetto da tempo. È stata l’emergenza a cambiare le mie priorità e necessità: senza il lockdown Decamerette non sarebbe mai nata. Il mio percorso di studi e lavorativo non ha niente a che fare con tutto quello che ti ho detto fin qui: sono laureata in Relazioni internazionali e faccio l’assistente universitaria.

È lecito fare un riferimento a Boccaccio per il nome?

Ogni riferimento a Boccaccio è fortemente voluto. Il merito del nome va a Guia Cortassa, scrittrice e Decameretter, tra le primissime sostenitrici del progetto. È con lei che nelle ore in cui mi era venuta l’idea giocavo a fare un botta e risposta dei possibili nomi. Oggi alle 18 inaugurerà una nuova rubrica che ti consiglio di non perdere: Appalachian Trail un trekking letterario dalla West Virginia di Breece D’J Pancake e Scott McClanahan, al Kentucky di Chris Offutt e J. D. Vance.

Le ore intere possono intimorire un po’ e la maggior parte della attività richiede circa mezz’ora. Hugh Grant in “About a boy” amava definirle unità di tempo. 30 minuti come ogni intervento di Decamerette. Perché non di più, non di meno?

Ora che mi hai citato “About a boy”, e una delle mie scene preferite del film insieme a quelle più drammatiche dell’anatra e di Killing Me Softly, ti chiederò di fare una Decameretta sul tema (volentieri!). Vorrei darti una risposta più strutturata, ma la verità è che quella della mezz’ora è stata una scelta improvvisata. Semplicemente: un quarto d’ora mi sembrava troppo poco per entrare in confidenza con la dimensione della diretta e comunicare qualcosa di compiuto e un’ora mi pareva una durata angosciante per un videomonologo. Con il passare del tempo, mi sono resa conto che per alcune persone, soprattutto quando rinunciavano allo slot solista per passare alla tavola rotonda, la mezz’ora volava, e che l’ora poteva dimostrarsi più adatta. E ti faccio un piccolo spoiler: mi sono ricreduta anche sui contenuti più brevi. Arriveranno presto Decamerette velocissime.

Mi hanno fatto compagnia le lezioni su come spedire la cartolina perfetta di Simone Lisi, Star Wars spiegato ai maschi di Francesca Corpaci (sostengo il team fiorentino avrai capito!) ma ho spesso assistito a dirette di sconosciuti. Come scegliete i partecipanti, conoscenti o sconosciuti? In base ai progetti?

Il team di Decamerette diventa sempre più definito man mano che andiamo avanti e riusciamo ad arrivare a più persone. A tre mesi dal lancio, posso dirti che contiamo circa 90 partecipanti e che la percentuale di conoscenti e sconosciuti è incredibilmente equilibrata. Se è vero che una buona parte dello staff è composta da miei amici, è altrettanto vero che non sono pochi i Decameretters che ho incontrato solo di sfuggita o che non ho proprio mai visto nella vita reale, ma con cui interagisco assiduamente virtualmente. A unirci sono le passioni in comune e la fiducia che riponiamo nel progetto. Ad oggi Decamerette funziona per due vie: «per chiamata» e «per proposta». Nel primo caso sono io a cercare chi vorrei avere con me nello staff, nel secondo caso sono gli altri ad avvicinarsi compilando questo form. Se non ti conosco ma la tua idea mi piace ed è in linea con il nostro mood, sei dentro!

Ho visto che avete anche proposto un crowdfunding. Come vi aspettate che continui nel prossimo futuro, come si evolverà?

Chi vuole sostenere Decamerette potrà farlo sulla nostra pagina su Produzioni Dal Basso —> http:// sostieni.link/25747. Credo che il nostro sia un progetto con un grande potenziale anche fuori lockdown, e i desideri che ho per Decamerette sono due: renderlo uno spazio di condivisione e conoscenza sempre migliore e lasciarlo sempre gratuito, accessibile a tutti. Se Decamerette vi ha fatto stare meglio in questi mesi difficili e volete che continui anche in autunno, potete supportarci con una donazione, oppure acquistando il nostro merch: t-shirt e shopper in edizione limitata disegnate da Alessandro Baronciani e Caterina Di Paolo. Il nome di ogni persona che ci aiuterà sarà scritto sul nostro sito, online nei prossimi giorni. Ci vediamo lì?

Da oggi partirà il palinsesto estivo, chiamato “Summerette” e per tutta l’estate andranno in onda in forma ridotta, il giovedì e la domenica dalle 16 alle 23, con qualche «extrameretta» fuori orario a sorpresa, che annunceranno last minute durante la settimana. 

Io mi candido ufficialmente per la mia slot dell’ABC del Lamento su Decamerette. Chissà se Natalia accetterà il mio progetto! Ora vado a sostenere l’iniziativa e ad acquistare queste bellissime t-shirts!

A Livorno la mostra collettiva “Nature has nature”

Qual è stato il ruolo della natura durante il blocco del mondo? Cos’ha fatto la natura senza di noi?

Attraverso le loro opere, 32 artisti hanno cercato di rispondere a queste domande. Il risultato è una mostra collettiva dal titolo “Nature has nature“, capitanata dal collettivo tutto al femminile Uovo alla Pop, visitabile fino al 20 settembre, all’interno degli spazi dell’omonima galleria a Livorno (Scali delle Cantine 36/38).

La Natura come tema e cornice. L’obiettivo era quello di riflettere su quanto l’uomo abbia privato la natura di spazio e vita, e su quanto, durante il lockdown, la natura stessa si sia ripresa la sua libertà.

Da una nuova Eva nel murale de Le Diesis a un Giuseppe Conte in versione bagnino nell’ opera di Random Guy; un cerbiatto che timidamente si riaffaccia al mondo nella tela di Pomo passando per Mowgli, chiuso in una gabbia con tanto di mascherina, mentre l’orso Baloo e la tigre Shere Khan sono liberi nell’illustrazione di Sick Boy, fino alla formica, combattente operaia per eccellenza nell’autoritratto di Valentina Restivo, solo per citarne qualcuno.

Trentadue sguardi sulla natura, tutti diversi, tutti con l’obiettivo di farci riflettere. “Perché la fase 3 ha rimesso in moto la vita, ma non tutto è tornato al suo posto. E soprattutto, la riflessione su ciò che è necessario cambiare richiama le nostre coscienze. La street art la orienta verso il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, verso il gap che emerge tra la possibilità e la reale volontà di realizzare un cambiamento“. Questo il manifesto e il messaggio etico lanciato da Uovo alla Pop.

Tra i 32 artisti che hanno lasciato il loro segno troviamo: Ache77, Autoritratto, BIBBITO Sbit.Jpeg, Blub L’arte sa nuotare, Nicola Buttari, C0110, Carla Bru, Andrea Casciu, Martino Chiti, CLET, Demetrio Di Grado, ELFO, Exit Enter, Merioone, Jerico, Lediesis, Libertà, Ligama, Luchadora, MONO_GRAFF, Oblo, Barbara Oizmud, Pomo, RANDOM GUY, Valentina Restivo, Francesco Ripoli, Michael Rotondi,  El Rey de la Ruina, SICK BOY, Undeterred, Urbansolid, Vantees.

È possibile acquistare anche le stampe fine art a tiratura limitata delle opere a questo link.