A Firenze torna visitabile la mostra Inside-Magritte

Uomini in bombetta che galleggiano nei cieli delle metropoli, corpi umani con la testa di pesce e un’iconica quanto ambigua pipa-non-pipa (Ceci n’est pas une pipe). Sono solo alcuni dei protagonisti assoluti dell’itinerario di Inside Magritte, la mostra interattiva dedicata al grande maestro surrealista René Magritte, che ha riaperto da pochissimo nella storica sede del gruppo Crossmedia a Santo Stefano al Ponte, dopo la chiusura dovuta al lockdown. 

Sospesi tra reale e immaginario, tra mondo onirico e concreto, tra illusione e allusione,  attraverso un percorso multisensoriale, gli spettatori saranno immersi nell’universo surrealista del saboteur tranquille più famoso del XX secolo, colui che ebbe la capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso. 

Dalle pareti al pavimento le immagini coinvolgeranno i visitatori in un’unica “experience-room”, dove le opere diventeranno un unico flusso di sogno, di forme fluide e smaterializzate in motivi evocativi dell’arte di Magritte, in 160 immagini selezionate dagli esordi alle ultime opere.

Modalità di accesso: Inside Magritte sarà per il momento aperta in forma ridotta nei soli fine-settimana con orario continuato dalle 10.00 alle 18.00. Gli ingressi verranno gestiti per fasce orarie per garantire il rispetto del numero massimo di visitatori, che dovranno accedere obbligatoriamente indossando la mascherina e solo dopo la rilevazione della temperatura. 

Dopo le altre experience quali Klimt (2016) Da Vinci e Monet (2017) e Van Gogh (2018) come ottimo diversivo alla pioggia nel weekend –  ma anche con il sole – mi sento di consigliarvi Inside Magritte.

Per maggiori informazioni: www.insidemagritte.com

Quattro matrimoni e un’emergenza Covid-19

Pensare che ero riuscita a fare tre cose che non avrei mai pensato di fare. Ricevere una romantica proposta, anzi la Proposta; mettermi a dieta senza non poche difficoltà, salutando per un lungo periodo i miei amici carboidrati; riuscire a convincere un ragazzo classe 1932 (mio nonno) a prendere un aereo per venire a trovarmi in Toscana dal profondo sud Italia. Tutto perché un anno fa avevo deciso di sposarmi.

Una grande emozione che senz’altro invertiva il trend di fare figli ma non sposarsi, molto in voga nella mia cerchia di coetanei. E che divertimento c’è senza una grande festa?

Riassumendo, l’ammmore c’era, il vestito – dopo rocambolesche prove nei camerini più improbabili di Firenze – c’era, il catering, le luci, il fotografo e forse anche le bomboniere solidali, c’erano. Ma ti pareva che a pochi mesi prima del fatidico sì non scoppiava un’epidemia mondiale che avrebbe sparigliato le carte in tavola a me e ad altre centinaia di coppie? Un inaspettato colpo di scena, peggio della carta “Imprevisti” del Monopoly, degno solo di una sceneggiatura di Shonda Rhimes, che al netto di tutto avrebbe comportato paturnie organizzative, chiamate a fornitori e procrastinarsi di appuntamenti (un po’ di stress tradotto in herpes e ritorno all’acne giovanile e un’utile rilettura dei classici, vedi Manzoni, Promessi Sposi «Questo matrimonio non s’ha da fare…»).

Ma come hanno attutito il colpo le realtà che vivono intorno al mondo del wedding? Lo abbiamo chiesto ad alcuni addetti ai lavori del settore, che in Toscana ha registrato gravi perdite, senza ricevere molte tutele.  Sara, wedding planner ci racconta che, lavorando per il 99% con stranieri, sta cercando di lanciare un messaggio positivo a tutte le coppie incentivandole a spostare le date. “Ciò che ripeto loro è che questo impedimento è di natura temporanea. Non sappiamo quali saranno le restrizioni e non possiamo fare molte previsioni, il nostro ruolo in questa fase è quello di consigliare gli sposi quanto meglio possibile”. Federico, videomaker co-founder di Waterfall Visuals aggiunge che “lavorando principalmente con persone che viaggiano da stato a stato, da parte nostra stiamo assistendo le coppie con estrema flessibilità, posticipando date e proponendo nuove location e nuovi ambienti. A livello economico, i danni fatti dalla fase 1 sono stati considerevoli, e gli strascichi saranno molto lunghi, ma siamo fiduciosi in una ripartenza più consapevole”.

Sposarsi con bouquet e mascherina o recitare promesse in streaming è una scelta coraggiosa ma – a mio dire – assolutamente anti romantica. Che matrimoni sarebbero d’altronde senza l’amico ubriaco, la testimone prolissa, lo zio con la cravatta sbagliata, la mamma commossa, gli amici terroni, il karaoke e i piedi dolenti per le scarpe con i tacchi?

*Articolo cartaceo uscito sul numero di giugno 2020, sulla rivista Lungarno.

Il nuovo brunch di Ditta Artigianale firmato dallo chef Marco Stabile

Per invitare i fiorentini (e non) a rivivere il centro storico, due eccellenze fiorentine uniscono le forze per realizzare un nuovo brunch. Nasce così collaborazione tra Marco Stabile, chef stellato e titolare del ristorante Ora d’Aria, e Ditta Artigianale, linea di caffetterie specialty, guidata dal coffee lover Francesco Sanapo. Per quattro weekend, a partire da sabato 6 giugno arriva il  “bLunch Artigianale” cheintreccia la proposta internazionale del brunch all’alta cucina, con una selezione di materie prime del territorio.

Una sinergia che punta a dare un segnale positivo, all’indomani delle riaperture post Covid-19 e la volontà  di fare squadra in un periodo così delicato per il mondo della ristorazione. 

Il menu pensato per il primo appuntamento prevede per iniziare l’“Uovo toscano benedetto”, versione rivisitata in chiave locale dell’uovo alla Benedict, ovvero pane toscano arrostito con sugo di arrosto, ragù di finocchiona, uovo pochè e crema di pecorino al lime.  A seguire “Panzanella ciliegie e bacon”, realizzata con pane integrale, pomodoro, cetriolo, basilico, ciliegie e aceto di mela, olio EVO, sale Maldon, crumble di pane e bacon arrostito. Come primo piatto “Gnocchetti di patate con salsa al triplo pomodoro, burro e acciuga”, seguito da “Faraona-cake con salsa di scalogno e aceto balsamico”, un crab cake che sostituisce il granchio con la faraona, servito su insalata al balsamico e salsa di scalogno e balsamico. Per una dolce conclusione due dessert: il “Banana e Fiordisalvia Bread” classico banana bread, ma con fiori di salvia al posto della cannella, tostato al momento e accompagnato con due confetture e burro salato; e infine il “Tiramisù doppia panna e fragola”, con pangenoise alla fragola, servito panna montata, un velo di cacao e un pizzico di liquirizia.

ll menù si rinnoverà ogni settimana fino al 28 giugno, rendendo così la proposta culinaria originale e variegata e senz’altro un buon motivo per ritrovare la voglia di uscire con responsabilità, stando insieme davanti a del buon cibo.

Tornare da Ditta Artigianale oltrarno sarà anche l’occasione di riscoprire i raffinati interni di un locale dall’architettura razionalista con richiami agli anni ’50 e ’60.

Costo per il Blunch Artigianale: €30 a testa. Prenotazioni allo 055 045 7163 e info@dittaartigianale.it

B come balconi

Forse uno degli insegnamenti che questa quarantena ci ha indirettamente trasmesso è che le nostre prossime case avranno un balcone. Un perimetro limitato, una sporgenza alla quale nessuno fa caso, se non per piantare due piante officinali o dei ciclamini e alla quale in questi giorni abbiamo fatto ritorno come porti sicuri, come colline dalle quali guardare il panorama (di tetti e antenne, di stradine e stendini, di vicoli e palazzi).

Il primo balcone di cui ho memoria è quello di mio nonno. Un balconcino pieno di piante da dove calare il paniere per la spesa, per raccogliere mollette o giocattoli perduti nel cortile sottostante. Essendo la prima nipote, i miei genitori mi parcheggiavano spesso lì per andare a lavoro e – tra una merenda e una puntata di Heidi – i miei nonni avevano anche allestito una piccola altalena sulla quale mangiare pan bagnato di olio e pomodoro dondolandomi.

Nella prima casa in cui ho vissuto avevamo una striscia di balconcino che iniziava dalla camera che dividevo con mio fratello e sorella e si allungava fino alla camera dei miei. Affacciava su una pescheria ed era vicinissimo al mercato rionale. Troppa confusione. Lo usavamo solo per stenderci i panni. Non c’era neanche lo spazio per fare un giro completo e manovra con il triciclo. Quando lasciammo gli 80mq di via XXV aprile per trasferirci in campagna avevo 8 anni, a 10 km dalla città. Avevamo tanti balconi. Mai utilizzati. Scorrazzavamo liberi sul portico al piano terra della casa, nel prato, sulla ghiaia, tra la sabbia e la polvere dei lavori della casa, ancora in costruzione. 

Quelli che mi facevano più paura di tutti erano i balconi della mia nonna materna, in un appartamento signorile posto al sesto piano di un edificio anni ‘60. Non guardavo mai in basso, non mi sporgevo mai. Uscivo solo per gettare la spazzatura e rientravo immediatamente in cucina, quasi temessi che potesse crollarmi il pavimento sotto i piedi da un momento all’altro. 

Quando andai all’università nella casa di Viale dei Mille non c’erano balconi. Non si stendevano neanche i panni fuori dalle finestre. Feritorie che davano nella corte interna. Quello c’era. E quella fu la cornice di varie feste universitarie, dove il vino (scadente) lo sorseggi nei bicchieri (di plastica) e i capelli appena lavati sanno di sigaretta, che ciccherai dalle finestre. Eco delle risate rimbombava nella corte, arrivava dritto alla padrona di casa che ci odiava perché eravamo calabresi. 

E oggi, cosa sono i nostri balconi? Degli appigli di socializzazione? Ma soprattutto che piantine ci metto?

Il brand Pink Memories apre il suo primo store a Forte dei Marmi

Cosa fare in questa ibrida fase 2? Si può andare nei negozi e far girare un po’ l’economia del paese, con le dovute precauzioni del caso, ovviamente.

Appuntamento a Forte dei Marmi il 1 di giugno per l’opening del primo store monomarca di Pink Memories, il brand fiorentino di abbigliamento femminile che lancia così un messaggio di positività sul settore moda, all’indomani della ripartenza post Covid-19. Lo fa scegliendo la Versilia, meta ideale a livello internazionale per il turismo del lusso, che lega gli amanti del mare e dell’alta moda.

Un pop-up store nel centro pedonale dello shopping di Forte dei Marmi vuole essere un vero e proprio showcase dei prodotti Pink Memories, con il suo look totalmente bianco, sia negli ambienti che nella scelta del mobilio. Uno shop dallo stile caldo e femminile, in cui risalteranno i prodotti iper-colorati e stampati delle collezioni Pink Memories.

“Nonostante questo periodo di emergenza del Covid-19 – afferma la direttrice creativa Claudia Andrei – siamo fiduciosi e riteniamo che il retail riuscirà a partire se non come prima, con una grossa spinta.

E prosegue: “Questo opening consolida la presenza di Pink Memories in Italia e allo stesso tempo è un segnale che vogliamo lanciare ai nostri rivenditori, tutti top shop di alto livello sia italiani che internazionali. In questo periodo di incertezza vogliamo trasmettere il messaggio che ci siamo e ci stiamo evolvendo. Questa strategia di sviluppo si inserisce all’interno di un piano che vedrà al centro la digitalizzazione dell’azienda; dallo sviluppo di un nuovo sito che avrà un focus sull’e-commerce, ad altre manovre per far sì che l’azienda diventi digital al 100%”.

Il “contenitore” di Forte dei Marmi accoglierà sia l’ultima collezione Primavera/Estate 2020 che una selezione di tutti i capi iconici carry over di Pink Memories, come ad esempio le sottovesti in 100% seta e pizzo francese disponibili in più di 100 colori che verranno presentate all’interno del negozio.

Nella seconda parte della stagione estiva, verrà presentata anche la nuova collezione Autunno/Inverno 2020-21 al cui interno spiccano alcune novità: dalle nuvole di mohair in toni fluo ai maglioni fatti a mano, capi eleganti e versatili da abbinare a ecopelle laminata, paillettes e capispalla in eco-pelliccia, oltre al 100% Cashmere Made In Tuscany a prezzi competitivi. Un abbigliamento lingerie-style reinterpretato per gli outfit di ogni giorno, sia per andare in ufficio che per uscire la sera.

Orientato all’internazionalità, Pink Memories si basa sull’artigianato tessile e le tradizioni manifatturiere toscane, fatte di materiali di prima qualità e puro talento sartoriale. Le collezioni, tutte rigorosamente Made In Italy, sono presenti nelle più importanti boutique italiane e estere.

Per maggiori informazioni: https://pinkmemories.it/

A come aspettative

Un giorno ti metti in testa che vuoi fare un dolce, prendi le uova e inizi a montare a neve tutti gli albumi. Non hai le fruste elettriche e ripieghi su quelle analogiche. Dopo un minuto sei in attività cardio e già pensi che ti crescerà l’avambraccio di Rafael Nadal.

Le aspettative secondo me sono quelle uova da montare e poi non sai quale sarà il risultato finale del dolce.

Un po’ come questo 2020. “Più grandi sono le aspettative, maggiori saranno le delusioni”. Chi ha detto questa frase? Maledetto sapientino!

I primi sei mesi di questo fantastico anno bisestile potrebbero riassumersi in questa tag-line, con tutto il genere umano involontario protagonista di un film collettivo di cui non conosceva la sceneggiatura. Una candid-camera venuta malissimo.

Per esempio, quest’anno a quest’ora avrei unito i festeggiamenti per il mio trentesimo compleanno a quelli dell’addio al nubilato. 

Già mi vedevo a sorseggiare mojiiti in spiaggia a Ibiza (o a Palermo o a Viareggio, per dire) sbicchierando insieme alle mie amiche tutte intrise di coriandoli glitterati a forma di pene, lasciandomi trascinare in feste notturne sulle note di canzoni imbarazzanti. (Papà, se stai leggendo sappi che sto romanzando). 

E invece cosa è successo? Niente. Appena annusata l’aria di disagio, abbiamo annullato tutto. 

ME LA SONO FORSE PRESA? (Sì, odio tutti e tutto!).

Il compleanno lo festeggerò in una specie di situazione ibrida. 

MI SONO FORSE ABBATTUTA MORALMENTE? (deh, sono in terapia!).

Quindi, cosa fare se vogliamo fare un dolce ma probabilmente ci verrà male? IMPROVVISARE.

Adattarci, ridere delle disgrazie e andare avanti. Che in fondo è la qualità che più dovremmo apprezzare di noi stessi.

Però ci aggiorniamo il 31 dicembre per vedere come sono andati questi altri sei mesi (incrociamo le dita, ovviamente!).

Studiootto: uno spazio dove fare e stare bene

Prendi una fotografa, Ilaria Costanzo. Poi un operatore shiatsu, Luca Ronga. Mettili insieme sia nella vita che nel lavoro e da questa eterogenea quanto creativa unione prenderà vita lo Studiootto, un ambiente dalla duplice anima, finalizzato alla diffusione di un’idea globale di cultura del benessere. Un luogo fisico e mentale, dove coesistono attività e pratiche artistiche, corporee, culturali ed energetiche per il miglioramento della qualità di vita di ogni persona.

Lo spazio dello Studiootto

Attività proposte

Ogni mese, allo Studiootto, si organizzano attività come presentazione di libri, incontri, spettacoli, letture e una piccola rassegna di documentari. Dalle performance alle conferenze, dagli allestimenti fotografici, passando per le mostre, i 60 mq dello spazio sono pronti ad accogliere proposte legate al benessere psico-fisico ed eventi in linea con la filosofia dello Studiootto.

Cosa bolle in pentola per il mese di gennaio:

Le Guarattelle di Pulcinella

“Dal 4 al 6  è in programma uno spettacolo di teatro di figura dal titolo Le Guarattelle di Pulcinella di e con Luca (che è un bravissimo burattinaio!) che tramite dialoghi ricchi di giochi di parole, fraintendimenti e affermazioni assurde lo renderanno surreale e poetico (adatto ai bambini dai 4 anni in su).

Salotto Doc

Il 12 si prosegue con Salotto Doc, la rassegna di documentari organizzata in collaborazione con il Festival dei Popoli e CG Entertainment, dove sarà proiettato “Un altro me” di Claudio Casazza, il primo esperimento italiano di recupero per i responsabili di violenze sessuali. Nel film, il regista e un’equipe di psicologi, criminologi e terapeuti sono stati per un anno accanto a sei condannati per reati sessuali per capire chi sono, cosa pensano e le dinamiche di chi ha commesso tale crimine”.

“Dall’incontro delle nostre passioni è nato il desiderio di trovare un luogo che ci rappresentasse. Dopo una lunga ricerca, durata quasi due anni – racconta Ilaria – abbiamo trovato uno spazio che ci ha subito fatto sentire a casa”.

Informazioni: studioottofirenze@gmail.com
Via Aretina, 97/r

*Articolo uscito sulla rivista Lungarno, numero gennaio 2020.