Gli Angeli caduti di Anselm Kiefer in mostra a Palazzo Strozzi

Dopo la fortunata mostra su Anish Kapoor, che ha superato le 100mila presenze, nella primavera 2024 Palazzo Strozzi ospita le opere di Anselm Kiefer, in un percorso fra lavori storici e nuove produzioni. Dal 22 marzo fino al 21 luglio.

Chi è Anselm Kiefer?

Photo credits © Ludovica Arcero Saywho

Kiefer nasce nella Germania post-bellica e ad oggi è considerato uno degli artisti più versatili del settore con la sua pratica artistica che abbraccia medium diversi tra cui pittura, scultura, fotografia, xilografia ma anche libri d’artista, installazioni e architettura. Pratiche che ritroviamo mescolate in questa esposizione. L’artista ha esordito nella scena tedesca alla fine degli anni Sessanta con opere che, per prime, hanno segnato una riflessione sulla storia della seconda guerra mondiale e sull’eredità emotiva e culturale della Germania. Da qui è iniziato un percorso artistico in cui si uniscono mito, religione, misticismo, poesia, filosofia. Come ha dichiarato Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra. «Kiefer è uno dei massimi artisti viventi e la suo ricerca attinge dalla letteratura, dalla filosofia e dalla storia, in una riflessione continua sulla natura dell’essere umano».

La mostra

Il percorso espositivo inizia come sempre dal cortile rinascimentale dove il grande dipinto dal titolo Engeissturz (Caduta dell’angelo) che rappresenta gli “angeli caduti”, quelli cacciati dal Paradiso a seguito della loro ribellione contro Dio, diventa punto di partenza della mostra: un viaggio attraverso allegorie, figure e forme che riflettono sull’identità, la poesia, le vicende storiche, e i diversi pensieri filosofici. Proseguendo al Piano Nobile il tema degli “angeli caduti” si ritrova nella prima sala con li monumentale dipinto Luzifer in cui Kiefer rappresenta l’angelo ribelle che precipita nell’abisso, reinterpretato attraverso materiali che si riferiscono alla storia contemporanea e recente e si traducono in una minacciosa ala di aereo in piombo che richiama il tema della guerra. Nei dipinti della sale successive emergono simboli costantemente presenti nel vocabolario visivo kieferiano: girasoli e serpenti. Il girasole è pianta legata al sole ma anche alla terra: tra l’altro Kiefer ha da sempre dimostrato venerazione per Van Gogh, al quale, già adolescente, ha dedicato opere figurative e un testo. Il serpente talvolta diviene allegoria di rigenerazione, grazie alla caratteristica dell’animale di mutare la pelle, alludendo cosi alla figura dell’artista e alla sua capacità di rinnovarsi.

Photo credits © Ela Bialkowska OKNO studio

L’installazione immersiva dal titolo Verstrahlte Bilder è forse quella che colpisce e intriga maggiormente durante la visita. Composta da una suggestiva selezione di sessanta dipinti che riempiono completamente le pareti e il soffitto di una delle più grandi sale di Palazzo Strozzi, è stata creata appositamente per la mostra e dotata anche di grandi superfici specchianti poste al centro dello spazio. Un invito a immergersi nell’arte stratificata e totalizzante di Kiefer. L’uso dei cosiddetti “dipinti irradiati”, scarificati e scoloriti da radiazioni, aggiunge una dimensione evocativa e malinconica all’installazione, invitando a una riflessione sulla fragilità della vita e sul potere dell’arte. Olio su tela, gommalacca e tessuto sono solo alcuni dei materiali utilizzati per creare un’esplorazione inquietante sul temi della distruzione e del decadimento, insiti nella condizione umana stessa. Secondo l’artista, «la distruzione è un mezzo per fare arte. Io metto i miei dipinti all’aperto, il metto in una vasca di elettrolisi. La scorsa settimana ho esposto una serie di dipinti che per anni sono stati sottoposti a una sorta di “radiazione nucleare” all’interno di container. Ora soffrono di malattie da radiazione e sono diventati temporaneamente meravigliosi.

NB. le foto all’interno dell’articolo sono da creditare a Palazzo Strozzi © Ela Bialkowska OKNO studio.

Infohttps://www.palazzostrozzi.org/


Arte per tutti ai depositi dei Musei Civici Fiorentini

Sapevate che quando visitiamo un museo vediamo solo una minima parte del patrimonio artistico sommerso e conservato nei depositi? Da poco a Firenze, grazie alla recente riqualificazione, nel complesso di Santa Maria Novella trovano casa oltre 4500 opere d’arte finora rimaste celate al pubblico per mancanza di spazi adeguati per la loro fruizione.

Inaugurati all’inizio del 2024 i depositi dei Musei Civici Fiorentini consentono non solo di raccogliere grandi quantitativi di opere d’arte in condizioni ottimali di conservazione, ma anche di renderli fruibili per i cittadini con delle visite guidate.

Cosa è possibile vedere

Negli oltre 1100 mq di superficie, disposti su tre piani, troveremo al pian terreno una grande sala destinata alla ‘Galleria delle sculture’; proseguendo ai piani superiori dipinti e opere su pannelli grigliati a scorrimento – tipici dei depositi museali – che consentono la visione da entrambi i lati. In questa prima fase sono già state sistemate circa 300 opere appartenenti alla raccolta Alberto Della Ragione Alberto Della Ragione, collezionista che nel 1969 donò la sua raccolta al Comune di Firenze (Morandi, Carrà, De Pisis, Fontana). A queste andranno progressivamente ad aggiungersi la rimanente parte delle collezioni novecentesche, le sinopie del ciclo di affreschi del Chiostro Verde di Santa Maria Novella, alcune raccolte ottocentesche, tra le quali quella dell’ex Museo del Risorgimento e il legato di Icilio Cappellini comprendente dipinti dei Macchiaioli, le opere non esposte dell’ex Museo storico-topografico Firenze com’era e un’ampia rassegna di marmi, gessi e reperti lapidei di varia provenienza.

La storia

In questi antichi ambienti si sono susseguite molteplici funzioni nel corso dei secoli: appartamenti Papali, cantiere del cartone della Battaglia di Anghiari di Leonardo, dormitori del Monastero Nuovo, Educandato femminile della Santissima Annunziata e infine caserma della Scuola allievi sottufficiali dei Carabinieri.

Le visite

A lungo inaccessibili perché inclusi nella caserma, grazie alla riqualificazione oggi tornano a vivere come luogo di conservazione e di fruizione del patrimonio artistico, non più a uso esclusivo di studiosi del settore, ma per tutti. Le visite, in programma ogni sabato del mese (alle 10, alle 11 e alle 12) sono curate da MUS.E con prenotazione obbligatoria qui:  info@musefirenze.it.

Info e biglietti: intero €6, ridotto €3 per 18-25 anni e studenti universitari, gratuito per minori di 18 anni, guide turistiche e interpreti, giornalisti, disabili e rispettivi accompagnatori, possessori Card del Fiorentino, membri ICOM, ICOMOS, ICCROM); non è incluso l’accesso al complesso di Santa Maria Novella. L’ingresso è da piazza Stazione, 4. Durata della visita:  50 minuti. La prenotazione è sempre obbligatoria: 055-2768224, info@musefirenze.it.

Wanda Caffè. Il bistrot di Enrica della Martira in San Frediano

Enrica della Martira, ex concorrente Masterchef 2014 e oggi apprezzata chef lancia il suo Wanda Caffè, un locale nel cuore di San Frediano che omaggia le ricette della nonna (Wanda) – tra piatti della tradizione e commistioni internazionali.

Con una proposta che spazia dalla colazione al pranzo passando per il tè inglese fino all’aperitivo e all’imperdibile brunch della domenica, Wanda Caffè è luogo aperto tutto il giorno con una chiara e precisa identità: quella di Enrica, della sua filosofia e della sua cucina.  Nel suo menù propone piatti che sono il frutto di una sintesi tra i sapori classici della cucina toscana e dei viaggi della chef in Europa e nel mondo.

Sento ancora sul palato il sapore di quello che preparavamo insieme. La nonna ha viaggiato tanto, proprio come me. Viaggi autentici alla ricerca dei sapori del mondo, che ho voluto portare a casa per unirli ai piatti della mia infanzia“.


La cucina di Wanda Caffè
La cucina della nonna Wanda era fatta di piatti moderni e leggeri ma ricchi di sapore, dai molteplici gusti che si sposavano perfettamente pur mantenendo la loro autenticità. Enrica ha raccolto questa eredità unendovi le influenze etniche delle esperienze di viaggio e dei luoghi frequentati anche per lunghi periodi, come le vivaci cucine newyorkese e londinese, o quella francese, paese che, secondo Enrica, è il re delle colazioni. La sintesi massima della sua proposta è creare piatti semplici con grandi ingredienti, scovando materie prime da artigiani impeccabili, rispettando la stagionalità. Tutto viene preparato in casa: torte, croissant, pancake, e addirittura le salse, con prodotti ricercati: la mortadella Favola, i carciofi di Stefania Calugi, il tonno di Acquapazza Gourmet, il burro al caviale di Cru Cavia. La filosofia che guida la chef è far diventare Wanda caffè un posto conviviale che riporti alle domeniche passate in famiglia, assecondando la voglia di stare insieme 


Il menù
La colazione si apre con un mélange tra croissanterie francese e l classica colazione italiana
. Dai cornetti leggermente sapidi e pain au chocolat della romantica Parigi alle colazioni della nostra infanzia con sfoglie, torte caserecce e pane con burro e marmellata. E poi sandwich farciti, baguette calde, toast e tramezzini per gli amanti del salato. Il momento del pranzo unisce la cucina casalinga a quella internazionale. Pasta del giorno, uova al tegamino, peposo ma anche club sandwich, smash burger con patatine, avocado toast e ceasar salad grigliata. E non mancano i piatti iconici della chef: il bun con la stracotto di maiale alle mele e finocchio, accompagnato da un’insalata di cavolo cappuccio e avocado; una rivisitazione del pollo al curry, che si differenzia da quello della cucina orientale perché preparato senza panna e senza latte di cocco, con aggiunta di mele e uvetta. Un’altra ricetta della nonna, ideata per mettere d’accordo i palati di tutta la famiglia. Nel pomeriggio arriva l’ora del tè. Quello proposto da Enrica è un momento caldo e accogliente, perfetto per festeggiare un’occasione speciale o per trascorrere un pomeriggio di relax. Enrica lo ha voluto ricreare anche nel suo locale, dove prepara un delizioso English Tea accompagnato da dolcetti e scones fatti in casa. La giornata si conclude con l’ aperitivo, occasione per assaggiare uno dei cocktail di Kareem Bennet, tra i bartender più creativi della scena fiorentina. Nachos home made e guacamole, focaccine con hummus, crocchette vegetali e pinzimonio di verdure con spuma di gorgonzola sono solo alcuni degli stuzzichini che accompagneranno questa proposta.

Il brunch della domenica
La domenica è tempo di brunch (qui trovate il mio elencone) dove si possono assaggiare i pancake con sciroppo d’acero o quelli al farro con banane, questi ultimi anche in versione gluten e lactose free, yogurt bowl con granola e frutta fresca, e l’avocado toast, con aggiunta di salmone, prosciutto di Praga o uovo pochè a scelta. E di nuovo, club sandwich, con pollo cotto a bassa temperatura e marinato alla senape, e smash burger, con un hamburger studiato nel dettaglio per trovare il perfetto mix e una salsa nata da una ricetta di Enrica.

Info e orari: via Pisana 12/14r, 50143 – Tel. 055 0161009, aperto da martedì a sabato (8-21) ; domenica il brunch dalle 11-15; chiuso il lunedì. http://www.wandacaffè.com – IG: wanda_caffè 

Dal 18 al 25 marzo a Firenze è la settimana del fiorentino: tutti gli eventi

Quanto piace ai fiorentini autocelebrare la propria fiorentinità? Tantissimo! Uno sfoggio che torna utile agli autoctoni e non, soprattutto durante la Settimana del Fiorentino, in cui Musei Civici Fiorentini e MUS.E propongono un ampio calendario di iniziative gratuite in occasione del Capodanno Fiorentino.

Dalla caccia al tesoro per famiglie alle passeggiate patrimoniali nell’area Unesco fino alle visite guidate ad hoc: dal 18 al 25 marzo ecco tutte le iniziative che pongono l’accento sull’origine della festa e sul senso di “fiorentinità” che si lega a questa celebrazione.

Il Capodanno Fiorentino rievoca infatti l’antica tradizione che richiamava in città migliaia di persone che accorrevano alla fiera e devotamente rendevano omaggio all’immagine dell’Annunciata. L’origine di tale festa risale al Medioevo, quando fu scelto come inizio dell’anno civile il giorno 25 marzo, ricorrenza dell’Annunciazione da parte dell’angelo Gabriele. Nel 1582 entrò in vigore il calendario gregoriano che fissava il primo giorno di ogni anno al 1° gennaio, ma la città di Firenze continuò a celebrarlo il 25 marzo – “ab concetione Christi” o “ab incarnatione Christi”, cioè dal concepimento di Cristo – fino al 1749.

Fondazione Romano

Il 18 marzo, alle 14 e alle 15. 30, visita alla Fondazione Salvatore Romano, in piazza Santo Spirito, con “Rarità d’arte per la città”, dove è conservata la raccolta di opere medievali e rinascimentali che il grande antiquario di origini partenopee donò alla città di Firenze a metà Novecento. Il 19 marzo, alle 14 e alle 15.30, appuntamento con “L’annunciazione: storie di Maria” presso il Complesso di Santa Maria Novella per scoprire, grazie alla visita che si snoderà tra Basilica e Convento, capolavori ed arti minori per ripercorrere le storie della Madonna tra i secoli. Il 21 marzo alle 15 e alle 16:30 ci si sposta al MAD Murate Art District per un viaggio negli spazi che ospitarono prima un antico convento, poi il carcere cittadino e infine l’attuale luogo centro di produzione di arte contemporanea. Scorci Fiorentiniè invece il titolo dell’appuntamento previsto il 22 marzo alle 15 e alle 16.30 al Museo Novecento, una visita alla collezione che annovera capolavori del XX secolo tra cui la rosa di dipinti di Ottone Rosai, grande artista fiorentino in grado di lasciare sulle sue tele i toni, le atmosfere, i rumori e i silenzi più autentici della città di metà Novecento. 

Museo Novecento Firenze, Collezione Alberto Della Ragione © Nicola Neri

Il 25 marzo al Museo Bardini (alle 15.30) “Un dono per Firenze” attraverserà le collezioni del grande antiquario mentre dal 23 al 25 marzo (alle 15, alle 16 e alle 17), al Museo di Palazzo Vecchio, appuntamento con Tracce di Firenze, per permetteranno di apprezzare una sezione significativa del museo, dedicata alla storia della città e al suo sviluppo urbano dal Rinascimento al XX secolo. Sabato 23 (alle 11) e domenica 24 (alle 15.15)i più piccoli potranno partecipare, a Palazzo Vecchio, all’attività Per fare una città di vuole un fiore per riappropriarsi del simbolo della città. Domenica 24 appuntamento speciale per le famiglie con la Caccia al tesoro in città (dalle 10 alle 18) con partenza ogni mezz’ora da Palazzo Vecchio. A tutti i nuclei familiari sarà donato un bulbo di iris fiorentino grazie alla collaborazione del Vivaio Guido Degl’Innocenti. 

Museo Stefano Bardini © photo credits MUS.E

Anche le torri e le porte cittadine saranno aperte e visitabili gratuitamente: il 23 visite guidata alla Torre San Niccolò (ore 15.00, 15.45, 16.30 e 17.15), il 24 a Porta San Frediano (ore 15.00, 15.45, 16.30 e 17.15) e il 25 a Porta Romana (ore 15.00, 15.45, 16:30 e 17.15), negli stessi giorni chi vorrà potrà indossare scarpe comode e partecipare alle Passeggiate Patrimoniali (alle 11), che accompagneranno nella scoperta dell’area Unesco, che va da Porta San Giorgio per proseguire verso San Niccolò, lungo le Rampe disegnate da Giuseppe Poggi, il Giardino delle Rose e arrivare fino al Piazzale Michelangelo. Tre gli itinerari proposti: il 23 lungo le mura d’Oltrarno, il 24 verso San Miniato al Monte e il 25 intorno a Porta San Gallo. Tra gli itinerari cittadini anche quello sulle tracce di Giorgio Vasari (il 22 alle 16) che, in occasione del 450° anniversario dalla morte, condurrà nel centro storico alla riscoperta dei luoghi e delle architetture che recano l’impronta dell’architetto ducale, dalla genesi delle Gallerie degli Uffizi alla riforma delle Chiese fiorentine.

Per informazioni e prenotazioni: 055-2768224 e info@musefirenze.it

La pizzeria Berberè apre in Manifattura Tabacchi

Non c’è due senza tre! Che fa anche rima con Berberè, in effetti. Dopo i due locali già avviati in centro città – uno in via de’ Benci e uno in San Frediano, i fratelli Aloe piazzano la terza bandierina nel quartiere di Novoli, all’interno del polo creativo Manifattura Tabacchi, alle spalle del parco delle Cascine.

Berberè, fra le migliori pizzerie in Italia e al 5° posto della classifica mondiale della guida 50 Top Pizza, prosegue così il suo progetto di espansione su Firenze, inserendosi in un contesto in evoluzione frequentato da una community vivace e da spazi eco-friendly, tra cultura, moda, arte e design.

La filosofia

Berberè nasce a Bologna nel 2010, da un’idea di Matteo e Salvatore Aloe, con l’intento di servire con gentilezza pizze buonissime in posti bellissimi. Le pizze Berberè non sono pizze gourmet ma artigianali e rigorosamente stagionali, con un’anima pop, conviviale e informale. Anche questa nuova apertura propone pizze con impasto da farine biologiche e macinate a pietra, fermentato con solo lievito madre vivo per 24 ore. Ho avuto modo di ri-assaggiarle durante la non poco affollata preview – e devo dire che si confermano gustosissime. Quelle che mi sono piaciute di più: la diavola, la classica margherita e quella con crudo, rucola, burrata e un filo d’olio alle arance.

Gli spazi

Il nuovo locale, con più di 100 coperti, si apre con una grande cucina a vista. Come le altre pizzerie, anche questa nasce da un progetto architettonico site specific (realizzato dallo studio di architettura Avamposti), che sfrutta al meglio gli ampi spazi preesistenti di Manifattura Tabacchi. Dallo stile moderno, spaziosa e luminosa, la struttura evoca l’architettura di una chiesa e un omaggio alla basilica di Santa Maria Novella. Entrando nella stanza a destra si nota subito il connubio con l’arte, con un grande David di Michelangelo in versione sorridente in un wall painting a tutta parete.

Info: aperto tutti i giorni a pranzo dalle 12 alle 15 e a cena dalle 19.00 alle 23.30. Pagina IG: https://www.instagram.com/berberepizzeria/.

*Tutte le foto nell’articolo sono credits © Alberto Blasetti e Bruno Gallizzi.

Il complesso di Orsanmichele riapre

Dopo oltre un anno di intensi lavori – anzi, dopo 400 giorni totali di chiusura per restauro, messa in sicurezza, riallestimento e migliorie degli accessi: – il Complesso di Orsanmichele, monumento unico e straordinario nel cuore di Firenze, riapre le sue porte al pubblico in una veste completamente rinnovata.

Nel nuovo allestimento, le 13 statue originali esposte nel Museo, opera dei più grandi scultori del Rinascimento fiorentino tra cui Lorenzo Ghiberti (San Giovanni BattistaSanto Stefano e San Matteo), Donatello (San Marco e San Pietro), Nanni di Banco (Sant’EligioSan FilippoQuattro Santi Coronati), Andrea del Verrocchio (Incredulità di San Tommaso), Baccio da Montelupo (San Giovanni Evangelista), Giambologna (San Luca), accanto a quelle trecentesche Piero di Giovanni Tedesco (Madonna della Rosa) e Niccolò di Pietro Lamberti (San Giacomo Maggiore) tornano a interagire con il pubblico, come quando si trovavano nelle nicchie esterne e incrociavano lo sguardo dei passanti per le strade circostanti Orsanmichele.

Chiesa e museo di Orsanmichele – photo credit © Nicola Neri

Il progetto degli studi Map Architetti (arch. Tommaso Barni, arch. Giovanni Santini, arch. Anna Pescarolo) e Natalini Architetti (arch. Fabrizio Natalini) valorizza i tesori unici in chiesa e dà nuova vita alla fruibilità delle statue del primo piano da parte del pubblico. E se in chiesa gli architetti hanno lavorato molto sulle grandi bussole di accesso che incorniciano i portali in legno e sull’impianto di illuminazione, nel museo sono state realizzate delle strutture che sollevano le sculture come se si trovassero su di un podio, incorniciandole con un fondale che ripropone la collocazione originaria nei tabernacoli esterni. Ognuna delle sculture si trova nella posizione corrispondente a quando si trovava in facciata, in modo da proporre al visitatore una sorta di passeggiata che rispecchi l’esterno del complesso.

Interni di Orsanmichele – photo credit © Nicola Neri

La storia del complesso di Orsanmichele

Nel IX secolo, in quest’area si trovava un oratorio dedicato a San Michele circondato da un giardino, da cui il nome San Michele in Orto o Orsanmichele. Dopo essere stato a lungo un convento benedettino, all’inizio del Duecento diviene la sede cittadina del mercato del grano. Nel 1284, Arnolfo di Cambio vi costruisce una grande loggia adibita al commercio, che si arricchisce d’importanza nel 1290, quando al suo interno viene affrescata un’immagine della Madonna.

La cosiddetta “Vergine del Grano” si rivela foriera di miracoli e presto si costituisce una confraternita che ne diffonde il culto. Da quel momento inizia la doppia vita di Orsanmichele: luogo di commercio e di preghiera. A causa di un incendio, all’inizio del 1300, la struttura viene restaurata e ripensata, ma sempre tenendo conto della doppia funzione.  È il 1337 quando si avvia il nuovo cantiere in cui prende forma la meravigliosa struttura che ancora oggi possiamo ammirare. Una delle caratteristiche che ha reso immortale la bellezza di Orsanmichele è la presenza delle 14 nicchie sulle sue facciate, ciascuna “abitata” dalla statua di uno o più santi.  Le nicchie, volute dalle Arti fiorentine si popolano negli anni di capolavori firmati da più importanti artisti del Quattrocento fiorentino; un ciclo di opere che, da solo, racconta un passaggio epocale nella storia dell’arte: dalla scultura tardo gotica a quella rinascimentale. All’interno della chiesa, un altro grande artista, Andrea di Cione detto l’Orcagna, dà vita ad un maestoso tabernacolo. Un’architettura imponente che, come uno scrigno prezioso, racchiude la Madonna delle Grazie dipinta da Bernardo Daddi. Orsanmichele, che nel XV secolo assumerà la sua definitiva struttura, resta nodale anche per la Signoria Medicea. Nel 1569 Cosimo I trasforma i piani superiori in un archivio. È in questa occasione che Bernardo Buontalenti progetta l’arco esterno munito di scala, per l’ingresso diretto all’archivio: struttura che dà al monumento la sua forma definitiva.


Nel corso dei secoli Orsanmichele vede scorrere sotto la sua facciata la storia della città: dalla Signoria al Granducato, fino alla Repubblica italiana, passando per gli anni duri del fascismo e della guerra: un momento, quest’ultimo, molto delicato. Si temono i bombardamenti e le statue vengono spostate dalle nicchie in un luogo sicuro, per poi tornare ai loro posti una volta terminato il conflitto. Nel frattempo, il salone al primo piano diventa la sede dove dare pubblica lettura della Divina Commedia, a cura della Società Dantesca Italiana. E negli anni ’60, in occasione del settimo centenario dalla nascita del Sommo Poeta, arriva il momento di nuovi e strutturali lavori che prevedono, tra le altre cose, la costruzione di una moderna scala di collegamento tra il primo e il secondo piano progettata dallo studio Archizoom. Il secondo piano, parte del percorso museale, offre una splendida vista su Firenze ed ospita da decenni le statuine che un tempo ornavano la sommità delle colonne delle trifore esterne. Negli anni 80, per i rischi derivanti dall’inquinamento, le grandi statue vengono tolte dalle nicchie, restaurate, sostituite da copie e trasferite al primo piano del palazzo nella grande sala espositiva che, allestita secondo il progetto di Paola Grifoni, diviene il museo delle sculture di Orsanmichele, aperto al pubblico per la prima volta nel 1996.  Nel 2005 la chiesa e il museo vengono affidati per decreto ministeriale alla gestione della Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino. Dal 2015, a seguito della riforma dei musei autonomi, il Complesso di Orsanmichele fa parte dei Musei del Bargello.

Esterni di Orsanmichele – photo credit © Nicola Neri

Info e orari: l’ apertura al pubblico sarà dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 18.30. La domenica dalle 8.30 alle 13.30 (con ultimo accesso in chiesa alle ore 12). Fino al 12 marzo compreso sarà aperto anche di martedì. Biglietto intero €8; ridotto €2.

L’illustratore Roberto Innocenti in mostra a Palazzo Medici Riccardi

Negli spazi di Palazzo Medici Riccardi, la fortunata mostra su Fortunato Depero passa il testimone a un illustratore fiorentino contemporaneo. Si tratta Roberto Innocenti, professionista dell’immagine e protagonista di “Roberto Innocenti. Illustrare il tempo”, curata da Paola Vassalli e Valentina Zucchi e organizzata da MUS.E, che sarà possibile visitare fino al 25 agosto.

Allestita nelle Sale Fabiani, il percorso offre ai visitatori l’occasione di approfondire il lavoro di Innocenti a cavallo fra XX e XXI secolo. Le tavole dell’illustratore – che col suo tratto inconfondibile ha interpretato capolavori immortali della letteratura come Le avventure di PinocchioCanto di Natale, lo Schiaccianoci, solo per citarne alcuni – tanto dense e accurate nei dettagli quanto innovative e ampie nell’impianto e nel taglio visivo, restituiscono al lettore un universo immaginifico ricco di suggestioni e di stimoli. L’attenzione ai personaggi, alle architetture, al paesaggio – esito di un’osservazione minuziosa ed espressa grazie a un tratto nitido – porta Roberto Innocenti a impaginare scenari di grande fascino, entro cui la storia si apre a ulteriori narrazioni e l’osservazione a infinite indagini. Il suo inconfondibile stile, intriso del nitore prospettico della tradizione fiorentina e nel contempo sedotto da una modernissima visione cinematografica, invita il lettore a esplorare un mondo che appare più reale del nostro.

Con una ricca selezione di lavori – oltre ottanta – si potranno ripercorrere le tappe salienti della sua opera, restituendo il filo rosso tanto del suo lavoro quanto delle storie da lui illustrate. I suoi libri più noti e più amati saranno ripercorsi grazie una rosa di disegni, che il pubblico avrà la possibilità di osservare e apprezzare, offrendosi altresì come strumenti per riflettere sui grandi temi attraversati tanto dalla fiaba quanto dalla storia.

Profondamente segnato dalla Seconda guerra mondiale nella sua infanzia, l’inclinazione al disegno di Innocenti trova le prime espressioni nei settori della grafica e dell’animazione, per poi conoscere un crescente successo nell’illustrazione, portandolo a diventare una delle figure di spicco del panorama internazionale: segnalo che nel 2008 viene insignito dell’Hans Christian Andersen Award, il premio Nobel della letteratura per ragazzi, secondo nella storia dopo Gianni Rodari (1970).

Che si tratti della reinterpretazione dei classici della letteratura o del racconto della storia del Novecento, Innocenti offre allo sguardo l’incanto cristallino della verità, che trova la sua prima conferma nello spazio sapientemente costruito, presentato secondo un approccio rigoroso, di sapore archeologico. Eppure la sua narrazione visiva, costellata di artifici percettivi, colte metafore, ironiche citazioni, gioca con la ragione sublimandola in poesia: interrogando gli effetti del tempo, indagando ciò che c’è dietro le superfici e oltre i limiti, Innocenti condivide con noi l’aporia di una rappresentazione che guarda alle profondità irrisolte del nostro vivere.

Info: tel. +39 055 276 0552/ info@palazzomediciriccardi.it; via Cavour, 3; orario di apertura (dal lunedì alla domenica dalle 9 alle 19. Chiuso mercoledì) – www.palazzomediciriccardi.it

Buon compleanno cinema Astra!

Appena un anno fa, il 26 gennaio 2023 apriva al pubblico il cinema Astra, che nel corso dell’anno ha registrato non pochi traguardi: nei primi 12 mesi 42mila spettatori, oltre 100 film con eventi e tanti ospiti.

365 giorni dopo, il cinema che ha aperto i battenti grazie alla Banca di Cambiano – che ne ha curato la ristrutturazione, rendendola un nuovo spazio a disposizione della cittadinanza, proprio accanto alla nuova filiale – festeggia il suo primo anno di vita con un brindisi e una proiezione speciale. Alle 23.59 è in programma il film Povere creature di Yorgos Lanthimos, storia fantastica sul vorticoso percorso di formazione e di apertura alla vita reale di una giovane donna figlia di un folle esperimento. Tratto dal romanzo di Alasdair Gray, il film è stato premiato con il Leone d’oro al Festival di Venezia e ha vinto 2 Golden Globes (e ora tra i candidati come miglior film agli Oscar 2024). Una pellicola che riporta al centro della trama la questione femminile, dove la libertà assoluta della protagonista si scontra senza moralismi con una società maschilista, infarcita di pregiudizi. Bella, interpretata da Emma Stone, è portatrice di un modo differente di vedere le cose, dal sesso, alla parità di genere, alla carità, fino a un’ideale di socialismo.

Emma Stone in una scena del film “Povere creature” di Yorgos Lanthimos

A trainare l’ampio numero di spettatori durante l’anno è stato Barbie, il film più visto con circa 6.200 spettatori. Il secondo film più visto è stato Perfect Days di Wim Wenders con circa 2.500 spettatori. Seguono a pari merito Un colpo di fortuna di Woody Allen, The old oak di Ken Loach, Il ragazzo e l’airone di Hayao Miyazaki e Gli spiriti dell’Isola di Martin McDonagh. Da segnalare anche il successo del documentario Io, noi e Gaber che ha registrato oltre mille spettatori al cinema e l’eccellente risultato (oltre 1600 persone) dell’animazione Manodopera di Alain Ughetto, tra le scoperte dell’Astra di questa stagione, premiato dal passaparola del pubblico.

Tra le particolarità del cinema, da segnalare, l’apertura continuativa dalla mattina alla sera nei giorni del fine settimana, oltre ad altre matinée feriali e una programmazione con ampio spazio ai film in lingua originale con sottotitoli in italiano, non solo inglesi o americani. Un’offerta che ha coinvolto un pubblico trasversale, sia giovani che anziani.

L’attenzione per il cinema a Firenze è tornata alta dopo la crisi pandemica e non riguarda solo l’Astra ma anche altri cinema cittadini commenta il direttore della Fondazione Stensen, Michele CrocchiolaIl cinema è rimasto un intrattenimento dal grande valore culturale e sociale, dal prezzo contenuto, accessibile a tutti e ricco di emozioni e contenuti. È stato e sarà sempre più importante continuare a innovarsi: nella struttura (l’Astra nonostante sia nuovo ha ancora bisogno di migliorare la sua accoglienza, comodità e fruizione) e nelle modalità di offerta e di comunicazione. Tutte cose su cui stiamo lavorando e continueremo anche nel futuro”.

Info e programma completo su: www.astrafirenze.it