Buon compleanno cinema Astra!

Appena un anno fa, il 26 gennaio 2023 apriva al pubblico il cinema Astra, che nel corso dell’anno ha registrato non pochi traguardi: nei primi 12 mesi 42mila spettatori, oltre 100 film con eventi e tanti ospiti.

365 giorni dopo, il cinema che ha aperto i battenti grazie alla Banca di Cambiano – che ne ha curato la ristrutturazione, rendendola un nuovo spazio a disposizione della cittadinanza, proprio accanto alla nuova filiale – festeggia il suo primo anno di vita con un brindisi e una proiezione speciale. Alle 23.59 è in programma il film Povere creature di Yorgos Lanthimos, storia fantastica sul vorticoso percorso di formazione e di apertura alla vita reale di una giovane donna figlia di un folle esperimento. Tratto dal romanzo di Alasdair Gray, il film è stato premiato con il Leone d’oro al Festival di Venezia e ha vinto 2 Golden Globes (e ora tra i candidati come miglior film agli Oscar 2024). Una pellicola che riporta al centro della trama la questione femminile, dove la libertà assoluta della protagonista si scontra senza moralismi con una società maschilista, infarcita di pregiudizi. Bella, interpretata da Emma Stone, è portatrice di un modo differente di vedere le cose, dal sesso, alla parità di genere, alla carità, fino a un’ideale di socialismo.

Emma Stone in una scena del film “Povere creature” di Yorgos Lanthimos

A trainare l’ampio numero di spettatori durante l’anno è stato Barbie, il film più visto con circa 6.200 spettatori. Il secondo film più visto è stato Perfect Days di Wim Wenders con circa 2.500 spettatori. Seguono a pari merito Un colpo di fortuna di Woody Allen, The old oak di Ken Loach, Il ragazzo e l’airone di Hayao Miyazaki e Gli spiriti dell’Isola di Martin McDonagh. Da segnalare anche il successo del documentario Io, noi e Gaber che ha registrato oltre mille spettatori al cinema e l’eccellente risultato (oltre 1600 persone) dell’animazione Manodopera di Alain Ughetto, tra le scoperte dell’Astra di questa stagione, premiato dal passaparola del pubblico.

Tra le particolarità del cinema, da segnalare, l’apertura continuativa dalla mattina alla sera nei giorni del fine settimana, oltre ad altre matinée feriali e una programmazione con ampio spazio ai film in lingua originale con sottotitoli in italiano, non solo inglesi o americani. Un’offerta che ha coinvolto un pubblico trasversale, sia giovani che anziani.

L’attenzione per il cinema a Firenze è tornata alta dopo la crisi pandemica e non riguarda solo l’Astra ma anche altri cinema cittadini commenta il direttore della Fondazione Stensen, Michele CrocchiolaIl cinema è rimasto un intrattenimento dal grande valore culturale e sociale, dal prezzo contenuto, accessibile a tutti e ricco di emozioni e contenuti. È stato e sarà sempre più importante continuare a innovarsi: nella struttura (l’Astra nonostante sia nuovo ha ancora bisogno di migliorare la sua accoglienza, comodità e fruizione) e nelle modalità di offerta e di comunicazione. Tutte cose su cui stiamo lavorando e continueremo anche nel futuro”.

Info e programma completo su: www.astrafirenze.it

La mostra “Depero, Cavalcata fantastica” a Palazzo Medici Riccardi

Avete tempo fino al 28 gennaio per visitare “Depero. Cavalcata fantastica”, mostra a cura di Sergio Risaliti e Eva Francioli, in programma a Palazzo Medici Riccardi.

Qualcuno lo ricorda perché fu uno tra i maggiori esponenti della corrente futurista o per il suo sodalizio con Campari e del suo famoso progetto del packaging della bottiglietta per il Campari Soda. Questa esposizione invece, sarà l’occasione di conoscere Depero o ritrovare un maestro del Novecento, ripercorrendone la storia e riscoprendone lo stile inconfondibile e fantasioso.

Photo credits © Depero. Cavalcata Fantastica – Palazzo Medici Riccardi – Ph. Nicola Neri

L’esposizione parte da Nitrito in velocità, opera del 1932 conservata nelle raccolte dei Musei Civici Fiorentini, donata dall’ingegnere navale Alberto Della Ragione al Comune di Firenze all’indomani dell’ alluvione del ’66, insieme ad altre 240 opere della sua celebre collezione divenute poi il nucleo fondante dell’attuale Museo Novecento. All’interno del palazzo troviamo riunite per la prima volta 47 opere, tra cui alcuni capolavori provenienti dal Mart, Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, che possiede una imponente collezione di opere che l’artista donò al Comune di Rovereto prima della sua morte, in parte esposte nella Casa d’Arte Futurista Depero.

Photo credits © Depero. Cavalcata Fantastica – Palazzo Medici Riccardi – Ph. Nicola Neri

La prima parte della mostra è dedicata agli studi per scenografie, bozzetti e figurini, che nell’opera di Depero sono abitati da modernissimi pupazzi, burattini e marionette come quelli della Commedia dell’arte e del teatro di piazza. Le collaborazioni teatrali di Depero furono intense e importanti, come quelle con i Ballets Russes dell’impresario Sergej Djaghilev, per il quale immaginò scene e costumi per Le chant du rossignol, tratto da una fiaba di Hans Christian Andersen, su musiche di Igor Stravinskij. Celebre è inoltre la sua produzione di teatro d’avanguardia I miei Balli Plastici che, nel 1918, andò in scena a Roma con automi in legno in sostituzione degli attori.

Una seconda parte della mostra è idealmente incentrata sulla lavorazione degli arazzi, attività che trova proprio a Firenze uno dei principali centri di diffusione. In mostra è infatti possibile ammirare numerose “tarsie in panno”, tra cui spicca la maestosa e coloratissima Cavalcata Fantastica, espressione della grande varietà di tecniche esplorate dall’artista nel corso della sua vita.

Photo credits © Depero. Cavalcata Fantastica – Palazzo Medici Riccardi – Ph. Nicola Neri

Una terza e ultima sezione presenta infine un approfondimento sui temi della meccanizzazione del movimento e sul mito del progresso, all’origine di molte opere di Depero, che nel 1915 dichiarò insieme a Balla, nel manifesto Ricostruzione futurista dell’universo. Il mito della velocità e della civiltà meccanica porta quindi l’arte e l’umanità a riconoscersi in una nuova era, fatta di potenza e vitalità meccanica.

Visitare questa mostra temporanea vi sarà anche accesso a entrare nel Palazzo Medici Riccardi, il primo palazzo dei Medici, dove vissero Cosimo il Vecchio e Lorenzo il Magnifico e lavorarono artisti come Donatello, Michelangelo, Paolo Uccello, Botticelli e Benozzo Gozzoli. Quest’ultimo, autore degli affreschi custoditi all’interno della Cappella dei Magi (1459).

Photo credits © Palazzo Medici Riccardi

Info: via Cavour, 3. Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00, chiuso il mercoledì. Tel.: +39 055-276 0552; mail: info@palazzomediciriccardi.it.

Il fascino dell’Art Nouveau al Museo degli Innocenti

Non siamo nella Parigi di fine ‘800, cuore pulsante della Belle Époque, ma a Firenze – più precisamente al Museo degli Innocenti – che fino al 7 aprile 2024 ospiterà i lavori di Alphonse Mucha, con la mostra dal titolo “Alphonse Mucha. La seduzione dell’Art Nouveau“.

Classe 1860, Alphonse Mucha nasce a Ivančice, nella Repubblica Ceca. Fervente patriota e sostenitore della libertà politica dei popoli slavi, si dedica all’arte e nel 1887 si trasferisce a Parigi dove affina le sue arti e incontra la donna che cambierà per sempre la sua vita: parliamo di Sarah Bernhardt, l’attrice più richiesta e famosa dell’epoca, che affida a Mucha la sua immagine rendendolo popolarissimo.

Quando giunge a Parigi, l’incontro con l’attrice nel 1895 e la realizzazione del suo primo manifesto per la commedia Gismonda lo rese famoso da un giorno all’altro. Da quel momento ideò tutti i manifesti per gli altri spettacoli di Sarah Bernard, da quello per La Dame aux CaméliasLa SamaritaineMedea fino a La Princesse Lointaine, scritto da Emond Rostand. Il manifesto, che ebbe grandissimo successo, ispirò poi Alphonse Mucha per la realizzazione della copertina della versione romanzata della stessa opera, dal titolo Iilsée. Princesse de Tripoli (1897). Tutti questi manifesti sono esposti in mostra, come pure quello ideato per pubblicizzare le cartine per le sigarette JOB, considerato l’immagine iconica della “donna alla Mucha”: figura di una donna sensuale contrastata dal monogramma JOB sullo sfondo. L’arabesco creato dai suoi capelli e dalle spire di fumo che si alzano dalla sua sigaretta crea un ricco effetto decorativo. Qui Mucha introduce un motivo bizantino, simile a quello dell’affiche per Gismonda, con una cornice ispirata ai mosaici che aggiunge un tocco di solennità alla composizione finale.

Photo courtesy © Arthemisia – fotografo Giorgio Magini

Nasce così il mito delle “donne di Mucha”, e le aziende se lo contendono per reclamizzare i propri prodotti, dando vita alle intramontabili campagne pubblicitarie come quella del cioccolato Nestlé, dello champagne Moët & Chandon, e ancora delle sigarette, della birra, dei biscotti e dei profumi.

La mostra
In un viaggio tra muse floreali e immagini iconiche il percorso dell’esposizione presenta oltre 170 opere tra manifesti, libri, disegni, olii, acquarelli, oltre a fotografie, gioielli, opere decorative, che permettono al visitatore di approfondire l’eclettismo di Mucha.

Photo courtesy © Arthemisia – fotografo Giorgio Magini

Un messaggio di emancipazione

Tutte le donne che Mucha rappresenta nelle sue opere sono fluide, bellissime e leggere, ma lo sguardo è sempre diretto e forte, segno di un’emancipazione, che in quegli anni inizia a manifestarsi. È lo sguardo di una donna nuova, che rivendica il diritto di una libertà e dignità fino ad allora negata. È l’inizio della modernità, di cui Mucha, pur con un linguaggio influenzato dai Preraffaelliti di Hans Makart, dalle xilografie giapponesi, dalla bellezza della natura, dalla decorazione bizantina e da quella slava, si fa portavoce.

Accanto alle opere di Mucha, c’è poi uno spazio dedicato alle opere italiane che raccontano il contesto dell’evoluzione dello stile Art Nouveau in Italia con un omaggio al fiorentino Galileo Chini (1873-1956) che si dedicò con grande fervore all’arte della ceramica, tanto che nel 1896 fonda l’Arte della Ceramica, una piccola fabbrica a Firenze che in breve tempo si fa interprete del gusto moderno, aggiornando i materiali tipici della sua manifattura secondo i dettami estetici del nuovo linguaggio.

Photo courtesy © Arthemisia – fotografo Giorgio Magini

Mucha credeva che l’arte non dovesse limitarsi a essere piacevole alla vista: doveva comunicare un messaggio spirituale, elevare gli spettatori e soprattutto parlare a tutte le persone. Quando aveva ormai raggiunto la fama, senza dimenticare l’impegno patriottico e sociale, decide di mettersi all’opera sul progetto che ribattezzò Epopea slava, composta da venti murali dipinti su tele enormi, rappresentando le sofferenze e le conquiste di tutti i popoli slavi nel corso di mille anni di storia. Il suo obiettivo era quello di dipingere una serie di tele ispirate ai grandi momenti della storia dei popoli dell’est, che potesse servire da monito e lezione per le future generazioni. Un progetto ambizioso, che lo tenne occupato – tra viaggi, studi e ricerche – dal 1911 al 1928. Alla fine, riuscì a completare venti tele, che donò alla città di Praga in occasione del decimo anniversario della formazione della Stato Cecoslovacco. Morirà a Praga nel 1939.

Info: in mostra fino al 7 aprile 2024. Aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.00. Biglietti: mostra + Museo degli Innocenti, intero € 16; ridotto € 14 (con audioguida inclusa).

F come Femmina

Statt cìtt cà ti iett du barcùn!” – Era la frase che tante volte affettuosamente mio nonno pronunciava nei confronti di mia nonna, per farle capire che ciò che stava dicendo era sbagliato ed era preferibile che lei tacesse. Una frase che, detta di fretta, poteva quasi risultare simpatica. Solo oggi ne colgo i segni di una violenza di genere, inserita in una cultura pregna di patriarcato invisibile, seppur imgombrante.

Nell’avvicinarsi della data simbolo della giornata contro la violenza sulle donne mi viene subito da pensare alle tragiche vicende successe a Giulia Cecchettin, all’indomani dell’arresto del suo ex compagno. Mi sento di dover sfogare una rabbia e un dispiacere che mi coinvolgono in primis come donna, in secondo luogo come essere umano. Sono rimasta incollata per giorni a seguire la vicenda in televisione e non so perché – e questa è una cosa che ho condiviso anche con amiche – pensavo che stavolta ci sarebbe stato un epilogo diverso. E invece no.

Non sappiamo perché si debba sempre arrivare all’estremo per renderci conto del male. So solo che da ora in poi bisogna fare qualcosa di concreto per migliorare il futuro della società. Soprattutto per chi verrà dopo di noi. Genitori di femmine e di maschi che hanno paura in entrambi i casi: i primi col timore che la figlia venga ammazzata per eccesso di gelosia, i secondi che possano essere loro i portatori sani di questi frutti marci.

Sono riuscita a recuperare in sala “C’è ancora domani“, primo (e riuscito) esperimento alla regia di Paola Cortellesi, che con estrema delicatezza racconta di una violenza silenziosa, che tutte le nostre antenate, nonne, madri, zie, amiche hanno subìto almeno una volta o l’hanno sicuramente vista succedere ad altre. Una storia ambientata a Roma, tra le macerie fisiche lasciate dalla guerra e quelle emotive delle loro protagoniste. Mi spiace solo che dal ’46 ad oggi siano cambiate pochissime cose per le donne.

C’è ancora domani di Paola Cortellesi

Altra storia che ho voluto a tutti i costi seguire è quella raccontata in “Women Talking – il diritto di scegliere” della regista canadese Sarah Polley, che trae spunto dal romanzo “Donne che parlano” di Miriam Toews. Costruito quasi integralmente sulla sceneggiatura, un po’ a mò di processo, Women Talking è una pugnalata al cuore, che racconta di alcune donne puntualmente narcotizzate e stuprate dagli uomini della loro stessa comunità religiosa e poi lasciate emotivamente e fisicamente danneggiate o addirittura incinte. Le donne più anziane e le ragazze più grandi si riuniranno in un fienile per decidere come reagire all’accaduto: perdonare; dare battaglia agli stupratori o abbandonare per sempre la comunità.

Woman Talking di Sarah Polley

Di tutte le frasi che più mi fanno paura quando vedo un film sulla violenza di genere c’è sempre quella all’inizio o alla fine: tratto da una storia vera. Ed è proprio a tutte le storie vere di denuncia di abusi sessuali e poi assoluzione dei colpevoli che si parla in Promising young woman di Emerald Fennel del 2020. Protagonista di questo mondo rosa, confortevole e zuccheroso è Carey Mulligan (Cassie) giovane “donna promettente” ed ex studentessa di medicina che lascia l’università a seguito della scomparsa della sua migliore amica, che si era tolta la vita dopo uno stupro di gruppo. Sempre ad opera di insospettabili bravi ragazzi.

Una donna promettente di Emerald Fennell

La violenza di genere non è soltanto fisica. La sua forma più subdola e graffiante è senz’altro quella mentale. Una delle sue deriva è quella economica. Si riferisce a quel tipo di violenza in cui il partner maschio della coppia limita o occulta le disponibilità finanziare della famiglia. Ho unito i puntini di “indipendenza economica” e terrore che la propria partner possa guadagnare più rispetto al maschio alpha dopo aver visto il film Don’t worry darling, thriller di Olivia Wild che ci catapulta in mondo ispirato agli anni ’50 in cui mariti perfetti uscivano presto la mattina e tornavano tardi la sera, e che dopo il lavoro erano attesi dalle loro mogli, altrettanto perfette. A guardare con più attenzione, lo scenario luccicante e finto descritto dalla Wilde nasconde ben più di una crepa. Un film che esprime un concetto estremamente complesso – che seppur con un finale frettoloso – vi consiglio di recuperare.

Don’t worry darling di Olivia Wilde

Sento che mi sto facendo prendere la mano ma la filmografia mi ha da sempre aiutata a capire alcuni meccanismi di potere tra uomo-donna. Incredibile che nei film suggeriti finora ci siano solo film diretti da donne. Eccezione alla regola per un piccolo capolavoro che vi consiglio di recuperare è: Una femmina di Francesco Costabile, che oltre al quadro già tragico di una famiglia coinvolta nella criminalità organizzata aggiunge la condizione di sudditanza femminile, nella storia di Rosa, che per fortuna ha il coraggio di ribellarsi. Sulla stessa scia troviamo The Good Mothers, una serie tv che potete trovare su Disney+ a sua volta basata su una storia vera. Diretto da Stephen Butchard, il crime drama racconta la ‘ndrangheta da un punto di vista inconsueto: quello delle donne che hanno osato sfidarla. Gaia Girace, Valentina Bellè, e Simona Distefano sono rispettivamente la diciassettenne Denise Cosco e le trentenni Giuseppina Pesce e Maria Concetta Cacciola, tre donne che osano contrapporsi alla ‘ndrangheta. Nel cast anche Micaela Ramazzotti nel ruolo di Lea Garofalo.

Una femmina di Francesco Costabile
The good mothers su Disney+

Ci sarebbero tanti esempi da citare: primo tra tutti e che mi ha inquietato moltissimo è l’universo distopico che ci ha regalato Margaret Atwood ne Il racconto dell’ancella. E il suo corrispettivo telefilm ambientato in un futuro prossimo, in una teocrazia totalitaria che ha rovesciato il governo degli Stati Uniti esplorando i temi della sottomissione della donna e dei vari mezzi che la politica impiega per asservire il corpo femminile e le sue funzioni riproduttive ai propri scopi. O ancora The Morning Show, che trovate su Apple, incentrato sulle dinamiche di potere tra gli uomini e le donne che lavorano nel competitivo mondo dei programmi del mattino. La veterana di Friends Jennifer Aniston interpreta Alex Levy, l’apprezzata conduttrice di uno dei tanti morning show che popolano la programmazione televisiva americana, alla quale viene affidato il difficile compito di annunciare in diretta il licenziamento del suo co-conduttore degli ultimi quindici anni (Steve Carell) accusato di molestie sessuali. 

Il racconto dell’ancella
The morning show su Apple Tv

Questo ventaglio di proposte cinematografiche termina qui. Se avete qualche suggerimento sono qui ad ascoltarlo. Intanto chiudo facendo gli auguri di compleanno a mia nonna, che è nata proprio il 25 novembre e che avrebbe compiuto 93 anni. Avrei voluto raccontarle un sacco di cose successe in questi ultimi anni. Intenta a leggere il suo ultimo e prezioso settimanale trash di turno mi avrebbe risposto “Eh?”. Ma sono sicura che lei sa già tutto.

La stanza segreta di Michelangelo alle Cappelle Medicee

Dopo quasi 50 anni dal suo ritrovamento (correva l’anno 1975), dal 15 novembre 2023 la stanza segreta di Michelangelo, piccolo ambiente contenente una serie di disegni attribuiti al Buonarroti, a cui si accede dalla sagrestia nuova all’interno del Museo delle Cappelle Medicee, sarà accessibile al pubblico. L’apertura sarà fatta in via sperimentale e le prenotazioni aperte fino al 30 marzo 2024. L’annuncio è stato dato a fine settembre dal Direttore Generale Musei Massimo Osanna durante la conferenza stampa di presentazione della nuova uscita del Museo delle Cappelle Medicee.

La storia

Era il novembre 1975 quando Paolo Dal Poggetto, allora direttore del Museo delle Cappelle Medicee, incaricò il restauratore Sabino Giovannoni di fare dei saggi di pulitura in uno stretto corridoio sottostante l’abside della sagrestia nuova, in occasione di un sopralluogo preliminare alla ricerca di uno spazio adeguato alla realizzazione di una nuova uscita del museo.

La stanzetta, 10 metri di lunghezza per 3 di larghezza, alta al culmine della volta 2 metri e 50, era stata usata come deposito di carbonella fino al 1955 e poi inutilizzata, rimasta chiusa e dimenticata per decenni, sotto una botola completamente coperta da armadi, mobili e suppellettili accatastate. È qui, durante dei saggi sulle pareti, che il restauratore si imbatté, sotto due strati di intonaco, in una serie di disegni murali di figura, tracciati con bastoncini di legno carbonizzato e sanguigna, di dimensioni varie, in molti casi sovrapposti, che dal Poggetto attribuì per la maggior parte a Michelangelo. L’allora direttore ipotizzò che l’artista si fosse rifugiato nel piccolo ambiente nel 1530, quando il Priore di San Lorenzo, Giovan Battista Figiovanni, lo nascose dalla vendetta del papa Clemente VII, infuriato perché l’artista – durante il periodo in cui i Medici furono cacciati dalla città – aveva militato come supervisore delle fortificazioni per il breve periodo di governo repubblicano (1527-1530). Ottenuto il perdono della famiglia, dopo circa due mesi – che secondo la ricostruzione dovrebbero collocarsi tra la fine di giugno e la fine di ottobre 1530 – Michelangelo tornò finalmente libero e riprese nuovamente i suoi incarichi fiorentini, fino a quando nel 1534 abbandonò definitivamente la città alla volta di Roma. I disegni, ancora oggetto di studio da parte della critica, secondo la tesi di Dal Poggetto furono realizzati durante il periodo di “auto-reclusione” dell’artista che avrebbe utilizzato i muri della piccola stanza per “abbozzare” alcuni suoi progetti tra i quali opere della Sagrestia Nuova, come le gambe di Giuliano de’ Medici duca di Nemours, citazioni dall’antico, come la testa del Laocoonte, e progetti riferibili ad altre sculture e dipinti.

Modalità di accesso

La stanza segreta sarà accessibile esclusivamente su prenotazione, a un massimo di quattro persone a gruppo accompagnato, fino a un limite di 100 persone a settimana. Sarà aperta il lunedì (alle 15, 16:30 e 18:00), il mercoledì (alle ore 9:00, 10:30, 12:00, 13:30, 15:00, 16:30, 18:00), il giovedì (alle ore 9:00, 10:30, 12:00, 13:30, 15:00), il venerdì (alle ore 15:00, 16:30 e 18:00) e il sabato (alle ore 9:00, 10:30, 12:00, 13:30, 15:00, 16:30, 18:00). La permanenza massima all’interno della stanza sarà di 15 minuti, accompagnati dal personale di vigilanza del Museo. Dal momento che per accedere all’ambiente è necessario scendere una stretta e angusta scala, la stanza non è accessibile ai disabili e, per ragioni di sicurezza, ai minori di 10 anni.

Info: biglietto di ingresso 20euro a persona (2,00 euro i ridotti; gratuito per i minori di 18 anni) a cui si aggiungono i costi della prenotazione obbligatoria (3 euro) e il prezzo del biglietto di ingresso al Museo delle Cappelle Medicee (10 euro intero, 3 euro ridotto fino al 15 dicembre 2023). Un totale di 30euro più la prenotazione obbligatoria per i biglietti interi e 5 euro più i 3 euro di prenotazione obbligatoria per i ridotti.

Il nuovo look di Giunti-Odeon, libreria e cinema

Sembra ieri che parlavamo della trasformazione della storica sala cinematografica Odeon, che invece ci troviamo davanti alla nuova inaugurazione di Giunti-Odeon. Il prestigioso Cinema-Teatro Odeon intraprende un nuovo percorso, a più di un secolo dalla sua apertura. I libri in platea e le poltroncine in galleria: domani, sabato 4 novembre, i riflettori si accenderanno sulla neonata libreria + cinema che aprirà le sue porte al pubblico sia fisicamente, che virtualmente, con una diretta streaming.

La giornata sarà ricca di eventi. Dopo i saluti istituzionali, previsti alle 16, la giornata proseguirà alle 19.00 con Sandro Veronesi e Edoardo De Angelis, autori del libro Comandante, i quali dialogheranno con Elena Stancanelli. Seguirà la proiezione del film omonimo diretto da Edoardo De Angelis, con introduzione dello stesso regista accompagnato da Marco Luceri.

Un po’ di storia

Inaugurato negli anni ’20 del Novecento, questo cinema-teatro è stato creato all’interno del Palazzo dello Strozzino, uno dei più importanti palazzi rinascimentali di Firenze, costruito per Palla Strozzi intorno al 1457 su disegno di Brunelleschi e realizzato da Michelozzo. Nel 1914, su consiglio di Eleonora Duse, i nuovi proprietari decisero di creare una sala cinematografica di grande eleganza, affidando il progetto all’architetto fiorentino Adolfo Coppedè. Il progetto fu poi portato a termine da un altro celebre architetto, Marcello Piacentini. Questa straordinaria struttura, con i suoi interni raffinati in stile Art Déco, le sculture di Antonio Maraini e gli arazzi di Matilde Festa Piacentini, fu inaugurata con una sontuosa serata di gala il 14 dicembre 1922, con il nome di Cinema Teatro Savoia. Dopo alterne vicende nel 1936 fu acquistato da Giovanni Germani e nel corso degli anni ha ospitato première cinematografiche di rilievo, spettacoli teatrali, musicali e di danza. Dopo la guerra e la sua riapertura nel 1946 è stato ribattezzato Cinema-Teatro Odeon. Negli anni successivi l’Odeon, sotto la gestione ininterrotta per 87 anni dalla famiglia Germani, ha continuato ad accogliere numerose star del cinema italiano e internazionale, tra cui Louis Armstrong, Isabelle Adjani, Kate Winslet, Roberto Benigni, Bernardo Bertolucci e Paolo Sorrentino. L’edificio stesso è stato immortalato nel film Good Morning Babilonia di Paolo e Vittorio Taviani. Per mantenere la centralità di questo spazio prestigioso nel panorama fiorentino e nazionale, Gloria Germani ha sentito il bisogno di aprire questo luogo a nuove collaborazioni culturali. Ecco che entra in gioco Giunti, gruppo editoriale dalla lunga storia ma con uno sguardo al futuro, che ha dato vita a un progetto culturale ambizioso: uno spazio di 1.500 metri quadri che ospita una sala cinematografica con due schermi per le proiezioni (uno per la proiezione al buio dei film e un grande led-wall per l’intrattenimento culturale diurno), una nuova libreria.

La ristrutturazione
Il restauro degli interni sono ad opera dello studio Benaim di Firenze, frutto di un processo meticoloso e accurato, realizzato con grande attenzione per i dettagli e rispettoso della storia e dell’architettura dell’edificio, che ha riportato alla luce elementi architettonici e decorativi che non erano più visibili. Per esempio, ritrovano vita le fontane nel loro splendore e nella loro funzionalità, le decorazioni sulle colonne, l’integrità e l’illuminazione della cupola, gli arazzi del secondo ordine oggi finalmente illuminati ed esposti nella posizione originale.

E oggi?

Il cinema rimarrà cuore pulsante della programmazione – curata da Gloria Germani e Marco Luceri – con una sala da 198 posti, proponendo ogni sera spettacoli in lingua originale e sottotitolati, che si alterneranno tra grandi film del momento e la scelta di classici restaurati, grazie anche alla collaborazione con la Cineteca di Bologna. A questo si affiancherà la libreria. Con circa 680 metri quadri espositivi, oltre 1200 metri di scaffalature ed oltre 25mila titoli proposti Giunti Odeon sarà aperta 7 giorni su 7 dalle ore 8.30 fino alla fine della proiezione serale. La programmazione culturale spazierà dalle presentazioni di libri alle mostre d’arte, dai concerti alle letture ad alta voce fino ai laboratori di lettura per i più piccoli. Sarà disponibile, inoltre, uno spazio dedicato allo studio, alla lettura e alla socializzazione, con wi-fi e postazioni attrezzate per l’utilizzo di pc e tablet, nelle gallerie dello spazio Giunti Odeon.

Questo luogo diventa uno spazio eclettico di sperimentazione culturale che unisce libri, cinema, musica, arte e teatro e che si propone di ampliare l’offerta culturale per la città.

Per info: http://www.giuntiodeon.it; IG: @giuntiodeon.

Il festival France Odeon compie 15 anni e festeggia con un’edizione che guarda al futuro

Da oggi e fino al 1 novembre torna a Firenze France Odeon, il festival del cinema d’oltralpe che quest’anno soffia sulle 15 candeline e festeggia con una particolare iniziativa dedicata ai giovani. In programma cinque giorni densi di proiezioni: 11 anteprime italiane, Woody Allen in salsa francese, l’Orso d’Oro della Berlinale ma anche commedie, film d’autore e ospiti presenti in sala.

Come ha affermato Francesco Ranieri Martinotti, direttore del festivalin Francia le presenze al cinema sono tornate ai dati pre-Covid. I festival cinematografici a questo servono: a far riaffezionare il pubblico alla sala“.

Ecco perché, con l’obiettivo di coinvolgere sempre più persone, nell’ottica di una ri-educazione alla sala cinematografica, vista non solo come puro intrattenimento, la rassegna mette i giovani in prima fila con due iniziative. I ragazzi nati nello stesso anno del festival, potranno entrare gratuitamente a tutti i film della programmazione ufficiale, semplicemente presentando alla cassa del il documento d’identità. Inoltre, per gli spettatori under 25, in collaborazione con la Fondazione CR Firenze, France Odeon lancia l’iniziativa #primafilagiovani che prevede che per ogni proiezione del festival, le prime due file della sala siano riservate, fino a 10 minuti prima dell’inizio del film, ai ragazzi dei licei e delle università.

Coup de Chance © France Odeon

Apertura e chiusura

La cerimonia d’inaugurazione si svolgerà alle 19.00 con il film di Woody Allen, che ha scelto per il suo thriller Coup de Chance un’ambientazione parigina e un cast tutto francese. Presentato fuori concorso a Venezia, il film racconta un triangolo amoroso. Il film sarà replicato domenica alle 21.30. La giornata inizia già alle 16.45 con la proiezione di Iris et les hommes di Caroline Vignal, raffinata commedia dalle voci femminili per la quale la regista, ospite in sala, torna a lavorare con Laure Calamy (nota a un pubblico più vasto per la sua interpretazione di Noémie nella serie televisiva Chiami il mio agente! ma bravissima anche in ruoli più drammatici come Full Time – Al cento per cento, e Annie Colère, visto proprio lo scorso anno al festival). La serata si chiude con Sidonie au Japon di Élise Girard, con l’implacabile Isabelle Huppert nei panni di una scrittrice di successo e un’ambientazione ineguagliabile: il Giappone. La chiusura del festival, mercoledì 1 novembre è invece affidata a “Un métier sérieux” di Thomas Lilti con la presenza di François Cluzet in sala (che ricorderete sicuramente per il record di incassi Quasi amici, oltre che in più di 100 film tra cinema e televisione). In questo film veste i panni di Pierre, insegnante in un liceo della banlieu parigina.

“Un métier sérieux” © France Odeon

Altri film che sono curiosissima di vedere – che comprendono tematiche come relazioni possessive, matrimoni combinati, amori proibiti e maternità surrogata – sono: L’AMOUR ET LES FORÊTS, pellicola che segna il ritorno alla regia di Valérie Donzelli (domenica 29 ottobre, ore 18.30). Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo dello scrittore Éric Reinhardt, il film vede l’attore nel ruolo di un uomo che avvolge la moglie (Viriginie Efira) nella sua tela. Ancora L’AIR DE LA MER REND LIBRE. Ambientata ai giorni nostri nella città francese di Rennes, attraverso le vicende di Rabia e Ajad, due ragazzi costretti loro malgrado ad un matrimonio combinato, la pellicola mette in luce le contraddizioni e la distanza tra le nuove generazioni di origini magrebine e le loro famiglie. La stilista, modella e attrice algerina Zahia Dehar, sarà al France Odeon, insieme al regista Nadir Moknèche, per presentarlo in sala (lunedì 30 ottobre, ore 17). Martedì 31 sono in programma L’ÉTÉ DERNIER di Catherine Breillat. Direttamente dalla selezione ufficiale dal Festival di Cannes, un film intenso e anticonformista sulla passione di Anne (Léa Drucker) per il figlio diciassettenne che il marito ha avuto da una precedente relazione, interpretato dal giovanissimo Samuel Kircher, presente in sala (ore 19.30). A seguire SUR L’ADAMANT Nicolas Philibert, documentario che ci traghetta nella quotidianità del centro diurno psichiatrico l’Adamant, unico nel suo genere: una struttura galleggiante sulla Senna dove le persone che soffrono di disturbi mentali hanno la possibilità di riconnettersi col mondo, di ritrovare lo slancio di vivere (ore 22.30). Infine, mercoledì 1 novembre si apre alle 16.45 con LA PETITE di Guillaume Nicloux, con Fabrice Luchini e Mara Taquin. Una pellicola che affronta con spontaneità un tema difficile e attualissimo, quello della maternità surrogata di una coppia omosessuale. A seguire saranno proclamati i vincitori della 15° edizione di France Odeon.

Io sono ancora qui a cercare di fare spazio in agenda per non perdermi neanche un film. E voi? Vi lascio il programma completo e consultabile qui France Odeon, oltre ai riferimenti social Instagram e Facebook.

Le buchette del vino di Firenze

Finestrelle, tabernacoli, porticine, nicchie, sportelli, porte del Paradiso…hanno un sacco di sinonimi ma forse le conoscete meglio con un altro nome: le buchette del vino, quelle singolari aperture nei muri dei palazzi fiorentini che sopravvivono ancora oggi, dal Cinquecento.

Eppure il termine “buchette”, quello con cui sono adesso conosciute e che è stato scelto anche dall’Associazione che le studia e le censisce (Associazione Buchette del vino) risale agli anni Settanta del Novecento. Le ribattezzò così il sindaco fiorentino, Piero Bargellini per indicarne la presenza nelle strade di Firenze, oggetto di un suo famoso libro.

Tornate in auge nel 2020, anno del lockdown, le buchette tornano a nuova vita per il loro efficace
potere anti-contagio e vengono riaperte per la vendita “a distanza” da alcuni locali.

Ma la loro nascita si colloca nel Cinquecento, quando le famiglie che possedevano vigneti furono autorizzate dal Granduca di Toscana Francesco I a vendere senza dazi il vino prodotto nei propri vigneti, ma solo se questo commercio avveniva al minuto, presso la propria abitazione principale e in quantità non superiore a un fiasco alla volta. Compresa la funzionalità del commercio “a sportello”, nobili e borghesi adottarono e diffusero questo redditizio metodo di vendita diretta. In un libro del 1634, la Relazione del Contagio stato in Firenze l’anno 1630 e 1633, Francesco Rondinelli, studioso e accademico fiorentino, narra delle buchette usate in funzione anticontagio durante la terribile epidemia che funestò l’intera Europa. Quando poi nell’Ottocento Firenze diventa città capitale d’Italia molte buchette iniziano a “sparire” dalle facciate dei palazzi, fino a poi cadere in totale disuso dagli anni cinquanta del secolo scorso.

Fino al 16 settembre una mostra-evento ne ripercorre la storia per far rivivere l’esperienza degli antichi finestrini del vino che hanno caratterizzato la vita quotidiana a Firenze per più di quattro secoli. Organizzata dall’Associazione culturale Buchette del Vino (di Firenze) “Le buchette del vino in mostra” è un percorso esperienziale sulle e delle buchette: il racconto unico e prezioso di una parte importante e originale della storia della cultura toscana.

L’esposizione si compone di numerose installazioni, ricostruzioni, riproduzioni, documenti e oggetti ed è arricchita da pannelli con la storia delle buchette, da una postazione di touch screen per la consultazione libera delle mappe interattive con link ai file di Open Data del Comune di Firenze, nei quali sono elencati tutti i finestrini del vino oggi esistenti e quelli scomparsi ma documentati, dalla proiezione di video tour alla scoperta delle buchette del vino con itinerari diversi a Firenze e dintorni (maggiori info qui: www.buchettedelvino.org).

Ph. Robbin Gheesling

Dalle rilevazioni dell’Associazione emerge che le buchette del vino ancora oggi visibili sono circa 300. I dati attuali dicono che solo nella città di Firenze sono presenti più di 180 finestrini: 155 nel centro storico e 26 fuori dalle antiche mura. Voi le conoscevate?

Info mostra: dalle ore 10.00 alle ore 18.00 a ingresso libero al Palagio di Parte Guelfa – Sala Brunelleschi (Piazza della Parte Guelfa, 1).