5 motivi per mettersi (ancora per poco) la mascherina

Ne abbiamo viste di ogni tipologia: dalle chirurgiche alle griffate, da quelle super trash a quelle artigianali. Dovremmo tenere le mascherine ancora per un po’. Oltre alla lunga lista dei lati negativi (non si respira, ti fa sudare, è scomoda, etc) mi sono chiesta quali siano i lati ironico-divertenti dell’indossarla. Qui una scherzosa classifica:

5) Come strumento per non farsi leggere il labiale.

Potrei dire stronza maledetta a bassa voce senza che il mio interlocutore possa recepire il messaggio. Come quando alle medie cercavi di suggerire alla tua compagna di banco le risposte giuste di latino a denti stretti (a proposito ciao Serena!).

4) Ti salva dall’alitosi altrui o salva i tuoi interlocutori dalla tua.

Hai finito le chewing-gum ed eri stato a pranzo da un amico che ha come migliore amico i soffritti d’aglio (può succedere e tra l’altro è tutto più buono con l’aglio), quindi la mascherina potrebbe salvare le persone con cui interagisci da uno svenimento o viceversa.

3) Addio baffi da tricheco, nessuno potrà più vederli!

Questo punto lo può capire solo chi si tortura con la depilazzzzzione!

2) Ti impedisce di mangiare tanto.

Su questo ci sto lavorando. Forse ci vorrebbe più una museruola…!

Last but not the least ti protegge e vieni protetto dalla diffusione del virus.

I come insonnia, insomma non dormo.

Sembra ieri che appoggiavi la testa sul cuscino e immediatamente il cervello – facendo contatto con il soffice guanciale – ti faceva perdere i sensi. Ti addormentavi all’instante. Questo succedeva a sei anni. Le cose non sono più le stesse da tempo ma nell’ultimo periodo si è acuita la tendenza a non prendere sonno.

Dopo una giornata qualsiasi in cui sei un po’ fiacco dal lavoro, hai fatto il tuo allenamento, sei addirittura riuscito a preparare in tempi record la cena e avviato la lavastoviglie – ti fiondi sul divano.

(Tralascerò il capitolo su “cosa guardiamo stasera in tv?”). Penso che questo argomento abbia fatto molti danni anche alle coppie più solide.

Mentre ti appresti a guardare il nuovo film di Ken Loach – perché concedersi una commedia leggera quando puoi constatare come il precariato stia rovinando il mondo? Ecco. (Comunque “Sorry, we missed you, lo consiglio e in generale tutti i film di questo regista). 

Ti cala leggermente la palpebra, ti appisoli in una posizione stranissima e per 30 secondi dormi. Scena rumorosa, ti risvegli bruscamente, fai un check che il tuo partner sia vivo (niente, ha preso anche lui la curva del sonno prima di te) ma tu non demordi e rimani, resisti fino ai titoli di coda.

Il tempo di lavarsi i denti (ATTENZIONE: per le fan della skin care, la faccio prima di cena per evitare lo sbatti di una biuti rùtin di 20 minuti) e mi metto a letto.

E puntualmente, appena appoggi la testa sul cuscino sperando che, come quando avevi sei anni, il cervello, faccia contatto per entrare in punta di piedi nel mondo di Morfeo…niente. Non succede assolutamente niente. 

Ti giri e ti rigiri e non riesci a prendere sonno. Non puoi accedere l’abat-jour perché sennò daresti noia; non puoi utilizzare il cellulare per vedere il punto di saturazione dei tuoi vari carrelli su Mango, Zara e H&M, perché hai deciso di limitare l’uso dei dispositivi prima di andare a letto; non puoi contare le pecore perché quel metodo non ha mai funzionato. 

Allora io ci provo a non lamentarmi, ma i’s a hard life!

Per chi volesse tornare alla tv: Insonnia d’amore, (Sleepless in Seattle) classicone romantico del ’93 con Tom Hanks e Meg Ryan; per non dormire definitivamente Sleepers, drammone del ’96 con un giovane De Niro e un giovanissimo Brad Pitt; Mientras duermes, tradotto in Bed time, thriller spagnolo del 2011 (non so come si faccia ad arrivare in fondo a questo film); e infine l’archivio Disney propone La bella addormentata nel bosco in compagnia con Flora, Fauna e Serenella.

Decamerette: lo streaming con amore per tutti

Mi hanno fatto compagnia durante molti pomeriggi in lockdown e non solo. Ho guardato, ho ascoltato, in alcuni casi skippato – sempre con la consapevolezza di aver imparato qualcosa ed essermi divertita.

Sto parlando di “Decamerette”, una tv YouTube indipendente, nata nel marzo 2020 da un’idea di Natalia La Terza per creare una comfort zone virtuale durante la pandemia di Covid-19. A ogni slot di 30 minuti,  i protagonisti e i contenuti cambiano, ma i partecipanti hanno tutti una cosa in comune: raccontano quello che li appassiona di più, o che sanno fare e possono insegnare agli altri, facendo compagnia a chi li guarda, in diretta, in streaming e con amore, dalla loro cameretta.

Come nasce Decamerette?

Decamerette è un progetto nato letteralmente da una story su Instagram. Pochi giorni prima che l’epidemia di Covid-19 fosse dichiarata pandemia, avevo proposto ai miei amici di farci compagnia a distanza, ognuno nella propria camera, raccontandoci quello che più ci appassionava. Iniziavamo a vivere una situazione alla quale non eravamo preparati e che ci intimoriva: avevo pensato che un antidoto potesse essere concentrare la nostra attenzione e quella di chi ci avrebbe guardato su qualcosa su cui fossimo preparatissimi, sicuri e che soprattutto ci regalasse un po’ di buon umore: fosse un libro, un film, un album – o anche il proprio segno zodiacale. Nel giro di qualche ora ho ricevuto più feedback di quanti mi aspettassi, il coinvolgimento attirato mi ha stupita, e ho lanciato il progetto senza pensarci due volte.

Sei da sola o c’è un team che ti supporta?

Decamerette è un gioco di squadra. Ho accanto a me fin dagli inizi Chiara Laquintana, che dirige il team social; Esmeralda Vascellari, che dirige il team dirette; e un fantastico team grafica composto dagli illustratori e designer Caterina Di Paolo, Andrea Chronopoulos, Federico Antonini e Alessio D’Ellena. E poi ci sono tutti i Decameretters: le persone che vedi andare in onda e che spesso danno un doppio sostegno al progetto. Non sono pochi. Per farti qualche nome: Sara Zanardo, una giovane studentessa di cinema che conduce la trasmissione Pochemuchka! e che fa anche parte del team social di Decamerette; ma anche Dario Iocca e Marzio Persiani, uno insegnante, l’altro ingegnere informatico, che dirigono la seguitissima rubrica StreamMate! e durante la settimana aiutano gli altri partecipanti ad andare in diretta sereni.

Questo progetto è il linea con il tuo percorso di studi/lavorativo? Dove vivi e di cosa ti occupi nella vita? Pensi che Decamerette sarebbe comunque nato se non fosse per “l’iper-produttività” mentale a cui molti di noi ci siamo esposti durante la chiusura forzata?

Vivo a Roma ed è la prima volta che lavoro a un progetto simile. Se all’inizio dell’anno qualcuno mi avesse detto: «A marzo creerai un canale YouTube», non ci avrei mai creduto. Ho sempre amato condividere contenuti che ritenessi belli e stimolanti, ma l’ho sempre fatto per altre vie, scritte o al massimo radiofoniche, da autrice free lance. Mi piace stare dietro le quinte, e nei giorni in cui è iniziata l’avventura di Decamerette avrei dovuto registrare un podcast che ho nel cassetto da tempo. È stata l’emergenza a cambiare le mie priorità e necessità: senza il lockdown Decamerette non sarebbe mai nata. Il mio percorso di studi e lavorativo non ha niente a che fare con tutto quello che ti ho detto fin qui: sono laureata in Relazioni internazionali e faccio l’assistente universitaria.

È lecito fare un riferimento a Boccaccio per il nome?

Ogni riferimento a Boccaccio è fortemente voluto. Il merito del nome va a Guia Cortassa, scrittrice e Decameretter, tra le primissime sostenitrici del progetto. È con lei che nelle ore in cui mi era venuta l’idea giocavo a fare un botta e risposta dei possibili nomi. Oggi alle 18 inaugurerà una nuova rubrica che ti consiglio di non perdere: Appalachian Trail un trekking letterario dalla West Virginia di Breece D’J Pancake e Scott McClanahan, al Kentucky di Chris Offutt e J. D. Vance.

Le ore intere possono intimorire un po’ e la maggior parte della attività richiede circa mezz’ora. Hugh Grant in “About a boy” amava definirle unità di tempo. 30 minuti come ogni intervento di Decamerette. Perché non di più, non di meno?

Ora che mi hai citato “About a boy”, e una delle mie scene preferite del film insieme a quelle più drammatiche dell’anatra e di Killing Me Softly, ti chiederò di fare una Decameretta sul tema (volentieri!). Vorrei darti una risposta più strutturata, ma la verità è che quella della mezz’ora è stata una scelta improvvisata. Semplicemente: un quarto d’ora mi sembrava troppo poco per entrare in confidenza con la dimensione della diretta e comunicare qualcosa di compiuto e un’ora mi pareva una durata angosciante per un videomonologo. Con il passare del tempo, mi sono resa conto che per alcune persone, soprattutto quando rinunciavano allo slot solista per passare alla tavola rotonda, la mezz’ora volava, e che l’ora poteva dimostrarsi più adatta. E ti faccio un piccolo spoiler: mi sono ricreduta anche sui contenuti più brevi. Arriveranno presto Decamerette velocissime.

Mi hanno fatto compagnia le lezioni su come spedire la cartolina perfetta di Simone Lisi, Star Wars spiegato ai maschi di Francesca Corpaci (sostengo il team fiorentino avrai capito!) ma ho spesso assistito a dirette di sconosciuti. Come scegliete i partecipanti, conoscenti o sconosciuti? In base ai progetti?

Il team di Decamerette diventa sempre più definito man mano che andiamo avanti e riusciamo ad arrivare a più persone. A tre mesi dal lancio, posso dirti che contiamo circa 90 partecipanti e che la percentuale di conoscenti e sconosciuti è incredibilmente equilibrata. Se è vero che una buona parte dello staff è composta da miei amici, è altrettanto vero che non sono pochi i Decameretters che ho incontrato solo di sfuggita o che non ho proprio mai visto nella vita reale, ma con cui interagisco assiduamente virtualmente. A unirci sono le passioni in comune e la fiducia che riponiamo nel progetto. Ad oggi Decamerette funziona per due vie: «per chiamata» e «per proposta». Nel primo caso sono io a cercare chi vorrei avere con me nello staff, nel secondo caso sono gli altri ad avvicinarsi compilando questo form. Se non ti conosco ma la tua idea mi piace ed è in linea con il nostro mood, sei dentro!

Ho visto che avete anche proposto un crowdfunding. Come vi aspettate che continui nel prossimo futuro, come si evolverà?

Chi vuole sostenere Decamerette potrà farlo sulla nostra pagina su Produzioni Dal Basso —> http:// sostieni.link/25747. Credo che il nostro sia un progetto con un grande potenziale anche fuori lockdown, e i desideri che ho per Decamerette sono due: renderlo uno spazio di condivisione e conoscenza sempre migliore e lasciarlo sempre gratuito, accessibile a tutti. Se Decamerette vi ha fatto stare meglio in questi mesi difficili e volete che continui anche in autunno, potete supportarci con una donazione, oppure acquistando il nostro merch: t-shirt e shopper in edizione limitata disegnate da Alessandro Baronciani e Caterina Di Paolo. Il nome di ogni persona che ci aiuterà sarà scritto sul nostro sito, online nei prossimi giorni. Ci vediamo lì?

Da oggi partirà il palinsesto estivo, chiamato “Summerette” e per tutta l’estate andranno in onda in forma ridotta, il giovedì e la domenica dalle 16 alle 23, con qualche «extrameretta» fuori orario a sorpresa, che annunceranno last minute durante la settimana. 

Io mi candido ufficialmente per la mia slot dell’ABC del Lamento su Decamerette. Chissà se Natalia accetterà il mio progetto! Ora vado a sostenere l’iniziativa e ad acquistare queste bellissime t-shirts!

A Livorno la mostra collettiva “Nature has nature”

Qual è stato il ruolo della natura durante il blocco del mondo? Cos’ha fatto la natura senza di noi?

Attraverso le loro opere, 32 artisti hanno cercato di rispondere a queste domande. Il risultato è una mostra collettiva dal titolo “Nature has nature“, capitanata dal collettivo tutto al femminile Uovo alla Pop, visitabile fino al 20 settembre, all’interno degli spazi dell’omonima galleria a Livorno (Scali delle Cantine 36/38).

La Natura come tema e cornice. L’obiettivo era quello di riflettere su quanto l’uomo abbia privato la natura di spazio e vita, e su quanto, durante il lockdown, la natura stessa si sia ripresa la sua libertà.

Da una nuova Eva nel murale de Le Diesis a un Giuseppe Conte in versione bagnino nell’ opera di Random Guy; un cerbiatto che timidamente si riaffaccia al mondo nella tela di Pomo passando per Mowgli, chiuso in una gabbia con tanto di mascherina, mentre l’orso Baloo e la tigre Shere Khan sono liberi nell’illustrazione di Sick Boy, fino alla formica, combattente operaia per eccellenza nell’autoritratto di Valentina Restivo, solo per citarne qualcuno.

Trentadue sguardi sulla natura, tutti diversi, tutti con l’obiettivo di farci riflettere. “Perché la fase 3 ha rimesso in moto la vita, ma non tutto è tornato al suo posto. E soprattutto, la riflessione su ciò che è necessario cambiare richiama le nostre coscienze. La street art la orienta verso il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, verso il gap che emerge tra la possibilità e la reale volontà di realizzare un cambiamento“. Questo il manifesto e il messaggio etico lanciato da Uovo alla Pop.

Tra i 32 artisti che hanno lasciato il loro segno troviamo: Ache77, Autoritratto, BIBBITO Sbit.Jpeg, Blub L’arte sa nuotare, Nicola Buttari, C0110, Carla Bru, Andrea Casciu, Martino Chiti, CLET, Demetrio Di Grado, ELFO, Exit Enter, Merioone, Jerico, Lediesis, Libertà, Ligama, Luchadora, MONO_GRAFF, Oblo, Barbara Oizmud, Pomo, RANDOM GUY, Valentina Restivo, Francesco Ripoli, Michael Rotondi,  El Rey de la Ruina, SICK BOY, Undeterred, Urbansolid, Vantees.

È possibile acquistare anche le stampe fine art a tiratura limitata delle opere a questo link.

A Firenze torna visitabile la mostra Inside-Magritte

Uomini in bombetta che galleggiano nei cieli delle metropoli, corpi umani con la testa di pesce e un’iconica quanto ambigua pipa-non-pipa (Ceci n’est pas une pipe). Sono solo alcuni dei protagonisti assoluti dell’itinerario di Inside Magritte, la mostra interattiva dedicata al grande maestro surrealista René Magritte, che ha riaperto da pochissimo nella storica sede del gruppo Crossmedia a Santo Stefano al Ponte, dopo la chiusura dovuta al lockdown. 

Sospesi tra reale e immaginario, tra mondo onirico e concreto, tra illusione e allusione,  attraverso un percorso multisensoriale, gli spettatori saranno immersi nell’universo surrealista del saboteur tranquille più famoso del XX secolo, colui che ebbe la capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso. 

Dalle pareti al pavimento le immagini coinvolgeranno i visitatori in un’unica “experience-room”, dove le opere diventeranno un unico flusso di sogno, di forme fluide e smaterializzate in motivi evocativi dell’arte di Magritte, in 160 immagini selezionate dagli esordi alle ultime opere.

Modalità di accesso: Inside Magritte sarà per il momento aperta in forma ridotta nei soli fine-settimana con orario continuato dalle 10.00 alle 18.00. Gli ingressi verranno gestiti per fasce orarie per garantire il rispetto del numero massimo di visitatori, che dovranno accedere obbligatoriamente indossando la mascherina e solo dopo la rilevazione della temperatura. 

Dopo le altre experience quali Klimt (2016) Da Vinci e Monet (2017) e Van Gogh (2018) come ottimo diversivo alla pioggia nel weekend –  ma anche con il sole – mi sento di consigliarvi Inside Magritte.

Per maggiori informazioni: www.insidemagritte.com

Quattro matrimoni e un’emergenza Covid-19

Pensare che ero riuscita a fare tre cose che non avrei mai pensato di fare. Ricevere una romantica proposta, anzi la Proposta; mettermi a dieta senza non poche difficoltà, salutando per un lungo periodo i miei amici carboidrati; riuscire a convincere un ragazzo classe 1932 (mio nonno) a prendere un aereo per venire a trovarmi in Toscana dal profondo sud Italia. Tutto perché un anno fa avevo deciso di sposarmi.

Una grande emozione che senz’altro invertiva il trend di fare figli ma non sposarsi, molto in voga nella mia cerchia di coetanei. E che divertimento c’è senza una grande festa?

Riassumendo, l’ammmore c’era, il vestito – dopo rocambolesche prove nei camerini più improbabili di Firenze – c’era, il catering, le luci, il fotografo e forse anche le bomboniere solidali, c’erano. Ma ti pareva che a pochi mesi prima del fatidico sì non scoppiava un’epidemia mondiale che avrebbe sparigliato le carte in tavola a me e ad altre centinaia di coppie? Un inaspettato colpo di scena, peggio della carta “Imprevisti” del Monopoly, degno solo di una sceneggiatura di Shonda Rhimes, che al netto di tutto avrebbe comportato paturnie organizzative, chiamate a fornitori e procrastinarsi di appuntamenti (un po’ di stress tradotto in herpes e ritorno all’acne giovanile e un’utile rilettura dei classici, vedi Manzoni, Promessi Sposi «Questo matrimonio non s’ha da fare…»).

Ma come hanno attutito il colpo le realtà che vivono intorno al mondo del wedding? Lo abbiamo chiesto ad alcuni addetti ai lavori del settore, che in Toscana ha registrato gravi perdite, senza ricevere molte tutele.  Sara, wedding planner ci racconta che, lavorando per il 99% con stranieri, sta cercando di lanciare un messaggio positivo a tutte le coppie incentivandole a spostare le date. “Ciò che ripeto loro è che questo impedimento è di natura temporanea. Non sappiamo quali saranno le restrizioni e non possiamo fare molte previsioni, il nostro ruolo in questa fase è quello di consigliare gli sposi quanto meglio possibile”. Federico, videomaker co-founder di Waterfall Visuals aggiunge che “lavorando principalmente con persone che viaggiano da stato a stato, da parte nostra stiamo assistendo le coppie con estrema flessibilità, posticipando date e proponendo nuove location e nuovi ambienti. A livello economico, i danni fatti dalla fase 1 sono stati considerevoli, e gli strascichi saranno molto lunghi, ma siamo fiduciosi in una ripartenza più consapevole”.

Sposarsi con bouquet e mascherina o recitare promesse in streaming è una scelta coraggiosa ma – a mio dire – assolutamente anti romantica. Che matrimoni sarebbero d’altronde senza l’amico ubriaco, la testimone prolissa, lo zio con la cravatta sbagliata, la mamma commossa, gli amici terroni, il karaoke e i piedi dolenti per le scarpe con i tacchi?

*Articolo cartaceo uscito sul numero di giugno 2020, sulla rivista Lungarno.

Il nuovo brunch di Ditta Artigianale firmato dallo chef Marco Stabile

Per invitare i fiorentini (e non) a rivivere il centro storico, due eccellenze fiorentine uniscono le forze per realizzare un nuovo brunch. Nasce così collaborazione tra Marco Stabile, chef stellato e titolare del ristorante Ora d’Aria, e Ditta Artigianale, linea di caffetterie specialty, guidata dal coffee lover Francesco Sanapo. Per quattro weekend, a partire da sabato 6 giugno arriva il  “bLunch Artigianale” cheintreccia la proposta internazionale del brunch all’alta cucina, con una selezione di materie prime del territorio.

Una sinergia che punta a dare un segnale positivo, all’indomani delle riaperture post Covid-19 e la volontà  di fare squadra in un periodo così delicato per il mondo della ristorazione. 

Il menu pensato per il primo appuntamento prevede per iniziare l’“Uovo toscano benedetto”, versione rivisitata in chiave locale dell’uovo alla Benedict, ovvero pane toscano arrostito con sugo di arrosto, ragù di finocchiona, uovo pochè e crema di pecorino al lime.  A seguire “Panzanella ciliegie e bacon”, realizzata con pane integrale, pomodoro, cetriolo, basilico, ciliegie e aceto di mela, olio EVO, sale Maldon, crumble di pane e bacon arrostito. Come primo piatto “Gnocchetti di patate con salsa al triplo pomodoro, burro e acciuga”, seguito da “Faraona-cake con salsa di scalogno e aceto balsamico”, un crab cake che sostituisce il granchio con la faraona, servito su insalata al balsamico e salsa di scalogno e balsamico. Per una dolce conclusione due dessert: il “Banana e Fiordisalvia Bread” classico banana bread, ma con fiori di salvia al posto della cannella, tostato al momento e accompagnato con due confetture e burro salato; e infine il “Tiramisù doppia panna e fragola”, con pangenoise alla fragola, servito panna montata, un velo di cacao e un pizzico di liquirizia.

ll menù si rinnoverà ogni settimana fino al 28 giugno, rendendo così la proposta culinaria originale e variegata e senz’altro un buon motivo per ritrovare la voglia di uscire con responsabilità, stando insieme davanti a del buon cibo.

Tornare da Ditta Artigianale oltrarno sarà anche l’occasione di riscoprire i raffinati interni di un locale dall’architettura razionalista con richiami agli anni ’50 e ’60.

Costo per il Blunch Artigianale: €30 a testa. Prenotazioni allo 055 045 7163 e info@dittaartigianale.it