Torna “Firenze dei bambini”, con tre giorni di eventi gratuiti in tutta la città

Dal messaggio dell’atleta paralimpica Ambra Sabatini agli spettacoli teatrali fino ai laboratori di circo e danza, e ancora dai nonni cantastorie a Montedomini alla notte in sacco a pelo nel Salone dei Cinquecento fino al grande evento finale nella cavea del Teatro del Maggio. Da 13 al 15 maggio Firenze torna a misura di bambino con “Firenze dei bambini”: il festival dedicato ai più piccoli con tre giorni di eventi gratuiti in tutta la città.

Qua la mano” è il tema di questa edizione che gioca su quanto le mani, in questi ultimi tempi, siano stati fattori di rischio – come i loro legittimi proprietari – più che strumenti di incontro e di scambio. Ecco che per un fine settimana, in piena sicurezza, le mani di piccoli e grandi torneranno a stringersi, a collaborare, a muoversi, a suonare, a creare per restaurare quel senso di pluralità che ci fa esseri umani. 

La tre giorni di eventi gratuiti (alcuni dei quali su prenotazione) parte la mattina di venerdì 13 maggio, con una serie di appuntamenti rivolti alle scuole, fortemente intrecciati ai progetti educativi Le Chiavi della città, per aprire poi il festival alle famiglie nel pomeriggio: l’appuntamento per tutti è alle 18 nella Sala d’arme di Palazzo Vecchio, dove, dopo un videomessaggio sulla sicurezza stradale rivolto ai bambini presenti da parte dell’atleta Ambra Sabatini, campionessa paralimpica medaglio d’oro a Tokyo 2020, sarà messo in scena un racconto artistico avvolgente sull’amicizia – complice la videoproiezione sulle pareti della sala – grazie alla celebre illustratrice Arianna Papini che disegnerà in diretta e agli attori della compagnia I Nuovi, seguito da una performance teatrale collettiva in piazza Signoria. 

Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio torna a grande richiesta l’incredibile Notte al museo (posti molto limitati, prenotazione obbligatoria) che permette a piccoli e grandi di chiudere gli occhi fra i dipinti del Salone dei Cinquecento.

La Biblioteca delle Oblate sarà animata da un turbinio di letture, concerti e spettacoli di ogni genere, tutti centrati sul valore dello scambio e del confronto, e per l’intero fine settimana i bambini potranno dare il proprio contributo per la città del futuro grazie a un’attività dell’amministrazione comunale;  MAD Murate Art District sarà teatro di un ricco palinsesto di attività a cura di Portale Ragazzi – Fondazione CR Firenze, a cui si affiancheranno azioni teatrali, performance musicali, laboratori negli altri spazi del complesso e gli intramontabili giochi di società offerti da Lisciani.

All’Istituto degli Innocenti tornano spettacoli, cooking show e attività di Uga la Tartaruga, insieme ai sempre richiestissimi laboratori di artigianato artistico presso la Bottega dei Ragazzi a cura di Artex, dove le mani si uniscono in nome del saper fare, mentre il teatro trova posto nell’elegantissimo Cortile degli Uomini grazie allo spettacolo Anouk della Compagnia TPO e a laboratori del Paracadute di Icaro. Tornano poi gli appuntamenti offerti dall’Istituto Geografico Militare, che anche nel 2022 ha voluto proporre alle famiglie con bambini un grande numero di iniziative correlate alla cartografia. Assoluta novità è poi la sede di Montedomini, che per il fine settimana si apre eccezionalmente al pubblico ospitando nel suo giardino installazioni e laboratori circensi, destinate ad ammaliare non solo i bambini ma anche gli anziani ospiti della struttura. Questi ultimi saranno anche protagonisti, in qualità di esperti raccontastorie, mentre nelle sale storiche fiorirà un prato delle emozioni grazie all’Associazione Kiki.

Ancora, il complesso di Santa Maria Novella ospiterà, oltre a laboratori proposti dal Centro Affidi del Comune di Firenze e al gioco sulla sicurezza stradale presentato da Autostrade per l’Italia e Polizia di Stato, coinvolgenti laboratori di teatro (Teatro Sociale e di Comunità e Inquanto Teatro) e di danza (Dance Floor Kids), nonché il poeticissimo spettacolo Tangram del Teatro Testoni Ragazzi di Bologna nell’antica infermeria e l’installazione artistica firmata Collective Paper Aesthetics, approdata a Firenze dall’Olanda con la collaborazione di Mudam, il museo d’arte contemporanea di Lussemburgo: i partecipanti saranno coinvolti nella costruzione di una vera e propria opera, che nei due giorni crescerà progressivamente grazie al contributo creativo e tecnico di ciascuno.

Domenica pomeriggio infine, alle 17.30, appuntamento per il gran finale organizzato in collaborazione con la Fondazione Teatro del Maggio e dedicato a grandi e piccini. Una grande festa aperta a tutta la città nella Cavea del Teatro dove il pubblico potrà assistere al concerto dei Musici del Calcio Storico Fiorentinodei giovani artisti dell’Accademia del Maggio Musicale e del Coro delle Voci Bianche del Maggio Musicale. Il Maggio offrirà inoltre alle famiglie una serie di visite guidate alla scoperta degli spazi “segreti” del teatro.

Tutte le iniziative sono gratuite (alcune solo su prenotazione) e rivolte ai bambini e ai ragazzi da 0 a 12 anni. Programma completo su www.firenzebambini.it.

YellowSquare, l’ostello giallo per riscoprire la città

Se è vero che l’ospitalità si combatte a colpi di skyline vista Duomo, allora YellowSquare, l’ostello di ultima generazione, aperto da poco in viale Redi 19, non ha niente da invidiare ad altri vicini. L’attitudine è cosmopolita perché si rivolge a viaggiatori lontani dal concetto tradizionale di turista; la vocazione è orientata alla sostenibilità, con bar e cucina 100% plastic-free e la cura per il design e la personalizzazione degli ambienti si notano sin dall’ingresso. Sui muri della reception e degli ambienti comuni le pareti sono vestite dalle opere dell’artista argentina Valentina Chiappero, ma ci sono molte pareti bianche da riempire e tutto ciò verrà fatto durante delle staycation in collaborazione con degli artisti, che offriranno la loro arte in cambio di un soggiorno in loco. Dopo il successo di Roma e la recente apertura di Milano, quella del capoluogo toscano è la terza sede a firma YellowSquare.

Con il concept di “ostello esperienziale”, YellowSquare vuole ridefinire il concetto stesso di ostello: non più un semplice posto dove dormire, ma un luogo in più per scoprire la città, fare nuove conoscenze, cimentarsi in lezioni di cucina, fare yoga al tramonto e ascoltare musica dal vivo la sera. Il fine ultimo è creare comunità e socializzare. Lo testimonia il fatto che nelle camere non c’è tv ma mensole per lo scambio di libri, per invogliare al dialogo con gli altri compagni di avventure.

Tutte le foto sono di © Iuri Niccolai

Dicono i due giovani imprenditori e fratelli Fabio e Marco Coppola, che aprirono il loro primo ostello ancora teenagers, a Roma nel 1999: “ci piace l’idea di ripartire con l’apertura di Firenze, una città da sempre votata al buon vivere, alla scoperta, all’arte e alla curiosità. Per questo speriamo di diventare un punto di riferimento per chiunque venga a visitare questi luoghi meravigliosi, per chi arriva qui per studiare o lavorare, ma anche per gli abitanti del quartiere e per tutti i fiorentini. Qui, novità assoluta rispetto alle altre sedi italiane, l’area relax sul rooftop con piscina e solarium, con vista panoramica sulla città

NB. Questo articolo è uscito sul numero di maggio del mensile Lungarno.

Lo Scoppio del carro in versione cartoon

Pasqua è passata e ha portato via con sé uova di cioccolata e ramoscelli d’ulivo benedetti. Chi non è originario di Firenze, come me, troverà senz’altro curioso scoprire la tradizione tutta fiorentina dello scoppio del carro

Nella domenica di Pasqua trova infatti il suo compimento il corteo di un grande carro nel centro cittadino fino al cosiddetto Paradiso – lo spazio fra la Cattedrale di Santa Maria del Fiore e il Battistero di San Giovanni – che diventa protagonista di un fantasmagorico scoppio di fuochi e di luci, scenografico messaggio di pace, di rinascita e di salvezza. Per permettere ai più giovani di scoprire le radici e le peculiarità di questo evento, il Comune di Firenze ha promosso la realizzazione di un cortometraggio animato d’autore curato da MUS.E e prodotto da Animago Studio.

Attraverso lo sguardo del bambino protagonista Vanni (lo so, nome poco toscaneggiante!) e alla sapiente esperienza di suo nonno si avrà l’occasione di conoscere meglio questa tradizione pasquale tutta fiorentina.

La tradizione vuole che in un passato molto remoto, quando il fiorentino Pazzino de’ Pazzi rientrò dalla prima crociata a Gerusalemme con tre schegge di pietra leggendariamente tratte dal Santo Sepolcro, fu portato in trionfo su un carro per le vie della città. Le tre pietre sacre furono ben presto utilizzate per dare vita al fuoco benedetto della veglia pasquale e a un grande rito di luce: un rito speciale e profondo, rinnovato nei secoli e giunto fino a noi. Il video è disponibile in italiano e in inglese sul canale Youtube di MUS.E.

“Con il racconto di una delle storie più antiche e affascinanti, quella dello Scoppio del Carro, una tradizione così cara ai fiorentini, prosegue l’impegno del Comune di Firenze per la diffusione delle tradizioni della città – ha detto Michele Pierguidi, presidente del Calcio Storico Fiorentino e consigliere del Sindaco alle Tradizioni Popolari – La raccontiamo tramite un video che è destinato ai bambini, ma che può spiegare molto anche ai grandi”.

“Ancora una volta lo sguardo di un bambino è la via grazie a cui scoprire e riscoprire le radici del nostro presente – ha aggiunto Valentina Zucchi, responsabile della mediazione culturale di MUS.E – Il video apre a tutti, piccoli e grandi, la possibilità di conoscere la tradizione dello scoppio del carro grazie a un linguaggio artistico contemporaneo. Una tradizione speciale, così fiorentina e così unica, che ci ricorda quanto i riti contribuiscano a significare le nostre esistenze e portino con sé valori e messaggi universali: fra questi, la pace”.

Mangiare giapponese a Firenze: 10 indirizzi 

Se pensiamo alla cucina giapponese, ci viene subito in mente il sushi. Bacchettata sulle dita: sbagliato!

La strada che conduce al Paese del Sol Levante non è lastricata solo di sashimi, nigiri e uromaki ma comprende una serie di piatti tradizionali da scoprire e approfondire in varie versioni. Firenze è piena di ristoranti che non fanno solo sushi. Questa selezione – lontana dalle formule all-you-can eat (che comunque non disdegno laddove c’è qualità) raccoglie varie tipologie di cucina giapponese. Partiamo!

Trattoria La Tana 

A metà tra Porta al Prato e Santa Maria Novella troviamo Trattoria La Tana, una cucina casalinga tipica giapponese che offre solo piatti tradizionali della zona di Nagoya, in particolare di Aichi, città natale dello chef Tanaka. Ad accogliervi ci saranno lui (in cucina) e sua moglie Keiko (in sala), coppia nella vita e nel lavoro. A pranzo, per un pasto veloce si può optare per il menù fisso giapponese a 12€ (antipasto, riso bianco e zuppa di miso) ma non mancano i grandi classici come i ravioli gyoza. Tra le specialità si possono assaggiare il karaage (pollo fritto marinato in salsa di soia e zenzero), il Tebasaki (alette di pollo marinate) e i Kishimen, una versione piatta e sottile di noodles udon simili alle fettuccine. E tra i dolci, l’Uirō-Mochi, il tiramisù al tè macha e la cheese-cake al miso. Ulteriore dose di dolcezza con il budino di latte di soia con azuki e caramello di zucchero nero. Il tutto accompagnato da sake e birre tipiche della cultura nipponica. Info: via Palazzuolo 156R, tel. 055 0517127

BENTŌ fatti a MODO 

Il bentō è l’equivalente della schiscetta italiana, un pasto equilibrato che di solito le persone preparano la mattina e portano a lavoro per mangiarlo in pausa pranzo oppure all’aperto, magari in un parco, o durante un viaggio in treno (eki ben). A Firenze la magia del bentō bar nasce da un’idea della libreria Todo Modo, come un’ originale soluzione di asporto in tempi di chiusure generali (vedi lockdown). BENTŌ fatti a MODO trovano una sede definitiva presso la Manifattura Tabacchi, dove li potrete trovare tutti i giorni. Tra i vapori e gli odori della mini-cucina c’è Hiroko, accompagnata da Giovanni. Le varianti sono infinite. C’è quello di carne Soboro, quello di pesce Onighiri, la variante nippo-toscana, quello vegetariano Mabò-tofu, ma per completezza vi rimando alla loro pagina, piena di bellissime illustrazioni). Info: libreria Todo Modo in via dei Fossi, 15/R; Bento Fatti a Modo alla Manifattura Tabacchi, via delle Cascine, 33.

Ie Ie da Toshi 

A due passi dal Duomo, in zona S. Ambrogio troviamo un posticino intimo e autentico con circa 25 coperti. Siamo da IeIe da Toshi, nel regno di Toshifumi Mitsubiki. Dopo anni di esperienza alla trattoria Accadì ha aperto un locale che fa convivere senza litigi la tradizione giapponese con quella toscana. Tutto si traduce nel “Lampredotto don” la fusione tra kaisen e lampredotto. Oltre a questo ben riuscito esperimento, sul menù anche i classici sashimi (di salmone, tonno, orata o branzino), nigiri, futomaki. Super consigliata da me è la frittata di Osaka, a base di uova, farina, cavolo cappuccio e carne, pesce o verdure, condita con salsine e maionese. Riguardo al locale, l’ambiente è talmente casalingo che ci si apparecchia da soli. Info: Borgo Pinti 25/R – tel. 338 765 3069. Foto di Matteo Rovella per 2Night Firenze.

KAWAII 

Ogni volta che vado da Kawaii ho l’impressione di non essere a Firenze ma piuttosto a Parigi, Londra, New York. Kawaai è minuscolo locale dove poke e bao bun la fanno da padroni. Indiscussi aggiungerei. Kawaii (可愛い) che in giapponese significa ‘carino, grazioso’, offre una cucina che mescola il pokè, il ‘pesce tagliato a cubetti’ hawaiiano rivisitandolo a base di piatti nipponici come il chirashi o il donburi, le classiche ciotole di riso bianco con pesce crudo a filetti. Oltre alle fresche bowls di pesce crudo o marinato troverete anche le versioni rivisitate di due grandi classici resi famosi dallo storico Momoyama, di cui Kawaii è figlio: il Rock Shrimp Poke con gamberi bolliti accompagnati dalla maionese Rock leggermente piccante e il Ceviche Poke con pesce crudo marinato e frutta esotica. La mia criptonite sono decisamente i loro bao bun, morbidissimi panini cotti al vapore ripieni di pesce o carne. Dal classico Pork Belly Bao, ripieno di pancetta di maiale cotta a bassa temperatura, al Bang Bang Bao con pollo sfilacciato fino allo Spicy Tuna con tonno piccante. Mi manca da assaggiare il Nutella Bao Bun (vi farò sapere!). Accompagnano i piatti una vasta scelta di saké, birre giapponesi e cocktail. Alcuni grandi classici rivisitati in chiave giapponese: per esempio il Momo Spritz, Wa-Sour (delizioso sour al wasabi), Sake Negroni e Tokyo Mule. Info: Borgo S. Frediano, 8/R, Tel. 055 281400.

Cuore Firenze

Sapete cos’è l’omotenashi? È la cultura dell’ospitalità nipponica, che significa donare il cuore, cercare di offrire il miglior servizio al cliente, mantenendo la massima cura nei dettagli, quasi fino ad anticiparne le esigenze e a superarne le aspettative.Ne hanno fatto un mantra da Il Cuore, il ristorante giapponese in Oltrarno, nato dall’idea dello chef di Tokyo Minato Takayama. L’ accoglienza è in kimono, e sempre in abiti tradizionali lo staff accompagna i commensali durante tutto il percorso gastronomico. Nel viaggio verso i sapori della cucina tipica giapponese, troviamo una selezione di pochi piatti ma molto curati, tra cui: il maiale cotto in agrodolce o il misto di tempura; le classiche zuppe di miso; la loro insalata “il cuore”, misto di verdure e pesce crudo con dressing tradizionale giapponese; ma anche una selezione di sushi e sashimi. Tra i dolci un gelato di tè verde matcha. Si può anche optare per il menù degustazione, che come suggerisce la filosofia Kaiseki (con tante piccole portate) permette di scoprire i dettagli con lentezza, senza fretta di conoscere il finale. Il ristorante è anche saketeca dove si possono sorseggiare sakè mentre si assaggiano i piatti della tradizione giapponese. Info: via Romana 123,r – Tel. 055 220156.

EN cucina casalinga giapponese

Immaginate di essere in una trattoria ma invece della bistecca alla fiorentina si può assaggiare la cotoletta Tonkatsu (di maiale, impanata e fritta) invece dei crostini con i fegatini ci sono gli okonomiyaki e al posto della ribollita un bel gyūdon. Non vi siete sbagliati, siamo da EN in piazza Ghiberti, nel quartiere di S. Ambrogio, dove le premesse sono quelle di offrire una cucina casalinga giapponese. 20 coperti, 15 ricette, 12 sake tra cui scegliere e un’ accoglienza 100% Izakaya! Info: piazza Ghiberti, 26 – Tel. 392 363 8449. Foto di Matteo Rovella per 2Night Firenze.

Hibiki-àn, trattoria giapponese 

Sempre a due passi dal centro ma più defilata, in piazza Donatello, troviamo Hibiki-àn, altra trattoria tipica giapponese gestita anche in questo caso da due coniugi: Taka e Kiyoe Kono che, una volta rilevato il negozio di alimentari decidono di proporre una cucina giapponese abbinata a pasti italiani (a pranzo) e con preparazioni unicamente giapponesi la sera. Il locale si presenta con un’impostazione del passato, all’ingresso il banco frigo della gastronomia e avanzando, in quello che era il retrobottega, c’è la sala per sedersi e consumare. Dalla mia esperienza, davvero imperdibili sono le Takoyaki (polpette dorate di polpo guarnite con salsa hibiki, maionese, alga nori e fiocchi di katsuobuski) e il Ramen hibiki, il ramen della casa, calduccio e abbondante. Info: piazzale Donatello 4r, tel 055243761, chiuso la domenica.

Banki Ramen 

Durante il giorno è uno dei bar storici più famosi e conosciuti di Firenze, il Bar Galli, ma appena inizia il turno della cena si trasforma nel ritrovo perfetto per i veri amanti della cultura nipponica e della loro cucina. Banki Ramen è un punto di riferimento dal 2004, da quando alla passione delle famiglie Antoni, Selciarini e Boncompagni si è unita l’intraprendenza di tre giovani ragazzi giapponesi. Se andate lì dovete chiaramente ordinare il Ramen, spaghetti all’uovo serviti con brodo di carne, piatto classico della cucina popolare giapponese. Ci sono un sacco di varianti, dallo Shoyu Ramen, a base di salsa di soia dal sapore leggero e delizioso al noodle in brodo Tsuke-Men. Caratteristica estremamente particolare della ricetta, il netto contrasto tra il sapore freddo dei noodle ed il calore della zuppa con la quale vengono serviti. E quando le temperature salgono? Ci sono le varianti più fresche ovvero il “ramen estivo” e il “ramen estivo gomamiso”,  per dei piatti sostanziosi ma, allo stesso tempo rinfrescanti. Come a New York, non si prenota ma ci si mette fuori e si fa la fila. Info: via dei Banchi, 14R, tel. 055 213776 – info@bankiramen.it

Koto Ramen

Unire due culture in una ciotola. È il motto di Koto Ramen, l’avventura di 4 quattro ragazzi, dalle competenze più varie e provenienti da posti diversi, iniziata nel 2016 con il primo Ramen Bar a Firenze (in via Verdi, 42r) dove servono ramen tradizionale giapponese e una selezione di tapas che cambia stagionalmente. Da lì, un successo dopo l’altro: il raddoppio nel 2017 a Prato con Koto Lab, poi anche l’apertura del corner allo Student Hotel (viale Spartaco Lavagnini, 70) e anche un punto poké in zona Campo di Marte. Oltre a tantissime tipologie di ramen, gustosissime anche le tapas! Info: Koto Ramen è in via Verdi, 42; mentre Poké by Koto è in via del Pratellino, 60.

Amo Bento

Se siete dalle parti di via Cavour e vi va una pausa in stile asian fusion potete fermarvi da Amo Bento e concedervi un pranzo/cena gustoso ma senza troppe pretese. Può essere un’idea se dovete fare una cena prima o dopo il cinema (c’è La Compagnia proprio di fronte). Le specialità sono i bento in tante varianti (pollo fritto, maiale fritto, anguilla giapponese, tempura di gamberetti, pollo alla griglia, pollo al curry) ma si può scegliere anche tra sushi burrito, poké, bubble tea e chi più ne ha più ne metta. Location modesta, prezzi onesti. Info: via Cavour 23/r.

Torna la Domenica Metropolitana: il 3 aprile musei cittadini gratuiti per i residenti

Non sapete cosa fare questo weekend perché forse piove? Forse vi è già passata la voglia di vedere gente e fare cose? Ecco un’idea! Il 3 aprile torna la Domenica Metropolitana, giornata nella quale tutti i residenti della Città Metropolitana di Firenze hanno la possibilità di fruire dei musei cittadini in forma gratuita. In programma molte visite e attività nei diversi luoghi. Vediamoli insieme.

Ai giovani e agli adulti sono proposte le visite in Palazzo Vecchio, in Palazzo Medici Riccardi, in Santa Maria Novella, al Museo Novecento e al MAD Murate Art District. Sarà inoltre possibile partecipare alle visite presso la Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine, dove straordinariamente si può accedere ai ponteggi allestiti per gli interventi di diagnostica e restauro.

Alle famiglie con bambini si rivolgono invece le attività La favola della tartaruga con la vela Vita di Corte al Museo di Palazzo Vecchio, Lo stemma Medici. Storie e leggende A casa Medici presso Palazzo Medici Riccardi.

Foto credits © Muse Firenze

In occasione dei 500 anni della nascita di Eleonora de Toledo (1522-2022), consorte di Cosimo I Medici, continua anche questa domenica un programma di iniziative speciali intorno alla sua straordinaria figura: la mattina saranno fruibili visite tematiche speciali in Palazzo Vecchio, mentre il pomeriggio l’appuntamento è per le 15 in Santa Maria Novella, con una conferenza rivolta al grande pubblico.

Tutte le visite guidate e le attività sono gratuite e la prenotazione è obbligatoria. All’atto della prenotazione è possibile riservare un solo appuntamento nel corso della giornata per un massimo di 5 persone.

Maggiori informazioni su orari e accessi le trovate su Muse Firenze (tel. 055-2768224, mail: info@musefirenze.it).

Floressence, nasce il gin ispirato a Caterina de’ Medici

È ostinato, caparbio e irriverente, un po’ come la sua musa ispiratrice. Non sto parlando di un uomo ma di un dry gin immaginato a Firenze e ispirato a una grande figura storica femminile: Caterina De’ Medici. A lei e al suo profumo. Parlo di Floressence, che già nel nome porta le radici delle idee che lo hanno influenzato: Firenze, culla rinascimentale ça va sans dire, ma con lo spirito creativo de la Renaissance.

Floressence è il primo gin che nasce rifacendosi alla formulazione di un profumo, quello di Caterina Maria Romula di Lorenzo de’ Medici (per gli amici Caterina) che da Firenze inebriò con le sue fragranze anche la corte di Francia. 

Il creatore della formula di Floressence è Oscar Quagliarini. Firma nel mondo degli spirits e conosciuto come Bartender Profumiere, Quagliarini ha saputo creare un gin dal profumo riconoscibile, dove si avvertono note di bergamotto, gelsomino, lavanda, neroli d’arancia e bacche di ginepro. 

Ma scopriamo qualche curiosità in più sulla figura al quale questo gin è dedicato. Amata e odiata allo stesso tempo, Caterina de’ Medici è colei che ha portato in Francia la cucina, il galateo, l’uso della forchetta, il balletto ma anche l’arte e la tradizione della profumeria. Visto che l’avvelenamento era considerato una maestria italiana, la delfina di Francia era considerata una regina Nera per la sua capacità – insieme al suo fidato profumiere Renato Bianco, poi René le Florentin per i parigini – di creare veleni partendo dalle essenze e tessere trame politiche molto astute. 

Al collo di Caterina, già dal suo arrivo in Francia, si può notare un pomander, una sfera d’oro che portava al collo contenente profumate essenze, capaci di salvarla dal cattivo odore. Questa sfera è adesso simbolo e sigillo di Floressence, simbolo riconoscibile sul tappo dell’elegante bottiglia.

Diciamocelo, quando una donna circondata da uomini è al potere non è mai vista di buon occhio. Facendosi spazio tra tutti, Caterina de’ Medici riuscì a essere una protagonista della storia pragmatica e decisa, proprio come questo gin, che sarà presentato in anteprima assoluta a Pitti Taste (di cui vi avevo parlato qui) dal 26 al 28 marzo (Fortezza da Basso – Padiglione Spadolini, Stand E22) e sarà in distribuzione a partire dal 1° giugno 2022.

Info: http://www.floressencegin.com

Foto credits © Martino Dini

Firenze celebra Donatello, tra Palazzo Strozzi e il Museo del Bargello 

Ogni volta che penso ai maestri del Rinascimento, la mia reference automatica è: le Tartarughe Ninja. Per merito o per colpa di un cartone animato anni ’80 di larghissimo successo, i nomi di Leonardo, Michelangelo, Donatello e Raffaello sono accostati a delle tartarughe mutanti esperte di arti marziali. I nomi del fumetto, però, non furono scelti a caso.

Donatello, così come i suoi fratelli allevati dal topo Maestro Splinter, deve il suo nome a Donatello di Niccolò di Betto Bardi, di cui il Maestro aveva letto in un libro. Terzogenito della cucciolata, Donatello è il tecnico del gruppo, nonché grande mente geniale, capace di costruire da sé le sue armi. Fatto questo nostalgico passo indietro nel tempo, mi permetto di ri-catapultare le vostre menti a oggi, dicendovi che proprio a lui, l’artista dalla lunga carriera, uno dei padri del Rinascimento fiorentino, oltre che uno dei più celebri scultori è dedicata una retrospettiva tra Palazzo Strozzi e il Museo del Bargello, che per la prima volta riunisce i suoi più importanti capolavori, a confronto con i lavori di artisti suoi contemporanei e successivi.

Diciamo che dopo aver portato a Firenze la grande arte contemporanea (vedi la recente Shine di Jeff Koons) con la mostra Donatello, il Rinascimento, Palazzo Strozzi si riaccosta all’arte antica con un progetto epocale che mira a celebrare un artista che ha segnato la storia dell’arte. Una celebrazione e al contempo una riflessione su uno scultore supremo del Quattrocento – tra i secoli d’oro dell’arte italiana. Prediletto della famiglia Medici, insieme a Brunelleschi e Masaccio, Donatello diede il via alla straordinaria stagione del Rinascimento, proponendo nuove idee e soluzioni figurative che hanno segnato per sempre la storia dell’arte occidentale.

Curata da Francesco Caglioti, professore ordinario di Storia dell’Arte medievale presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, la mostra ospita circa 130 opere tra sculture, dipinti e disegni con prestiti unici, alcuni dei quali mai concessi prima, provenienti da quasi sessanta tra i più importanti musei e istituzioni al mondo come la National Gallery of Art di Washington, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum e la National Gallery di Londra, il Musée du Louvre di Parigi, gli Staatliche Museen di Berlino, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, le Gallerie degli Uffizi, la Basilica di Sant’Antonio a Padova e le basiliche fiorentine di San Lorenzo, Santa Croce e Santa Maria Novella. 

Ordinata secondo un criterio cronologico, l’esposizione propone un viaggio distribuito su due sedi, Palazzo Strozzi e il Museo Nazionale del Bargello, attraverso la vita e la fortuna di Donatello diviso in quattordici sezioni. 

Si inizia dagli esordi e dal dialogo con Brunelleschi, proponendo il confronto tra i due celebri Crocifissi lignei provenienti dalla Basilica di Santa Croce e da quella di Santa Maria Novella. Si procede poi attraverso i luoghi per cui Donatello ha lavorato, tra cui Siena, Prato e Padova, oltre a Firenze (che fanno di lui un artista pendolare!), trovando moltissimi seguaci, entrando in dialogo con altri celebri artisti molto più giovani quali Mantegna e Bellini, e sperimentando nei materiali più diversi le sue formidabili invenzioni plastiche e scultoree. Conclude la mostra una sezione speciale dedicata all’influenza di Donatello sugli artisti a lui successivi, tra cui Raffaello, Michelangelo e Bronzino, testimoniando così l’importanza capitale della sua opera per le vicende dell’arte italiana. E mentre a Palazzo Strozzi la mostra si dispiega toccando i vari capitoli del suo successo, conquiste e superamenti (basti pensare al mezzo distintivo del suo modo di procedere, il cosiddetto “stiacciato”, cioè un rilievo con variazioni minime rispetto al fondo, per suggerire un’illusione di profondità prospettica attraverso numerosi e sottilissimi gradi di spessore) al Museo Nazionale del Bargello sono in evidenza le opere più iconiche di Donatello: dal San Giorgio marmoreo, al Marzocco fino al David in bronzo.

Musoe del Bargello © Ela Bialkowska OKNO studio

La mostra, che già si annuncia come un unicum, ha una forte dimensione internazionale, (considerando i prestigiosi prestiti di opere che finora non si erano mai mosse dalle loro sedi originali) e anche perché dopo Firenze farà poi tappa a Berlino e Londra, rispettivamente dal 2 settembre 2022 all’8 gennaio 2023 alla Gemäldegalerie di Berlino e nella primavera 2023 presso il Victoria and Albert Museum di Londra.

Info: https://www.palazzostrozzi.org/

Tra design storico e modernariato: a Parma torna Mercanteinfiera dal 12 al 20 marzo

È la durabilità l’altra faccia della sostenibilità. A rendere verosimile questa affermazione sono gli “arredi felici”, quelli che non invecchiano alla prova del tempo, rimangono fedeli alla bellezza del progetto e alla qualità dei materiali. Sono gli stessi arredi felici protagonisti di Mercanteinfiera, il salone di Fiere di Parma in programma dal 12 al 20 marzo.

Ed è proprio a Parma, tra culatelli che pendono dal soffitto e tocchetti di parmigiano, che andrò questo weekend. Ma prima delle prelibatezze gastronomiche che mi aspettano farò un giro tra i 40mila mq di superficie espositiva, quattro padiglioni e 1000 espositori dell’appuntamento dedicato alle tendenze d’arredamento, microcosmi che mixano archeologia, antiquariato e design intramontabile (Franco Albini, Gaetano Pesce, Sottsass, Gio Ponti, Fornasetti e Arne Jacobsen solo per citarne alcuni).

Oltre ai pezzi di design storico e collezionismo vintage, la cosa che più mi incuriosisce sono gli eventi off. È con uno sguardo tutto rivolto al ‘900 che vengono inaugurate le due mostre collaterali, dal titolo “Partivano i bastimenti. Home sweet home America” e “Olivetti #StoriadiInnovazione”. Storie diverse ma accomunate dalla dimensione del sogno: quello degli oltre 14 milioni di italiani che a inizio secolo si imbarcavano verso il Nuovo Mondo e quello di un uomo, Adriano Olivetti che ambiva a un modello economico-industriale fondato su solidarietà, responsabilità, giustizia e umanità.

La prima, “Partivano i bastimenti. Home sweet home America” è curata dal giornalista e collezionista Massimo Cutò, racconta il viaggio dei migranti italiani che ai primi del ‘900 si imbarcavano per l’America con le grandi compagnie.  Dai poster delle eleganti navi spediti mensilmente alle curie e agli uffici comunali che pubblicizzavano le nuove rotte, alle réclame dei prodotti italiani già simbolo di un pionieristico “Made in Italy”; dalle suggestive foto di famiglia incorniciate tra le due bandiere a suggello dell’integrazione nel Nuovo Mondo, allo sgabello da sciuscià, lustrascarpe, umile destino di molti italiani macaroni (termine popolare con quale venivano chiamati gli italiani). E poi coccarde, le temutissime schede sanitarie di Ellis Island che decretavano l’inizio o la fine del sogno e le musiche malinconiche per una patria ormai lontana.

La seconda èOlivetti #StoriadiInnovazione” realizzata in collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea. Un percorso distinto in tre tappe – macchine da scrivere, macchine da calcolo, pc stampanti e registratori di cassa – che vuole essere una riflessione sul concetto di design secondo Adriano Olivetti: non soltanto una cipria da mettere sopra il prodotto per vendere di più, quanto metafora di responsabilità verso l’ambiente, la gente, verso il destino del prodotto e della società.In esposizione si potranno così trovare i modelli M40 e Lettera 22, la macchina da scrivere portatile che ha conquistato grandi giornalisti e scrittori da Indro Montanelli a Oriana Fallaci, da Enzo Biagi a Ernest Hemingway. E poi la Olivetti Valentine (mia preferita ça va sans dire!) nata nel 1968 dal progetto di Ettore Sottsass e Perry A.King, le macchine da calcolo Divisumma 24 e 18, Summa 19 e Programma 101 il calcolatore da tavolo ritenuto da una parte della storiografia informatica il primo vero personal computer della storia.

Tra i modelli in esposizione, la Lettera 22, “Leggera come una sillaba, completa come una frase” – come recitava una delle pubblicità del tempo. Disegnata per Olivetti dall’architetto Marcello Nizzoli conquistò presto grandi giornalisti e scrittori da Indro Montanelli a Oriana Fallaci, da Enzo Biagi a Gianni Mura fino ad Ernest Hemingway.  In esposizione si potranno trovare 5 macchine nei colori originali utilizzati negli anni ’50 ovvero marrone, rosa, verde, azzurra. La quinta macchina, invece è di recente produzione: nel 2020, per celebrare i 70 anni dalla nascita della Lettera 22, l’Associazione Archivio Storico Olivetti, in collaborazione con Rinascente e ‘Olivetti X Tutti’, produce 70 Olivetti Lettera 22 con carrozzeria ridipinta tricolore. (Vorrei tanto aprire un capitolo sui meravigliosi poster pubblicitari della Olivetti ma poi non lo chiuderei più!).

Per questo appuntamento primaverile (l’altro è in autunno) il viale delle Esposizioni si trasforma così in una vera e propria cittadella dove espositori sia italiani che esteri, presentano le proprie curiosità, siano esse molto antiche o riscoperte da un recente passato. Ci vediamo lì!

Info: dal 12 al 20 marzo, biglietto interno online 12€ – Mercanteinfiera