Il brand Pink Memories apre il suo primo store a Forte dei Marmi

Cosa fare in questa ibrida fase 2? Si può andare nei negozi e far girare un po’ l’economia del paese, con le dovute precauzioni del caso, ovviamente.

Appuntamento a Forte dei Marmi il 1 di giugno per l’opening del primo store monomarca di Pink Memories, il brand fiorentino di abbigliamento femminile che lancia così un messaggio di positività sul settore moda, all’indomani della ripartenza post Covid-19. Lo fa scegliendo la Versilia, meta ideale a livello internazionale per il turismo del lusso, che lega gli amanti del mare e dell’alta moda.

Un pop-up store nel centro pedonale dello shopping di Forte dei Marmi vuole essere un vero e proprio showcase dei prodotti Pink Memories, con il suo look totalmente bianco, sia negli ambienti che nella scelta del mobilio. Uno shop dallo stile caldo e femminile, in cui risalteranno i prodotti iper-colorati e stampati delle collezioni Pink Memories.

“Nonostante questo periodo di emergenza del Covid-19 – afferma la direttrice creativa Claudia Andrei – siamo fiduciosi e riteniamo che il retail riuscirà a partire se non come prima, con una grossa spinta.

E prosegue: “Questo opening consolida la presenza di Pink Memories in Italia e allo stesso tempo è un segnale che vogliamo lanciare ai nostri rivenditori, tutti top shop di alto livello sia italiani che internazionali. In questo periodo di incertezza vogliamo trasmettere il messaggio che ci siamo e ci stiamo evolvendo. Questa strategia di sviluppo si inserisce all’interno di un piano che vedrà al centro la digitalizzazione dell’azienda; dallo sviluppo di un nuovo sito che avrà un focus sull’e-commerce, ad altre manovre per far sì che l’azienda diventi digital al 100%”.

Il “contenitore” di Forte dei Marmi accoglierà sia l’ultima collezione Primavera/Estate 2020 che una selezione di tutti i capi iconici carry over di Pink Memories, come ad esempio le sottovesti in 100% seta e pizzo francese disponibili in più di 100 colori che verranno presentate all’interno del negozio.

Nella seconda parte della stagione estiva, verrà presentata anche la nuova collezione Autunno/Inverno 2020-21 al cui interno spiccano alcune novità: dalle nuvole di mohair in toni fluo ai maglioni fatti a mano, capi eleganti e versatili da abbinare a ecopelle laminata, paillettes e capispalla in eco-pelliccia, oltre al 100% Cashmere Made In Tuscany a prezzi competitivi. Un abbigliamento lingerie-style reinterpretato per gli outfit di ogni giorno, sia per andare in ufficio che per uscire la sera.

Orientato all’internazionalità, Pink Memories si basa sull’artigianato tessile e le tradizioni manifatturiere toscane, fatte di materiali di prima qualità e puro talento sartoriale. Le collezioni, tutte rigorosamente Made In Italy, sono presenti nelle più importanti boutique italiane e estere.

Per maggiori informazioni: https://pinkmemories.it/

A come aspettative

Un giorno ti metti in testa che vuoi fare un dolce, prendi le uova e inizi a montare a neve tutti gli albumi. Non hai le fruste elettriche e ripieghi su quelle analogiche. Dopo un minuto sei in attività cardio e già pensi che ti crescerà l’avambraccio di Rafael Nadal.

Le aspettative secondo me sono quelle uova da montare e poi non sai quale sarà il risultato finale del dolce.

Un po’ come questo 2020. “Più grandi sono le aspettative, maggiori saranno le delusioni”. Chi ha detto questa frase? Maledetto sapientino!

I primi sei mesi di questo fantastico anno bisestile potrebbero riassumersi in questa tag-line, con tutto il genere umano involontario protagonista di un film collettivo di cui non conosceva la sceneggiatura. Una candid-camera venuta malissimo.

Per esempio, quest’anno a quest’ora avrei unito i festeggiamenti per il mio trentesimo compleanno a quelli dell’addio al nubilato. 

Già mi vedevo a sorseggiare mojiiti in spiaggia a Ibiza (o a Palermo o a Viareggio, per dire) sbicchierando insieme alle mie amiche tutte intrise di coriandoli glitterati a forma di pene, lasciandomi trascinare in feste notturne sulle note di canzoni imbarazzanti. (Papà, se stai leggendo sappi che sto romanzando). 

E invece cosa è successo? Niente. Appena annusata l’aria di disagio, abbiamo annullato tutto. 

ME LA SONO FORSE PRESA? (Sì, odio tutti e tutto!).

Il compleanno lo festeggerò in una specie di situazione ibrida. 

MI SONO FORSE ABBATTUTA MORALMENTE? (deh, sono in terapia!).

Quindi, cosa fare se vogliamo fare un dolce ma probabilmente ci verrà male? IMPROVVISARE.

Adattarci, ridere delle disgrazie e andare avanti. Che in fondo è la qualità che più dovremmo apprezzare di noi stessi.

Però ci aggiorniamo il 31 dicembre per vedere come sono andati questi altri sei mesi (incrociamo le dita, ovviamente!).

Studiootto: uno spazio dove fare e stare bene

Prendi una fotografa, Ilaria Costanzo. Poi un operatore shiatsu, Luca Ronga. Mettili insieme sia nella vita che nel lavoro e da questa eterogenea quanto creativa unione prenderà vita lo Studiootto, un ambiente dalla duplice anima, finalizzato alla diffusione di un’idea globale di cultura del benessere. Un luogo fisico e mentale, dove coesistono attività e pratiche artistiche, corporee, culturali ed energetiche per il miglioramento della qualità di vita di ogni persona.

Lo spazio dello Studiootto

Attività proposte

Ogni mese, allo Studiootto, si organizzano attività come presentazione di libri, incontri, spettacoli, letture e una piccola rassegna di documentari. Dalle performance alle conferenze, dagli allestimenti fotografici, passando per le mostre, i 60 mq dello spazio sono pronti ad accogliere proposte legate al benessere psico-fisico ed eventi in linea con la filosofia dello Studiootto.

Cosa bolle in pentola per il mese di gennaio:

Le Guarattelle di Pulcinella

“Dal 4 al 6  è in programma uno spettacolo di teatro di figura dal titolo Le Guarattelle di Pulcinella di e con Luca (che è un bravissimo burattinaio!) che tramite dialoghi ricchi di giochi di parole, fraintendimenti e affermazioni assurde lo renderanno surreale e poetico (adatto ai bambini dai 4 anni in su).

Salotto Doc

Il 12 si prosegue con Salotto Doc, la rassegna di documentari organizzata in collaborazione con il Festival dei Popoli e CG Entertainment, dove sarà proiettato “Un altro me” di Claudio Casazza, il primo esperimento italiano di recupero per i responsabili di violenze sessuali. Nel film, il regista e un’equipe di psicologi, criminologi e terapeuti sono stati per un anno accanto a sei condannati per reati sessuali per capire chi sono, cosa pensano e le dinamiche di chi ha commesso tale crimine”.

“Dall’incontro delle nostre passioni è nato il desiderio di trovare un luogo che ci rappresentasse. Dopo una lunga ricerca, durata quasi due anni – racconta Ilaria – abbiamo trovato uno spazio che ci ha subito fatto sentire a casa”.

Informazioni: studioottofirenze@gmail.com
Via Aretina, 97/r

*Articolo uscito sulla rivista Lungarno, numero gennaio 2020.

Too Good to go: troppo buono per buttarlo via

Non è forse vero che il rientro estivo è un simbolico inizio dell’anno? Settembre rappresenta sempre una specie di capodanno, una spinta per auto imporsi buoni propositi, uno slancio verso nuove idee e nuove abitudini. Perché non continuare su questa scia? Una delle novità di Firenze degli ultimi mesi è “Too Good to go”l’app che combatte lo spreco alimentare, che permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel di recuperare e mettere in vendita a prezzi ribassati le Magic Box, delle scatole con una selezione di prodotti e piatti freschi “a sorpresa” rimasti invenduti a fine giornata e che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo.

Nata in Danimarca nel 2015, dopo il lancio positivo con oltre 120.000 utenti iscritti su Milano, Bologna e Torino “Too Good to go” è sbarcata anche a Firenze e in prima fila tra gli store fiorentini aderenti troviamo Eataly, Forno Pintucci, la pasticceria Dolci Pensieri, oltre al negozio di bowl hawaiane Pokeria by Nima, nelle sedi di Ponte Carraia e Novoli.

L’obiettivo è semplice: un impegno nella lotta agli sprechi che aiuta anche a combattere i cambiamenti climatici, considerando che per limitare l’uso di imballaggi, i negozi aderenti incoraggeranno i clienti stessi a portare da casa contenitori e sacchetti propri.

Per maggiori informazioni: www.toogoodtogo.it

*Articolo uscito sulla rivista Lungarno, numero settembre 2019.

Benvenuto Caffè Lietta

Dove gustare un dolce appena sfornato, bere un tè caldo, comprare un bouquet di fiori freschi e mettere in pausa la frenesia della città? Da Caffè Lietta: neonata pasticceria che inaugura proprio oggi sotto il loggiato di piazza Libertà.

Caffè Lietta nasce dall’esperienza di Francesca e Lucilla Tacconi, figlie di Lietta Cavalli, artista, visionaria, sperimentatrice negli anni ’70 e ’80 e ancora oggi celebrata nei musei del costume nel mondo – da cui la caffetteria trae nome e ispirazione.

Con 45 posti a sedere e uno scenografico laboratorio a vista nel soppalco che sovrasta gli ambienti, il locale è dominato da un bancone di 12 metri, studiato per rispondere ai diversi momenti della giornata: dalla colazione, con un reparto dolce rifornito costantemente dalla pasticceria al piano superiore, al pranzo, con uno spazio destinato alla gastronomia e alle preparazioni espresse, fino al reparto caffetteria e bar, per la pausa caffè e l’aperitivo.

Dietro il bancone,  il pasticciere Giuseppe Schiaratura e lo chef Nicola Chellini, entrambi provenienti dall’esperienza dello storico Caffè Giacosa, così come il barman Riccardo Banducci, che riprodurrà con mani esperte l’intramontabile Negroni.

Dalle proposte dolci a quella salate, l’offerta del nuovo locale rispetterà la stagionalità con ricette in linea con gli ingredienti di filiera corta.

Una “parete verde”, invece, accoglierà piante, fiori e piccoli bouquet sempre freschi e volutamente accessibili per accompagnare dolci e cofanetti da asporto alla riscoperta del dono floreale, con allestimenti verdi sempre diversi curati con il coinvolgimento della Rosa Canina.

Aperto dal lunedì al sabato dalle 7.00 alle 21.00 e non aspetta altri che voi!

Info – Piazza della Libertà, 6/7/8 Rosso – Tel. 055 269 6874

*Articolo uscito sulla rivista Lungarno, numero gennaio 2019.

Global friends: amici di penna senza confini

Nell’epoca dell’istant messaging, dell’iper connessione e della costante presenza virtuale è raro quel sentimento di curiosità, quella trepidazione dell’attesa, quel batticuore, sospeso tra speranza e timore, che solo chi riceve della corrispondenza cartacea è in grado di provare. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Jacopo Storni, presidente di Global Friends, neonata associazione che mette in contatto bambini del Nord e Sud del mondo attraverso lo scambio di letterine, con l’obiettivo di educare alla diversità partendo proprio dai più piccoli. Il meccanismo è semplice: le lettere sono scritte dai bambini nella propria lingua, tradotte dall’associazione e consegnate ai destinatari con l’originale affiancato dalla traduzione. In questo modo i piccoli scrittori sono liberi di esprimersi senza filtri e senza imposizioni da parte di genitori e maestri e imparano a conoscere i loro coetanei che vivono in altri luoghi del mondo, a guardare il pianeta per intero e a rispettare il prossimo e le sue diversità.

Si dice che le idee migliori nascano tra amici al bar.È andata così per Global Friends?
“Un amico che lavora nel mondo della comunicazione mi chiese di trovare una bella idea che unisse una tematica sociale al mondo dell’infanzia da proporre a un suo importante cliente. Ci pensai su e mi venne questa idea di mettere in relazione i bambini del Nord e Sud del mondo tramite lo scambio di lettere. Mi resi subito conto che l’idea era valida e per certi aspetti innovativa e mi sembrava un peccato darla in pasto a un cliente esterno. Così, dopo un confronto con il nostro gruppo di amici (tra cui Lorenzo Galli Torrini, Enrica Della Martira, Antonio Pirozzi) e con mia moglie Francesca Tozzi, decidemmo di fondare noi stessi l’associazione”.

L’obiettivo è sensibilizzare i bambini educandoli alla diversità, ma anche incoraggiandoli e iniziandoli al mondo della scrittura in un’epoca in cui si sta un po’ spegnendo l’importanza delle parole. Sta funzionando?
“Sta dando risultati soddisfacenti e molto emozionanti. Ricordo con parti-colare affetto il giorno in cui consegnai le lettere dei bambini del Mozambico ai bambini della quarta elementare della scuola Niccolini, nel quartiere di Legnaia, a Firenze. Una bambina, Rebecca, dopo aver aperto la letterina, si mise a piangere di gioia e mi abbracciò forte, dicendo che era bellissimo avere un’amica dall’altra parte del mondo. Quel gesto e quell’emozione valgono più di mille parole”.

Immagino che le reazioni dei bambini che ricevono le lettere siano impagabili, una storia che ti ha colpito maggiormente?
“Quella di un bambino italiano che, impressionato dal fatto che gli amici africani scrivevano di avere i genitori deceduti, ci chiese come mai. I bambini africani hanno risposto che nel loro villaggio c’era molto povertà e questo comportava anche molti problemi di salute. È stato importante far capire ai bambini italiani che in Africa si muore per malattie che in Italia sono invece facilmente curabili”.

Com’è andata la serata di presentazione?
“Siamo stati sommersi da un inatteso affetto. C’erano circa 150 persone, tra cui tante di associazioni fiorentine, la cui presenza ci ha dato la carica per continuare nel nostro progetto”.

Quanto è stato difficile diffondere il messaggio dell’associazione?
“L’efficacia del messaggio dell’associazione sta nella sua semplicità, per questo diffonderlo è stato più facile del previsto. Tante maestre di tante scuole, in queste ultime settimane e dopo la presentazione a Firenze, si sono dette interessate a partecipare ai progetti dell’associazione. E questo ci riempie di entusiasmo”.

Quali sono i prossimi step?
“Da settembre riapriranno le scuole e riprenderanno le corrispondenze. Ne abbiamo in cantiere 6, saranno coinvolti circa 300 bambini”.

“Nell’epoca dei pregiudizi – prosegue Jacopo – vogliamo creare ponti culturali di conoscenza tra i bambini, le persone più pure e incontaminate, nonché gli adulti di domani”… e noi auguriamo loro il meglio!

*Articolo pubblicato sulla rivista Lungarno, numero ottobre 2018.

Like Miljan: quattro cuori e una valigia

C’era una volta una famiglia che decise di partire, destinazione: mondo. Ora sono in viaggio da più di 200 giorni. Li ho seguiti virtualmente tra i colori della Malesia, sulle spiagge della Thailandia, in barca su i fiumi vietnamiti, sotto i cieli di Lisbona.

Li ho visti cambiare panorama tante volte ma mantenere sempre lo stesso sorriso, spontaneo e contento della vita. Quando amore fa rima con avventura capita di imbattersi in due anime nomadi come loro. Miki e Julien sono la coppia, le menti e i cuori che stanno dietro al progetto likemiljan.com: un diario online delle loro avventure in giro per il mondo in compagnia dei loro bambini Teo e Lia. Innamorarsi, decidere, pianificare, partire.

Chi eravate quando tutto ebbe inizio?

Ci siamo incontrati a Firenze quando ancora eravamo studenti. Fu un colpo di fulmine. Il progetto nasce in Italia ma poi ha preso un carattere worldwideLike Miljan nasce al nostro ritorno da Parigi, dove ci eravamo trasferiti da qualche anno, quando già eravamo diventati tre. Avevamo lavoro, casa, un futuro ben stabilito, ma la voglia di tornare nella nostra Firenze era troppo forte. Dopo poco tempo il blog riscuote un successo che non potevamo aspettarci e dienta un lavoro quasi subito. Disdetto il contratto d’affitto e venduto i mobili di casa, a inizio settembre siamo saliti con un biglietto di sola andata su un aereo, il primo del giro del mondo con i nostri bambini.

E con il lavoro?

E con il lavoro?Facciamo parte della nuova generazione dei “nomadi digitali”. Siamo due freelance. Io scrivo e Julien fotografa: ci basta un computer e una connessione internet. Nel nostro caso, anche una babysitter non sarebbe male…!

Quali sono i pro e i contro di viaggiare in compagnia dei vostri figli?

Viaggiare con dei piccoli cambia completamente le priorità, i centri d’interesse, gli ostacoli, i ritmi. Può essere molto provante se non lo si percepisce come un arricchimento. La nostra più grande complessità nel viaggiare con loro riguarda l’equilibrio con il lavoro: spesso ci ritroviamo a rispondere alle mail con un bimbo in braccio e uno che salta sulla schiena. Bisogna essere flessibili, considerarli, ascoltarli, e soprattutto spiegare loro cosa facciamo, dove siamo, dove andiamo. Questo li aiuta a diventare ottimi compagni di viaggio.

E a chi decide di intraprendere un’esperienza come la vostra, che consigliate?

Di pensarci bene prima! Mollare tutto per viaggiare a tempo pieno con dei cuccioli richiede molta solidità, tanta unione di coppia, pazienza ma soprattutto una forte struttura alle spalle, non solo economica, ma anche morale. Poi, curiosità. Farsi guidare dal posto, con umiltà. Non credersi mai migliori della gente del paese che ci ospita ma aprirsi allo scambio reciproco.

Dopo più di trenta aerei presi, diverse abitazioni cambiate, innumerevoli jet lag, come sono i bilanci ad oggi?

Non basterebbero mille pagine. Sono talmente tante le avventure che abbiamo vissuto, i posti visti, le persone incontrate: dagli Emirati Arabi all’Indonesia, passando per la Malesia, fino a Singapore, in Thailandia e poi un salto per salutare i parenti in Europa tra Francia, Italia, Portogallo e Germania. Ancora oggi non ci rendiamo conto a pieno di quanto sia incredibile.
Lia ha imparato a camminare a BaliTeo sa perfettamente mangiare con le bacchette fin dalla prima cena in Vietnam, sanno salutare in italiano, francese, inglese, indonesiano, vietnamita, ed ora hanno imparato a presentarsi in giapponese. I momenti difficili sono stati tantissimi, ma il bagaglio di ricordi è inestimabile. Questo ci dà la voglia e l’energia per non smettere. In attesa di vedere dove pianteranno la loro prossima bandierina, resteranno itineranti in Giappone per circa un mese e mezzo passando per Osaka, Kyoto, Kanazawa, Tokyo.

Una coppia che pensa in grande e viaggia alla grande ma che sa apprezzare la bellezza delle piccole cose perché alla domanda se doveste tornare per un attimo a Firenze, in che angolo della città sareste?
In Piazza Santa Croce, su una panchina, davanti alla chiesa, a mangiare un gelato. Quello sarà per sempre il posto più speciale per noi.

*Articolo pubblicato sulla rivista Lungarno, numero maggio 2018.

Floricanto

I fiori stanno bene solo nei prati – disse lui.
“Ti farò cambiare idea – disse lei.
E così si innamorarono”

A un numero non ben precisato di viale Volta, tra rami bagnati, vasi vintage scovati in mercatini della città eterna, profumi e colori diversi, sorge il laboratorio di una coltivatrice di sogni – ma soprattutto di fiori.

Floricanto è il progetto di Giulia Pulcri, fiorista freelance romana, classe 1983, che ha dato vita ad un’officina floreale, un luogo magico dove la poesia e l’incanto si mescolano, la creatività sfocia libera. È il suo giardino segreto dove immagina, realizza e consegna personalmente allestimenti per matrimoni, ma anche bouquet e composizioni su ordinazione.

Com’è iniziato il tuo viaggio?

“Anche se Floricanto nasce alla fine del 2017, sono quasi cinque anni che faccio questo lavoro. Il mio percorso per arrivare fino a qui è lungo e costellato di esperienze diverse: da un passato in storia dell’arte, agli studi di restauro ligneo, facendo una piccola deviazione nel mondo del sociale fino all’incontro felice con il mondo dei fiori. Ho pensato di dover “provare” e dopo aver conosciuto una fiorista a Siena, ho capito che il mio non era un desiderio passeggero ma il lavoro della mia vita”.

La scelta di questo nome?

“La musica è sempre presente in molti momenti della mia vita, soprattutto quando lavoro e Floricanto deriva da un pezzo della cantante scomparsa Lhasa de Sela. Mi ha molto ispirata. Studiando un po’ ho anche scoperto che Floricanto è legato alla cultura messicana e indica dei piccoli componimenti poetici”.

Non è un lavoro facile?

“È un lavoro molto fisico. O ti svegli all’alba o non vai proprio a dormire. Dodici, sedici ore di fila, i tempi sono serrati e concentrati. È una materia viva che cambia mentre la lavori, il fiore reagisce ad ogni tua azione e non puoi preparare le cose molto in anticipo. Dal punto di vista emotivo, è un lavoro che ti coinvolge tanto, minuto dopo minuto. Bisogna anche tener conto delle condizioni climatiche: troppo caldo d’estate e troppo freddo d’inverno; tutto ciò che fa male ai fiori non è previsto. È un lavoro romantico, sì, ma devi amarlo in maniera totale. A fine giornata avrai mani sporche di terra, schiena a pezzi ma il cuore pieno di gioia. Lo consiglio a tutti: è terapeutico!”.

Intendi provare a fare qualche laboratorio?

C’è una storia dietro ogni bouquet. Qual è stata la richiesta più strana o particolare che ti è capitata?

Un signore mi chiese un bouquet per un’amica alla quale teneva moltissimo. L’amica in questione era non vedente. “Voglio trovare il modo di farglieli godere questi fiori, anche se non può vederli” – mi disseSerici, impalpabili, talvolta spinosi, spessi: per la composizione decisi di giocare tanto sulle trame, sulle consistenze e i profumi diversi dei fiori per comunicarle l’importanza e la bellezza di quel regalo, anche se non poteva vederlo, aprendola così a un mondo fatto di sensazioni tattili e olfattive. È stato bello e difficile al tempo stesso. Ne conservo davvero un bel ricordo”.

Chiacchieriamo come se ci conoscessimo da tanto tempo davanti a una piccola composizione di fiori di cera, muscari e green bell da lei stessa composta, sedute a un tavolino de L’atlante, un delizioso tea club con cui lei collabora spesso per alcuni “botanical atelier” a tema.

Alla domanda “qual è il tuo fiore preferito” crolla davanti all’indecisione, tipica di chi non sa eleggerne uno perché li ama tutti a prescindere. Ogni fiore, ogni stelo, ogni petalo sono le pennellate che usa per i suoi componimenti botanici.

Mi svela un segreto: è un lavoro che non perde di poesia – mai.

Per info: www.floricanto.it

*Articolo pubblicato sulla rivista Lungarno, numero marzo 2018.