L’Odeon cambia pelle, dopo 100 anni si trasforma (anche) in libreria-ristorante

La storica sala nel cuore di Firenze – da sempre punto di riferimento per residenti e turisti amanti del cinema in lingua originale – compie 100 anni. E lo fa trasformandosi in un nuovo spazio polifunzionale per guardare ai prossimi 100. Punto di incontro, libri e arte la mattina, programmazione cinematografica la sera.

L’idea è quella di “tracciare una nuova rotta” preservando l’identità di un luogo storico ma al contempo investendo nella cultura e nella sua fruizione, che ha esigenza di cambiamento. Negli oltre 1.500 mq del Cinema-Teatro Odeon, realizzato nel Palazzo rinascimentale dello Strozzino a opera dei celebri architetti Coppedè e Piacentini, ci sarà una grande libreria, accompagnata da un bar-ristorante.

L’operazione di trasformazione sarà possibile grazie a Giunti Editore, leader fiorentino nella pubblicazione e vendita di libri e la famiglia Germani, che da ben 86 anni e tre generazioni gestisce la prestigiosa sala. D’altronde, di fronte alla spietata concorrenza delle piattaforme streaming, sappiamo che gli ultimi due anni non sono stati facili per chi ha una sala cinematografica. 

Come ha infatti dichiarato Martino Montanarini, amministratore delegato di Giunti editore: «Con questo progetto intendiamo ampliare l’offerta culturale aggiungendo al cinema i libri soprattutto, ma anche la musica e l’arte. Desideriamo rendere l’Odeon uno spazio ancora più aperto alla città. Un luogo unico dove intendiamo sperimentare nuovi modi di avvicinare il pubblico alle culture. Siamo molti felici e orgogliosi di questo progetto intrapreso con Gloria Germani. Il cinema Odeon è da sempre uno spazio meraviglioso nel cuore di Firenze, caro ai cittadini che ne hanno sempre apprezzato la programmazione attenta alla cultura e alle nuove tendenze».

Gloria Germani, direttrice del Cinema Odeon ha inoltre aggiunto che: «La storia dell’Odeon è da sempre intimamente intrecciata a quella della mia famiglia, da quando mio nonno negli anni Trenta abbandonò la sua attività di imprenditore edile per realizzare la sua passione per il cinema. L’amore per questo cinema così armonioso ed elegante ha sempre guidato l’attività di mio padre e mia e adesso mi spinge a tutelare il suo futuro in un contesto che sappia raccogliere le sfide del 2020. In un tempo, come quello di oggi, in cui il cinema è sempre più realizzato dalle piattaforme e i premi come gli Oscar e i David sono assegnati ai film prodotti da esse, la cultura in presenza deve trovare nuove forme di espressione. Siamo sicuri dell’assoluta positività di questa nuova sinergia con il gruppo fiorentino Giunti, che da 180 anni è sinonimo di qualità nel mondo del libro e della cultura».

Sul progetto di ristrutturazione – ancora top-secret e che sarà svelato alla città a fine anno, dopo una chiusura del cinema a luglio per i lavori – gli organizzatori ci assicurano che il luogo non sarà snaturato anche perché l’immobile è vincolato a uso cinema. Sappiamo solo che gli impianti di climatizzazione, ormai obsoleti, verrano sostituiti e che una parte di platea verrà probabilmente modificata e rimodulata per mantenere la funziona di cinema la sera e di luogo di incontro durante il resto della giornata. Tutto ciò ipotizzando di ricevere una risposta positiva da parte della soprintendenza.

Seduta sulla mia poltroncina giallo ocra (che chissà se rivedremo ancora!) ho ascoltato con attenzione tutta la conferenza stampa e ho cercato di analizzare i pro e i contro di questa situazione. L’Odeon è stato per me il cinema dove ho mosso i primi passi nel mondo dei festival, dapprima come volontaria, poi come addetta ai lavori. È uno di quei luoghi senza tempo di cui si rimane affascinati al primo sguardo. Quindi so che da una parte avrò nostalgia di un luogo magico, dall’altra ho piena consapevolezza di preferire una sala cinematografica trasformata piuttosto che una sala cinematografica chiusa.

D’altronde come cantavano i Subsonica: “sono cambiamenti, solo se spaventano”.

Torna “Firenze dei bambini”, con tre giorni di eventi gratuiti in tutta la città

Dal messaggio dell’atleta paralimpica Ambra Sabatini agli spettacoli teatrali fino ai laboratori di circo e danza, e ancora dai nonni cantastorie a Montedomini alla notte in sacco a pelo nel Salone dei Cinquecento fino al grande evento finale nella cavea del Teatro del Maggio. Da 13 al 15 maggio Firenze torna a misura di bambino con “Firenze dei bambini”: il festival dedicato ai più piccoli con tre giorni di eventi gratuiti in tutta la città.

Qua la mano” è il tema di questa edizione che gioca su quanto le mani, in questi ultimi tempi, siano stati fattori di rischio – come i loro legittimi proprietari – più che strumenti di incontro e di scambio. Ecco che per un fine settimana, in piena sicurezza, le mani di piccoli e grandi torneranno a stringersi, a collaborare, a muoversi, a suonare, a creare per restaurare quel senso di pluralità che ci fa esseri umani. 

La tre giorni di eventi gratuiti (alcuni dei quali su prenotazione) parte la mattina di venerdì 13 maggio, con una serie di appuntamenti rivolti alle scuole, fortemente intrecciati ai progetti educativi Le Chiavi della città, per aprire poi il festival alle famiglie nel pomeriggio: l’appuntamento per tutti è alle 18 nella Sala d’arme di Palazzo Vecchio, dove, dopo un videomessaggio sulla sicurezza stradale rivolto ai bambini presenti da parte dell’atleta Ambra Sabatini, campionessa paralimpica medaglio d’oro a Tokyo 2020, sarà messo in scena un racconto artistico avvolgente sull’amicizia – complice la videoproiezione sulle pareti della sala – grazie alla celebre illustratrice Arianna Papini che disegnerà in diretta e agli attori della compagnia I Nuovi, seguito da una performance teatrale collettiva in piazza Signoria. 

Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio torna a grande richiesta l’incredibile Notte al museo (posti molto limitati, prenotazione obbligatoria) che permette a piccoli e grandi di chiudere gli occhi fra i dipinti del Salone dei Cinquecento.

La Biblioteca delle Oblate sarà animata da un turbinio di letture, concerti e spettacoli di ogni genere, tutti centrati sul valore dello scambio e del confronto, e per l’intero fine settimana i bambini potranno dare il proprio contributo per la città del futuro grazie a un’attività dell’amministrazione comunale;  MAD Murate Art District sarà teatro di un ricco palinsesto di attività a cura di Portale Ragazzi – Fondazione CR Firenze, a cui si affiancheranno azioni teatrali, performance musicali, laboratori negli altri spazi del complesso e gli intramontabili giochi di società offerti da Lisciani.

All’Istituto degli Innocenti tornano spettacoli, cooking show e attività di Uga la Tartaruga, insieme ai sempre richiestissimi laboratori di artigianato artistico presso la Bottega dei Ragazzi a cura di Artex, dove le mani si uniscono in nome del saper fare, mentre il teatro trova posto nell’elegantissimo Cortile degli Uomini grazie allo spettacolo Anouk della Compagnia TPO e a laboratori del Paracadute di Icaro. Tornano poi gli appuntamenti offerti dall’Istituto Geografico Militare, che anche nel 2022 ha voluto proporre alle famiglie con bambini un grande numero di iniziative correlate alla cartografia. Assoluta novità è poi la sede di Montedomini, che per il fine settimana si apre eccezionalmente al pubblico ospitando nel suo giardino installazioni e laboratori circensi, destinate ad ammaliare non solo i bambini ma anche gli anziani ospiti della struttura. Questi ultimi saranno anche protagonisti, in qualità di esperti raccontastorie, mentre nelle sale storiche fiorirà un prato delle emozioni grazie all’Associazione Kiki.

Ancora, il complesso di Santa Maria Novella ospiterà, oltre a laboratori proposti dal Centro Affidi del Comune di Firenze e al gioco sulla sicurezza stradale presentato da Autostrade per l’Italia e Polizia di Stato, coinvolgenti laboratori di teatro (Teatro Sociale e di Comunità e Inquanto Teatro) e di danza (Dance Floor Kids), nonché il poeticissimo spettacolo Tangram del Teatro Testoni Ragazzi di Bologna nell’antica infermeria e l’installazione artistica firmata Collective Paper Aesthetics, approdata a Firenze dall’Olanda con la collaborazione di Mudam, il museo d’arte contemporanea di Lussemburgo: i partecipanti saranno coinvolti nella costruzione di una vera e propria opera, che nei due giorni crescerà progressivamente grazie al contributo creativo e tecnico di ciascuno.

Domenica pomeriggio infine, alle 17.30, appuntamento per il gran finale organizzato in collaborazione con la Fondazione Teatro del Maggio e dedicato a grandi e piccini. Una grande festa aperta a tutta la città nella Cavea del Teatro dove il pubblico potrà assistere al concerto dei Musici del Calcio Storico Fiorentinodei giovani artisti dell’Accademia del Maggio Musicale e del Coro delle Voci Bianche del Maggio Musicale. Il Maggio offrirà inoltre alle famiglie una serie di visite guidate alla scoperta degli spazi “segreti” del teatro.

Tutte le iniziative sono gratuite (alcune solo su prenotazione) e rivolte ai bambini e ai ragazzi da 0 a 12 anni. Programma completo su www.firenzebambini.it.

YellowSquare, l’ostello giallo per riscoprire la città

Se è vero che l’ospitalità si combatte a colpi di skyline vista Duomo, allora YellowSquare, l’ostello di ultima generazione, aperto da poco in viale Redi 19, non ha niente da invidiare ad altri vicini. L’attitudine è cosmopolita perché si rivolge a viaggiatori lontani dal concetto tradizionale di turista; la vocazione è orientata alla sostenibilità, con bar e cucina 100% plastic-free e la cura per il design e la personalizzazione degli ambienti si notano sin dall’ingresso. Sui muri della reception e degli ambienti comuni le pareti sono vestite dalle opere dell’artista argentina Valentina Chiappero, ma ci sono molte pareti bianche da riempire e tutto ciò verrà fatto durante delle staycation in collaborazione con degli artisti, che offriranno la loro arte in cambio di un soggiorno in loco. Dopo il successo di Roma e la recente apertura di Milano, quella del capoluogo toscano è la terza sede a firma YellowSquare.

Con il concept di “ostello esperienziale”, YellowSquare vuole ridefinire il concetto stesso di ostello: non più un semplice posto dove dormire, ma un luogo in più per scoprire la città, fare nuove conoscenze, cimentarsi in lezioni di cucina, fare yoga al tramonto e ascoltare musica dal vivo la sera. Il fine ultimo è creare comunità e socializzare. Lo testimonia il fatto che nelle camere non c’è tv ma mensole per lo scambio di libri, per invogliare al dialogo con gli altri compagni di avventure.

Tutte le foto sono di © Iuri Niccolai

Dicono i due giovani imprenditori e fratelli Fabio e Marco Coppola, che aprirono il loro primo ostello ancora teenagers, a Roma nel 1999: “ci piace l’idea di ripartire con l’apertura di Firenze, una città da sempre votata al buon vivere, alla scoperta, all’arte e alla curiosità. Per questo speriamo di diventare un punto di riferimento per chiunque venga a visitare questi luoghi meravigliosi, per chi arriva qui per studiare o lavorare, ma anche per gli abitanti del quartiere e per tutti i fiorentini. Qui, novità assoluta rispetto alle altre sedi italiane, l’area relax sul rooftop con piscina e solarium, con vista panoramica sulla città

NB. Questo articolo è uscito sul numero di maggio del mensile Lungarno.

Lo Scoppio del carro in versione cartoon

Pasqua è passata e ha portato via con sé uova di cioccolata e ramoscelli d’ulivo benedetti. Chi non è originario di Firenze, come me, troverà senz’altro curioso scoprire la tradizione tutta fiorentina dello scoppio del carro

Nella domenica di Pasqua trova infatti il suo compimento il corteo di un grande carro nel centro cittadino fino al cosiddetto Paradiso – lo spazio fra la Cattedrale di Santa Maria del Fiore e il Battistero di San Giovanni – che diventa protagonista di un fantasmagorico scoppio di fuochi e di luci, scenografico messaggio di pace, di rinascita e di salvezza. Per permettere ai più giovani di scoprire le radici e le peculiarità di questo evento, il Comune di Firenze ha promosso la realizzazione di un cortometraggio animato d’autore curato da MUS.E e prodotto da Animago Studio.

Attraverso lo sguardo del bambino protagonista Vanni (lo so, nome poco toscaneggiante!) e alla sapiente esperienza di suo nonno si avrà l’occasione di conoscere meglio questa tradizione pasquale tutta fiorentina.

La tradizione vuole che in un passato molto remoto, quando il fiorentino Pazzino de’ Pazzi rientrò dalla prima crociata a Gerusalemme con tre schegge di pietra leggendariamente tratte dal Santo Sepolcro, fu portato in trionfo su un carro per le vie della città. Le tre pietre sacre furono ben presto utilizzate per dare vita al fuoco benedetto della veglia pasquale e a un grande rito di luce: un rito speciale e profondo, rinnovato nei secoli e giunto fino a noi. Il video è disponibile in italiano e in inglese sul canale Youtube di MUS.E.

“Con il racconto di una delle storie più antiche e affascinanti, quella dello Scoppio del Carro, una tradizione così cara ai fiorentini, prosegue l’impegno del Comune di Firenze per la diffusione delle tradizioni della città – ha detto Michele Pierguidi, presidente del Calcio Storico Fiorentino e consigliere del Sindaco alle Tradizioni Popolari – La raccontiamo tramite un video che è destinato ai bambini, ma che può spiegare molto anche ai grandi”.

“Ancora una volta lo sguardo di un bambino è la via grazie a cui scoprire e riscoprire le radici del nostro presente – ha aggiunto Valentina Zucchi, responsabile della mediazione culturale di MUS.E – Il video apre a tutti, piccoli e grandi, la possibilità di conoscere la tradizione dello scoppio del carro grazie a un linguaggio artistico contemporaneo. Una tradizione speciale, così fiorentina e così unica, che ci ricorda quanto i riti contribuiscano a significare le nostre esistenze e portino con sé valori e messaggi universali: fra questi, la pace”.

Torna la Domenica Metropolitana: il 3 aprile musei cittadini gratuiti per i residenti

Non sapete cosa fare questo weekend perché forse piove? Forse vi è già passata la voglia di vedere gente e fare cose? Ecco un’idea! Il 3 aprile torna la Domenica Metropolitana, giornata nella quale tutti i residenti della Città Metropolitana di Firenze hanno la possibilità di fruire dei musei cittadini in forma gratuita. In programma molte visite e attività nei diversi luoghi. Vediamoli insieme.

Ai giovani e agli adulti sono proposte le visite in Palazzo Vecchio, in Palazzo Medici Riccardi, in Santa Maria Novella, al Museo Novecento e al MAD Murate Art District. Sarà inoltre possibile partecipare alle visite presso la Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine, dove straordinariamente si può accedere ai ponteggi allestiti per gli interventi di diagnostica e restauro.

Alle famiglie con bambini si rivolgono invece le attività La favola della tartaruga con la vela Vita di Corte al Museo di Palazzo Vecchio, Lo stemma Medici. Storie e leggende A casa Medici presso Palazzo Medici Riccardi.

Foto credits © Muse Firenze

In occasione dei 500 anni della nascita di Eleonora de Toledo (1522-2022), consorte di Cosimo I Medici, continua anche questa domenica un programma di iniziative speciali intorno alla sua straordinaria figura: la mattina saranno fruibili visite tematiche speciali in Palazzo Vecchio, mentre il pomeriggio l’appuntamento è per le 15 in Santa Maria Novella, con una conferenza rivolta al grande pubblico.

Tutte le visite guidate e le attività sono gratuite e la prenotazione è obbligatoria. All’atto della prenotazione è possibile riservare un solo appuntamento nel corso della giornata per un massimo di 5 persone.

Maggiori informazioni su orari e accessi le trovate su Muse Firenze (tel. 055-2768224, mail: info@musefirenze.it).

Floressence, nasce il gin ispirato a Caterina de’ Medici

È ostinato, caparbio e irriverente, un po’ come la sua musa ispiratrice. Non sto parlando di un uomo ma di un dry gin immaginato a Firenze e ispirato a una grande figura storica femminile: Caterina De’ Medici. A lei e al suo profumo. Parlo di Floressence, che già nel nome porta le radici delle idee che lo hanno influenzato: Firenze, culla rinascimentale ça va sans dire, ma con lo spirito creativo de la Renaissance.

Floressence è il primo gin che nasce rifacendosi alla formulazione di un profumo, quello di Caterina Maria Romula di Lorenzo de’ Medici (per gli amici Caterina) che da Firenze inebriò con le sue fragranze anche la corte di Francia. 

Il creatore della formula di Floressence è Oscar Quagliarini. Firma nel mondo degli spirits e conosciuto come Bartender Profumiere, Quagliarini ha saputo creare un gin dal profumo riconoscibile, dove si avvertono note di bergamotto, gelsomino, lavanda, neroli d’arancia e bacche di ginepro. 

Ma scopriamo qualche curiosità in più sulla figura al quale questo gin è dedicato. Amata e odiata allo stesso tempo, Caterina de’ Medici è colei che ha portato in Francia la cucina, il galateo, l’uso della forchetta, il balletto ma anche l’arte e la tradizione della profumeria. Visto che l’avvelenamento era considerato una maestria italiana, la delfina di Francia era considerata una regina Nera per la sua capacità – insieme al suo fidato profumiere Renato Bianco, poi René le Florentin per i parigini – di creare veleni partendo dalle essenze e tessere trame politiche molto astute. 

Al collo di Caterina, già dal suo arrivo in Francia, si può notare un pomander, una sfera d’oro che portava al collo contenente profumate essenze, capaci di salvarla dal cattivo odore. Questa sfera è adesso simbolo e sigillo di Floressence, simbolo riconoscibile sul tappo dell’elegante bottiglia.

Diciamocelo, quando una donna circondata da uomini è al potere non è mai vista di buon occhio. Facendosi spazio tra tutti, Caterina de’ Medici riuscì a essere una protagonista della storia pragmatica e decisa, proprio come questo gin, che sarà presentato in anteprima assoluta a Pitti Taste (di cui vi avevo parlato qui) dal 26 al 28 marzo (Fortezza da Basso – Padiglione Spadolini, Stand E22) e sarà in distribuzione a partire dal 1° giugno 2022.

Info: http://www.floressencegin.com

Foto credits © Martino Dini

Firenze celebra Donatello, tra Palazzo Strozzi e il Museo del Bargello 

Ogni volta che penso ai maestri del Rinascimento, la mia reference automatica è: le Tartarughe Ninja. Per merito o per colpa di un cartone animato anni ’80 di larghissimo successo, i nomi di Leonardo, Michelangelo, Donatello e Raffaello sono accostati a delle tartarughe mutanti esperte di arti marziali. I nomi del fumetto, però, non furono scelti a caso.

Donatello, così come i suoi fratelli allevati dal topo Maestro Splinter, deve il suo nome a Donatello di Niccolò di Betto Bardi, di cui il Maestro aveva letto in un libro. Terzogenito della cucciolata, Donatello è il tecnico del gruppo, nonché grande mente geniale, capace di costruire da sé le sue armi. Fatto questo nostalgico passo indietro nel tempo, mi permetto di ri-catapultare le vostre menti a oggi, dicendovi che proprio a lui, l’artista dalla lunga carriera, uno dei padri del Rinascimento fiorentino, oltre che uno dei più celebri scultori è dedicata una retrospettiva tra Palazzo Strozzi e il Museo del Bargello, che per la prima volta riunisce i suoi più importanti capolavori, a confronto con i lavori di artisti suoi contemporanei e successivi.

Diciamo che dopo aver portato a Firenze la grande arte contemporanea (vedi la recente Shine di Jeff Koons) con la mostra Donatello, il Rinascimento, Palazzo Strozzi si riaccosta all’arte antica con un progetto epocale che mira a celebrare un artista che ha segnato la storia dell’arte. Una celebrazione e al contempo una riflessione su uno scultore supremo del Quattrocento – tra i secoli d’oro dell’arte italiana. Prediletto della famiglia Medici, insieme a Brunelleschi e Masaccio, Donatello diede il via alla straordinaria stagione del Rinascimento, proponendo nuove idee e soluzioni figurative che hanno segnato per sempre la storia dell’arte occidentale.

Curata da Francesco Caglioti, professore ordinario di Storia dell’Arte medievale presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, la mostra ospita circa 130 opere tra sculture, dipinti e disegni con prestiti unici, alcuni dei quali mai concessi prima, provenienti da quasi sessanta tra i più importanti musei e istituzioni al mondo come la National Gallery of Art di Washington, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum e la National Gallery di Londra, il Musée du Louvre di Parigi, gli Staatliche Museen di Berlino, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, le Gallerie degli Uffizi, la Basilica di Sant’Antonio a Padova e le basiliche fiorentine di San Lorenzo, Santa Croce e Santa Maria Novella. 

Ordinata secondo un criterio cronologico, l’esposizione propone un viaggio distribuito su due sedi, Palazzo Strozzi e il Museo Nazionale del Bargello, attraverso la vita e la fortuna di Donatello diviso in quattordici sezioni. 

Si inizia dagli esordi e dal dialogo con Brunelleschi, proponendo il confronto tra i due celebri Crocifissi lignei provenienti dalla Basilica di Santa Croce e da quella di Santa Maria Novella. Si procede poi attraverso i luoghi per cui Donatello ha lavorato, tra cui Siena, Prato e Padova, oltre a Firenze (che fanno di lui un artista pendolare!), trovando moltissimi seguaci, entrando in dialogo con altri celebri artisti molto più giovani quali Mantegna e Bellini, e sperimentando nei materiali più diversi le sue formidabili invenzioni plastiche e scultoree. Conclude la mostra una sezione speciale dedicata all’influenza di Donatello sugli artisti a lui successivi, tra cui Raffaello, Michelangelo e Bronzino, testimoniando così l’importanza capitale della sua opera per le vicende dell’arte italiana. E mentre a Palazzo Strozzi la mostra si dispiega toccando i vari capitoli del suo successo, conquiste e superamenti (basti pensare al mezzo distintivo del suo modo di procedere, il cosiddetto “stiacciato”, cioè un rilievo con variazioni minime rispetto al fondo, per suggerire un’illusione di profondità prospettica attraverso numerosi e sottilissimi gradi di spessore) al Museo Nazionale del Bargello sono in evidenza le opere più iconiche di Donatello: dal San Giorgio marmoreo, al Marzocco fino al David in bronzo.

Musoe del Bargello © Ela Bialkowska OKNO studio

La mostra, che già si annuncia come un unicum, ha una forte dimensione internazionale, (considerando i prestigiosi prestiti di opere che finora non si erano mai mosse dalle loro sedi originali) e anche perché dopo Firenze farà poi tappa a Berlino e Londra, rispettivamente dal 2 settembre 2022 all’8 gennaio 2023 alla Gemäldegalerie di Berlino e nella primavera 2023 presso il Victoria and Albert Museum di Londra.

Info: https://www.palazzostrozzi.org/

Tra design storico e modernariato: a Parma torna Mercanteinfiera dal 12 al 20 marzo

È la durabilità l’altra faccia della sostenibilità. A rendere verosimile questa affermazione sono gli “arredi felici”, quelli che non invecchiano alla prova del tempo, rimangono fedeli alla bellezza del progetto e alla qualità dei materiali. Sono gli stessi arredi felici protagonisti di Mercanteinfiera, il salone di Fiere di Parma in programma dal 12 al 20 marzo.

Ed è proprio a Parma, tra culatelli che pendono dal soffitto e tocchetti di parmigiano, che andrò questo weekend. Ma prima delle prelibatezze gastronomiche che mi aspettano farò un giro tra i 40mila mq di superficie espositiva, quattro padiglioni e 1000 espositori dell’appuntamento dedicato alle tendenze d’arredamento, microcosmi che mixano archeologia, antiquariato e design intramontabile (Franco Albini, Gaetano Pesce, Sottsass, Gio Ponti, Fornasetti e Arne Jacobsen solo per citarne alcuni).

Oltre ai pezzi di design storico e collezionismo vintage, la cosa che più mi incuriosisce sono gli eventi off. È con uno sguardo tutto rivolto al ‘900 che vengono inaugurate le due mostre collaterali, dal titolo “Partivano i bastimenti. Home sweet home America” e “Olivetti #StoriadiInnovazione”. Storie diverse ma accomunate dalla dimensione del sogno: quello degli oltre 14 milioni di italiani che a inizio secolo si imbarcavano verso il Nuovo Mondo e quello di un uomo, Adriano Olivetti che ambiva a un modello economico-industriale fondato su solidarietà, responsabilità, giustizia e umanità.

La prima, “Partivano i bastimenti. Home sweet home America” è curata dal giornalista e collezionista Massimo Cutò, racconta il viaggio dei migranti italiani che ai primi del ‘900 si imbarcavano per l’America con le grandi compagnie.  Dai poster delle eleganti navi spediti mensilmente alle curie e agli uffici comunali che pubblicizzavano le nuove rotte, alle réclame dei prodotti italiani già simbolo di un pionieristico “Made in Italy”; dalle suggestive foto di famiglia incorniciate tra le due bandiere a suggello dell’integrazione nel Nuovo Mondo, allo sgabello da sciuscià, lustrascarpe, umile destino di molti italiani macaroni (termine popolare con quale venivano chiamati gli italiani). E poi coccarde, le temutissime schede sanitarie di Ellis Island che decretavano l’inizio o la fine del sogno e le musiche malinconiche per una patria ormai lontana.

La seconda èOlivetti #StoriadiInnovazione” realizzata in collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea. Un percorso distinto in tre tappe – macchine da scrivere, macchine da calcolo, pc stampanti e registratori di cassa – che vuole essere una riflessione sul concetto di design secondo Adriano Olivetti: non soltanto una cipria da mettere sopra il prodotto per vendere di più, quanto metafora di responsabilità verso l’ambiente, la gente, verso il destino del prodotto e della società.In esposizione si potranno così trovare i modelli M40 e Lettera 22, la macchina da scrivere portatile che ha conquistato grandi giornalisti e scrittori da Indro Montanelli a Oriana Fallaci, da Enzo Biagi a Ernest Hemingway. E poi la Olivetti Valentine (mia preferita ça va sans dire!) nata nel 1968 dal progetto di Ettore Sottsass e Perry A.King, le macchine da calcolo Divisumma 24 e 18, Summa 19 e Programma 101 il calcolatore da tavolo ritenuto da una parte della storiografia informatica il primo vero personal computer della storia.

Tra i modelli in esposizione, la Lettera 22, “Leggera come una sillaba, completa come una frase” – come recitava una delle pubblicità del tempo. Disegnata per Olivetti dall’architetto Marcello Nizzoli conquistò presto grandi giornalisti e scrittori da Indro Montanelli a Oriana Fallaci, da Enzo Biagi a Gianni Mura fino ad Ernest Hemingway.  In esposizione si potranno trovare 5 macchine nei colori originali utilizzati negli anni ’50 ovvero marrone, rosa, verde, azzurra. La quinta macchina, invece è di recente produzione: nel 2020, per celebrare i 70 anni dalla nascita della Lettera 22, l’Associazione Archivio Storico Olivetti, in collaborazione con Rinascente e ‘Olivetti X Tutti’, produce 70 Olivetti Lettera 22 con carrozzeria ridipinta tricolore. (Vorrei tanto aprire un capitolo sui meravigliosi poster pubblicitari della Olivetti ma poi non lo chiuderei più!).

Per questo appuntamento primaverile (l’altro è in autunno) il viale delle Esposizioni si trasforma così in una vera e propria cittadella dove espositori sia italiani che esteri, presentano le proprie curiosità, siano esse molto antiche o riscoperte da un recente passato. Ci vediamo lì!

Info: dal 12 al 20 marzo, biglietto interno online 12€ – Mercanteinfiera