10 idee regalo per San Valentino (e non solo)

Ieri era Natale, oggi è San Valentino e domani sarà Pasqua. Il tempo ci sfugge di mano. E cosa possiamo fare per controllarlo, se non coccolarci acquistando? Il capitalismo ha rubato la mia verginità dai tempi di Myspace, quindi mettetevi l’anima in pace, poiché se siete atterrati su questo lamentoso profilo, dovrete sorbirvi le mie lamentele!

C’è però un giorno dell’anno in cui mi lamento meno del solito e guess what?! È proprio San Valentino, il mio onomastico. Ma è anche una festa nazionale, ma che dico, mondiale! E da buona terrunciella quale sono lo festeggio alla grande, infondendo buonumore e Baci Perugina a chiunque mi capiti a tiro. Lo facevo alle medie e nessuno mi impedirà di farlo adesso. Per i cinici e gli ammazza-entusiasmo, lasciateci, quella è la porta! 

Ma procediamo con ordine. Abbiamo tirato in ballo la crisi economica e la depressione dovuta al fatto di stare chiusi in gabbia, che ci spinge spasmodicamente al consumismo sfrenato. Ecco dunque qualche consiglio non richiesto per fare del bene agli altri e a se stessi, facendo girare anche l’economia. Siamo forse material girls? Sì. Ce ne importa qualcosa al momento? Nein! Vige la regola del #volemosebene.

Cioccolatini per sempre

Innanzitutto vorrei precisare che i cioccolatini non sono una scelta banale bensì tipica e salva-regalo. Io li apprezzo sempre, meglio se fondenti, morbidi e accompagnati da un buon caffè. Il classicone Perugina lo conoscete già. Che meraviglia queste vecchie pubblicità.

Autoregali poetici e profumati

Un mazzolino è un progetto nato essenzialmente per dare conforto alla sua creatrice, la designer Caterina. Per realizzarlo le è bastato semplicemente pensare alle cose più confortevoli e consolatorie per tirarsi su: sua nonna, le piante e l’amore per il disegno. Ecco che prende forma l’dea di un pacchetto che contenesse un fazzoletto di stoffa stampato con una sua illustrazione e profumato con una cartina d’Armenia, una stampa linoleografica dal ricordo vittoriano  (così come il claim “sincerely thine”) e un mazzolino di fiori secchi sempre diverso e personalmente raccolto da lei.  Le ordinazioni per San Valentino sono terminate ma credo che questo genere di regalo si possa scegliere tutto l’anno, vero? Io la adoro, la trovate qui.

All you need is lingerie

Vi giuro che se acquistate una sottoveste Pink Memories diventerete alte, magre e bionde. Vestono benissimo (ve lo dice una alta 1.60) e si possono abbinare a una scarpa ginnica per la combo sporty-chic. Esclusivamente su quelle rosse in viscosa o in velluto, con il codice lamentina30 avrete il 30% di sconto, qui.

Flower power

Con il rischio di ripetermi, vedi al consiglio numero 1, anche i fiori sono sempre graditi in qualsiasi periodo dell’anno e occasione. Per i miei omaggi floreali uso spessissimo Colvin, un bouquet di fiori a domicilio che arriva in circa 24h. Qui trovate le collezioni dedicate a San Valentino. Se invece volete lasciar sbocciare la vostra immaginazione, potrete regalare un bouquet di LEGO, che dopo aver annunciato la produzione della linea “botanical” promette che sarà un mazzo che non appassirà mai. Maddai?? Disponibile qui.

***Quindi, cascate di fiori e quintali di cioccolatini (per marito in lettura, prendere nota!)***

Colletti-mania

L’ormai rodato profilo vintage Revie_2h ha sperimentato una capsule collection in collaborazione con la Atelier Bianca. Con un tocco di romanticismo (e di adorazione nei confronti di Sailoor Moon, aggiungo io) ecco così che nascono i colletti di BiancaXRevie, tutti realizzati con avanzi di stoffa delle creazioni sartoriali. Pezzi unici e zero sprechi.  Belli non solo per San Valentino, li trovate qui.

In amor vince chi…corre


Un’idea originale per San Valentino potrebbe essere partecipare alla corsa virtuale organizzata dalla Fondazione Meyer. Da fare in coppia con chi ami, compiendo un gesto di solidarietà e di amore per i bambini. Dunque ben vengano innamorati, amici del cuore, genitori e figli, nonni e nipoti, fratelli e sorelle, basta avere un buon paio di scarpe nella giornata dell’amore. Insieme bisognerà correre 9 chilometri totali (4,5 chilometri a testa), nel luogo e nell’ora che preferite. #Runformeyer unisce corsa e solidarietà per l’Ospedale Meyer. Ѐ un gioco da grandi per far giocare i bambini ricoverati. Qui il link per iscriversi.

I manifesti della Discoteca Italiana

Avvicinarsi fino a sfiorarsi, ma senza mai raggiungersi. Così naturale e così drammaticamente difficile è rimanere in bilico: Amarsi un po’…”. Da Lucio Battisti a Ornella Vanoni, passando per Luigi Tenco fino all’intramontabile Mina. Se volete fare colpo sulla fidanzata/amante/amicaconbenefici che magari sta anche arredando casa, questo è un imperdibile 2×1. Li trovate qui.

Per i nostalgici della corrispondenza tra i banchi di scuola

Il brand Bagni Luisa, ideato dalla magica Luisa Bertoldo, ha creato “i Bigliettini” x Pineider una speciale edizione di carte da lettera che ricorda i giochi e le frasi che ci si scambiava da ragazzi sotto i banchi. Domande a risposta multipla, SI-NO-FORSE da recapitare a chi ci sta a cuore Ps: è obbligatorio rispondere! Disponibili qui.

Le carte che ti ricordano chi vuoi diventare

Come si diventa la versione migliore di se stessi? A questa domanda ha cercato di rispondere Sheila Salvato, autrice del Personal Branding Kit, un set di 36 carte parlanti per costruire una strategia di crescita e portarti tutta la fortuna che serve per farcela. A chi si rivolge? A liberi professionisti, imprenditori e manager, ma anche giovani studenti, disoccupati o freelance che hanno in mente un progetto ma che non sanno ancora bene da che parte iniziare. Il Personal Branding Kit si rivolge a tutti coloro che pensano che il pensiero creativo possa reinventare il loro modo di lavorare, perché…anche amare se stessi è una forma d’amore!

Le cartoline stampabili

Avete presente la frase “basta il pensiero”? Ecco, il perfetto regalo di San Valentino last-minute potrebbero le essere le cartoline di Slothilda, un fumetto animato che segue le vite della bradipina e del suo corgi domestico, Peanut. L’eccentrica coppia è stata creata dalla penna di Dante Fabiero, un disegnatore di Los Angeles. Qui i file scaricabili da stampare direttamente a casa o inviare via mail. Economici e divertenti!

C come cuore.

E comunque sì, sono ancora una che se la prende a cuore. 

Se la vecchietta sul bus ci mette tanto a scendere, io l’aiuto.

Se per strada ti spingono e nemmeno si girano a chiedere scusa, mi chiedo perché.

Se litigo con il mio coinquilino, ci rimango male.

Se con le amiche non va, ci penso un attimo.

Se c’è la pioggia tutta la settimana, mi deprimo.

Se non riesco a perdere quei 2kg, mi innervosisco.

Se prendo una parte di merda al lavoro, non so fare finta.

Se alle mail aggiungono un “come stai”, lo apprezzo.

Se mi fanno qualcosa nun me rimbalza

La prendo di petto, de core e de panza.

Quindi sì, che bello avere un cuore, ma certe volte anche #chepalle.

Ciao ciao 2020: sei stato carino ma non ci vivrei.

Eccolo che torna l’ultimo dell’anno. Puntuale e scomodo come solo la domanda #chefaiaCapodanno? può risultare.

Ma premetto che questo non sarà un barboso articolo sui bilanci, i riassunti, i buoni e i falsi propositi, sul capolinea del 2020, scendere dal treno, ultima fermata. No!

Riavvolgo il nastro a 365 giorni fa. Mentre decidevo quale smalto mettere, indecisa tra rosso rubino e rosso pirata, Sofia Princess – la mia estetista cinese preferita (mi sta simpatica perché ha detto che le sembro una ventiduenne) – mi dice che sarebbe stato l’anno del topo, anno di foltuna, amole, benessele e spelanza di avele. Lei sarebbe tornata in Cina dai suoi genitori il 5 febbraio per il Capadanno cinese. Non l’ho più vista.

  • “Hai preso i pip e patat”? Sì. 
  • “E le sciusciarole?” 
  • “Pure. Sbrigati che facciamo tardi!”

Io e Leo ci saremmo preparati per andare a casa di Gherardo e Clementina e insieme ad altri 20 amici, avremmo cenato con le sedie vicini vicini, facendo le sei del mattino giocando a Trivial Pursuit (ok non sono una party hard girl ma sticazzi).  Avrei distribuito a tutti gli invitati le sparkling lights (in calabrese sciusciarole) contribuendo ad accrescere il mio personaggio caricaturale calabrese che appassiona tanto gli autoctoni (spero) e che quindi replico a ogni festa. Avremmo poi brindato, festeggiato, abbracciato persone. Cose che oggi sono impensabili, proibite, addirittura passibili di multa.

Ripenso alle cene di fine anno degli altri anni e come una moderna Scrooge dei San Silvestri, passo al setaccio i fantasmi dei veglioni passati, presenti e futuri.

Se penso al passato mi vengono in mente gli auguri a mezzanotte e un secondo, dopo il gong del presentatore Rai di turno, baci sulle guance, quelli che ti lasciano anche un po’ di bava e odore di cera di cupra da amici o parenti dinosauri. Come sarebbe riaverli?

I veglioni presenti mi ricordano invece che devo stare lontana dal gin, che negli anni passati non è stato il mio amico del cuore (vedi alla voce sbronza da fine anno con mascherone stile Kiss e intasamento del lavabo, era il 2017); lontana dai colpi di freddo (vedi al capitolo giro in piazza quando ci sono -3 gradi, nottata in bianco e la visione di tutti quei meravigliosi tortellini come non dovrebbero mai essere visti, in un water, era il 2018).

E i capodanni futuri? Li immagino all’insegna della semplicità, circondata da family&friends, magari in compagnia dei Füstemberg, magari con tacchi mozza-dita-dei-piedi, ostriche e champagne.

Quindi cosa cambia in questo veglione casalingo? Tutto e niente. Come mia personale vittoria posso dire che non ci saranno i botti di fine anno, che inquinano l’ambiente e spaventano gli animali domestici. Comuni che avete disposto divieti e multe, avete la mia stima e fiducia!

E poi si ritorna lì, come un sassolino nella scarpa, a fare i conti con se stessi, con i pro e i contro. Sarà più difficile fare il punto per arrivare alla fine di quest’anno che tutti additano come l’anno da cancellare. Io però la spezzo una lancia a favore di questo 2020, che ha la sola colpa di essere bisestile, infame e costellato da momenti cattivi. 

Io qualcosa me la tengo. Dei giorni, dei momenti, dei ricordi di persone che conservo e custodisco nel mio cloud mentale. Perché non abbiamo avuto solo miseria ma anche situazioni piacevoli. C’è chi ha firmato un contratto, chi ha avuto figli, chi si è laureato, chi si è sposato, chi ha trovato casa, bambini che hanno imparato a camminare, chi ha superato una malattia. C’è anche chi non ha combinato un cavolo e credetemi, va bene così! Non voglio sentirmi in colpa perché sono stata felice. Anzi, i momenti schifosi mi hanno fatto apprezzare con più entusiasmo quelli che prima davo per scontati, quelli che scorrevano troppo velocemente in una vita fin troppo frenetica.

E qui si torna in cima, 365 giorni dopo. 

Mentre finisco il pezzo c’è un vecchio caro amico che canta in sottofondo. “L’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando è questa la novità…!”

Ora ho il cotechino e le lenticchie sul fuoco. Grazie (comunque) 2020, sei stato carino ma non ci vivrei…!

So (this was) Christmas

È stato un Natale strano, ma sicuramente responsabile.

“Non importa quanti anni abbiate o quanto indipendenti vi sentiate. Che siate studenti, business manager, spazzacamini o fashion event organizer, non importa. Se il vostro cognome non finisce in -ini, tutto fa presumere che abbiate origini meridionali. E quindi siete terroni. E anche i terroni hanno diritto alle vacanze di Natale”.

Questo l’incipit di un mio vecchio pezzo al quale tengo molto, uscito nel 2016 su Lungarno che vorrei riprendere per descrivere questo Natale 2020.

Strano perché, per me, ha coinciso con la fine del mio periodo da fuorisede. Per la prima volta non ho festeggiato con i miei genitori, che sono rimasti in Calabria e con i quali ci siamo sentiti tramite le provvidenziali chiamate video di Whatsapp. 

893 i chilometri che ci separavano e pochi e sgranati i pixel utili ad avvicinarci, abbattendo letteralmente la distanza fisica che ci separava e dandoci una parvenza (seppur momentanea) di vicinanza. 

Qui le cose che mi sono mancate di più:

Ciao Bionda! – mio nonno che mi saluta e che mi trova bella nonostante io ingrassi perché quando c’era la guerra erano tutti magri e brutti; zia Maria (tutti al Sud hanno una zia Maria) che prepara dolci di incalcolabili proprietà caloriche; il mio cane che mi fa le feste; le tombolate con amici e parenti dove copri le cartelle con le bucce dei mandarini perché siamo decisamente tanti; papà (e non babbo, attenzione!) che porta la legna in casa, il sorriso di mamma che è felice come solo una Penelope al rientro di Ulisse potrebbe essere, l’odore di agrumi bruciati sui fornelli, un pizzico di cannella nell’aria, le luci kitsch comprate dai cinesi – perché in fondo siamo sempre terroni – e ultimo ma non meno importante il calore dello scaldaletto. Ed è bello, ed è casa”.

Ma se siamo persone intelligenti – senza troppo scadere nell’effetto nastalgia – non ci soffermeremo sulle cose che ci sono mancate ma su quelle che abbiamo avuto. Mi sono vestita elegante (sì per stare in casa!); una cena di pesce favolosa, una bottiglia di bianco, una compagnia eccellente (spoiler alert: non era il preludio di un concepimento!); per la prima volta ho ricevuto regali che non volevo cambiare; dolci calabresi arrivati con il pacco umanitario spedito qualche settimana prima dai miei. Insomma, in un anno in cui abbiamo praticamente passato al VAR ogni situazione, vorrei concentrarmi sul buono di quello che è stato. Le piccole cose, le grandi persone. 

Al netto di tutto, è stato un Natale strano, ma responsabile. E per strano intendo particolare, originale, sicuramente inusuale ma bello. Un Natale a modo nostro con la consapevolezza che il benessere collettivo debba prevalere su quello personale.

E ora che Natale se lo memo levato, avanti con il Capodanno. Aiuto. Ce la faremo?

10 idee regalo originali per Natale 2020

Incredibile: dicembre è già arrivato. Anzi è quasi finito. Eppure quest’anno avevamo avuto tempo di fare le nostre ricerche al computer, di ordinare e di fare “conferma acquisto”. Invece eccoci qui, i negozi si riaffacciano timidamente sul mercato e noi non sappiamo cosa regalare a vari amici e parenti. Dall’abbigliamento ai giochi, dall’artigianato alle illustrazioni di design. Se siete a corto di idee sui regali per questo strano ma fortemente voluto Natale 2020, scopritele con me in questa top 10 di personali suggerimenti.

“Erbacce”, l’eBook solidale di Maurizio Fiorino

Come molti saprete, il 22 novembre Crotone, la città in cui ho vissuto per 19 anni, è stata colpita da una forte alluvione. Lo scrittore crotonese Maurizio Fiorino ha dunque deciso di regalare alla nostra città un racconto sotto forma di ebook. Si intitola “Erbacce” ed è il prequel di “Fondo Gesù”. Erbacce ci catapulta nella periferia degradata di KR, appunto il quartiere “Fondo Gesù” raccontandoci le giornate di due adolescenti. Vogliono diventare grandi, vogliono scappare, ma rimangono aggrappati alla loro terra, come tutti. “Questa terra non cambierà mai. È come l’ erbaccia, che più la strappi e più cresce”. Il ricavato di Erbacce (2,99 euro) sarà interamente devoluto a sostegno dell’emergenza che ha devastato la città.

“Le recluse” le carte da gioco della pandemia di Progetto Undici

Una spada che si trasforma in tampone, un bastone che diventa termometro, una coppa in una mascherina e denari tramutati in germi virali. Quando nasce un’idea geniale? Quando siamo sotto stress, rispondo sempre io. Con me concorda sicuramente Laura Marianera, dello studio Progetto Undici, ideatrice e illustratrice di questo curioso progetto. “Le recluse” sono una rivisitazione delle tradizionali carte napoletane con quattro nuovi simboli che rappresentano le storie di tante altre persone risultate positive al Coronavirus. Dalla Briscola a Tresette, dalla Scopa a Rubamazzo, Le Recluse si prestano a varie interpretazioni, ideali per portare quel pizzico di fantasia anche sotto l’albero di Natale. Un solitario oggi, sperando di tornare a divertirsi insieme domani. Le carte sono disponibili sul loro shop, scrivendo alla mail info@progettoundici.it oppure sulla loro pagina Instagram.

Una stampa fotografica di Camilla Riccò

Molto spesso le foto fanno una rapida comparsata sui social e rimangono negli hard disk in attesa di un posto migliore, o un senso più elevato. La fotografa Camilla Riccò, in questo altalenante 2020 le ha riguardate spesso, col desiderio di collocarle in un posto nuovo. Così ha scelto le sue 30 preferite, appartenenti ad anni e latitudini differenti, e ha deciso di stamparle, mettendole in vendita. Le sue meraviglie in pellicola sono acquistabili qui.

Le creazioni hand-made di The Sunday Gang

La Sunday Gang è un mix and match di tre fuochi creativi: @martasulfilo ai ricami, @costanzaciattini ai collages, @bessicla alle illustrazioni. Sì perché Marta, Costanza e Claudia prima di essere partner in crime sono soprattutto amiche. Dalle carte da gioco inventa-storie ai calendari, dai collage “sotto-vetro” alle illustrazioni iper-colorate, e un sacco di oggetti ricamati. A questo link trovate tutte le loro deliziose creazioni.

I quaderni eco-sostenibili e anti spreco di re.kami

re.kami è un progetto nato a Firenze dalla collaborazione tra Elisa, architetta siciliana, Harumi, grafica giapponese e Morgan, artigiana del Sud Africa. Tre fiorentine d’adozione provenienti da tre mondi diversi, geograficamente lontani ma unite da una forte amicizia e da un’idea: il recupero e l’utilizzo dei ritagli di carta provenienti dallo scarto prodotto nelle lavorazioni tipografiche, a cui viene assegnata una nuova vita. Le loro creazioni sono disponibili qui.

Regalare un albero su Treedom con un click

Chi lo avrebbe mai detto che per piantare un albero basta un semplice click?  Treedom è la prima piattaforma web al mondo che permette di piantare un albero a distanza e seguirlo online. Per festeggiare i suoi 10 anni, per Natale lancia “The Greatest Gift”, letteralmente “il regalo più grande”. “Il valore di un regalo non risieda nella sua dimensione, costo o esclusività, ma nel valore che rappresenta per le persone e per l’intero pianeta”- dicono i fondatori. Con Treedom è possibile piantare un albero e regalarlo a chiunque con una mail o un semplice messaggio. Che sia un cacao in Camerun, un albero di caffè in Guatemala, un mango in Kenya, tutti gli alberi contribuiranno a produrre benefici ambientali, sociali ed economici. Date un’occhiata qui.

Le stampe di Mira! per appendere definitivamente questo 2020 al muro

Siccome si avvicina sempre di più il momento in cui potremo dire #ciaociao2020 l’agenzia Mira! in collaborazione con Impact Hub Firenze, ha pensato bene di realizzare delle stampe illustrate da tre giovani artiste. Luchadora, AnaGrafica, e Mafreshou hanno interpretato e dato forma alle parole raccolte dal questionario Acrobate, lanciato a novembre da Mira! in cui avevano chiesto di confrontarsi sui temi di smart working, multitasking e cura di sé. Ne è scaturito un racconto corale sulla quotidianità del 2020, fatto di tante voci anche diverse eppure molto simili potete che potete leggere qui. Le stampe potete acquistarle qui.

Il calendario perditempo 2021

Viviamo in una società dove il tempo libero, il relax, lo studio, il gioco, e tutto quello che non è atto alla produzione di un valore immediato e tangibile viene bollato come perdita di tempo. Così mi spiega Veruska Ceruolo, che insieme ad altri 11 illustratori provenienti da tutta Italia ha realizzato un calendario pazzerello che vi ricorderà sempre che è il momento di prendervi una pausa! “Col nostro calendario – dicono i 12 creativi (Veruska Ceruolo, Mario Damiano, Michele Dissegna, Alice Fiorelli, Giada Franceschelli, Alessandra Marin, Adriana Marineo, Marco Quadri, Giulio Lardera, Luca Scandurra, Luca Tellurio, Nicolò Venturi)vogliamo rivendicare e celebrare le “attività di perdita di tempo“. Il calendario è stampato in Risograph, in edizione limitata. Potete mandarle una mail a veruska.ceruolo@gmail.com o contattarla sulla sua pagina Instagram, qui.

Un abbonamento alla rivista Lungarno

Qui mi rivolgo a tutti i lettori Florence-based. La cultura si può sostenere in molti modi. Per esempio regalando o auto-regalandosi un abbonamento a Lungarno, una rivista che durante tutto l’anno non ha mai smesso di darsi da fare per essere al fianco dei lettori, anche a distanza. Chi diventa socio dell’Associazione Culturale Lungarno, potrà leggere le notizie del mese in anteprima, ricevere la rivista direttamente a casa o avere tra le mani lo splendido catalogo con tutte le copertine realizzate dal 2012 al 2018. Per abbonarsi e decidere se ci stimi, ci vuoi bene o ci ami, basta andare qui.

Gli irriverenti e caldi maglioni di “Almeno nevicasse”

Prendi un maglione vintage. Magari unisex. Magari molto caldo. Ricamaci su una frase che ripeti spesso, che senti di continuo o che rispecchia il tuo stato d’animo. Gioco Fatto. Francesca Sarteanesi, attrice e autrice toscana, è anche l’ideatrice di  “Almeno nevicasse” brand di maglioni ironici, pop e anticonvenzionali, tutti rigorosamente handmade, risultato di un progetto laboratoriale basato sul ricamo. Da “Mi permetto di suggerire” a “all’ombra fa freschino” passando per “Per me un gin tonic”, ci si può facilmente immedesimare in ciascuna delle frasi di Almeno Nevicasse. Le trovate qui.

We Rise by Lifting Others, le luci di Marinella Senatore a Palazzo Strozzi

Per una persona che viene dal Sud come me – abituata a vedere le luminarie in circostanze di festa, di gente accalcata, di strade intrise di odore di torrone – è strano e meraviglioso ammirare un’opera chiaramente ispirata alla tradizione popolare dell’Italia meridionale, dialogare senza sforzo nel contesto rinascimentale circostante.

È infatti un cortocircuito estetico-visivo quello a cui assistiamo entrando nel cortile di Palazzo Strozzi quando ci imbattiamo nell’installazione di Marinella Senatore: We Rise by Lifting Others, nuovo progetto site-specific per il Cortile, inaugurato a dicembre e in mostra fino al 7 febbraio 2021.

Una riflessione sull’idea di comunità, vicinanza e relazione quella dell’artista, in un’epoca in cui il concetto di distanziamento sociale sta condizionando la vita quotidiana di tutte le persone. È infatti rassicurante constatare come un’opera possa di colpo “illuminare” le giornate – spesso grigie, talvolta buie ma soprattutto spente delle ultime settimane. 

Con i suoi oltre dieci metri di altezza e costituita da centinaia di lucine colorate LED, We Rise by Lifting Others invade le proporzioni rinascimentali del palazzo coinvolgendo il visitatore in un’esperienza fra storia, cultura popolare e strutture sociali, da sempre elementi alla base della ricerca della Senatore. Prodotte in collaborazione con artigiani pugliesi, le luminarie sono caratteristiche della pratica dell’artista per il loro valore sociale: una struttura effimera che crea uno spazio di socializzazione. 

Come si scorge dalle immagini,  la componente testuale è sempre centrale nel lavoro di Marinella Senatore, che spesso impiega nelle sue opere slogan politici, frasi tratte da manifestazioni di piazza o citazioni di filosofi. La frase che titola il progetto, “We Rise by Lifting Others” (ci eleviamo sollevando gli altri), serve come diretto invito a creare nuova consapevolezza, motivazione ed emancipazione nella relazione con l’altro. Il cortile diviene un luogo di scambio, anche a distanza, con i suoi portoni aperti alla città: un punto di passaggio, sosta e meditazione, uno “spazio nello spazio” che invita a riconquistare il nostro senso di comunità e di relazione tra esseri umani, ma anche un luogo che genera forza, energia e narrazione.

“Immagino le mie opere come contenitori fluidi concepiti tenendo conto dello specifico ‘ambiente’ in cui si sviluppano e basati su una inclusione potenzialmente infinita degli elementi in gioco” dichiara Marinella Senatore. “L’arte è per me una piattaforma orizzontale su cui elementi diversi, ma di uguale valore, generano movimento energetico e quindi narrazione condivisa”.

Tra le numerose iniziative spicca un ciclo di conversazioni che mettono in dialogo l’artista Marinella Senatore e il curatore Arturo Galansino con personalità internazionali del mondo dell’arte, della cultura e della creatività contemporanea. Il primo appuntamento è previsto per oggi, 10 dicembre alle 18 con Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica delle collezioni donna Dior, con la quale Marinella Senatore aveva già collaborato la scorsa estate per la sfilata tra le strade di Lecce. I prossimi incontri saranno con la curatrice spagnola Chus Martínez, il collettivo russo Pussy Riot, e l’economista italiano Pier Luigi Sacco, visibili sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di Palazzo Strozzi.

Info: l’installazione è visibile al pubblico gratuitamente nel Cortile di Palazzo Strozzi tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 20.00.

*Le immagini di copertina e nel testo sono foto courtesy Palazzo Strozzi © OKNO studio; l’immagine della sfilata è © Dior Cruise 2021.

Nell’armadio di Alicia, dal decluttering al second hand

Giovane, carina e decisamente molto occupata nella cura del guardaroba altrui e nella lotta allo spreco di vestiti. Alicia Martini, classe 1988 è una closet organizer, ovvero colei che ti aiuta a riorganizzare l’armadio, buttando ciò che è superfluo, recuperando dai meandri dei cassetti ciò che avevi dimenticato e smaltendo l’eccesso, riciclandolo. Metà italiana e metà francese, Alicia si affaccia nel mondo della moda lavorando nell’azienda di famiglia, specializzandosi nella grande distribuzione e produzione di denim.

Di cosa ti occupi? Mi occupo di trovare clienti che abbiano voglia di produrre il loro prodotto in grandi quantità, brand nord-europei, inglesi e americani in Pakistan.  Si parte dal filo di cotone alla creazione del tessuto fino alla produzione del pantalone finito.

Che studi hai fatto? Ho studiato da architetto e dopo aver lavorato qualche anno nel mondo dell’architettura mi sono resa conto che l’amore per il lavoro della mia famiglia mi ha portata verso questo ambito. Ho capito che una cosa non esclude l’altra. Tante cose che ho studiato mi sono tornate utili, come l’architettura apre a un certo tipo di costruzione mentale, che non è da escludere nel mondo della moda.

Già dal 2019 aveva cominciato a riflettere sul consumismo generato dal mondo del tessile e a porsi qualche domanda.  “Basti pensare che ogni singola persona nel corso di un anno butta via tra i 10 e i 15 kg di indumenti. Non sono capi rovinati, sono solo capi che scegliamo di non indossare più. L’ 80%  va a finire in discarica ma il 48% è perfettamente riutilizzabile. In definitiva,produciamo capi che sappiamo che butteremo via”.

Alzi la mano chi non possiede nell’armadio almeno un abito ancora con il cartellino, frutto di un acquisto compulsivo, un regalo sbagliato, un outfit troppo particolare, messo rigorosamente una sola volta. Ecco allora che decide di orientare la sua attività sul decluttering.  “L’avevo messo in atto già prima dell’avvento del Coronavirus. Ci sono varie teorie nel mondo che dicono che con 30 capi puoi creare i tuoi abbinamenti, ma pur apprezzando il metodo Marie Kondo, non credo che nella vita reale la maglietta arrotolata sia sempre applicabile e funzionale. L’armadio disorganizzato può essere un problema ma anche quello troppo organizzato può diventarlo..!

Qual è la giornata tipo di Alicia? Solitamente riesco a completare due armadi al giorno. Uno la mattina e uno il pomeriggio. Non più di due perché dedicherei troppo poco tempo alla persona da cui vado. Per revisionare anche un armadio piccolo ci vogliono circa due ore, se consideriamo sia l’estivo che l’invernale almeno quattro. Mai nella stessa giornata perché diventerebbe sin troppo impegnativo.

Il mio approccio non è integralista, anzi, si adatta sempre alla persona che ho davanti”. La cernita non viene fatta in base ai gusti personali ma secondo lo stile di vita, a ciò che piace veramente e ciò di cui ci si vuole sbarazzare. Eliminare il superfluo è una pratica utile e liberatoria, ma farlo da soli talvolta risulta difficile, per il valore affettivo che diamo alle cose. Ecco perché parallelamente al riordino degli armadi, Alicia ha dato vita a REVIE_2h, un piccolo e-commerce virtuale in cui rivende vestiti di seconda mano con dei prezzi super accessibili.

Come recuperi le cose che trovi nei vari armadi? Differenzio le cose in varie modalità: gli indumenti bucati, non rammendabili, lisi vanno differenziati per fibre. Lana e cashmere li porto in alcuni posti specializzati di Prato che si occupano di rigenerazione di fibre. Questo vale anche per il jeans. È incredibile quante cose si riescano a fare solo separando le fibre di jeans in buono stato. Per esempio altri jeans. Inoltre, sapevate che dal poliestere di possono ricavare materiali per l’isolamento dei muri? Il cotone, quando è misto, non si può riciclare perché è difficile estrarlo e quindi vanno lasciati in discarica. Gli abiti fuori moda servono a uno scopo socialmente utile, e solitamente li porto agli enti di carità che smistano e portano alle persone che ne hanno bisogno.

E gli abiti in ottimo stato?  Torniamo a quel famoso 48 % degli scarti del nostro armadio. Perché tutti meritano di avere una seconda possibilità, anche e soprattutto i vestiti!

Come contattarla? Scrivendo a aliciamartini@me.com o visitando la  sua pagina IG, instagram/revie_2h. Potrebbe essere un fantastico regalo da fare a Natale ma anche in ogni periodo dell’anno a qualcuno a cui tenete.

NB. L’articolo in versione ridotta è uscito sul numero di dicembre del mensile cartaceo di arte e cultura, Lungarno.

Il rock di Patti Smith inaugura la 61/ma edizione del Festival dei Popoli

Cosa succede se Maometto non va alla montagna? La montagna va da Maometto!  

E se noi non possiamo andare al cinema, è il cinema che viene da noi. Un po’ per reagire alla triste situazione della chiusura delle sale cinematografiche delle scorse settimane e un po’ perché bisogna farsi forza, i festival cinematografici si sono reinventati. Uno tra questi è il Festival dei Popoli, che con la frase “The Show Must Go ‘Home’ lancia un messaggio forte e chiaro  – che lo spettacolo deve andare avanti e lo farà anche da casa – e infatti si terrà online nelle date previste dal 15 al 22 novembre.

“Ancora una volta – hanno detto Claudia Maci e Alessandro Stellino – i festival sono rimasti senza una casa e ne hanno trovato una in quella di ogni spettatore. La 61/ma edizione del Festival dei Popoli entra nelle abitazioni di tutti con un programma ricco di voci che raccontano il tempo che viviamo nel suo stesso dispiegarsi davanti ai nostri occhi e l’instabilità di un panorama sociale e politico che va monitorato da occhi attenti e civili”. 

La cosa più bella dell’edizione di quest’anno (nonostante tutto!) è il costo dell’abbonamento. Con soli 9.90€  potrete abbonarvi direttamente sul sito https://www.mymovies.it/ondemand/popoli/ e potrete seguire il calendario del festival con qualunque dispositivo connesso e inoltre assistere a panel, masterclass e incontri con gli autori in esclusiva.

Ma veniamo al programma. In apertura la prima mondiale del documentario Patti in Florence del regista fiorentino Edoardo Zucchetti, un racconto sul rapporto speciale tra Patti Smith e la città di Firenze, nato in occasione del leggendario concerto del 10 settembre 1979 allo Stadio Artemio Franchi davanti a 60.000 spettatori (io non ero nata e neanche il regista lo era! Ma proprio per questo valore storico, il doc merita di essere visto!). Le rare immagini d’archivio si intervallano con le sequenze che il regista ha girato con la rocker in città, tra performance e improvvisazioni nelle strade, musei, teatri e piazze per un film che diventa una lettera d’amore della musicista nei confronti del capoluogo toscano.

Il cartellone è ricco e propone 60 documentari divisi in varie sezioni. Oltre al consueto Concorso Internazionale (18 film tra corti, medi e lunghi, tutti inediti in Italia) e al Concorso Italiano (7 i titoli, tutti inediti assoluti, un viaggio nell’Italia oggi) ci muoviamo nell’universo musicale con Let the Music Play dedicata ai documentari musicali (dove segnalo Sisters With Transistors di Lisa Rovner, sulle pioniere della musica elettronica e Bring Down The Walls di Phil Collins, che ribalta il concetto di una musica house, troppo spesso associata al divertimento, allo sballo e alla liberazione delle energie negative.

Ci sarà anche una parte dedicata agli adolescenti, quest’anno, con Popoli for Kids & Teens dove segnalo Now di Jim Rakete, documentario sui giovani attivisti che lottano per un futuro sostenibile (sì, c’è anche Gretina nostra). Tra i protagonisti Luisa Neubauer (Fridays for Future), Felix Finkbeiner (Plant for the Planet) e Nike Mahlhaus (Ende Gelände), con testimonianze di tante celebrità tra cui Patti Smith stessa e Wim Wenders.

Un focus sull’ambiente con Habitat, dove ci sono ben 9 titoli legati ai temi del vivere contemporaneo in relazione all’ecosistema, all’evoluzione tecnologica e alle trasformazioni in atto in ambito geo-politico (qui segnalo in chiusura Icemeltland Park la regista Liliana Colombo che mostra un parco di divertimenti da incubo tra l’Alaska e la Terra del Fuoco, ovvero il nostro pianeta, sconvolto dalle conseguenze del cambiamento climatico).

Un festival che da sempre mescola l’attualità a racconti storici tramite il documentario. Godiamocelo così (per il momento) e poi torneremo senz’altro ad apprezzarlo anche dal vivo.