Le vacanze di Natale di un fuorisede

È ormai qualche anno che non passo le vacanze di Natale nel profondo Sud. Allora ripubblico un pezzo old-but-gold uscito a dicembre 2016 sul mensile Lungarno, che mi fa sempre pensare a quante cose possano cambiare di anno in anno. Mi fa tornare in mente pensieri felici. O come si direbbe ora, un pezzo sblocca-ricordo. Spero vi piaccia.

“Quando vai al Sud piangi tre volte. Quando arrivi, quando parti e quando ti pesi”

Non importa quanti anni abbiate o quanto indipendenti vi sentiate. Che siate studenti, business manager, spazzacamini o fashion event organizer, non importa. Se il vostro cognome non finisce in -ini, tutto fa presumere che abbiate origini meridionali. E quindi siete terroni. E anche i terroni hanno diritto alle vacanze di Natale.

Mentre Firenze si prepara ai giorni di festa con lucine a intermittenza che si protendono da ogni attività commerciale; mentre le giornate ti prendono in giro perché entri in ufficio col giorno ed esci che sembra notte e invece sono solo le 5; mentre i bambini scrivono letterine a Babbo Natale (più per farli abituare a illudersi che per ricevere veri e propri regali), ecco io, non sto esattamente facendo il conto alla rovescia cantando “Astro del ciel”. Pianificare le vacanze di Natale con largo anticipo, che a molti potrebbe sembrare una scelta affrettata, è per alcuni miei conterranei regolare sopravvivenza. E con largo intendo iniziare da fine agosto, primi di settembre. Non facendo parte della categoria degli arguti che acquistano prima e con molta self-confidence, prendo il biglietto più caro della storia per trattenermi pochissimi giorni in compagnia dei miei parenti. Poi però, metto da parte i cattivi pensieri come prendere le ferie, la noia del viaggio, quanti chili prenderò durante il periodo di festa e mi concentro solo sulle cose belle che troverò al mio rientro in patria.

“Ciao Bionda!” – mio nonno che mi saluta e che mi trova bella nonostante io ingrassi perché quando c’era la guerra erano tutti magri e brutti; zia Maria (tutti al Sud hanno una zia Maria) che prepara dolci di incalcolabili proprietà caloriche; il mio cane che mi fa le feste; le tombolate con amici e parenti dove copri le cartelle con le bucce dei mandarini perché siamo decisamente tanti; i tentativi inefficaci di mia nonna di insegnarmi a giocare a scala 40; papà (e non babbo, attenzione!) che porta la legna in casa, il sorriso di mamma che è felice come solo una Penelope al rientro di Ulisse potrebbe essere, l’odore di agrumi bruciati sui fornelli, un pizzico di cannella nell’aria, le luci kitsch comprate dai cinesi – perché in fondo siamo sempre terroni – e ultimo ma non meno importante il calore dello scaldaletto. Ed è bello, ed è casa.

“Le dive di Zeffirelli” in una mostra fotografica all’hotel Savoy

Da Maria Callas a Fanny Ardant, da Cher a Brooke Shields, passando per Carla Fracci, Judy Dench ma anche Anna Magnani, Claudia Cardinale ed Elizabeth Taylor. Sono solo alcune delle dive protagoniste della mostra fotografica “Le dive di Zeffirelli“, che omaggia le indimenticabili star di cinema, teatro e opera che hanno segnato la carriera artistica del grande maestro fiorentino, visitabile all’Hotel Savoy fino al 18 aprile 2022.

Forti, magnetiche e rigorosamente in bianco e nero. Con una selezione di iconiche fotografie dell’archivio Zeffirelli, l’ esposizione omaggia alcune tra le più famose star italiane e internazionali con cui il regista ha lavorato nel corso della sua carriera artistica, ritratte tra il 1958 e il 2009.

Il percorso parte dalla lobby dell’hotel fino al salotto lounge e si snoda fino al ristorante Irene, per concludersi nella suite presidenziale, dove troviamo il più grande amore artistico di Franco Zeffirelli, Maria Callas, ritratta in foto insieme al regista e, in due fotografie prese dal set de “La Traviata” (1958) e della “Tosca” (1964).

A inaugurare la mostra come Madrina all’Hotel Savoy di Firenze è stata Fanny Ardant, in nome dell’amicizia che la legava a Zeffirelli. L’attrice francese è stata l’indimenticabile protagonista dell’ultimo lungometraggio cinematografico, Callas Forever, il film tributo del 2002 dedicato a Maria Callas che racconta gli ultimi tre mesi di vita della più straordinaria cantante lirica di tutti i tempi. “Ho amato Franco Zeffirelli da quando l’ho incontrato. Mi ha fatto vivere una delle mie più grandi avventure artistiche. Callas Forever è il film di cui vado più fiera e per me rimane un modello per i film biografici” – ha dichiarato la Ardant.

Questa mostra tematica si propone come un invito a riscoprire l’intera collezione Zeffirelli con il suo Museo, l’Archivio e la Biblioteca personale del Maestro, collocati all’interno del Complesso seicentesco di San Firenze. Un luogo nato nel 2017 per volere dello stesso Zeffirelli e che ospita oltre 250 sue opere tra bozzetti di scena, disegni e figurini di costumi: l’inestimabile patrimonio artistico e culturale di una carriera lunga quasi 70 anni.

Info: la mostra sarà aperta ai clienti che soggiornano all’Hotel Savoy e al pubblico. Contatti: Hotel Savoy Firenze e telefonando allo 055-2735836.

22 artiste per Hi Woman! la mostra a Palazzo Pretorio di Prato

Un pigro orso ricoperto da piume di pulcino; lo scheletro bruciato di un ponte simbolo di connessione fra il divino e il reale; un video che mostra il rito di passaggio del kyūdō giapponese. Cos’hanno in comune queste opere? Sono tutti messaggi, piccole-grandi annunciazioni pop, che fanno parte di Hi Woman! La notizia del futuro, la mostra che fino al 27 febbraio propone le 22 artiste contemporanee internazionali in dialogo con la collezione permanente di Palazzo Pretorio, a Prato.

Come spiega il curatore Francesco Bonami: Questa mostra è la trasformazione Pop del saluto dell’angelo Gabriele a Maria proiettato nella contemporaneità e si guarda bene dal voler essere una mostra sulla donna, sul femminismo o politicamente corretta. Le vedute delle 22 artiste coinvolte sono tutte di natura diversa, la loro arte tutta coniugata in modi diversi e non necessariamente femminili. Essere artista è esattamente la condizione opposta a quella della Madonna. È una scelta, non un’imposizione. Non arriva un angelo che senza convenevoli dice “Hey tu, da domani sarai un artista.”

Calate in un contesto solenne come può essere quello di Palazzo Pretorio, da sempre custode di meravigliose annunciazioni (che vanno dalla metà del ‘300 a fine ‘800) le opere delle 22 artiste si intrecciano alle opere sacre, ricoprendo contemporaneamente il ruolo dell’angelo e della Vergine, portatrici e destinatarie di una rivoluzione astratta, simbolica ma allo stesso tempo profondamente concreta.

Al contrario della vergine Maria, che è stata messa con le spalle al muro (vedi l’uomo che impone la sua decisione senza possibilità di contraddittorio e la donna che viene beatificata con il dono della creazione ma privata della sua libertà di scelta) le opere d’arte in mostra dimostrano che però libertà e creazione possono convivere assieme alla libertà di scegliere chi essere e come espimersi nel mondo.

Ecco allora che attraverso la pittura, la scultura, il video e il suono le artiste ci annunciano in messaggi diversi, misteri lontani e realtà vicine, ognuna con un lavoro potente e significativo capace di sostenere il confronto con i maestri dell’antichità della collezione permanente del museo pratese, trovando a volte una sintonia, a volte creando cortocircuiti potenti e carichi di stimoli per il pubblico. 

Con questa mostra ancora una volta il Museo di Palazzo Pretorio si interroga sul tema del dialogo tra i molti contemporanei possibili, tra passato e presente” spiega Rita Iacopino, direttrice del Museo di Palazzo Pretorio.  

Nel percorso, che si snoda sui tre piani del palazzo, sarà possibile vedere le opere di: Huma Bhabha, Irma Blank, Koo Donghee,  Marlene Dumas,  Isa Genzken,  Jessie Homer French, Roni Horn,  Jutta Koether, Andrew LaMar Hopkins,  Maria Lassnig,  Babette Mangolte,  Lucy McKenzie,  Aleksandra Mir, Susan Philipsz, Paola Pivi, Maja Ruznic,  Jenny Saville,  Fiona Tan,  Genesis Tramaine, Andra Ursuta, Marianne Vitale, Lynette Yiadom-Boakye, ciascuna con una propria annunciazione da rivelare.

Info: visitabile fino al 27 febbraio 2022. Biglietto museo e mostra  8 € intero, 6 € ridotto. Tra le iniziative speciali per tutto il periodo della mostra il Museo di Palazzo Pretorio e il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci offriranno l’ingresso ridotto ad uno dei due musei, presentando il biglietto della prima mostra visitata. Sito: www.palazzopretorio.prato.it

È solo una pacca sul culo.

Sputarsi sul palmo della mano e dare una fragorosa pacca sul culo a una persona che sta facendo il suo lavoro. “Un gesto di goliardia” lo ha definito, scusandosi, il molestatore che sabato 27 novembre, a conclusione della partita Empoli-Fiorentina è stato il protagonista di questo spiacevole evento.

D’altronde, come si può biasimare un tifoso che – troppo triste per la sconfitta della sua squadra del cuore, per alleggerirne il peso – decida di marchiare, come si fa con gli animali, una giornalista che sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro?

“Goliardico” è l’aggettivo che ha ripetuto più volte. Ma sfido chiunque a trovare la sfumatura goliardica del gesto. Non la vede nessuno. E sapete perché? Perché non esiste. L’italiano è una lingua talmente ricca di aggettivi, e io avrei piuttosto usato vomitevole per definire tale atto. 

Sapete che c’è? C’è che sono davvero stanca di essere immersa in un clima culturale così gretto e limitato. Stanca dell’ignoranza, dell’indifferenza, di doverci confrontare ogni giorno con episodi da Far West. Di incassare perché situazioni del genere vengono continuamente occultate, taciute, minimizzate.

Suona davvero paradossale poi, soprattutto dopo dozzine di articoli, iniziative, riflessioni contro la violenza sulle donne che torni quel fingere di non vedere, nascondere la polvere sotto il tappeto. 

Greta Beccaglia (la giornalista che ha subìto la violenza in diretta) ha dichiarato di essere stata fortunata nella sfortuna perché ciò che le è successo è avvenuto a riflettori accesi e sotto gli occhi di tutti. Ma sappiamo benissimo che cose del genere accadono a molte donne nel quotidiano, a telecamere spente, e perciò ignorate.

Non è di principi azzurri che giungano in nostro soccorso ciò di cui abbiamo bisogno. È il senso critico ciò di cui abbiamo bisogno. Non di encefalogrammi piatti. Perché la violenza contro le donne (in qualsiasi forma, sia essa psicologica che fisica) è prima di tutto un problema culturale e sociale. Le scuse lasciano il tempo che trovano.

E comunque vile, offensivo, grave, irrispettoso, intollerabile, incommentabile, ingiustificabile e schifoso.  Sono ben otto aggettivi che avrei usato al posto di goliardico. 

Ma in fondo cosa vuoi che sia? È solo una pacca sul culo.

Gli appuntamenti autunnali di The Place Firenze, ogni domenica

Dopo il successo della versione estiva, l’hotel di lusso The Place, in piazza Santa Maria Novella, rilancia con la versione autunnale e una nuova formula, adatta alla stagione più fredda.

Nasce così “Friends of The Place di Domenica”: 7 appuntamenti a partire dal 7 novembre (amo questo gioco dei numeri) nel ristorante “The Kitchen” per poter condividere il rituale del pranzo della domenica, durante i quali sarà protagonista un amico-produttore di The Plaace, scelto nella ampia rosa degli amici artigiani della bontà, sotto la guida dello Chef Asso Migliore.

I primi tre appuntamenti di novembre vedono come protagonisti La Fattoria di Maiano (domenica 7), il Pastificio Artigianale Fabbri (domenica 14) e La Molina Cioccolato (domenica 21). Gli incontri prevedono 4 portate, a scelta tra 2 antipasti, 2 primi, 2 secondi e una selezione di dolci e hanno un prezzo a persona di 70,00 euro, gratis per i bambini da 0-5 anni e 30€ per i bambini da 5 a 12 anni. È richiesta la prenotazione (chiamando allo 055 26 45 181 o scrivendo una mail a restaurant@theplacefirenze.com). 

Per quanto riguarda i temi predominanti della nuova carta stagionale tra i primi, incuriosisce “L’ Autunno sullo Scoglio”, crema di fagiolo zolfino, con pasta di farro dal Pastificio Fabbri e cozze sgusciate e poi “La Pancia del Casentino”, una sfiziosa ricetta con maiale Grigio del Casentino brasato e servito con cipolla stufata e bieta. 

Diciamo che mi è venuta fame. Se fosse così anche per voi, non vi resta che prenotare. Fosse anche solo per la location, vis à vis sulla piazza dai loro tavolini esterni, che merita sicuramente una visita.

Photo credits © Dario Garofalo.

A Firenze torna France Odeon, dedicato al cinema francese 

Il cinema francese è vivissimo. Lo dimostrano la Palma d’Oro vinta da Julia Ducournau con “Titane” all’ultimo Festival di Cannes e un Leone d’Oro vinto da Audrey Diwan con “L’ evenement” alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia. 

E Firenze non è da meno nel dedicare attenzione al cinema francese contemporaneo. Torna infatti dal 26 ottobre al 1° novembre France Odeon, che si svolgerà tra il cinema La Compagnia e l’Institut Français Firenze. 

Essendo stata selezionata tra i blogger che racconteranno il festival (Lamentina alla riscossa, ne sono felice ed emozionata!) vi svelerò gli highlights del festival, gli appuntamenti imperdibili e i dietro le quinte di questa manifestazione. Con il mio stile, ovviamente: maglietta a righe, basco in testa e baguette sottobraccio, ça va sans dire.

Tra i principali ospiti del festival, Bérénice Bejo, Stacy Martin, Anaïs Demoustier, Nicole Garcia e Benjamin Voisin e…non dovrei dirlo ma è il mio preferito Grégory Montel, che avrete sicuramente visto in “Chiami il mio agente”, serie Netflix che ho adorato e divorato in pochissimo tempo (ce n’est pas de ma faute!).

I primi due giorni di festival

Ma andiamo con ordine. Le prime due giornate di festival si svolgeranno all’ Institut Français. Martedì 26 ottobre imperdibile appuntamento alle 18.30, dove Jean-Louis Livi (produttore di The Father), introdurrà la visione di Il Conformista di Bernardo Bertolucci, in versione restaurata, tratto dal romanzo di Moravia. Prenotate perché i posti sono limitati! Mercoledì 27 ottobre sempre alle 18.30 la proiezione del film Un carnet del bal (1937) di Julien Duvivier, presentato dal critico Marco Luceri. 

Il Conformista, Bernardo Bertolucci (1970)

Apertura e chiusura

Da giovedì 28 ottobre ci spostiamo in sala, alla Compagnia. L’opening è affidato a Illusions perdues di Xavier Giannoli, un film in costume tratto dai uno dei capolavori di Balzac con Benjamin Voisin, Cécile de France e Xavier Dolan, direttamente da Venezia 78. Mentre la chiusura, lunedì 1 novembre, sarà con Cette musique ne joue pour personne, commedia assurda e poetica, come la definisce il regista Samuel Benchetrit, che annovera nel cast anche Vanessa Paradis. 

E nel mezzo?

Tra i film più attesi in programma avremo Chère Léa, di Jérôme Bonnell con Grégory Montel e Anaïs Demoustier (una storia che ruota intorno a una lettera scritta a mano, nei tempi in cui tutti comunichiamo tramite schermi pieni di email, sms, e chat, très romantique); Les amours d’Anaïs di Charline Bourgeois-Tacquet (racconta con leggerezza e humour una storia di passioni e seduzione con Valeria Bruni Tedeschi); L’homme de la cave, di Philippe Le Guay (che cerca di raccontare il difficile tema del negazionismo) con François Cluzet, Jérémie Renier e Bérénice Bejo, presente in sala; Mon Légionnaire, della regista Rachel Lang che sarà al festival (sulla condizione delle mogli dei soldati in Corsica con Camille Cottin e Louis Garrel); e ancora La fracture di Catherine Corsini (una frattura privata che apre lo scenario a quella sociale, tra polizia e gilet gialli). Sono molto curiosa infine di Les lendemains de veille di Loïc Paillard, una produzione low budget e indipendente dove un gruppo di amici, che hanno mancato il sogno di vivere in comune in una casa di campagna, si ritrovano alcuni anni dopo, proprio in quel luogo, convocati da un notaio per aprire il testamento di uno di loro prematuramente scomparso. Il programma è ricchissimo e potete consultarlo qui.

Come ha dichiarato il direttore artistico, Francesco Ranieri Martinotti: “Dopo due anni durante i quali i festival hanno funzionato a metà (mentre, nel frattempo, le produzioni raddoppiavano), France Odeon torna finalmente dal suo pubblico con un’edizione che può contare sulla piena capienza della sala – Abbiamo avuto un ampio ventaglio di scelta e crediamo di aver fatto una selezione particolarmente interessante. Come sempre cercheremo di presentare una varietà di storie, di generi e punti di vista espressi da autori di diverse generazioni. Dal “letterario” Illusions perdues rivisitato da Fieschi-Giannoli (sceneggiatore e regista), al noir dei sentimenti Amants, di Nicole Garcia, dal fresco, “giovanile” e indi Les lendemains de veille, di Loïc Paillard, al film di denuncia sul negazionismo L’homme de la cave di Philippe Le Guay, alle opere di autori/attori Amalric e Attal, a quelle al femminile delle registe Corsini, Lang, Bourgois-Tacquet fino all’epistolare Chère Léa, di Jérôme Bonnell e al documentario su Bonaparte, Les îles de Napoléon di Marie-France Brière, con una parte dedicata all’Isola d’Elba, realizzato nella ricorrenza dei duecento anni dalla morte del grande Corso”. 

Lascio i riferimenti ufficiali del festival qui: France Odeon, Instagram e Facebook e per qualsiasi altra cosa ci vediamo in sala e bonne fête du cinéma!

Giungla: fino al 25 settembre torna la rassegna che riflette sul presente, all’Orto Botanico di Lucca

Questo weekend mi sposto a Lucca, più precisamente fra le mura del verde e rigoglioso Orto Botanico, dove fino al 25 settembre, è in programma Giungla, una rassegna che mescola arte contemporanea e filosofia per riflettere sul presente. Vediamo più nello specifico di cosa si tratta.

Ci avevano lasciato con un “arrivederci” le organizzatrici di Giungla, e dopo la fortunata edizione zero dello scorso anno, hanno mantenuto la promessa: dando il via alla prima edizione – quella ufficiale, dove mettono al centro “la casa”.

La parola “casa” scelta “non a caso” proprio perché il focus di questa rassegna, che indaga il legame complesso tra uomo, natura e tecnologia ci presenta una Giungla Domestica. Una scelta quasi inevitabile, quella di riflettere sul tema dell’abitazione, dopo due inverni per lo più trascorsi da ognuno di noi in tutto il mondo fra le proprie quattro mura che sono diventate sì rifugio ma anche prigione, ma non solo.

“È stata illuminante la scoperta di un libro, un romanzo di fantascienza scritto negli anni ’70 da un’autrice italiana sconosciuta oggi a molti” – racconta Irene Panzani, curatrice della rassegna. “Il libro si chiama proprio “Giungla domestica” di Gilda Musa, voce femminile nella letteratura fantascientifica dominata all’epoca dagli uomini. Alcuni avvenimenti e simboli ci hanno colpito per la loro attualità: il rimando a un mondo extra-terrestre – forse al sogno di un’altra casa per noi umani, il telefono e la televisione come elementi di disturbo del quotidiano, le tecnologie dell’epoca sostituite oggi da cellulari e computer, gli esperimenti sulla sensibilità delle piante – tematica quanto mai attuale”.

Ed è quindi attorno a queste tematiche che si è sviluppata la riflessione con i protagonisti della rassegna, che si divide fra incontri, happening, esposizioni, performance e laboratori

Il programma è variegato ma tra i miei imperdibili segnalo: l’esposizione multimediale “Com’è bella stasera la mia giungla di vetro” allestita all’interno dell’Orto Botanico con la partecipazione di cinque artisti e artiste italianǝ e internazionali e della piattaforma culturale Landescape, che esporranno opere site specific per questa edizione; l’installazione “Home Bubble” di Luca Leggero, una riflessione sulle case reali e virtuali che abitiamo. E due incontri: il primo “S.O.F.A. Circle: Casa, nido o vespaio?” (25 settembre, ore 16.30) è un simposio organizzato da Piero Avitabile, Margherita Bozzoli, Marco Ridolfi e Valerio Tanteri che vuole riflettere sul concetto di “casa” e di convivenza,  su cosa rappresenti per ognuno di noi e in che modo ci formi. Il secondo è “Il pianeta in una serra: le strutture dell’ambientarsi” un talk presentato da Filippo Bertoni – ricercatore in Post Dottorato al Museo di scienze naturali di Berlino (25 settembre, ore alle 18) dove ripercorrerà la storia delle infrastrutture sociotecniche, materiali, e concettuali che hanno dato forma alla nostra conoscenza del mondo come planetario sistema di sistemi, osservando queste strutture dell’ambientarsi da vicino. 

Giungla si inserisce in una più ampia manifestazione, il Qui Festival del presente, un esperimento di convivenza tra associazioni che operano in settori diversi ma hanno a cuore le tematiche del presente. 

Info: per accedere all’esposizione e agli eventi di Giungla 2021 è necessario il Green Pass e la prenotazione tramite il sito Eventbrite. *La partecipazione ai laboratori per bambini e alle performance di Landescape è gratuita, l’accesso all’esposizione e agli altri eventi ha il costo di 3,00 € esibendo all’ingresso la prenotazione.

L’arte contemporanea abbraccia Empoli con la mostra “Prego, mantenere un metro di distanza”

Prego, mantenere un metro di distanza” è il diktat che da ormai quasi due anni ci invita a prendere le dovute precauzioni e, dunque, a evitare ogni contatto fisico esterno. È anche il titolo della mostra che domani, 17 settembre inaugurerà presso gli spazi della Casa della Memoria di Empoli (ex casa del fascio e oggi Bene culturale dello Stato).

La mostra, realizzata in collaborazione con Spazio Fresco, è curata dalla giovane storica d’arte Francesca Zampini, e viaggia col fine di riscoprire questo spazio ancora poco conosciuto cercando di portare in città un assaggio di arte contemporanea. 

Come dichiara la curatrice, che pone il focus sul tema dell’isolamento come condizione presente nella società contemporanea: «Se materialmente, il nostro corpo è sottoposto alle conseguenze negative dello scorrere inesorabile del tempo […] spiritualmente parlando, l’uomo gode della possibilità, unica nel mondo animale, di utilizzare la forza del pensiero per costruire visioni fantastiche e ben più vivibili, che riescono, almeno per brevi momenti, a velare gli eventi reali, qualora non ci compiacciano. L’isolamento ottiene, così, gli effetti vitali di un’oasi rigogliosa: il soffitto diviene il telo bianco su cui poter sfogare gli infiniti potrei e vorrei che attanagliano la nostra mente, mentre, le quattro mura, le tele immaginarie su cui riportare le conseguenze delle nostre riflessioni».

L’isolamento, nelle sue varie accezioni e sfaccettature, è il fil rouge che lega le tre diverse interpretazioni offerte dall’ artista visiva Edvige Cecconi Meloni, lo scultore Amedeo Desideri e la performer Valentina Curnis.

Per Edvige Cecconi Meloni l’isolamento ha avuto gli effetti di un viaggio interiore che l’ha condotta ad abbandonare i piccoli formati, presentando un opera realizzata su una carta giapponese della lunghezza di sei metri, dal titolo “Buttando i miei miti di carta su cieli di schizofrenia” che prende ispirazione dalla canzone “No U Turn” di Franco Battiato. Amedeo Desideri ha deciso di intervenire sullo spazio, “occupando” con un’installazione sonora dal titolo “Is this the AND?”, il teatro futurista che, unito alla struttura della Casa della Memoria, troneggia su un piccolo cortile interno. È sua anche la scultura You can do it, una voliera all’interno della quale piume di uccello volano in un moto perpetuo. È invece un invito a prendere posto tra le poche sedie di un piccolo cinema, quello di Valentina Curnis, con la proiezione in loop delle sue opere (dai titoli “Little Dream of Me, La Donna Perfetta, After Hours”) che con pungente ironia riflettono sulla questione della donna nella società contemporanea. Dalla diversità di genere, all’orientamento sessuale, e, più in generale, alla condizione di isolamento a cui sono costrette determinate categorie all’interno di una società fintamente libera e aperta.

Ricapitolando, per chi avesse voglia di arte contemporanea, di ispirazione e riflessione, ma semplicemente anche di una gita fuori porta questo weekend, la consiglio vivamente! Ingresso gratuito.