Dopo il successo della versione estiva, l’hotel di lusso The Place, in piazza Santa Maria Novella, rilancia con la versione autunnale e una nuova formula, adatta alla stagione più fredda.
Nasce così “Friends of The Place di Domenica”: 7 appuntamenti a partire dal 7 novembre (amo questo gioco dei numeri) nel ristorante “The Kitchen” per poter condividere il rituale del pranzo della domenica, durante i quali sarà protagonista un amico-produttore di The Plaace, scelto nella ampia rosa degli amici artigiani della bontà, sotto la guida dello Chef Asso Migliore.
I primi tre appuntamenti di novembre vedono come protagonisti La Fattoria di Maiano (domenica 7), il Pastificio Artigianale Fabbri (domenica 14) e La Molina Cioccolato (domenica 21). Gli incontri prevedono 4 portate, a scelta tra 2 antipasti, 2 primi, 2 secondi e una selezione di dolci e hanno un prezzo a persona di 70,00 euro, gratis per i bambini da 0-5 anni e 30€ per i bambini da 5 a 12 anni. È richiesta la prenotazione (chiamando allo 055 26 45 181 o scrivendo una mail a restaurant@theplacefirenze.com).
Per quanto riguarda i temi predominanti della nuova carta stagionale tra i primi, incuriosisce “L’ Autunno sullo Scoglio”, crema di fagiolo zolfino, con pasta di farro dal Pastificio Fabbri e cozze sgusciate e poi “La Pancia del Casentino”, una sfiziosa ricetta con maiale Grigio del Casentino brasato e servito con cipolla stufata e bieta.
Diciamo che mi è venuta fame. Se fosse così anche per voi, non vi resta che prenotare. Fosse anche solo per la location, vis à vis sulla piazza dai loro tavolini esterni, che merita sicuramente una visita.
Il cinema francese è vivissimo. Lo dimostrano la Palma d’Oro vinta da Julia Ducournau con “Titane” all’ultimo Festival di Cannes e un Leone d’Oro vinto da Audrey Diwan con “L’ evenement” alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia.
E Firenze non è da meno nel dedicare attenzione al cinema francese contemporaneo. Torna infatti dal 26 ottobre al 1° novembre France Odeon, che si svolgerà tra il cinema La Compagnia e l’Institut Français Firenze.
Essendo stata selezionata tra i blogger che racconteranno il festival (Lamentina alla riscossa, ne sono felice ed emozionata!) vi svelerò gli highlights del festival, gli appuntamenti imperdibili e i dietro le quinte di questa manifestazione. Con il mio stile, ovviamente: maglietta a righe, basco in testa e baguette sottobraccio, ça va sans dire.
Tra i principali ospiti del festival, Bérénice Bejo, Stacy Martin, Anaïs Demoustier, Nicole Garcia e Benjamin Voisin e…non dovrei dirlo ma è il mio preferito Grégory Montel, che avrete sicuramente visto in “Chiami il mio agente”, serie Netflix che ho adorato e divorato in pochissimo tempo (ce n’est pas de ma faute!).
I primi due giorni di festival
Ma andiamo con ordine. Le prime due giornate di festival si svolgeranno all’ Institut Français. Martedì 26 ottobre imperdibile appuntamento alle 18.30, dove Jean-Louis Livi (produttore di The Father), introdurrà la visione di Il Conformista di Bernardo Bertolucci, in versione restaurata, tratto dal romanzo di Moravia. Prenotate perché i posti sono limitati! Mercoledì 27 ottobre sempre alle 18.30 la proiezione del film Un carnet del bal (1937) di Julien Duvivier, presentato dal critico Marco Luceri.
Il Conformista, Bernardo Bertolucci (1970)
Apertura e chiusura
Da giovedì 28 ottobre ci spostiamo in sala, alla Compagnia. L’opening è affidato a Illusions perdues di Xavier Giannoli, un film in costume tratto dai uno dei capolavori di Balzac con Benjamin Voisin, Cécile de France e Xavier Dolan, direttamente da Venezia 78. Mentre la chiusura, lunedì 1 novembre, sarà con Cette musique ne joue pour personne, commedia assurda e poetica, come la definisce il regista Samuel Benchetrit, che annovera nel cast anche Vanessa Paradis.
E nel mezzo?
Tra i film più attesi in programma avremo Chère Léa,di Jérôme Bonnell con Grégory Montel e Anaïs Demoustier (una storia che ruota intorno a una lettera scritta a mano, nei tempi in cui tutti comunichiamo tramite schermi pieni di email, sms, e chat, très romantique); Les amours d’Anaïs di Charline Bourgeois-Tacquet (racconta con leggerezza e humour una storia di passioni e seduzione con Valeria Bruni Tedeschi); L’homme de la cave,di Philippe Le Guay (che cerca di raccontare il difficile tema del negazionismo) con François Cluzet, Jérémie Renier e Bérénice Bejo, presente in sala; Mon Légionnaire,della regista Rachel Lang che sarà al festival (sulla condizione delle mogli dei soldati in Corsica con Camille Cottin e Louis Garrel); e ancora La fracture di Catherine Corsini (una frattura privata che apre lo scenario a quella sociale, tra polizia e gilet gialli). Sono molto curiosa infine di Les lendemains de veille di Loïc Paillard, una produzione low budget e indipendente dove un gruppo di amici, che hanno mancato il sogno di vivere in comune in una casa di campagna, si ritrovano alcuni anni dopo, proprio in quel luogo, convocati da un notaio per aprire il testamento di uno di loro prematuramente scomparso. Il programma è ricchissimo e potete consultarlo qui.
Come ha dichiarato il direttore artistico, Francesco Ranieri Martinotti: “Dopo due anni durante i quali i festival hanno funzionato a metà (mentre, nel frattempo, le produzioni raddoppiavano), France Odeon torna finalmente dal suo pubblico con un’edizione che può contare sulla piena capienza della sala – Abbiamo avuto un ampio ventaglio di scelta e crediamo di aver fatto una selezione particolarmente interessante. Come sempre cercheremo di presentare una varietà di storie, di generi e punti di vista espressi da autori di diverse generazioni. Dal “letterario” Illusions perdues rivisitato da Fieschi-Giannoli (sceneggiatore e regista), al noir dei sentimenti Amants, di Nicole Garcia, dal fresco, “giovanile” e indi Les lendemains de veille, di Loïc Paillard, al film di denuncia sul negazionismo L’homme de la cave di Philippe Le Guay, alle opere di autori/attori Amalric e Attal, a quelle al femminile delle registe Corsini, Lang, Bourgois-Tacquet fino all’epistolare Chère Léa, di Jérôme Bonnell e al documentario su Bonaparte, Les îles de Napoléon di Marie-France Brière, con una parte dedicata all’Isola d’Elba, realizzato nella ricorrenza dei duecento anni dalla morte del grande Corso”.
Lascio i riferimenti ufficiali del festival qui: France Odeon, Instagram e Facebook e per qualsiasi altra cosa ci vediamo in sala e bonne fête du cinéma!
Questo weekend mi sposto a Lucca, più precisamente fra le mura del verde e rigoglioso Orto Botanico, dove fino al 25 settembre, è in programma Giungla, una rassegna che mescola arte contemporanea e filosofia per riflettere sul presente. Vediamo più nello specifico di cosa si tratta.
Ci avevano lasciato con un “arrivederci” le organizzatrici di Giungla, e dopo la fortunata edizione zero dello scorso anno, hanno mantenuto la promessa: dando il via alla prima edizione – quella ufficiale, dove mettono al centro “la casa”.
La parola “casa” scelta “non a caso” proprio perché il focus di questa rassegna, che indaga il legame complesso tra uomo, natura e tecnologia ci presenta una Giungla Domestica. Una scelta quasi inevitabile, quella di riflettere sul tema dell’abitazione, dopo due inverni per lo più trascorsi da ognuno di noi in tutto il mondo fra le proprie quattro mura che sono diventate sì rifugio ma anche prigione, ma non solo.
“È stata illuminante la scoperta di un libro, un romanzo di fantascienza scritto negli anni ’70 da un’autrice italiana sconosciuta oggi a molti” – racconta Irene Panzani, curatrice della rassegna. “Il libro si chiama proprio “Giungla domestica” di Gilda Musa, voce femminile nella letteratura fantascientifica dominata all’epoca dagli uomini. Alcuni avvenimenti e simboli ci hanno colpito per la loro attualità: il rimando a un mondo extra-terrestre – forse al sogno di un’altra casa per noi umani, il telefono e la televisione come elementi di disturbo del quotidiano, le tecnologie dell’epoca sostituite oggi da cellulari e computer, gli esperimenti sulla sensibilità delle piante – tematica quanto mai attuale”.
Ed è quindi attorno a queste tematiche che si è sviluppata la riflessione con i protagonisti della rassegna, che si divide fra incontri, happening, esposizioni, performance e laboratori.
Il programma è variegato ma tra i miei imperdibili segnalo: l’esposizione multimediale“Com’è bella stasera la mia giungla di vetro” allestita all’interno dell’Orto Botanico con la partecipazione di cinque artisti e artiste italianǝ e internazionali e della piattaforma culturale Landescape, che esporranno opere site specific per questa edizione; l’installazione “Home Bubble” di Luca Leggero, una riflessione sulle case reali e virtuali che abitiamo. E due incontri: il primo “S.O.F.A. Circle: Casa, nido o vespaio?” (25 settembre, ore 16.30) è un simposio organizzato da Piero Avitabile, Margherita Bozzoli, Marco Ridolfi e Valerio Tanteri che vuole riflettere sul concetto di “casa” e di convivenza, su cosa rappresenti per ognuno di noi e in che modo ci formi. Il secondo è “Il pianeta in una serra: le strutture dell’ambientarsi” un talk presentato da Filippo Bertoni – ricercatore in Post Dottorato al Museo di scienze naturali di Berlino (25 settembre, ore alle 18) dove ripercorrerà la storia delle infrastrutture sociotecniche, materiali, e concettuali che hanno dato forma alla nostra conoscenza del mondo come planetario sistema di sistemi, osservando queste strutture dell’ambientarsi da vicino.
Giungla si inserisce in una più ampia manifestazione, il Qui Festival del presente, un esperimento di convivenza tra associazioni che operano in settori diversi ma hanno a cuore le tematiche del presente.
Info: per accedere all’esposizione e agli eventi di Giungla 2021 è necessario il Green Pass e la prenotazione tramite il sito Eventbrite. *La partecipazione ai laboratori per bambini e alle performance di Landescape è gratuita, l’accesso all’esposizione e agli altri eventi ha il costo di 3,00 € esibendo all’ingresso la prenotazione.
“Prego, mantenere un metro di distanza” è il diktat che da ormai quasi due anni ci invita a prendere le dovute precauzioni e, dunque, a evitare ogni contatto fisico esterno. È anche il titolo della mostra che domani, 17 settembre inaugurerà presso gli spazi della Casa della Memoria di Empoli (ex casa del fascio e oggi Bene culturale dello Stato).
La mostra, realizzata in collaborazione con Spazio Fresco, è curata dalla giovane storica d’arte Francesca Zampini, e viaggia col fine di riscoprire questo spazio ancora poco conosciuto cercando di portare in città un assaggio di arte contemporanea.
Come dichiara la curatrice, che pone il focus sul tema dell’isolamento come condizione presente nella società contemporanea: «Se materialmente, il nostro corpo è sottoposto alle conseguenze negative dello scorrere inesorabile del tempo […] spiritualmente parlando, l’uomo gode della possibilità, unica nel mondo animale, di utilizzare la forza del pensiero per costruire visioni fantastiche e ben più vivibili, che riescono, almeno per brevi momenti, a velare gli eventi reali, qualora non ci compiacciano. L’isolamento ottiene, così, gli effetti vitali di un’oasi rigogliosa: il soffitto diviene il telo bianco su cui poter sfogare gli infiniti potrei e vorrei che attanagliano la nostra mente, mentre, le quattro mura, le tele immaginarie su cui riportare le conseguenze delle nostre riflessioni».
L’isolamento, nelle sue varie accezioni e sfaccettature, è il fil rouge che lega le tre diverse interpretazioni offerte dall’ artista visiva Edvige Cecconi Meloni, lo scultore Amedeo Desideri e la performer Valentina Curnis.
Per Edvige Cecconi Meloni l’isolamento ha avuto gli effetti di un viaggio interiore che l’ha condotta ad abbandonare i piccoli formati, presentando un opera realizzata su una carta giapponese della lunghezza di sei metri, dal titolo “Buttando i miei miti di carta su cieli di schizofrenia” che prende ispirazione dalla canzone “No U Turn” di Franco Battiato. Amedeo Desideri ha deciso di intervenire sullo spazio, “occupando” con un’installazione sonora dal titolo “Is this the AND?”, il teatro futurista che, unito alla struttura della Casa della Memoria, troneggia su un piccolo cortile interno. È sua anche la scultura You can do it, una voliera all’interno della quale piume di uccello volano in un moto perpetuo. È invece un invito a prendere posto tra le poche sedie di un piccolo cinema, quello di Valentina Curnis, con la proiezione in loop delle sue opere (dai titoli “Little Dream of Me, La Donna Perfetta, After Hours”) che con pungente ironia riflettono sulla questione della donna nella società contemporanea. Dalla diversità di genere, all’orientamento sessuale, e, più in generale, alla condizione di isolamento a cui sono costrette determinate categorie all’interno di una società fintamente libera e aperta.
Ricapitolando, per chi avesse voglia di arte contemporanea, di ispirazione e riflessione, ma semplicemente anche di una gita fuori porta questo weekend, la consiglio vivamente! Ingresso gratuito.
Per la serie l’agendina di Lamentina, ecco un piccolo elenco delle mostre più interessanti nel panorama fiorentino e dintorni.
Al Forte di Belvedere, “Ieri, oggi, domani. Italia autoritratto allo specchio”
Per l’estate 2021 il Forte di Belvedere punta sulla fotografia con un progetto dal titolo evocativo e attuale: “Ieri, oggi, domani. Italia autoritratto allo specchio” ideato dal Museo del ‘900, che racchiude due mostre fotografiche visitabili gratuitamente.
La prima è “Italiae. Dagli Alinari ai maestri della fotografia contemporanea” , una storia d’ archivio della migliore fotografia italiana dedicata al nostro Paese, dalle fotostoriche di Alinari alle nuove produzioni contemporanee. Italie è lo specchio di un’Italia “plurale”, su cui nel tempo si è posato lo sguardo di fotografi diversissimi per tono, tecnica e stile, attenti a restituire le identità mobili e complesse del Paese, le sue tradizioni così come le sue più sottili linee di evoluzione.
La seconda è “Pienovuoto”, che vede coinvolto il fotografo Massimo Vitali, noto per i suoi scatti ‘metafisici’. Le foto in mostra sono un ritratto della nostra società contemporanea tra solitudini, moltitudini, spazi pieni, assembramenti e spazi vuoti, dove la natura o le città sembrano aver isolato pochi sopravvissuti nel mezzo di architetture e paesaggi grandiosi, che dominano ancora incontrastati la vita.
Info: fino al 10 ottobre a ingresso gratuito – Muse Firenze.
A Palazzo Strozzi, “American Art 1961-2001”. Le collezioni del Walker Art Center
Da Andy Warhol a Mark Rothko, da Roy Lichtenstein a Robert Mapplethorpe passando per Kara Walker, e non solo. Fino al 29 agosto Palazzo Strozzi in collaborazione il Walker Art Center di Minneapolis, ospita American Art 1961-2001, che celebra l’arte moderna degli Stati Uniti d’America attraverso 80 opere.
Una narrazione che testimonia la poliedrica produzione artistica americana tra pittura, fotografia, video, scultura e installazioni, proponendo una inedita rilettura di quarant’anni di storia e affrontando tematiche come lo sviluppo della società dei consumi, la contaminazione tra le arti, il femminismo, le lotte per i diritti civili. Un meltin’ pot di culture, tradizioni e identità diverse, raccolto tra due momenti storici decisivi: l’inizio della Guerra del Vietnam e l’attacco dell’11 settembre 2001. Dalla Pop Art al Minimalismo, dalla Conceptual Art alla Pictures Generation fino alle più recenti ricerche degli anni Novanta e Duemila.
Scorci di moderne metropoli intervallate a giardini incantati e paesaggi intergalattici, la Parigi del ’68, le luci caotiche di Tokyo e ancora…ballerini, pop star, giovani sognatori e cavalli in sosta all’autolavaggio. All’interno del Gucci Garden di Firenze nasce il giardino degli archetipi, uno spazio espositivo multi-sensoriale che esplora le campagne Gucci degli ultimi sei anni.
Un’immersione nella caleidoscopica estetica di Alessandro Michele e del suo manifesto creativo in cui ciascuna delle campagne rappresenta un momento unico e irripetibile – un archetipo appunto – fonte e alimento del dibattito su temi universali. Un viaggio nel tempo e fuori dal tempo, in occasione del centenario della Maison, che approda laddove tutto è iniziato, a Firenze. Esuberante, eccessiva? La mostra fruga fra le molteplici ispirazioni del mondo della musica, dell’arte, del viaggio e della cultura popolare che echeggiano nelle campagne della storica casa di moda. Da vedere.
Al Museo degli Innocenti la mostra fotografica “disConnessi”
Come sono percepite oggi le amicizie, la fragilità e i sogni in una realtà costantemente mediata da smartphone, tablet e pc? Come considerano gli adolescenti la propria immagine restituita dai selfie? Il rapporto tra giovani e le nuove tecnologie è il cuore del progetto fotografico “disConnessi”, promosso dall’istituto degli Innocenti in collaborazione con la Fondazione Studio Marangoni di Firenze.
Allestita nel Salone Borghini del Museo degli Innocenti, la mostra è il risultato finale di un progetto avviato con la realizzazione di un workshop internazionale tenuto dall’artista olandese Raimond Wouda, che da anni lavora sul tema degli adolescenti, a cui si affiancano le immagini di cinque giovani fotografi professionisti (Michelle Davis, Sara Esposito, Giacomo Infantino, Alisa Martynova e Anita Scianò). La mostra pone il focus su un tema di stringente e crescente attualità su cui l’Istituto degli Innocenti lavora da tempo, portando avanti diverse iniziative per promuovere l’utilizzo consapevole della Rete e delle nuove tecnologie da parte di bambini e ragazzi.
Al Centro Pecci di Prato, “Chiara Fumai. Poems I will never release 2007–2017”
A tre anni dalla prematura scomparsa dell’artista, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato dedica a Chiara Fumai la retrospettiva “Poems I Will Never Release”. La mostra è parte di un ampio progetto che mette insieme diverse istituzioni europee con lo scopo di rivisitare il lavoro dell’artista, preservarne il lascito e trasmetterlo a un vasto pubblico, svolgendo così un ruolo decisivo nell’esplorazione di una personalità creativa che ha fortemente contribuito allo sviluppo dei linguaggi della performance e dell’estetica femminista del XXI secolo. La mostra restituisce quello che l’artista amava chiamare il suo “slavoro”, una produzione multiforme che va ben oltre la pratica performativa, per la quale è più nota, e che comprende video, collage, installazioni, wall painting.
La costante dell’ultimo anno è stata prefiggermi dei micro obiettivi. Ho scoperto che quando ridimensiono le aspettative mi accorgo di essere più felice dei risultati, e poi chi è che decide se un obiettivo è micro o macro? Siamo noi stessi ad auto misurare i nostri progressi e sono convinta che si possano raggiungere grandi risultati anche a piccoli passi, con micro obiettivi.
Dunque, l’obiettivo più gettonato (che scattò subito dopo che aprirono le gabbie, maggio 2020) fu cercare di percorrere 10mila passi al giorno.
Sembra una banalità ma per chi svolge attività lavorativa sedentaria, più di 7-8 ore al giorno davanti a un computer, fare 10mila passi corrisponde a circa 6.5 km e a circa un’ora di attività motoria (lieve cardio niente di che, eh!) ma incide positivamente su mente e corpo. Complici le innumerevoli app conta passi a disposizione di tutti, ho calcolato di avere una buona media giornaliera (circa 9000). Non è tanto, non è poco ma è un momento di pausa dai pixel e dal pesaculismo di riflesso, che mi concedo ogni giorno.
Cuffie, podcast, musica e chiamate itineranti mi fanno compagnia e contribuiscono a restituirmi un ritaglio di benessere non solo fisico. Che ci sia la pioggia, il sole, il vento o al contrario – anche quando manca la voglia – prendo, esco e cammino. Cammino e cammino. E penso. E osservo. Ma poi mi chiedo: “cosa sto facendo, verso dove sto andando? A quali altri obiettivi e sfide posso sottopormi?”
Nell’ordine, da inizio anno, ho cercato di:
Guardare tutti i candidati a miglior film agli Oscar 2021:
“Sound of Metal” e “Minari” mi sono piaciuti moltissimo e sono curiosa di vedere gli ultimi tre, magari in sala o in qualche arena estiva all’aperto.
Guardare tutti i candidati a miglior film ai David di Donatello. A parte aver adorato il discorso della giovanissima figlia di Mattia Torre, Emma, ho apprezzato anche quello fatto da Micaela Ramazzotti sul mestiere dei montatori. Di seguito i candidati:
Miss Marx, di Susanna Nicchiarelli, finora il mio preferito!
Leggere i finalisti della cinquina del Premio Strega. Dico la cinquina finalista perché ho un’estrema lentezza nel leggere. I candidati di quest’anno Emanuele Trevi, Due Vite (Neri Pozza); Edith Bruck, Il pane perduto (La Nave di Teseo); Donatella Di Pietrantonio, Borgo sud (Einaudi); Giulia Caminito, L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani) e Andrea Bajani, Il libro delle case (Feltrinelli). A tal proposito vi consiglio un’interessante articolo uscito su Rivista Studio a cura di Francesco Longo. “Gli scrittori della Cinquina mostrano che forse esiste ancora la possibilità di percorrere in solitaria la propria strada letteraria. Senza ascoltare nessuno, senza cordate di amici e di like, senza gruppi di fan scatenati. Sembra possa essere possibile scrivere vivendo defilati (almeno dagli schermi). Ci si può chiedere se ciò sia valido solo per scrittori che si sono affermati prima dell’arrivo dei social o se questa discrezione sia ancora possibile anche per i più giovani. Di certo, la percezione degli scrittori che si ha frequentando molto i social network è deformata e non rispetta la realtà. E di certo, le bolle sono meravigliose, fanno sognare mentre volano, ma sono destinate a scoppiare al primo soffio di vento“.
Tenere pulita almeno la casella mail di lavoro, poiché con quella delle newsletter per le cazzate è impossibile stare al passo. Qui un’app per per disiscriversi al volo dalle mailling list indesiderate.
Staccare dai social il più possibile, almeno un giorno a settimana.
Comprare fiori freschi più spesso. Ho scoperto di amare peonie e garofani.
Scrivere di più sul blog.
E voi? Che micro obiettivi vi siete dati? Sentite di riuscite a raggiungerli o almeno vi impegnerete nel farlo? Non siate timidi e condividete con me , che sono la maître chocolatier de l’inconfort (maestra cioccolatiera del disagio). Detto in francese è mille volte più figo.
Mensili, settimanali, addirittura giornaliere. Togliendo quelle di lavoro, tralasciando quelle ispirazionali, ignorando quelle delle compagnie aeree sui viaggi che non faremo presto, a quante newsletter siete iscritti? Ma di quante potreste fare a meno, senza che vi cambi molto?
Molto spesso le newsletter vengono associate a qualcosa troppo invasivo, traducibili in tentativi di vendita di un prodotto. Nel corso del tempo, ho imparato ad attivare le notifiche push della mia casella mail, solo per contenuti che voglio realmente ricevere, senza farmi bombardare da messaggi esclusivamente commerciali. Negli ultimi tempi poi, questo strumento (che io personalmente adoro) è stato rivalutato a favore di una comunicazione più attenta al contenuto che alla sua confezione.
Quindi bye bye call to action tutte uguali, e benvenute mail curate, approfondimenti verticali su tematiche attuali, ma anche meno attuali. Le newsletter come veicolo di contenuti, passaparola di idee, iniziative, proposte e perché no, anche offerte di lavoro. Qui una piccola classifica, tra le 5 newsletter a me care, delle quali non potrete più fare a meno.
Moda – La moda il sabato mattina
Federica Salto, giornalista che scrive sia sul settimanale IoDonna che su Rivista Studio ogni sabato mattina dà appuntamento con un occhio attento, informato e mai snob sul mondo della moda e tutto ciò che ruota intorno a esso. La sua newsletter prova a fare ordine tra i contenuti più interessanti della settimana con notizie e commenti, ma anche con spunti di cose da guardare, da ascoltare e…da comprare! Ho avuto modo seguirla quasi sin dagli esordi del lancio della newsletter e ora sono felice di vedere che abbia raggiunto delle belle vette. Puoi iscriverti qui —> https://mailchi.mp/82d6a201793d/archiviolamodailsabatomattina
Scrittura – Lavori per chi scrive
Questa è una newsletter alla quale tengo molto perché raccoglie opportunità *pagate* per chi scrive di mestiere o vorrebbe farlo. Uno dei valori più importanti da trasmettere è quello della condivisione e quindi…godetevela! Cristiana Bedei, l’ideatrice della newsletter è una giornalista, traduttrice e consulente di comunicazione freelance che, dopo anni di studio e lavoro a Londra, è tornata a vivere in Toscana, dove continua a lavorare da remoto con clienti da tutto il mondo. La sua newsletter arriva ogni domenica mattina, deliziosa come ogni colazione a letto che si rispetti. Qui il link per iscriversi —> http://tinyletter.com/Lavori_Scrivere
Attualità – Il social club del lunedì
Non è una vera e propria newsletter ma un appuntamento settimanale su carta e online di cui non mi perdo mai una puntata, lo ammetto. Dal premier Draghi all’uso improprio di TikTok fino alla disparità di retribuzioni tra uomini e donne: si parla di questo e molto altro – alternando ironia e colpi di frusta in chiave 4.0 – nel #socialclub a cura di Maddalena Messeri, ogni lunedì su Leggo.it su tematiche attuali. Maddalena si occupa di comunicazione digitale e produzione di contenuti. Come ama definirsi lei: 30 anni, una vespa, un cane e una penna stilografica con cui scrive tutti i giorni dai tempi del liceo. Questo è il suo profilo IG per seguirla: www.instagram.com/maddalenamesseri/
Cibo – Casalinghitudine
Simona Santelli ha ideato un piccolo progetto editoriale sotto forma di newsletter che tratta uno dei temi lei più cari: ovvero il cibo e il rapporto con esso. In ogni newsletter c’è una breve storia e una ricetta, un invito a un workshop di cucina, senza tralasciare il piacere di condividere e raccontare passioni. Casalinghitudine parla di spazi privati, modernità a ritmo lento e tanti, tanti carboidrati (la mia parte preferita!). Se vuoi iscriverti a Casalinghitudine, questo è il form —> https://simonasantelli.it/casalinghitudine
Musica – Quisquilie by Kermit
Una caccia al tesoro per appassionati di playlist, musica croccante e frivolezze: ecco come Valentina Cesarini alias Kermit definisce la sua newsletter. Dentro ci si può trovare di tutto, dalle sirene di Omero a quelle di Cher. Tutte puntualmente corredate da delle playlist musicali a tema.Per iscriversi basta cliccare qui —> https://tinyletter.com/kermit
Queste sono solo alcune delle mie preferite (tutte realizzate da donne. Sarà un caso?!) Ma ne ho anche molte altre (anche scritte da uomini, eh) divise per tematica: dal giornalismo al cinema, dal social marketing alle serie tv fino al cibo, cibo e ancora cibo. E voi? A quali newsletter non potreste rinunciare?
Dling. È il suono della mia casella mail che mi avvisa che su Linkedin stanno cercando un social media manager. E ogni volta che vedo offerte di lavoro del genere “Cercasi social media manager”, immagino che lo stiano sostituendo perché è morto seppellito dalle notifiche; con il tunnel carpale infiammato a causa delle troppe stories su Instagram; o addirittura in preda a un attacco di confusione mentale per via della moltitudine di tone of voice imbastiti per clienti così diversi tra di loro, che nemmeno le 23 personalità in Split di Shyamalan.
La risorsa – prosegue l’annuncio – dovrà occuparsi della creazione, gestione e pianificazione dei piani editoriali (in gergo PED) e dei contenuti su tutti i social media dell’azienda. E fin qui tutto in regola. Dovrà conoscere bene l’italiano, l’inglese ma volendo anche il francese, lo spagnolo, il tedesco, e all’occorrenza avere capacità di utilizzo di Adobe Photoshop, Adobe Illustrator, Première, AutoCAD, fare il cubo di Rubik e se sa anche cucinare lo mandiamo pure a Masterchef.
Mi stupisco e rimango sempre più basita degli annunci che circolano in rete. Soprattutto quando leggo cerchiamo personale giovane e dinamico o neolaureato, che però abbia già almeno 3 anni di esperienza del settore. In che senso neolaureato ma con esperienza? Paradosso.
In un mondo in cui la comunicazione digitale è sempre più preponderante, è chiaro che le persone vogliano affidarsi a gente qualificata, con un minimo di esperienza nel settore e non agli ultimi arrivati o al cugino di secondo grado di turno, disposto a fare esperienza, magari anche gratuitamente. Ma sono anche consapevole che c’è gente che vorrebbe sì, una presenza in rete per aumentare la visibilità o sfruttare le potenzialità dei social, che però non è disposta a investire in termini economici. Un lavoro richiesto seppur sottovalutato da tutti. Ma allora come si fa?
Fare il social media manager non vuol dire solo fare due storie, come la maggior parte delle persone crede che sia. È avere una visione d’insieme, ma anche saper rispondere agli utenti che sempre di più stanno perdendo il senso dell’interazione, dietro gli schermi. Vedono una foto con il prodotto e chiedono. Prezzo? Vedono il post su un evento. Orario? Nessun preambolo introduttivo, nessun ciao, buongiorno, buonasera di riguardo. Tutti a scrivere freneticamente. Tutti affamati di risposte, tutti schiavi del subito. Tanto siamo dei bot abituati a rispondere a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Il social media manager non ha una creatività a comando. “La richiesta continua e spasmodica di nuove idee e di creatività istantanea, arriva a esaurire il social media manager, e può anche renderlo non performante e demotivato sul lungo periodo”. Come spiega bene l’articolo di Mashable, che potete recuperare qui.
Il social media manager non fa customer service. Può supportare attraverso i social qualche richiesta ma non può evadere tutto attraverso social o telefono.
Il social media manager non è un grafico. Quindi dovrà potersi confrontare con un reparto di grafica qualora servisse materiale visivo.
E infine, incredibile ma il social media manager non è uno psicologo. Non vi danno il bonus babysitter? E noi cosa possiamo farci? Non ci si può confidare su temi off topic e che non riguardano le strategie di lavoro.
Ai colleghi e alle colleghe, chiedo: vi capita di ricevere più notifiche ora di quando andavate in gita e vostra madre aveva gli sms illimitati? Ecco, la sensazione è un po’ quella. Vivere in un limbo di immotivata iper-reperibilità. Le richieste su Whatsapp (qui si apre una voragine che è meglio non aprire) i lavori last minute e d’urgenza (ma se volevo lavorare d’urgenza andavo al pronto soccorso, no?); l’ennesima diretta Facebook di venerdì sera; puoi sostituire l’# che non mi sembra tanto in linea con il profilo; e dico una stronzata, la faresti un po’ più blu?
Ci sono però anche i risvolti positivi di un lavoro sempre diverso e dinamico. Quando qualcuno fa i complimenti diretti su un social che gestisco, sorrido tra me e me. È un traguardo del quale gioire nel mio piccolo, ma che porta a una gratificazione più estesa.
Detto questo, come in tutti i lavori, esistono eccezioni e sfumature e non un’unica verità. Io credo alle figure di social media manager seri, invisibili, che non hanno bisogno di stare al centro dell’attenzione, di apparire, di rimarcare che ci sono loro dietro grandi profili aziendali, anzi.
Se alla domanda “credi nell’esistenza dei social media manager?” rispondete: “certo, è per questo che lo faccio fare a mio cugino dato che è bravo con Facebook” – sappiate che un social media manager morirà, proprio come la fatina che interpreta Julia Roberts in Hook – Capitan Uncino.
Non fate morire i social media manager. Parliamone, ma insieme!