Mangiare vegetariano & vegano a Firenze

Ammettiamolo. Abbiamo tutti un’amica/o vegetariano o vegano che quando è il caso di prenotare una cena vi mette in crisi per decidere dove andare. No problema, ragazzi. Ci penso io a svoltarvela. Ho fatto un tour ragionato dei migliori posti dove mangiare vegetariano (in molti casi anche vegano) per le vie di Firenze. E diciamocelo, non è stata proprio una passeggiata dato che siamo nella roccaforte di bistecche e lampredotti. Ma ci sono comunque riuscita.

Nota bene: come tutte le mini guide che propongo, scelgo solamente posti dove il rischio di lamentele rasenta lo 0% al massimo l’1%. Detto questo partiamo!

Il vegetariano

Avete presente la terza classe del Titanic, quando Rose scende a trovare Jack e improvvisano balli e tarantelle irlandesi? Ecco, più o meno, la situazione con i tavoli in legno e marmo potrebbe sembrare la stessa e invece…Da “Il vegetariano” sono stati i primi a Firenze ad aprire un locale di questo tipo, nel 1981. Se ci fate caso, sul loro sito campeggia la frase “…è come mangiare nella cucina del tuo migliore amico” e infatti, il fascino di questo locale è dato proprio dall’atmosfera priva di formalismi, eppure accogliente e conviviale. L’ordine si fa alla cassa, poi si sceglie tipo self-service al bancone e si torna a sedersi. Tra i best-seller da provare ci sono sicuramente le insalatone sia cotte al vapore che crude (e mi raccomando chiedete la loro salsa alla curcuma che è stellare). Riguardo ai primi, fanno anche delle mezze-porzioni che in realtà sono giganti e se capitate lì per un pranzo di lavoro vi serviranno in maniera veloce e sarete sazi. Personalmente, ogni piatto che ho assaggiato da loro mi ha sempre riempito. Da non sottovalutare le crostate rustiche, gli sformati e le quiches. Spoiler: fanno dei dolci vegane paz-ze-schi, che fanno alzare i trigliceridi solo a guardarli. Info: via delle Ruote, 30r – Tel. 055 475030.

5 & Cinque

Una boiserie celeste, tavoli in marmo e delle vecchie foto in bianco e nero sulle pareti. È ciò che troverete entrando da 5 & Cinque, il bistrot di una cucina naturale vegetariana nel cuore dell’Oltrarno, in piazza della Passera. Aperto dal 2010, in questo ristorante, fanno tutto con le loro mani: dalle paste ripiene alle torte salate, dalle focacce agli sformati, dai dolci ai cantucci, dalle confetture alle mostarde. Tra i loro best-seller l’immancabile cecina, che servono in vari modi (al naturale, con una spolverata di pepe o con lo stracchino). La preparano anche nel tradizionale 5e5 a panino, ovvero come si diceva una volta “cinque soldi di pane e cinque di farinata”. Sono aperti da mercoledì a domenica. Info: piazza della Passera, 1 – tel. 055 2741583.

Libreria Brac

Cosa succede quando metti insieme uno chef fantasioso specializzato in cucina vegetariana e vegana innamorato del fumetto e dell’illustrazione e una bibliofila amante d’arte, teatro, danza, cinema e fotografia? Succede che ne esce una “libreria con cucina”. La Brac nasce nel 2009 e si afferma nel panorama fiorentino come punto di riferimento per tutti gli appassionati della cucina e dell’arte contemporanea. Oltre a eventi, reading e presentazioni, all’interno della libreria è possibile consultare e/o acquistare testi di architettura, design, fotografia, cinema, grafica. Sul menù, le proposte sono vegetariane e vegane, preparate al momento, con ingredienti stagionali. Un luogo dove sfogliare un libro con un calice di vino tra le mani oppure semplicemente ammirare l’installazione di fronde colorate (più di 5mila strisce di tessuto) sospese tramite cavi d’acciaio che danno sulla corte interna. Info: via dei Vagellai, 18r – 055 094 4877.

Insalateria Original

Dimenticatevi le solite foglie di lattuga tristi e scondite e pensate invece a piatti gustosi ma al contempo salutari. Ecco che otterrete Insalateria Original, un nuovo localino aperto da poco in zona S. Ambrogio, che ti dice persino quante calorie stai consumando. Non solo insalate. Il menù offre anche wrap, le classiche piadine farcite e arrotolate, avocado toast, smoothies, centrifugati e spuntini dolci con ingredienti salutari e in un ambiente pop e improntato sull’attenzione all’ambiente. Si può scegliere tra insalate già ideate o componibili, aggiungendo gli ingredienti che si desidera e scegliendo le dimensioni. Aggiungo che le porzioni sono generossissime e non si rimane per niente con il classico senso di fame post-insalata! L’articolo dedicato è qui. Info: Borgo la Croce 27r, aperto dal lunedì al sabato dalle 11.30 alle 21.30.

Santo Falafel

Il verde delle piante che scendono dal soffitto matchano alla perfezione con la scritta al neon che si vede appena si entra: “In hummus we believe”. E infatti, l’unico Dio in cui credono da Santo falafel è il Dio Hummus, dove propongono una cucina 100% vegana di ispirazione libanese. Andare da Santo falafel (localino piccolo e spartano, a cui è meglio preferire il take away o il delivery, tanto sono serviti da tutti) è come fare un viaggio attraverso i sapori della tradizione araba e mediorientale. Dai piatti tradizionali come il Babilonia (3 falafel, 3 involtini in foglia d’uva ripieni di riso e menta, insalata di tabbouleh e tre creme) a quelli più veloci e senza pretese come le pitas e le focacce. Perfetto per un pit-stop quando siete in zona Santo Spirito. Info: Via Sant’Agostino, 28r – tel. 347 874 0278.

#Raw

Sempre a due passi da Piazza Santo Spirito, esattamente in via Sant’Agostino 11/R, se siete interessati alla cucina vegana e crudista, il posto che fa per voi è #RAW. Nel loro menù c’è una gran varietà di piatti della cucina vegana; tutto quello che producono è inoltre senza glutine, senza zuccheri raffinati, senza lattosio e senza conservanti o additivi. Dalle piadine ai toast, dal ramen alle insalate, la cucina di #RAW è leggera, poco elaborata, fatta per esaltare gusti e sapori. Siccome il locale non è grandissimo hanno pensato bene di fare anche consegne da asporto. Diciamo che è il posto giusto per fare un pranzo veloce o una pausa salutista se vi viene fame dalle 11 alle 18.  Sono chiusi lunedì e martedì. Info: via Sant’Agostino 11/R, Firenze – Tel. 055 7091328

Shake Café 

Vi avevo già parlato dei loro meravigliosi brunch qui, e dunque ripropongo la loro carta vincente fatta di piatti sia vegetariani che vegani. Prima di porsi come juice bar o ristorante, Shake Café pone l’accento sull’offerta di cibi freschi e salutari in modo accessibile e sostenibile. Si può ordinare sia dal menù fisso che piatti espressi dal menù del giorno, che cambia abbastanza spesso. Le bowl vegane sono super e saziano molto. Ci si può comporre le proprie piadine (ma se siete più fighi potete chiamarle wrap!). L’ambiente è informale, ci si può incontrare per lavorare, studiare o soltanto godersi un caffè (quello con caramello è top!). Hanno 4 sedi a Firenze, anche se la più bella per me rimane quella di via Cavour. Info: via Cavour, 67r (055 051 5418); via degli Avelli, 2r (055 295 310), via de’ Neri, 56 (055 906 0597); via del Corso, 28 (055 215 9528).

L’Ov – Osteria vegetariana

Siamo nel cuore dell’Oltrarno e L’OV – osteria vegetariana offre un mix di piatti della tradizione regionale rivisitati in chiave gustosa. La loro filosofia è l’inclusività perché il suo menù ha piatti che possono essere mangiati da tutti, vegetariani, vegani, celiaci o intolleranti al glutine. Per quanto riguarda il menù in cucina lo chef Simone Bernacchioni, già proprietario del Quinoa, il primo ristorante senza glutine in città. Riguardo alla location, noterete subito il bancone “muschiato”, gli arredi moderni e colorati che si abbinano alle volte e alle vecchie mura in marmo bianco dell’antico mercato del pesce di Firenze. Info: piazza del Carmine, 4R – Tel. 055 205 2388

Cortese Café 900

Non solo salato. Direttamente sotto i portici di Piazza Santa Maria Novella, accanto al Museo del ‘900 si nasconde il Caffè Cortese 900, bar pasticceria gestito dal pasticcere crudista Vito Cortese. In questo luogo dall’arredamento senza tempo l’atmosfera è in stile vecchio deposito bagagli, con le cementine nere e bordeaux, realizzato nei locali di una vecchia agenzia turistica. Dunque solo ingredienti bio, vegani e pregiati come la frutta secca, trasformati senza cottura in ricette gourmet. Le preparazioni sono senza farine, senza uova, senza burro, senza glutine e senza zucchero (aggiungo senza sensi di colpa a questo punto!). Aperto dalla mattina per la colazione fino alle 23, accessibile anche a chi non visita il museo. Info: Piazza za di Santa Maria Novella, 12R – Tel. 055 024 1691

Flower Burger

Mi ero innamorata di questa catena di veganburgheria già a Milano, dove ha aperto nel 2015 e poi si è espansa uno’ in tutta Italia. Si chiama Flower Burger, si trova in via San Gallo ed è di fatto l’alternativa vegana all’hamburger di carne, ma in versione arcobaleno. I burger sono preparati con legumi, vegetali o cereali, accompagnati da patate profumate alla paprika, edamame o patatas buenas. Le colorazioni dei panini sono ottenute con ingredienti naturali: si passa dal pane giallo fatto con la curcuma (Jungle Burger) al viola grazie alla carota nera (Flower Burger) fino all’amatissimo rosa, ottenuto grazie all’estratto di ciliegia (Cherry Bomb). Lo consiglio per una pausa pranzo o una cena divertente e poco impegnativa, all’insegna del colore. Mi raccomando, per non incorrere nel rischio di “iposalivation” (if you know what I mean) affiancate i vostri burger con delle salsine e una bibita. Mi ringrazierete. Info: via san Gallo, 13 – tel. 055 4936687

Pappagioia

Ci sono quei localini, che appena aperti pensi: “secondo me chiude nel giro di una stagione”. A quanto pare, dopo vari assaggi, ho dovuto ricredermi, perché da Pappagioia sono aperti dal 2018 e stanno resistendo alla grande. Ci troviamo in via del Ponte Rosso, in zona Parterre. Se volete fare un pranzo veloce con una cucina secondo natura 100% vegana, potete andare da PappaGioia. Un bistrot con giardino interno con una cucina e pasticceria naturali. Buffet a peso, anche take-away.  Fanno orari pranzo dal lunedì al venerdì e domenica le consegne a domicilio e asporti su prenotazione. Info: Via del Ponte Rosso, 57r – Tel. 347 211 4943.

La guerra in salotto

“Cos’è casa?” – si domandò la ragazza dai capelli lunghi e mossi.

Da piccola la casa è quella dei nonni, dove i tuoi genitori ti parcheggiano in attesa di finire di lavorare.

Da adolescente, casa è la tua cameretta, piena di segreti inconfessabili, cd sparati ad alto volume e poster di cui ora probabilmente ti vergogni.

Da studentessa fuorisede, casa è una singola dove – se ti va di culo – hai anche un bel salotto dove fare delle memorabili feste universitarie. 

E quando torni nella città natale, casa è il profumo di pasta al forno e i sorrisi dei tuoi genitori. Che ogni volta che vai via, diventano più difficili da salutare. Accennano un sorriso, che poi si trasforma in una smorfia, che cercano di camuffare per non farti capire che in realtà vorrebbero inondarti di lacrime.

Poi smetti di ondeggiare come una foglia. Trovi il tuo centro. La casa è quel luogo dove paghi regolarmente le bollette. Piano piano, l’affitto si trasforma in voglia di acquisto e così inizia la ricerca di un’altra casa. 43 abitazioni, 2 anni, qualche proposta azzardata e per fortuna rifiutata più tardi, trovi casa.  Quella che devi rimettere a nuovo perché:

1) è più bello personalizzare; 

2) ci sono i bonus edilizi, vuoi non approfittarne?

Forte di questo acquisto e di essersi indebitata insieme al marito per i prossimi 30 anni – la ragazza dai capelli lunghi e mossi- marciava fiera verso il loro futuro. Un futuro che sarebbe stato pieno di graniglia da rompere, parquet e piastrelle da scegliere, calcinacci da buttare, decisioni stilistiche da prendere – e con poca voglia da parte del coniuge – giornate all’Ikea da trascorrere. Metri quadri da misurare, scatoloni da fare, specchi da imballare, vestiti da buttare. E allora la ragazza dai capelli lunghi e mossi pensò di nuovo: “Cos’è casa?

Casa è il luogo che profuma di caffè alla mattina e invade il pianerottolo con odore di soffritto la sera.

Casa è dove non ti vergogni di mettere quel pile che non butti via da ormai troppo tempo.

Casa è dove ci sono i tuoi affetti stabili, le piante che non innaffi, le scorte di carta igienica e i soldi nascosti sotto al letto.

Ma mentre la ragazza dai capelli lunghi e mossi si rallegrava per la sua situazione personale, nel cuore d’Europa scoppiava la guerra. Una guerra che tutti sentivano più vicina e alle porte perché, per la prima volta, si combatte dove non immaginavamo, e per la prima volta è fatta da civili armati di smatphone, pronti a documentare la triste realtà minuto per minuto.

Allora la ragazza con i capelli lunghi e mossi si chiese: cos’è casa per le persone che sono state letteralmente costrette a fuggire dalla propria?

Un tetto sopra la testa?

Un rifugio temporaneo anti-aereo?

Una metropolitana?

Con leggerro imbarazzo si fermò a pensare di quanti privilegi disponiamo. E pensò quanto le nostre vite piene di comfort sembrano cose così sciocche se messe a confronto con la situazione attuale.

Allora cos’è la guerra?” – si domandò la ragazza dai capelli lunghi e mossi.

Quella che quando entri lanci le chiavi a caso, il wifi ti si collega in automatico, il caos della quotidianità che si fa sentire, inciampare nel tappeto, il piede scalzo su un mattoncino della Lego e uno sprofondare lento sul divano.

La guera in salotto è l’unica guerra che dovremmo conoscere: quella delle nostre case.  

San Valentino: 10 indirizzi romantici a Firenze 

Come ogni anno, verso i primi di febbraio, arriva il momento in cui per le coppie ci si chiede, che si fa a San Valentino? Come stupisco il mio partner? 

Dato che la socialità è sopravvalutata (e lo sto dicendo sorseggiando un tè con il mignolino alzato) se proprio dobbiamo uscire di casa – dato che a) fa freddo; b) siamo poveri; c) c’è ancora il Covid; d) non mi separerò facilmente dalle mie Birkenstock invernali – dobbiamo perlomeno andare in luoghi che siano eccellenti sia dal punto di vista del servizio (accurato, gentile ma non per forza ingessato) che del cibo. Siete d’accordo? Altrimenti stavo a casa, o no? 

Beccatevi dunque 10 indirizzi che vanno bene sia per un primo appuntamento che per rinfrescare una storia d’amore di lunga data. Sono dieci posti che in entrambi i casi vi faranno esclamare: first reaction shock!

Atelier de’ Nerli

Il primo posto romantico da citare per San Valentino è senz’altro l’ Atelier de’ Nerli. È un bistrot con l’anima da galleria d’arte situato Oltrarno, nel quartiere di San Frediano. I divanetti di velluto, la luce soffusa, le pareti rosa, e gli specchi antichi contribuiscono subito a rendere l’atmosfera glamour ed elegante. Così come il menù proposto dallo chef Gianluca Camilotto, che riflette l’equilibrio e l’autenticità dei sapori tipici della tradizione toscana, mescolata a piatti più creativi. Sono aperti dal martedì alla domenica (quindi attenzione alla cena di lunedì 14). Il mio consiglio è andarci o il giorno prima o il giorno dopo. Info: Piazza dei Nerli, 8r/10r (tel. 055 760 2982).

Ristorante La Giostra

Lucine a profusione che cadono dal soffitto e immancabili candele a centro tavola. La sala con gli archi in mattoncini del XVI secolo, un tempo ripostiglio delle giostre di una piazzetta vicina, ospita i sedici coperti di questo intimo e nascosto locale, nel cuore del centro storico di Firenze, tra il Duomo e Piazza Santa Croce, più precisamente in Borgo Pinti. L’ atmosfera è magica sin dall’ingresso. Il ristorante nasce nel 1992, dalla passione di Dimitri d’Asburgo Lorena che amava circondarsi di amici e cucinare per loro, che volle condividere le proprie tradizioni familiari e antiche ricette con i fiorentini. All’attività si unì sin da subito il figlio Soldano Kunz D’Asburgo Lorena, volto del ristorante che ancora oggi guida e gestisce l’attività con un profondo rispetto per la sua eredità. La proposta è in cucina è affidata allo chef Ubaldo Tornarelli con una carta di qualità, di tradizione toscana e italiana. Info: Borgo Pinti, 12r – La Giostra

Il Santo Bevitore

Fascino rustico-chic, atmosfera vivace e cucina toscana, leggermente rivisitata. Siamo in Oltrarno e se c’è un indirizzo da consigliare, non solo a San Valentino, è quello del Santo Bevitore. Se non farete colpo con il menù – ma ne dubito dato che nella carta che ci sarà per il 14 febbraio ci saranno tra le altre: terrina di fegatini di pollo e pan brioche; gigli di pasta fresca, lampredotto, e carciofi; ravioli di cinghiale, pecorino di fossa e brodo affumicato; polpo croccante, crema di patate, cime di rapa, tazza di crema di mascarpone e fragole e crème brûlée al caffè – potrete comunque sopraffare la vostra preda (se è una prima uscita) o il vostro amante (così ve la tirate!) con la leggenda del Santo Bevitore, racconto autobiografico di Joseph Roth. Andate a comprare il libro qui e studiatelo bene! Mettendo la letteratura da parte, in questo locale il pane che vi servono è una droga, prodotto dal loro forno, il panificio artigianale S.forno. Durante la bella stagione, ma anche in inverno, potete fare aperitivo lì accanto, al Santino. Info: Via di Santo Spirito, 64/66 (055 211264).

The Stellar

In una fusione tra food experience, mixology e innovazione, troviamo The Stellar, che he preso vita qualche mese fa all’interno del granaio mediceo in piazza del Cestello. Costruito alla fine del Seicento per volere di Cosimo III in uno dei quartieri più vivaci della città, e oggi votato a luogo popolato da imprenditori dell’innovazione digitale, questo nuovo spazio, multiforme e contemporaneo, oltre al co-working raccoglie al suo interno un bar e un ristorante. È proprio in quest’ultimo che consiglio di andare a cena. La cucina, guidata dallo Chef Luigi Bonadonna, racconta i sapori della tradizione, rivisitati in chiave contemporanea, come la loro “carbonara 3.0”. La partnership con Vino.com assicura la miglior selezione con più di 500 etichette nazionali e non, dove trovano spazio anche piccoli produttori locali. Mentre all’alchimista Nicola Spaggiari il compito di distillare signature cocktail da abbinare alle creazioni culinarie. Info: P.za di Cestello, 10 – Website

Gurdulù

Per chi vuole trascorrere il suo appuntamento in zona Santo Spirito suggerisco Gurdulù. Questo locale è sia una gastronomia, con la proposta al banco di piatti tradizionali come ad esempio il lampredotto, la porchetta classica, le puntarelle cacio e pepe e tante altre preparazioni giornaliere e sia ristorante, con servizio ai tavoli nelle ampie sale o nella loro corte interna. I piatti sono davvero gustosi. Il mio suggerimento, se ci andate per la prima volta e volete assaggiare tutto, è di optare per uno dei due menù degustazione (quello gastronomia con una selezione del banco, un piatto a scelta dal menù alla carta e un dessert a 30€ oppure quello ristorante con cinque scelte dalla cucina alla carta o fuori dalla carta a 50€).  Un servizio gentile e impeccabile, un menù delizioso e una vasta scelta di vino. Non rimarrete affatto delusi!  Info: via delle Caldaie 12R (tel. 055 282223).

Trattoria Gargani

Pareti affrescate, tovaglie bianche e lume di candela. Gli ingredienti perfetti per una cena romantica, no? La “Trattoria Garga” è un indirizzo storico a Firenze, conosciuta per essere la trattoria “degli artisti”, e apprezzata sia dai locals che dai turisti per il cibo toscano con incursioni internazionali. La parte storica del ristorante, animata dagli affreschi di Alfio Rapisardi, rendono il locale originale, caldo e accogliente. Un menù super approvato (da me) e consigliato consiste in: pici, pomodori di San Marzano, burrata e basilico seguito da una scaloppina con avocado, accompagnato da un buon vino oppure tra i cult proposti in menù, lo spaghettino ai carciofi crudi e l’orecchio di elefante alla Stinchetti. Servizio iper-gentile e preparato per una serata molto piacevole. Info: via del Moro, 48/r (tel. 055 239 8898).

Trattoria 13 Gobbi

Rimango in tema trattorie. Per un pranzo o una cena speciale con un menù favolosamente toscano non si può non provare la Trattoria 13 Gobbi, con un ambiente curato ma molto familiare che lo rende uno dei luoghi preferiti sia da chi è a Firenze in visita sia da chi ci abita. Sappiate che se non sboccia l’amore tra voi e il vostro/a commensale…sarà sicuramente un colpo di fulmine quello con i loro rigatoni in zuppiera con pomarola e mozzarella strascicata, seguito da una tagliata di manzo da urlo. Se poi vi capita di essere serviti dal cameriere Lucio, dal tipico humor toscano…sarete doppiamente fortunati! Ps. se per caso vi chiedeste l’origine del nome della trattoria, non preoccupatevi, nessun riferimento ai tifosi della nota Juventus (anche perché loro tifano Fiorentina). Info: via del Porcellana 9r (tel. 055 284015).

Gucci Osteria da Massimo Bottura

Design, moda e cucina si fondono in un unico ambiente per creare quello che è uno dei posti più sofisticati del panorama fiorentino. Praticamente in front of Piazza della Signoria, si erge il Gucci Garden, all’interno del quale, come uno scrigno nascosto, c’è la Gucci Osteria gestita dal team dello chef Massimo Bottura. A tenere le redini in cucina è Karima Lopez, la chef che ha mescolato la sua esperienza messicana a quella modenese sotto la guida di Massimo Bottura. ll risultato è un mix di piatti creativi ispirati ai suoi viaggi, con giocose interpretazioni dei classici. Il mio consiglio è di optare per un menù degustazione (si parte dai 150€ a persona ma ci sono varie opzioni) per un’esperienza culinaria a 360 gradi. Altro consiglio è di visitare la mostraArchetypes, magari prima di cena, perché diciamocelo: you only live once! Info: Piazza della Signoria, 10 – Website

La Ménagère

Se si parla di luoghi romantici non posso non citare La Ménagère (ve l’avevo già consigliata per il brunch qui) e che con la sua magica atmosfera vi farà sicuramente guadagnare punti. Per un appuntamento dall’effetto scenografico assicurato potrete scegliere un posto nell’iconico tavolo comune – ricavato da grandi tavole di quercia e fiancheggiato da una parete multicolor di vasi vintage in vetro – ma se preferite più intimità, optate per un tavolo per due. In cucina, Nicholas Duonnolo, già chef negli anni trascorsi dalla prima apertura, riprende oggi il timone con un’idea complessiva di cucina evolutiva, a filiera corta (tutti i lievitati son fatti in casa, come la pasta; le erbe aromatiche sono in coltivazione idroponica, direttamente in cucina), ed in cui alcuni accenti di culture orientali o sudamericane – di cui le ceviches ed i poke ne sono alcuni dei punti forti – si trovano a diretto contatto con la migliore tradizione italiana, quali i suoi “ravioli con farina di grano saraceno, melanzane, robiola, capuliato e fiori e cime  di rapa” oppure il “petto di faraona con funghi, scalogni glassati e salsa di patate e caffè”. Ps. potete acuistare un boquet di fiori direttamente lì! Info: Via de’ Ginori, 8/R (tel. 055 075 0600).

Foto credits © La Ménagère

Temakinho 

Per chi vuole mangiare sushi nella variante nippo-brasiliana in piazza Strozzi c’è Temakinho, la nota catena di ristoranti che ha già fatto battere il cuore di altre città come Roma, Milano, Londra, Ibiza e Formentera. Carta da parati floreale anni ’70, arredamento di design, luci al neon rosa. Appena si entra ci si immerge in un ambiente iper-colorato così come il menù proposto: dalle ceviches alle poke bowl passando per molte combinazioni di rolls, fino alla selezione di piatti di carne. I piatti di Temakinho nascono dall’unione della cultura giapponese con quella brasiliana,  mescolando sushi agli ingredienti tropicali del Brasile. Da non sottovalutare anche i dolci (spoiler: sono un’irresistibile bomba di calorica!). Potrete accompagnare la cena sorseggiando cocktail espressi d’ispirazione brasiliana così come la loro Mais Amor, la loro birra artigianale fatta con malto d’orzo biologico. E se non avete voglia di uscire, potete sempre ordinarlo da asporto! Info: Piazza degli Strozzi, 14/15 – Website

I migliori brunch da provare a Firenze

Dolce o salato? Tardi o presto? Il brunch è l’arte del compromesso tradotta in burro e marmellata servita con una bella spremuta d’arancia, obbligatori litri di caffè e dettagli salati. La consolazione per gli indecisi, la soluzione per rivedersi nel fine settimana e…perché no? anche l’occasione di scoprire nuovi #Instagramspots.

Fare un brunch a Firenze è un’impresa impossibile? Giammai. In questa mini guida, vi porto alla scoperta di posti selezionati che meritano di essere provati almeno una volta. Questa ricerca è frutto di sopralluoghi a locali testati per anni, che non mi ha esentata da un accumulo di calorie (precisamente sulla fascia addominale) ma anche tanta goduria gustativa. Cosa non si fa per lavoro, eh? Senza indugi, tra nuovi indirizzi e vecchie riconferme, partiamo!

Shake Café

Il primo posto che mi sento di consigliare all’interno di questo viaggio alla scoperta dei brunch fiorentini è sicuramente Shake Café.  L’idea nasce da Cristiano e Fanny, coppia sia nella vita che sul lavoro, che decidono di aprire il primo locale nel 2013. Hanno varie sedi disseminate un po’ ovunque in città (via del Corso, 28; via degli Avelli, 2r; via dei Neri 56; via Cavour 67r; e la loro recente apertura in Manifattura Tabacchi). La loro idea è sempre stata quella di offrire cibi freschi e salutari in modo accessibile e sostenibile. L’ambiente è informale, ci si può incontrare per lavorare, studiare o soltanto godersi un caffè (quello con caramello è top!). Sempre attenti agli ingredienti biologici e con un twist vegano, Shake Cafè è il posto ideale per un brunch semplice e gustoso che sa anche coniugare bene il rapporto qualità/prezzo. Gli imperdibili secondo me: il Classic English brunch (con uova a scelta, fagioli al pomodoro, salsiccia, bacon e toast con burro e marmellata) e la Farm omelette (frittata servita con verdure di stagione e patate arrosto). Consiglio la location della Manifattura soprattutto perché è kids friendly! Dai 13€ in su. 📍via Camillo Cavour, 67/69r.

Ditta Artigianale

Nella proposta di Ditta Artigianale (di cui vi avevo già parlato qui) i sapori tipicamente toscani sono accostati ai classici internazionali. L’offerta per il brunch è ricca e variegata: dai pancakes alle uova strapazzate, fino ai croque monsieur ++che io amo follemente++ passando per bagel farciti e i Club Sandwich con incursioni stagionali. Con 5 locali all’attivo a Firenze, Ditta Artigianale non è soltanto una caffetteria, bensì un progetto di caffetterie specialty italiana, ovvero dedicate a caffè di particolare pregio gustativo. Soprattutto nel locale vicino a S. Ambrogio (meritano una visita anche gli altri, in ordine cronologico di apertura via de Neri, via dello Sprone, lungarno Soderini e il nuovissimo in piazza Ferrucci) le linee pulite, i colori neutri e anche il verde grazie all’affaccio sul giardino interno, vanno a braccetto con l’esplosione di colori proposta sul menù. Gli imperdibili secondo me, come da foto: Smashed avocado toast e Pastrami Bagel. Prezzo: 17€. 📍via Giosuè Carducci, 2/4r.

Bulli & Balene

Un’ottima soluzione qualità/prezzo e in perfetto equilibrio tra dolce, salato e sfizioso a mio parere, si posiziona alto in classifica il brunch di Bulli & Balene, il bistrot con sede all’interno di Manifattura Tabacchi (ma hanno anche un altro locale in piazza della Passera). Lo stile è industriale ed è frequentato da hipster, famiglie, hipster con famiglie. Di base, la loro proposta culinaria parte da una rivisitazione del bacaro veneziano, con spritz, cicchetti e tramezzini, accostati alla tradizione toscana. Avendoli provati in diverse occasioni, mi sento di consigliare il loro brunch al 100% – che si compone di 2 assaggi dello chef salati, 2 assaggi dello chef dolci, un main e un caffè americano. Il tutto a 25€. 📍via delle Cascine, 33.

La Ménagère

Può un luogo magico per gli occhi diventare ancora più scenografico? Ebbene sì. Nonostante il mio amore per la versione precedente, La Ménagère, dopo il restyling curato dall’architetto Claudio Nardi è letteralmente rifiorita. A testimoniarlo, un’intera parete di rose che incornicia i tavolini sull’esterno, l’affaccio su via de’ Ginori con la tendina blu che fa subito regard parisien e la consueta attenzione per la cucina – che mescola l’innovazione alla semplicità – confermano questo locale un “luogo dei luoghi” dall’anima glocal. Non solo ristorante ma anche cocktail bar (fanno un Americano pazzesco!) punto di incontro per lavoro, acquisti curiosi, o semplice relax. Se venite a Firenze per la prima volta è una tappa obbligatoria. Se invece volete concedervi uno sfizio goloso nel weekend, ogni sabato e domenica optate per il brunch: caffè, spremuta, pancake, uovo poche con pane integrale tostato, hummus di ceci, avocado e spinaci, e un dolce della vetrina (anche se io li prenderei tutti!) al costo totale di 25€. 📍via de’ Ginori, 8/r.

Wanda Caffè

New-entry freschissima in zona San Frediano è il locale di Enrica della Martina, che ricorderete come partecipante i Masterchef 2014. Ha da poco aperto le porte del suo Wanda Caffè un omaggio le ricette della nonna (Wanda) – tra piatti della tradizione e commistioni internazionali. Nel brunch della domenica (in orario 11-15) si possono assaggiare i pancake con sciroppo d’acero o quelli al farro con banane, questi ultimi anche in versione gluten e lactose free, yogurt bowl con granola e frutta fresca, e l’avocado toast, con aggiunta di salmone, prosciutto di Praga o uovo pochè a scelta. E di nuovo, club sandwich, con pollo cotto a bassa temperatura e marinato alla senape, e smash burger, con un hamburger studiato nel dettaglio per trovare il perfetto mix e una salsa nata da una ricetta di Enrica. 📍via Pisana 12/14r – Tel. 055 0161009.

Le Vespe Cafè

Nello storico quartiere di Santa Croce c’è un localino dall’atmosfera rilassata e amichevole. È Le Vespe Cafè: nato nel 2013 dall’unione di due amici, un fiorentino e un canadese, che offrono delizioso cibo di ispirazione canadese. Non solo nel weekend, ma anche durante la settimana troverete pancake, french toast, uova alla benedict e qualche incursione messicana. Una delle loro frasi cult è: “Non puoi comprare la felicità. Ma puoi comprare un burrito, che ci si avvicina parecchio!” e come dargli torto…L’imperdibile secondo me: The King (due uova, bacon, salsiccia, patate fatte in casa e pancake serviti rigorosamente con litri di sciroppo d’acero). Accettano prenotazioni solo nei giorni feriali e sono chiusi il martedì. Dai 13,50€ in su. 📍via Ghibellina, 76/r.

Amblé

Da Amblé, il piccolo locale nella nascosta Piazzetta dei Del Bene, 7/A – che da anni accosta il cibo salutare alla vendita di design sostenibile, sono maestri indiscussi del tramezzino – ma servono anche ottime insalate, crostoni, centrifugati e cocktails. Ecco perché per un brunch diverso si potrebbe fare tappa da loro. Gli imperdibili secondo me sono i Club Amblé, uno con prosciutto arrosto toscano, asiago, uova strapazzate, pancetta, salsa BBQ e maionese amblé accompagnato da patate al forno e la sua variante gemella vegetariana con hummus di ceci, asiago e zucchine. Sono una che nota il packaging, che dire quindi della loro carta personalizzata con i fenocotteri? Adorabile. A due passi da Ponte Vecchio, con prezzi davvero onesti e una piacevole atmosfera, stra-consigliato! Costi: dai 12€ in su. 📍Piazzetta dei Del Bene, 7/A.

Brunch Republic

Recentissima new-entry del panorama fiorentino è Brunch Republic, localino che si trova in viale Giacomo Matteotti, 30/2. Il progetto nasce da un’idea di Marco Pani, deciso a lanciarsi nell’ avventura di aprire un locale specializzato in colazioni dal sapore internazionale in Italia, patria del “cappuccio e brioche”. Nel 2016 nasce Brunch Republic Mestre e nel 2019 Brunch Republic Treviso, il secondo punto vendita. Questo di Firenze è il loro primo punto vendita in franchising. Non c’è buffet o prezzo fisso ma si ordina alla carta scegliendo ciò che più piace. Devo dire che per ora l’offerta mi sembra più che promettente (mi hanno mooolto incuriosito i sandwich e i bagel) con dei prezzi non esosi. Aperto con orario continuato da lunedì a giovedì dalle ore 7 alle 23, mentre venerdì dalle 7 alle 24, sabato dalle 8 alle 24 e domenica dalle 8 alle 23. 📍Viale Giacomo Matteotti, 30.

Angel Rooftop

Brunch sì, ma con vista. Che sia un tris di hamburger di chianina accompagnati da una salsa al tartufo o un bagel rustico con formaggio cremoso, salmone e uovo in camicia, un avocado sandwich o un piatto di calamari & tzatsiki poco importerà. La vostra attenzione sul cibo sarà marginale perché il focus sarà tutto sul panorama mozzafiato che si gode da Angel’s, il rooftop dell’Hotel Calimala, situato in pieno centro a due passi da Piazza della Repubblica. Il brunch è servito sabato e domenica dalle 12 alle 15. Il menù è alla carta e parte dai 14€ in su.📍Hotel Calimala in via Calimala, 2.

Calistro

Una variante creativa e gustosa che si stacca un po’ dalla classica proposta con french toast o avocado bread, è sicuramente quella proposta da Calistro, il locale in Lungarno Benvenuto Cellini, 43r specializzato in tortello alla piastra (di tradizione casentinese rivisitata in chiave streetfood). Il loro Calibrunch, proposto sia sabato che domenica, vuole declinare gli ingredienti della cucina casentinese, tipicamente povera e di montagna, ai sapori deliziosi tipici del brunch. Uno dei piatti che sicuramente amerete è il Waffle castagnato fatto con farina di castagne, rigatino croccante, ricotta, nocciole, kiwi e miele di castagne. Ma si può scegliere tra tantissimi altri piatti come pane multicereali e frittata, mozzarella e spinaci oppure buttarvi sul dolce con lo S’more, panettone alla piastra con marshmellow e cioccolata fondente. Oppure prendere un po’ tutto, come farei io! 📍Lungarno Benvenuto Cellini, 43.

Melaleuca bistrot

In Lungarno delle Grazie, 18 spunta Melaleuca, una caffetteria/pasticceria gestita da una coppia di australiani con vista fiume. Atmosfera esterofila, un locale sommerso dalla luce e soprattutto da un odore costante di dolci appena sfornati. Il pane a lievitazione naturale, i bagel e i muffin inglesi sono tutti prodotti lì. Biscotti con caramello salato e cioccolato fondente, patate dolci fritte, pancetta affumicata fatta in casa, ciambelle…ma gli imperdibili per me sono i Cinnamon rolls, girelle alla cannella che creano letteralmente dipendenza. 📍Lungarno delle Grazie, 18.

Rooster Cafè

Il brunch è sempre una buona idea e da Rooster Cafè lo hanno capito. Ecco perché hanno deciso di servirlo non solo nel fine settimana ma tutti i giorni. Paradiso per gli espatriati, ma anche un luogo per chi abita nei dintorni, in questo locale (con due sedi: una in via Porta Rossa, 63/r e una in via Sant’ Egidio, 37/r) si può soddisfare qualsiasi tipo di voglia: che sia di bagel ripieni, pile di soffici pancake banana e caramello, di una torta alle carote o di un’insalata, loro l’avranno. E per le richieste, veg, veggie e gluten-free, basta chiedere. Gli imperdibili secondo me: Classic Benedict (2 uova in camicia, muffin inglese, bacon, salsa olandese, patate arrosto e insalata) e per dolce Grandma Style (pancake con frutta fresca di stagione, anche nella variante con gocce cioccolato e burro d’arachidi). Dal martedì alla domenica. Piatti dagli 8€ in su. *aggiornamento: l’ultima volta che ci sono stata mi hanno servito frettolosamente e non volevano farci fare conti separati. Non bene. 📍via Porta Rossa, 63/r e via Sant’ Egidio, 37/r.

Grazie per avermi seguita fin qui e alla prossima guida!

#Maimute: la rassegna di cinema e femminismo di CinematograFica

Di cosa parliamo quando parliamo di femminismo? Di oggettivazione della donna, di disparità salariale, dell’insensatezza (ma anche l’utilità) dei reggiseni? Al cinema La Compagnia sta per arrivare Mai Mute, una rassegna di cinque appuntamenti, un giovedì al mese, per parlare di cinema e femminismi a cura di CinematograFica.

Un breve riassunto per spiegare chi sta dietro CinematograFica. È un’associazione – fondata da Claudia Morini di Tocco, Daniela Colamartini e Simona Castoldi – che usa il cinema come mezzo per parlare di diritti di genere e femminismi e mette sotto i riflettori il tema della disparità di accesso all’industria cinematografica per donne, generi non binari e minoranze e della loro rappresentazione nel mondo dell’audiovisivo. Ho potuto assistere alla nascita del loro progetto e sono davvero felice e orgogliosa di questa rassegna. Detto ciò, da quando le intervistai per Lungarno qui (una zoom call nel pieno del primo lockdown) questa realtà, a quasi due anni dalla sua nascita, è cresciuta, è cambiata, ed è più agguerrita che mai!

Da gennaio a maggio, Mai Mute proporrà al pubblico, attraverso talk e proiezioni, film indipendenti su tematiche di attualità sociale e culturale che si intersecano con il femminismo: dalla transessualità al pionierismo musicale, dal corpo al linguaggio fino allo sport, ogni volta con ospiti diversi, per parlarne con il pubblico in un dialogo aperto.

Si parte giovedì 20 gennaio. Questo primo incontro è dedicato al tema della lotta politica della comunità trans e porterà in sala un documentario dalla sezione Acid di Cannes 2019, “Indianara” di Aude Chevalier-Beaumel e Marcelo Barbosa. La rivoluzionaria Indianara Siqueira lotta per la sopravvivenza delle persone transgender in Brasile. Nel rifugio che lei stessa ha istituito – Casa Nem – sulle strade, alle manifestazioni, è un continuo battersi per i propri ideali, persino a casa con il marito Maurício. Vicina ai cinquanta, attaccata anche dai suoi compagni di partito e sofferente per l’avanzata del totalitarismo, Indianara deve unire le forze per l’ultimo atto di resistenza. Prima della proiezione il talk “Voci contro il sistema: siamo già qua!” sarà dedicato alla comunità trans in Italia con la partecipazione di Kali Swaid attivista, artista nel campo della moda, fotografa di festival e delle portavoci di Casa Marcella, prima casa rifugio in Italia per persone trans, Mia Tarulli e Cinzia Colosimo.

I prossimi appuntamenti saranno: il 24 febbraio (Se ci ascolti non è solo rumore); il 24 marzo (Non sul mio corpo); il 21 aprile (Prendere parola per rifare il mondo) e il 19 maggio (Bravə anche a fischiare).

A completare l’intento femminista al 100%, segnalo che le illustrazioni della rassegna sono state realizzate da Alessandra Marianelli, in arte Luchadora e che durante ogni evento sarà presente il bookshop della casa editrice femminista Le Plurali, che pubblica libri di saggistica e narrativa, esclusivamente d’autrici.

Ora scusate, vado a mettermi il reggiseno perché sì, io sono favorevole a questa antica forma di costrizione patriarcale al corpo femminile. Oggettivamente, non devo stare qui a spiegarvi perché esiste la forza di gravità, no?

Dunque, che siate favorevoli o contrari al bra, spero di vedervi al cinema!

T come time management o l’illusione di saper gestire il proprio tempo.

Iniziamo dicendo che ho un problema. Eh no, non mi riferisco al fatto che molto spesso il mio unico obiettivo sembri quello di accumulare punti fragola dell’Esselunga o sbucciare i pomodori cotti, i chicchi d’uva e principalmente tutta la frutta o gli ortaggi in cui non vi è troppo aderenza tra polpa e pellicina. Sono già una serie di problemi, ma non divaghiamo.

Il mio problema – e forse capita anche a voi, capi di voi stessi – consiste nel time management, ovvero nell’illusione di saper gestire il proprio tempo

Se nel weekend appena passato ero riuscita a battere il record dei 35mila passi (al giorno, brava!) appena rientrata davanti al computer ho iniziato a lavorare a ritmi martellanti, anche di notte, anche a costo di non lavarmi i capelli (violino del Titanic!).

Perché succede tutto ciò? Ansia da prestazione? Incapacità di darsi delle tregue? Perché appena entra qualcosa da fare la faccio subito invece di lasciar decantare? Anticipa a oggi ciò che puoi fare domani? Per cominciare dovremmo riconsiderare il concetto di /ur·gèn·te/. Le cose fatte bene richiedono tempo e non tutto può essere evaso con una pronta soluzione.

Vari articoli in rete suggeriscono approcci e metodi lavorativi sostenibili in termini di uso e consumo del proprio tempo, tipo la tecnica del pomodoro. Un metodo molto interessante che potete leggere e, volendo sperimentare, qui. Io l’ho provata e non mi sono trovata male, ma dovrei essere più costante.

Poi mi sono accorta che la gestione del tempo non riguardava solo il lavoro ma varie sfere della persona. Ho scoperto che non so rilassarmi. Non ho la minima idea di come poter passare un pomeriggio senza sentire il bisogno di dover fare qualcosa. Tenere le mani occupate o spuntare mentalmente le caselle della mia lista di cose da fare. E così mentre guardo una serie tv, intanto scaldo il ferro da stiro; mentre apparecchio la tavola, controllo se mi è arrivata una mail; mentre mi stiro i capelli metto a bollire i broccoli. Quand è che abbiamo iniziato a sovrapporre attività su attività senza dedicare il giusto tempo a ognuna?

Riporto qui di seguito il pensiero di Tlon: “Nella società della performance tutti si guardano intorno e pensano: «Guarda quante cose fanno gli altri e quanto poco faccio io. Quanto loro sono attivi, belli e vivi, rispetto a me che sono passivo, brutto e morto dentro». In realtà, la sensazione di non fare e non essere mai abbastanza è molto più condivisa di quanto si creda: anche i tuoi amici, le persone che idealizzi, persino chi vedi come competitor vive esattamente la stessa situazione, e così si finisce col correre tutti come pazzi verso il nulla per paura di essere dimenticati, esclusi, messi da parte. La società della performance fa sentire costantemente un senso di competitività verso chiunque, e costringe a sentirsi in colpa quando ci si vuole o ci si deve fermare. Alimenta il senso di precarietà, ti porta a vivere una grande esaltazione quando acquisisci consenso e a cadere nello stato opposto nel momento in cui la performance diventa passato. È così che si finisce col sentirsi non più persone ma prodotti da pubblicizzare, perché tutto appare come commercializzabile. In una società così pervasiva, che colonizza qualunque spazio per spingerci a creare “contenuto”, ma che costringe a convivere costantemente con il senso di vuoto, è essenziale creare altre strade, non pensare che questo sia l’unico mondo possibile, basato su un sistema irreversibile“.

Sulla scia della massima “il tempo è denaro” consiglio il rewatch del film “In Time“, un thriller cyberpunk del 2021 con Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy e Olivia Wilde. La storia è ambientata nel 2169, un futuro in cui le persone sono geneticamente programmati per vivere fino all’età di 25 anni (io sarei già fuori di sei anni ma almeno il mio metabolismo sarebbe rimasto ai 25!). Allo scoccare del 25° anno, grazie a un chip inserito nell’avambraccio, ha inizio un conto alla rovescia che permette loro di vivere solo un anno al termine del quale sono destinati a morire. Ciononostante è possibile allungare la propria aspettativa di vita perché il tempo è diventato una vera e propria valuta: i minuti di vita equivalgono a moneta sonante.

Dunque, come torniamo padroni del nostro tempo? Premiamo sul tasto pausa? E se ne abbiamo voglia – poi – ricominciamo con il loop quotidiano.

Le mostre da non perdere a Firenze e dintorni

È tutta una sporca questione di tempo. Sembra ieri che eravamo a scegliere la protezione solare più adatta al nostro fototipo di pelle e oggi – superato l’abisso natalizio dei regali last-minute – ci chiediamo come sia stato possibile. Com’è possibile che sbattiamo le palpebre e facciamo salti temporali senza accorgercene? 

Siccome il tempo deve essere un nostro alleato e non un nemico, il modo più piacevole per ingannarlo è facendo attività culturali. Così magari rallenta un po’ e rallentiamo anche noi. Ecco allora un elenco delle migliori mostre da non perdere a Firenze e dintorni.


“Inside Dalì” a Santo Stefano al Ponte a Firenze

Un’occasione per immergersi nell’universo onirico immaginario di uno dei principali interpreti del surrealismo è “Inside Dalì” la mostra multisensoriale proposta da Crossmedia Group, realizzata nell’interno della chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte a Firenze. Tra le chicche, un ambiente dedicato alle 100 illustrazioni realizzate da Dalí per illustrare la Divina Commedia, in occasione del 700° anniversario della morte di Dante Alighieri. 👉 Visitabile fino al 16 gennaio 2022.

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A Palazzo Strozzi “Shine” di Jeff Koons

Già vista da oltre 100mila visitatori il percorso della retrospettiva ospita una selezione delle più celebri opere dell’artista che, dalla metà degli anni Settanta a oggi, ha rivoluzionato il sistema dell’arte internazionale. Lucide, colorate, specchianti e talvolta eccessive, le sculture di Koons hanno la capacità di unire cultura alta e popolare, mixare eleganza e pacchianeria, di esaltare elementi di consumo di massa accostandoli a raffinati riferimenti di storia dell’arte. Protagoniste della rassegna sono opere che raccontano oltre 40 anni di carriera, dalle celebri sculture in metallo che replicano oggetti di lusso, alla re-interpretazione di personaggi della cultura pop fino alla re-invenzione dell’idea di ready-made. 👉 Visitabile fino al 30 gennaio 2022.

Cortile © foto Ela Bialkowska OKNO studio

“I love Lego” al Museo degli Innocenti

Alzi la mano chi non ama i Lego? (forse tranne quando per errore li calpesta a piedi nudi, ahia!). Il Museo degli Innocenti di Firenze ospita una mostra sui leggendari mattoncini colorati che mette d’accordo sia grandi che piccini. All’interno del percorso espositivo si potranno ammirare 7 diorami, riproduzioni di scenari che ritraggono città contemporanee, paesaggi medievali, la conquista dello spazio, l’Antica Roma e persino la Liberazione. Insieme a queste dettagliatissime riproduzioni di edifici e opere architettoniche, due opere site specific a firma di Luca Petraglia di due monumenti iconici della città: la facciata della Basilica di Santa Croce, con una costruzione di circa 30.000 mattoncini, e il Campanile di Giotto del Duomo di Firenze, composta da un totale di 100.000 mattoncini e alta più di 3 metri. Immancabili anche i dipinti rivisitati in versione Lego negli Oli su Tela di Stefano Bolcato e le vignette/installazioni comiche del collettivo LEGOlize – autori nel 2016 dell’omonima pagina. 👉 Visitabile fino al 31 gennaio 2022.

Foto © “I love Lego” – Museo degli Innocenti

Jenny Saville al Museo 900 di Firenze

La figura umana è al centro della ricerca artistica di Jenny Saville, una delle più grandi pittrici viventi e voce di primo piano nel panorama artistico internazionale. Diffuse tra Museo 900, il Salone dei 500 di Palazzo Vecchio, il Museo dell’Opera del Duomo, il Museo degli Innocenti e Casa Buonarroti, le sue opere – in un costante parallelismo tra antico e contemporaneo – si confrontano con i maestri del Rinascimento italiano, in particolare con alcuni grandi capolavori di Michelangelo. Se però il giovane Michelangelo è divenuto il più grande scultore della sua epoca per aver dato vita a una statua monumentale, il David, campione di bellezza maschile secondo la cultura neoplatonica, Jenny Saville, al contrario, ha raggiunto la fama grazie alle enormi raffigurazioni di corpi femminili nudi, ritratti talvolta in posa, talvolta riversi, che esibiscono forme sessuali procaci e che non hanno timore del confronto con la realtà, con la bellezza dell’imperfezione ma che anzi – ne esaltano la fragilità, svelandone la forza. 👉 Visitabile fino al 20 febbraio 2022.

Jenny Saville Firenze, Museo Novecento © foto Sebastiano Pelliondi Persano

“Hi woman” a Palazzo Pretorio di Prato

Hi Woman! La notizia del futuro è la mostra che porta 22 artiste contemporanee internazionali in dialogo con la collezione permanente di Palazzo Pretorio, a Prato. Le creazioni delle artiste si intrecciano alle opere sacre, ricoprendo contemporaneamente il ruolo dell’angelo e della Vergine, portatrici e destinatarie di una rivoluzione astratta, simbolica ma allo stesso tempo profondamente concreta. Approfondite qui. 👉 Visitabile fino al 27 febbraio 2022.

Foto © Ivan D’Alì

Keith Haring a Palazzo Blu a Pisa

Un universo colorato che conosciamo molto bene ma che non finiamo di scoprire. Palazzo Blu di Pisa dedica una retrospettiva all’artista statunitense, universalmente riconosciuto tra i padri della street-art. La mostra presenta per la prima volta in Europa oltre 170 opere, provenienti dalla Nakamura Keith Haring Collection, ripercorrendo l’intera carriera artistica di Haring, dai disegni in metropolitana alle serigrafie. Ve ne avevo parlato qui👉 Visitabile fino al 17 aprile 2022.

© Palazzo Blu, Pisa – Foto © Antonello Tofani.

Le dive di Zeffirelli all’Hotel Savoy

Nella cornice dell’Hotel Savoy, Da Maria Callas a Fanny Ardant, da Cher a Brooke Shields, passando per Carla Fracci, Judy Dench ma anche Anna Magnani, Claudia Cardinale ed Elizabeth Taylor. Sono solo alcune delle dive protagoniste della mostra fotografica “Le dive di Zeffirelli“, che omaggia le indimenticabili star di cinema, teatro e opera che hanno segnato la carriera artistica del grande maestro fiorentino. Maggiori dettagli qui. 👉 Visitabile fino al 18 aprile 2022.

L’universo a colori di “Keith Haring”, a Palazzo Blu di Pisa

Cosa definisce un artista se non il suo testamento creativo?

Appena due giorni prima di morire, troppo debole anche per parlare, prende un pennarello e tenta ripetutamente di disegnare qualcosa, poi finalmente ci riesce: è un bambino radiante. Un neonato che sprigiona energia infinita ricevuta dall’universo; che gattona incessantemente, senza fermarsi mai, verso ogni dove, sfidando ogni pericolo. È l’immagine iconica che lega indissolubilmente l’opera al suo ideatore, Keith Haring, l’artista statunitense, universalmente riconosciuto tra i padri della street-art, al quale Palazzo Blu a Pisa dedica una retrospettiva, fino al 17 aprile 2022.

La mostra presenta per la prima volta in Europa oltre 170 opere, provenienti dalla Nakamura Keith Haring Collection, che si trova nel museo dedicato all’artista, in Giappone e ripercorre l’intera carriera artistica di Haring e l’ampia gamma di tecniche espressive da lui indagate – pittura, disegno, scultura, video, murales, arte pubblica e commerciale – iniziando dai disegni in metropolitana, Subway Drawings, 1981-1983 (gesso bianco/carta/pannelli di legno) che restano tra i suoi lavori più noti e acclamati, fino al portfolio serigrafico dal titolo The Bluprint Drawings, la sua ultima serie su carta che riproduce pure narrazioni visive nate nel 1981, pubblicata nel 1990, un mese prima della sua morte.  

Fu proprio a Pisa che Keith Haring, soggiornò nel 1989, per dipingere su una parete del convento di S. Antonio, il celeberrimo murale ‘Tuttomondo”, monumentale dipinto che occupa una superficie di 180 metri quadri e che negli anni, è divenuto una delle grandi attrazioni della città di Pisa, custode di una delle ultime grandi opere pubbliche dell’artista, visitata ogni anno da migliaia di turisti e appassionati.

Il progetto nacque da un incontro casuale tra l’artista e il giovane studente Piergiorgio Castellani avvenuto a New York nel 1987. Castellani propose ad Haring di realizzare qualcosa di grande in Italia e l’artista accettò, fu così che prese forma il “Keith Haring Italian Project”. 

I lavori vivaci di Haring sono familiari e noti anche a chi non conosce la sua breve parabola artistica perché i suoi omini stilizzati e in movimento, i suoi cuori, i suoi cani e i suoi segni in generale fanno parte del bagaglio di immagini pubbliche e non solo, in tutto il mondo, e sono proprio queste ad averlo reso un simbolo della cultura e dell’arte pop degli anni Ottanta. Spesso si pensa alle sue opere come leggere, ma in realtà Haring si è sempre impegnato a sensibilizzare il pubblico su temi quali l’energia nucleare, gli aspetti negativi dell’era tecnologica, la salvaguardia dell’ambiente, il razzismo dilagante, l’uso delle droghe e la prevenzione contro l’AIDS. Sin dall’inizio della sua carriera Haring trova il modo di fondere ciò che è inequivocabilmente riconosciuto come arte con la vita di tutti i giorni. 

Torniamo dunque alla domanda iniziale: cosa definisce un artista se non il suo lascito al pubblico? Anche dopo la morte di Haring, nel corso degli anni Novanta fino al caos dei nostri giorni, il bambino radiante continua a trasmettere il suo messaggio di gioia e la sua arte rimane immortale.

Info: biglietto intero 12€; ridotto 10€. Sito web: Palazzo Blu