Mangiare giapponese a Firenze: 10 indirizzi 

Se pensiamo alla cucina giapponese, ci viene subito in mente il sushi. Bacchettata sulle dita: sbagliato!

La strada che conduce al Paese del Sol Levante non è lastricata solo di sashimi, nigiri e uromaki ma comprende una serie di piatti tradizionali da scoprire e approfondire in varie versioni. Firenze è piena di ristoranti che non fanno solo sushi. Questa selezione – lontana dalle formule all-you-can eat (che comunque non disdegno laddove c’è qualità) raccoglie varie tipologie di cucina giapponese. Partiamo!

Trattoria La Tana 

A metà tra Porta al Prato e Santa Maria Novella troviamo Trattoria La Tana, una cucina casalinga tipica giapponese che offre solo piatti tradizionali della zona di Nagoya, in particolare di Aichi, città natale dello chef Tanaka. Ad accogliervi ci saranno lui (in cucina) e sua moglie Keiko (in sala), coppia nella vita e nel lavoro. A pranzo, per un pasto veloce si può optare per il menù fisso giapponese a 12€ (antipasto, riso bianco e zuppa di miso) ma non mancano i grandi classici come i ravioli gyoza. Tra le specialità si possono assaggiare il karaage (pollo fritto marinato in salsa di soia e zenzero), il Tebasaki (alette di pollo marinate) e i Kishimen, una versione piatta e sottile di noodles udon simili alle fettuccine. E tra i dolci, l’Uirō-Mochi, il tiramisù al tè macha e la cheese-cake al miso. Ulteriore dose di dolcezza con il budino di latte di soia con azuki e caramello di zucchero nero. Il tutto accompagnato da sake e birre tipiche della cultura nipponica. Info: via Palazzuolo 156R, tel. 055 0517127

BENTŌ fatti a MODO 

Il bentō è l’equivalente della schiscetta italiana, un pasto equilibrato che di solito le persone preparano la mattina e portano a lavoro per mangiarlo in pausa pranzo oppure all’aperto, magari in un parco, o durante un viaggio in treno (eki ben). A Firenze la magia del bentō bar nasce da un’idea della libreria Todo Modo, come un’ originale soluzione di asporto in tempi di chiusure generali (vedi lockdown). BENTŌ fatti a MODO trovano una sede definitiva presso la Manifattura Tabacchi, dove li potrete trovare tutti i giorni. Tra i vapori e gli odori della mini-cucina c’è Hiroko, accompagnata da Giovanni. Le varianti sono infinite. C’è quello di carne Soboro, quello di pesce Onighiri, la variante nippo-toscana, quello vegetariano Mabò-tofu, ma per completezza vi rimando alla loro pagina, piena di bellissime illustrazioni). Info: libreria Todo Modo in via dei Fossi, 15/R; Bento Fatti a Modo alla Manifattura Tabacchi, via delle Cascine, 33.

Ie Ie da Toshi 

A due passi dal Duomo, in zona S. Ambrogio troviamo un posticino intimo e autentico con circa 25 coperti. Siamo da IeIe da Toshi, nel regno di Toshifumi Mitsubiki. Dopo anni di esperienza alla trattoria Accadì ha aperto un locale che fa convivere senza litigi la tradizione giapponese con quella toscana. Tutto si traduce nel “Lampredotto don” la fusione tra kaisen e lampredotto. Oltre a questo ben riuscito esperimento, sul menù anche i classici sashimi (di salmone, tonno, orata o branzino), nigiri, futomaki. Super consigliata da me è la frittata di Osaka, a base di uova, farina, cavolo cappuccio e carne, pesce o verdure, condita con salsine e maionese. Riguardo al locale, l’ambiente è talmente casalingo che ci si apparecchia da soli. Info: Borgo Pinti 25/R – tel. 338 765 3069. Foto di Matteo Rovella per 2Night Firenze.

KAWAII 

Ogni volta che vado da Kawaii ho l’impressione di non essere a Firenze ma piuttosto a Parigi, Londra, New York. Kawaai è minuscolo locale dove poke e bao bun la fanno da padroni. Indiscussi aggiungerei. Kawaii (可愛い) che in giapponese significa ‘carino, grazioso’, offre una cucina che mescola il pokè, il ‘pesce tagliato a cubetti’ hawaiiano rivisitandolo a base di piatti nipponici come il chirashi o il donburi, le classiche ciotole di riso bianco con pesce crudo a filetti. Oltre alle fresche bowls di pesce crudo o marinato troverete anche le versioni rivisitate di due grandi classici resi famosi dallo storico Momoyama, di cui Kawaii è figlio: il Rock Shrimp Poke con gamberi bolliti accompagnati dalla maionese Rock leggermente piccante e il Ceviche Poke con pesce crudo marinato e frutta esotica. La mia criptonite sono decisamente i loro bao bun, morbidissimi panini cotti al vapore ripieni di pesce o carne. Dal classico Pork Belly Bao, ripieno di pancetta di maiale cotta a bassa temperatura, al Bang Bang Bao con pollo sfilacciato fino allo Spicy Tuna con tonno piccante. Mi manca da assaggiare il Nutella Bao Bun (vi farò sapere!). Accompagnano i piatti una vasta scelta di saké, birre giapponesi e cocktail. Alcuni grandi classici rivisitati in chiave giapponese: per esempio il Momo Spritz, Wa-Sour (delizioso sour al wasabi), Sake Negroni e Tokyo Mule. Info: Borgo S. Frediano, 8/R, Tel. 055 281400.

Cuore Firenze

Sapete cos’è l’omotenashi? È la cultura dell’ospitalità nipponica, che significa donare il cuore, cercare di offrire il miglior servizio al cliente, mantenendo la massima cura nei dettagli, quasi fino ad anticiparne le esigenze e a superarne le aspettative.Ne hanno fatto un mantra da Il Cuore, il ristorante giapponese in Oltrarno, nato dall’idea dello chef di Tokyo Minato Takayama. L’ accoglienza è in kimono, e sempre in abiti tradizionali lo staff accompagna i commensali durante tutto il percorso gastronomico. Nel viaggio verso i sapori della cucina tipica giapponese, troviamo una selezione di pochi piatti ma molto curati, tra cui: il maiale cotto in agrodolce o il misto di tempura; le classiche zuppe di miso; la loro insalata “il cuore”, misto di verdure e pesce crudo con dressing tradizionale giapponese; ma anche una selezione di sushi e sashimi. Tra i dolci un gelato di tè verde matcha. Si può anche optare per il menù degustazione, che come suggerisce la filosofia Kaiseki (con tante piccole portate) permette di scoprire i dettagli con lentezza, senza fretta di conoscere il finale. Il ristorante è anche saketeca dove si possono sorseggiare sakè mentre si assaggiano i piatti della tradizione giapponese. Info: via Romana 123,r – Tel. 055 220156.

EN cucina casalinga giapponese

Immaginate di essere in una trattoria ma invece della bistecca alla fiorentina si può assaggiare la cotoletta Tonkatsu (di maiale, impanata e fritta) invece dei crostini con i fegatini ci sono gli okonomiyaki e al posto della ribollita un bel gyūdon. Non vi siete sbagliati, siamo da EN in piazza Ghiberti, nel quartiere di S. Ambrogio, dove le premesse sono quelle di offrire una cucina casalinga giapponese. 20 coperti, 15 ricette, 12 sake tra cui scegliere e un’ accoglienza 100% Izakaya! Info: piazza Ghiberti, 26 – Tel. 392 363 8449. Foto di Matteo Rovella per 2Night Firenze.

Hibiki-àn, trattoria giapponese 

Sempre a due passi dal centro ma più defilata, in piazza Donatello, troviamo Hibiki-àn, altra trattoria tipica giapponese gestita anche in questo caso da due coniugi: Taka e Kiyoe Kono che, una volta rilevato il negozio di alimentari decidono di proporre una cucina giapponese abbinata a pasti italiani (a pranzo) e con preparazioni unicamente giapponesi la sera. Il locale si presenta con un’impostazione del passato, all’ingresso il banco frigo della gastronomia e avanzando, in quello che era il retrobottega, c’è la sala per sedersi e consumare. Dalla mia esperienza, davvero imperdibili sono le Takoyaki (polpette dorate di polpo guarnite con salsa hibiki, maionese, alga nori e fiocchi di katsuobuski) e il Ramen hibiki, il ramen della casa, calduccio e abbondante. Info: piazzale Donatello 4r, tel 055243761, chiuso la domenica.

Banki Ramen 

Durante il giorno è uno dei bar storici più famosi e conosciuti di Firenze, il Bar Galli, ma appena inizia il turno della cena si trasforma nel ritrovo perfetto per i veri amanti della cultura nipponica e della loro cucina. Banki Ramen è un punto di riferimento dal 2004, da quando alla passione delle famiglie Antoni, Selciarini e Boncompagni si è unita l’intraprendenza di tre giovani ragazzi giapponesi. Se andate lì dovete chiaramente ordinare il Ramen, spaghetti all’uovo serviti con brodo di carne, piatto classico della cucina popolare giapponese. Ci sono un sacco di varianti, dallo Shoyu Ramen, a base di salsa di soia dal sapore leggero e delizioso al noodle in brodo Tsuke-Men. Caratteristica estremamente particolare della ricetta, il netto contrasto tra il sapore freddo dei noodle ed il calore della zuppa con la quale vengono serviti. E quando le temperature salgono? Ci sono le varianti più fresche ovvero il “ramen estivo” e il “ramen estivo gomamiso”,  per dei piatti sostanziosi ma, allo stesso tempo rinfrescanti. Come a New York, non si prenota ma ci si mette fuori e si fa la fila. Info: via dei Banchi, 14R, tel. 055 213776 – info@bankiramen.it

Koto Ramen

Unire due culture in una ciotola. È il motto di Koto Ramen, l’avventura di 4 quattro ragazzi, dalle competenze più varie e provenienti da posti diversi, iniziata nel 2016 con il primo Ramen Bar a Firenze (in via Verdi, 42r) dove servono ramen tradizionale giapponese e una selezione di tapas che cambia stagionalmente. Da lì, un successo dopo l’altro: il raddoppio nel 2017 a Prato con Koto Lab, poi anche l’apertura del corner allo Student Hotel (viale Spartaco Lavagnini, 70) e anche un punto poké in zona Campo di Marte. Oltre a tantissime tipologie di ramen, gustosissime anche le tapas! Info: Koto Ramen è in via Verdi, 42; mentre Poké by Koto è in via del Pratellino, 60.

Amo Bento

Se siete dalle parti di via Cavour e vi va una pausa in stile asian fusion potete fermarvi da Amo Bento e concedervi un pranzo/cena gustoso ma senza troppe pretese. Può essere un’idea se dovete fare una cena prima o dopo il cinema (c’è La Compagnia proprio di fronte). Le specialità sono i bento in tante varianti (pollo fritto, maiale fritto, anguilla giapponese, tempura di gamberetti, pollo alla griglia, pollo al curry) ma si può scegliere anche tra sushi burrito, poké, bubble tea e chi più ne ha più ne metta. Location modesta, prezzi onesti. Info: via Cavour 23/r.

Torna la Domenica Metropolitana: il 3 aprile musei cittadini gratuiti per i residenti

Non sapete cosa fare questo weekend perché forse piove? Forse vi è già passata la voglia di vedere gente e fare cose? Ecco un’idea! Il 3 aprile torna la Domenica Metropolitana, giornata nella quale tutti i residenti della Città Metropolitana di Firenze hanno la possibilità di fruire dei musei cittadini in forma gratuita. In programma molte visite e attività nei diversi luoghi. Vediamoli insieme.

Ai giovani e agli adulti sono proposte le visite in Palazzo Vecchio, in Palazzo Medici Riccardi, in Santa Maria Novella, al Museo Novecento e al MAD Murate Art District. Sarà inoltre possibile partecipare alle visite presso la Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine, dove straordinariamente si può accedere ai ponteggi allestiti per gli interventi di diagnostica e restauro.

Alle famiglie con bambini si rivolgono invece le attività La favola della tartaruga con la vela Vita di Corte al Museo di Palazzo Vecchio, Lo stemma Medici. Storie e leggende A casa Medici presso Palazzo Medici Riccardi.

Foto credits © Muse Firenze

In occasione dei 500 anni della nascita di Eleonora de Toledo (1522-2022), consorte di Cosimo I Medici, continua anche questa domenica un programma di iniziative speciali intorno alla sua straordinaria figura: la mattina saranno fruibili visite tematiche speciali in Palazzo Vecchio, mentre il pomeriggio l’appuntamento è per le 15 in Santa Maria Novella, con una conferenza rivolta al grande pubblico.

Tutte le visite guidate e le attività sono gratuite e la prenotazione è obbligatoria. All’atto della prenotazione è possibile riservare un solo appuntamento nel corso della giornata per un massimo di 5 persone.

Maggiori informazioni su orari e accessi le trovate su Muse Firenze (tel. 055-2768224, mail: info@musefirenze.it).

Floressence, nasce il gin ispirato a Caterina de’ Medici

È ostinato, caparbio e irriverente, un po’ come la sua musa ispiratrice. Non sto parlando di un uomo ma di un dry gin immaginato a Firenze e ispirato a una grande figura storica femminile: Caterina De’ Medici. A lei e al suo profumo. Parlo di Floressence, che già nel nome porta le radici delle idee che lo hanno influenzato: Firenze, culla rinascimentale ça va sans dire, ma con lo spirito creativo de la Renaissance.

Floressence è il primo gin che nasce rifacendosi alla formulazione di un profumo, quello di Caterina Maria Romula di Lorenzo de’ Medici (per gli amici Caterina) che da Firenze inebriò con le sue fragranze anche la corte di Francia. 

Il creatore della formula di Floressence è Oscar Quagliarini. Firma nel mondo degli spirits e conosciuto come Bartender Profumiere, Quagliarini ha saputo creare un gin dal profumo riconoscibile, dove si avvertono note di bergamotto, gelsomino, lavanda, neroli d’arancia e bacche di ginepro. 

Ma scopriamo qualche curiosità in più sulla figura al quale questo gin è dedicato. Amata e odiata allo stesso tempo, Caterina de’ Medici è colei che ha portato in Francia la cucina, il galateo, l’uso della forchetta, il balletto ma anche l’arte e la tradizione della profumeria. Visto che l’avvelenamento era considerato una maestria italiana, la delfina di Francia era considerata una regina Nera per la sua capacità – insieme al suo fidato profumiere Renato Bianco, poi René le Florentin per i parigini – di creare veleni partendo dalle essenze e tessere trame politiche molto astute. 

Al collo di Caterina, già dal suo arrivo in Francia, si può notare un pomander, una sfera d’oro che portava al collo contenente profumate essenze, capaci di salvarla dal cattivo odore. Questa sfera è adesso simbolo e sigillo di Floressence, simbolo riconoscibile sul tappo dell’elegante bottiglia.

Diciamocelo, quando una donna circondata da uomini è al potere non è mai vista di buon occhio. Facendosi spazio tra tutti, Caterina de’ Medici riuscì a essere una protagonista della storia pragmatica e decisa, proprio come questo gin, che sarà presentato in anteprima assoluta a Pitti Taste (di cui vi avevo parlato qui) dal 26 al 28 marzo (Fortezza da Basso – Padiglione Spadolini, Stand E22) e sarà in distribuzione a partire dal 1° giugno 2022.

Info: http://www.floressencegin.com

Foto credits © Martino Dini

Firenze celebra Donatello, tra Palazzo Strozzi e il Museo del Bargello 

Ogni volta che penso ai maestri del Rinascimento, la mia reference automatica è: le Tartarughe Ninja. Per merito o per colpa di un cartone animato anni ’80 di larghissimo successo, i nomi di Leonardo, Michelangelo, Donatello e Raffaello sono accostati a delle tartarughe mutanti esperte di arti marziali. I nomi del fumetto, però, non furono scelti a caso.

Donatello, così come i suoi fratelli allevati dal topo Maestro Splinter, deve il suo nome a Donatello di Niccolò di Betto Bardi, di cui il Maestro aveva letto in un libro. Terzogenito della cucciolata, Donatello è il tecnico del gruppo, nonché grande mente geniale, capace di costruire da sé le sue armi. Fatto questo nostalgico passo indietro nel tempo, mi permetto di ri-catapultare le vostre menti a oggi, dicendovi che proprio a lui, l’artista dalla lunga carriera, uno dei padri del Rinascimento fiorentino, oltre che uno dei più celebri scultori è dedicata una retrospettiva tra Palazzo Strozzi e il Museo del Bargello, che per la prima volta riunisce i suoi più importanti capolavori, a confronto con i lavori di artisti suoi contemporanei e successivi.

Diciamo che dopo aver portato a Firenze la grande arte contemporanea (vedi la recente Shine di Jeff Koons) con la mostra Donatello, il Rinascimento, Palazzo Strozzi si riaccosta all’arte antica con un progetto epocale che mira a celebrare un artista che ha segnato la storia dell’arte. Una celebrazione e al contempo una riflessione su uno scultore supremo del Quattrocento – tra i secoli d’oro dell’arte italiana. Prediletto della famiglia Medici, insieme a Brunelleschi e Masaccio, Donatello diede il via alla straordinaria stagione del Rinascimento, proponendo nuove idee e soluzioni figurative che hanno segnato per sempre la storia dell’arte occidentale.

Curata da Francesco Caglioti, professore ordinario di Storia dell’Arte medievale presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, la mostra ospita circa 130 opere tra sculture, dipinti e disegni con prestiti unici, alcuni dei quali mai concessi prima, provenienti da quasi sessanta tra i più importanti musei e istituzioni al mondo come la National Gallery of Art di Washington, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum e la National Gallery di Londra, il Musée du Louvre di Parigi, gli Staatliche Museen di Berlino, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, le Gallerie degli Uffizi, la Basilica di Sant’Antonio a Padova e le basiliche fiorentine di San Lorenzo, Santa Croce e Santa Maria Novella. 

Ordinata secondo un criterio cronologico, l’esposizione propone un viaggio distribuito su due sedi, Palazzo Strozzi e il Museo Nazionale del Bargello, attraverso la vita e la fortuna di Donatello diviso in quattordici sezioni. 

Si inizia dagli esordi e dal dialogo con Brunelleschi, proponendo il confronto tra i due celebri Crocifissi lignei provenienti dalla Basilica di Santa Croce e da quella di Santa Maria Novella. Si procede poi attraverso i luoghi per cui Donatello ha lavorato, tra cui Siena, Prato e Padova, oltre a Firenze (che fanno di lui un artista pendolare!), trovando moltissimi seguaci, entrando in dialogo con altri celebri artisti molto più giovani quali Mantegna e Bellini, e sperimentando nei materiali più diversi le sue formidabili invenzioni plastiche e scultoree. Conclude la mostra una sezione speciale dedicata all’influenza di Donatello sugli artisti a lui successivi, tra cui Raffaello, Michelangelo e Bronzino, testimoniando così l’importanza capitale della sua opera per le vicende dell’arte italiana. E mentre a Palazzo Strozzi la mostra si dispiega toccando i vari capitoli del suo successo, conquiste e superamenti (basti pensare al mezzo distintivo del suo modo di procedere, il cosiddetto “stiacciato”, cioè un rilievo con variazioni minime rispetto al fondo, per suggerire un’illusione di profondità prospettica attraverso numerosi e sottilissimi gradi di spessore) al Museo Nazionale del Bargello sono in evidenza le opere più iconiche di Donatello: dal San Giorgio marmoreo, al Marzocco fino al David in bronzo.

Musoe del Bargello © Ela Bialkowska OKNO studio

La mostra, che già si annuncia come un unicum, ha una forte dimensione internazionale, (considerando i prestigiosi prestiti di opere che finora non si erano mai mosse dalle loro sedi originali) e anche perché dopo Firenze farà poi tappa a Berlino e Londra, rispettivamente dal 2 settembre 2022 all’8 gennaio 2023 alla Gemäldegalerie di Berlino e nella primavera 2023 presso il Victoria and Albert Museum di Londra.

Info: https://www.palazzostrozzi.org/

Tra design storico e modernariato: a Parma torna Mercanteinfiera dal 12 al 20 marzo

È la durabilità l’altra faccia della sostenibilità. A rendere verosimile questa affermazione sono gli “arredi felici”, quelli che non invecchiano alla prova del tempo, rimangono fedeli alla bellezza del progetto e alla qualità dei materiali. Sono gli stessi arredi felici protagonisti di Mercanteinfiera, il salone di Fiere di Parma in programma dal 12 al 20 marzo.

Ed è proprio a Parma, tra culatelli che pendono dal soffitto e tocchetti di parmigiano, che andrò questo weekend. Ma prima delle prelibatezze gastronomiche che mi aspettano farò un giro tra i 40mila mq di superficie espositiva, quattro padiglioni e 1000 espositori dell’appuntamento dedicato alle tendenze d’arredamento, microcosmi che mixano archeologia, antiquariato e design intramontabile (Franco Albini, Gaetano Pesce, Sottsass, Gio Ponti, Fornasetti e Arne Jacobsen solo per citarne alcuni).

Oltre ai pezzi di design storico e collezionismo vintage, la cosa che più mi incuriosisce sono gli eventi off. È con uno sguardo tutto rivolto al ‘900 che vengono inaugurate le due mostre collaterali, dal titolo “Partivano i bastimenti. Home sweet home America” e “Olivetti #StoriadiInnovazione”. Storie diverse ma accomunate dalla dimensione del sogno: quello degli oltre 14 milioni di italiani che a inizio secolo si imbarcavano verso il Nuovo Mondo e quello di un uomo, Adriano Olivetti che ambiva a un modello economico-industriale fondato su solidarietà, responsabilità, giustizia e umanità.

La prima, “Partivano i bastimenti. Home sweet home America” è curata dal giornalista e collezionista Massimo Cutò, racconta il viaggio dei migranti italiani che ai primi del ‘900 si imbarcavano per l’America con le grandi compagnie.  Dai poster delle eleganti navi spediti mensilmente alle curie e agli uffici comunali che pubblicizzavano le nuove rotte, alle réclame dei prodotti italiani già simbolo di un pionieristico “Made in Italy”; dalle suggestive foto di famiglia incorniciate tra le due bandiere a suggello dell’integrazione nel Nuovo Mondo, allo sgabello da sciuscià, lustrascarpe, umile destino di molti italiani macaroni (termine popolare con quale venivano chiamati gli italiani). E poi coccarde, le temutissime schede sanitarie di Ellis Island che decretavano l’inizio o la fine del sogno e le musiche malinconiche per una patria ormai lontana.

La seconda èOlivetti #StoriadiInnovazione” realizzata in collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea. Un percorso distinto in tre tappe – macchine da scrivere, macchine da calcolo, pc stampanti e registratori di cassa – che vuole essere una riflessione sul concetto di design secondo Adriano Olivetti: non soltanto una cipria da mettere sopra il prodotto per vendere di più, quanto metafora di responsabilità verso l’ambiente, la gente, verso il destino del prodotto e della società.In esposizione si potranno così trovare i modelli M40 e Lettera 22, la macchina da scrivere portatile che ha conquistato grandi giornalisti e scrittori da Indro Montanelli a Oriana Fallaci, da Enzo Biagi a Ernest Hemingway. E poi la Olivetti Valentine (mia preferita ça va sans dire!) nata nel 1968 dal progetto di Ettore Sottsass e Perry A.King, le macchine da calcolo Divisumma 24 e 18, Summa 19 e Programma 101 il calcolatore da tavolo ritenuto da una parte della storiografia informatica il primo vero personal computer della storia.

Tra i modelli in esposizione, la Lettera 22, “Leggera come una sillaba, completa come una frase” – come recitava una delle pubblicità del tempo. Disegnata per Olivetti dall’architetto Marcello Nizzoli conquistò presto grandi giornalisti e scrittori da Indro Montanelli a Oriana Fallaci, da Enzo Biagi a Gianni Mura fino ad Ernest Hemingway.  In esposizione si potranno trovare 5 macchine nei colori originali utilizzati negli anni ’50 ovvero marrone, rosa, verde, azzurra. La quinta macchina, invece è di recente produzione: nel 2020, per celebrare i 70 anni dalla nascita della Lettera 22, l’Associazione Archivio Storico Olivetti, in collaborazione con Rinascente e ‘Olivetti X Tutti’, produce 70 Olivetti Lettera 22 con carrozzeria ridipinta tricolore. (Vorrei tanto aprire un capitolo sui meravigliosi poster pubblicitari della Olivetti ma poi non lo chiuderei più!).

Per questo appuntamento primaverile (l’altro è in autunno) il viale delle Esposizioni si trasforma così in una vera e propria cittadella dove espositori sia italiani che esteri, presentano le proprie curiosità, siano esse molto antiche o riscoperte da un recente passato. Ci vediamo lì!

Info: dal 12 al 20 marzo, biglietto interno online 12€ – Mercanteinfiera

Mangiare vegetariano & vegano a Firenze

Ammettiamolo. Abbiamo tutti un’amica/o vegetariano o vegano che quando è il caso di prenotare una cena vi mette in crisi per decidere dove andare. No problema, ragazzi. Ci penso io a svoltarvela. Ho fatto un tour ragionato dei migliori posti dove mangiare vegetariano (in molti casi anche vegano) per le vie di Firenze. E diciamocelo, non è stata proprio una passeggiata dato che siamo nella roccaforte di bistecche e lampredotti. Ma ci sono comunque riuscita.

Nota bene: come tutte le mini guide che propongo, scelgo solamente posti dove il rischio di lamentele rasenta lo 0% al massimo l’1%. Detto questo partiamo!

Il vegetariano

Avete presente la terza classe del Titanic, quando Rose scende a trovare Jack e improvvisano balli e tarantelle irlandesi? Ecco, più o meno, la situazione con i tavoli in legno e marmo potrebbe sembrare la stessa e invece…Da “Il vegetariano” sono stati i primi a Firenze ad aprire un locale di questo tipo, nel 1981. Se ci fate caso, sul loro sito campeggia la frase “…è come mangiare nella cucina del tuo migliore amico” e infatti, il fascino di questo locale è dato proprio dall’atmosfera priva di formalismi, eppure accogliente e conviviale. L’ordine si fa alla cassa, poi si sceglie tipo self-service al bancone e si torna a sedersi. Tra i best-seller da provare ci sono sicuramente le insalatone sia cotte al vapore che crude (e mi raccomando chiedete la loro salsa alla curcuma che è stellare). Riguardo ai primi, fanno anche delle mezze-porzioni che in realtà sono giganti e se capitate lì per un pranzo di lavoro vi serviranno in maniera veloce e sarete sazi. Personalmente, ogni piatto che ho assaggiato da loro mi ha sempre riempito. Da non sottovalutare le crostate rustiche, gli sformati e le quiches. Spoiler: fanno dei dolci vegane paz-ze-schi, che fanno alzare i trigliceridi solo a guardarli. Info: via delle Ruote, 30r – Tel. 055 475030.

5 & Cinque

Una boiserie celeste, tavoli in marmo e delle vecchie foto in bianco e nero sulle pareti. È ciò che troverete entrando da 5 & Cinque, il bistrot di una cucina naturale vegetariana nel cuore dell’Oltrarno, in piazza della Passera. Aperto dal 2010, in questo ristorante, fanno tutto con le loro mani: dalle paste ripiene alle torte salate, dalle focacce agli sformati, dai dolci ai cantucci, dalle confetture alle mostarde. Tra i loro best-seller l’immancabile cecina, che servono in vari modi (al naturale, con una spolverata di pepe o con lo stracchino). La preparano anche nel tradizionale 5e5 a panino, ovvero come si diceva una volta “cinque soldi di pane e cinque di farinata”. Sono aperti da mercoledì a domenica. Info: piazza della Passera, 1 – tel. 055 2741583.

Libreria Brac

Cosa succede quando metti insieme uno chef fantasioso specializzato in cucina vegetariana e vegana innamorato del fumetto e dell’illustrazione e una bibliofila amante d’arte, teatro, danza, cinema e fotografia? Succede che ne esce una “libreria con cucina”. La Brac nasce nel 2009 e si afferma nel panorama fiorentino come punto di riferimento per tutti gli appassionati della cucina e dell’arte contemporanea. Oltre a eventi, reading e presentazioni, all’interno della libreria è possibile consultare e/o acquistare testi di architettura, design, fotografia, cinema, grafica. Sul menù, le proposte sono vegetariane e vegane, preparate al momento, con ingredienti stagionali. Un luogo dove sfogliare un libro con un calice di vino tra le mani oppure semplicemente ammirare l’installazione di fronde colorate (più di 5mila strisce di tessuto) sospese tramite cavi d’acciaio che danno sulla corte interna. Info: via dei Vagellai, 18r – 055 094 4877.

Insalateria Original

Dimenticatevi le solite foglie di lattuga tristi e scondite e pensate invece a piatti gustosi ma al contempo salutari. Ecco che otterrete Insalateria Original, un nuovo localino aperto da poco in zona S. Ambrogio, che ti dice persino quante calorie stai consumando. Non solo insalate. Il menù offre anche wrap, le classiche piadine farcite e arrotolate, avocado toast, smoothies, centrifugati e spuntini dolci con ingredienti salutari e in un ambiente pop e improntato sull’attenzione all’ambiente. Si può scegliere tra insalate già ideate o componibili, aggiungendo gli ingredienti che si desidera e scegliendo le dimensioni. Aggiungo che le porzioni sono generossissime e non si rimane per niente con il classico senso di fame post-insalata! L’articolo dedicato è qui. Info: Borgo la Croce 27r, aperto dal lunedì al sabato dalle 11.30 alle 21.30.

Santo Falafel

Il verde delle piante che scendono dal soffitto matchano alla perfezione con la scritta al neon che si vede appena si entra: “In hummus we believe”. E infatti, l’unico Dio in cui credono da Santo falafel è il Dio Hummus, dove propongono una cucina 100% vegana di ispirazione libanese. Andare da Santo falafel (localino piccolo e spartano, a cui è meglio preferire il take away o il delivery, tanto sono serviti da tutti) è come fare un viaggio attraverso i sapori della tradizione araba e mediorientale. Dai piatti tradizionali come il Babilonia (3 falafel, 3 involtini in foglia d’uva ripieni di riso e menta, insalata di tabbouleh e tre creme) a quelli più veloci e senza pretese come le pitas e le focacce. Perfetto per un pit-stop quando siete in zona Santo Spirito. Info: Via Sant’Agostino, 28r – tel. 347 874 0278.

#Raw

Sempre a due passi da Piazza Santo Spirito, esattamente in via Sant’Agostino 11/R, se siete interessati alla cucina vegana e crudista, il posto che fa per voi è #RAW. Nel loro menù c’è una gran varietà di piatti della cucina vegana; tutto quello che producono è inoltre senza glutine, senza zuccheri raffinati, senza lattosio e senza conservanti o additivi. Dalle piadine ai toast, dal ramen alle insalate, la cucina di #RAW è leggera, poco elaborata, fatta per esaltare gusti e sapori. Siccome il locale non è grandissimo hanno pensato bene di fare anche consegne da asporto. Diciamo che è il posto giusto per fare un pranzo veloce o una pausa salutista se vi viene fame dalle 11 alle 18.  Sono chiusi lunedì e martedì. Info: via Sant’Agostino 11/R, Firenze – Tel. 055 7091328

Shake Café 

Vi avevo già parlato dei loro meravigliosi brunch qui, e dunque ripropongo la loro carta vincente fatta di piatti sia vegetariani che vegani. Prima di porsi come juice bar o ristorante, Shake Café pone l’accento sull’offerta di cibi freschi e salutari in modo accessibile e sostenibile. Si può ordinare sia dal menù fisso che piatti espressi dal menù del giorno, che cambia abbastanza spesso. Le bowl vegane sono super e saziano molto. Ci si può comporre le proprie piadine (ma se siete più fighi potete chiamarle wrap!). L’ambiente è informale, ci si può incontrare per lavorare, studiare o soltanto godersi un caffè (quello con caramello è top!). Hanno 4 sedi a Firenze, anche se la più bella per me rimane quella di via Cavour. Info: via Cavour, 67r (055 051 5418); via degli Avelli, 2r (055 295 310), via de’ Neri, 56 (055 906 0597); via del Corso, 28 (055 215 9528).

L’Ov – Osteria vegetariana

Siamo nel cuore dell’Oltrarno e L’OV – osteria vegetariana offre un mix di piatti della tradizione regionale rivisitati in chiave gustosa. La loro filosofia è l’inclusività perché il suo menù ha piatti che possono essere mangiati da tutti, vegetariani, vegani, celiaci o intolleranti al glutine. Per quanto riguarda il menù in cucina lo chef Simone Bernacchioni, già proprietario del Quinoa, il primo ristorante senza glutine in città. Riguardo alla location, noterete subito il bancone “muschiato”, gli arredi moderni e colorati che si abbinano alle volte e alle vecchie mura in marmo bianco dell’antico mercato del pesce di Firenze. Info: piazza del Carmine, 4R – Tel. 055 205 2388

Cortese Café 900

Non solo salato. Direttamente sotto i portici di Piazza Santa Maria Novella, accanto al Museo del ‘900 si nasconde il Caffè Cortese 900, bar pasticceria gestito dal pasticcere crudista Vito Cortese. In questo luogo dall’arredamento senza tempo l’atmosfera è in stile vecchio deposito bagagli, con le cementine nere e bordeaux, realizzato nei locali di una vecchia agenzia turistica. Dunque solo ingredienti bio, vegani e pregiati come la frutta secca, trasformati senza cottura in ricette gourmet. Le preparazioni sono senza farine, senza uova, senza burro, senza glutine e senza zucchero (aggiungo senza sensi di colpa a questo punto!). Aperto dalla mattina per la colazione fino alle 23, accessibile anche a chi non visita il museo. Info: Piazza za di Santa Maria Novella, 12R – Tel. 055 024 1691

Flower Burger

Mi ero innamorata di questa catena di veganburgheria già a Milano, dove ha aperto nel 2015 e poi si è espansa uno’ in tutta Italia. Si chiama Flower Burger, si trova in via San Gallo ed è di fatto l’alternativa vegana all’hamburger di carne, ma in versione arcobaleno. I burger sono preparati con legumi, vegetali o cereali, accompagnati da patate profumate alla paprika, edamame o patatas buenas. Le colorazioni dei panini sono ottenute con ingredienti naturali: si passa dal pane giallo fatto con la curcuma (Jungle Burger) al viola grazie alla carota nera (Flower Burger) fino all’amatissimo rosa, ottenuto grazie all’estratto di ciliegia (Cherry Bomb). Lo consiglio per una pausa pranzo o una cena divertente e poco impegnativa, all’insegna del colore. Mi raccomando, per non incorrere nel rischio di “iposalivation” (if you know what I mean) affiancate i vostri burger con delle salsine e una bibita. Mi ringrazierete. Info: via san Gallo, 13 – tel. 055 4936687

Pappagioia

Ci sono quei localini, che appena aperti pensi: “secondo me chiude nel giro di una stagione”. A quanto pare, dopo vari assaggi, ho dovuto ricredermi, perché da Pappagioia sono aperti dal 2018 e stanno resistendo alla grande. Ci troviamo in via del Ponte Rosso, in zona Parterre. Se volete fare un pranzo veloce con una cucina secondo natura 100% vegana, potete andare da PappaGioia. Un bistrot con giardino interno con una cucina e pasticceria naturali. Buffet a peso, anche take-away.  Fanno orari pranzo dal lunedì al venerdì e domenica le consegne a domicilio e asporti su prenotazione. Info: Via del Ponte Rosso, 57r – Tel. 347 211 4943.

La guerra in salotto

“Cos’è casa?” – si domandò la ragazza dai capelli lunghi e mossi.

Da piccola la casa è quella dei nonni, dove i tuoi genitori ti parcheggiano in attesa di finire di lavorare.

Da adolescente, casa è la tua cameretta, piena di segreti inconfessabili, cd sparati ad alto volume e poster di cui ora probabilmente ti vergogni.

Da studentessa fuorisede, casa è una singola dove – se ti va di culo – hai anche un bel salotto dove fare delle memorabili feste universitarie. 

E quando torni nella città natale, casa è il profumo di pasta al forno e i sorrisi dei tuoi genitori. Che ogni volta che vai via, diventano più difficili da salutare. Accennano un sorriso, che poi si trasforma in una smorfia, che cercano di camuffare per non farti capire che in realtà vorrebbero inondarti di lacrime.

Poi smetti di ondeggiare come una foglia. Trovi il tuo centro. La casa è quel luogo dove paghi regolarmente le bollette. Piano piano, l’affitto si trasforma in voglia di acquisto e così inizia la ricerca di un’altra casa. 43 abitazioni, 2 anni, qualche proposta azzardata e per fortuna rifiutata più tardi, trovi casa.  Quella che devi rimettere a nuovo perché:

1) è più bello personalizzare; 

2) ci sono i bonus edilizi, vuoi non approfittarne?

Forte di questo acquisto e di essersi indebitata insieme al marito per i prossimi 30 anni – la ragazza dai capelli lunghi e mossi- marciava fiera verso il loro futuro. Un futuro che sarebbe stato pieno di graniglia da rompere, parquet e piastrelle da scegliere, calcinacci da buttare, decisioni stilistiche da prendere – e con poca voglia da parte del coniuge – giornate all’Ikea da trascorrere. Metri quadri da misurare, scatoloni da fare, specchi da imballare, vestiti da buttare. E allora la ragazza dai capelli lunghi e mossi pensò di nuovo: “Cos’è casa?

Casa è il luogo che profuma di caffè alla mattina e invade il pianerottolo con odore di soffritto la sera.

Casa è dove non ti vergogni di mettere quel pile che non butti via da ormai troppo tempo.

Casa è dove ci sono i tuoi affetti stabili, le piante che non innaffi, le scorte di carta igienica e i soldi nascosti sotto al letto.

Ma mentre la ragazza dai capelli lunghi e mossi si rallegrava per la sua situazione personale, nel cuore d’Europa scoppiava la guerra. Una guerra che tutti sentivano più vicina e alle porte perché, per la prima volta, si combatte dove non immaginavamo, e per la prima volta è fatta da civili armati di smatphone, pronti a documentare la triste realtà minuto per minuto.

Allora la ragazza con i capelli lunghi e mossi si chiese: cos’è casa per le persone che sono state letteralmente costrette a fuggire dalla propria?

Un tetto sopra la testa?

Un rifugio temporaneo anti-aereo?

Una metropolitana?

Con leggerro imbarazzo si fermò a pensare di quanti privilegi disponiamo. E pensò quanto le nostre vite piene di comfort sembrano cose così sciocche se messe a confronto con la situazione attuale.

Allora cos’è la guerra?” – si domandò la ragazza dai capelli lunghi e mossi.

Quella che quando entri lanci le chiavi a caso, il wifi ti si collega in automatico, il caos della quotidianità che si fa sentire, inciampare nel tappeto, il piede scalzo su un mattoncino della Lego e uno sprofondare lento sul divano.

La guera in salotto è l’unica guerra che dovremmo conoscere: quella delle nostre case.  

San Valentino: 10 indirizzi romantici a Firenze 

Come ogni anno, verso i primi di febbraio, arriva il momento in cui per le coppie ci si chiede, che si fa a San Valentino? Come stupisco il mio partner? 

Dato che la socialità è sopravvalutata (e lo sto dicendo sorseggiando un tè con il mignolino alzato) se proprio dobbiamo uscire di casa – dato che a) fa freddo; b) siamo poveri; c) c’è ancora il Covid; d) non mi separerò facilmente dalle mie Birkenstock invernali – dobbiamo perlomeno andare in luoghi che siano eccellenti sia dal punto di vista del servizio (accurato, gentile ma non per forza ingessato) che del cibo. Siete d’accordo? Altrimenti stavo a casa, o no? 

Beccatevi dunque 10 indirizzi che vanno bene sia per un primo appuntamento che per rinfrescare una storia d’amore di lunga data. Sono dieci posti che in entrambi i casi vi faranno esclamare: first reaction shock!

Atelier de’ Nerli

Il primo posto romantico da citare per San Valentino è senz’altro l’ Atelier de’ Nerli. È un bistrot con l’anima da galleria d’arte situato Oltrarno, nel quartiere di San Frediano. I divanetti di velluto, la luce soffusa, le pareti rosa, e gli specchi antichi contribuiscono subito a rendere l’atmosfera glamour ed elegante. Così come il menù proposto dallo chef Gianluca Camilotto, che riflette l’equilibrio e l’autenticità dei sapori tipici della tradizione toscana, mescolata a piatti più creativi. Sono aperti dal martedì alla domenica (quindi attenzione alla cena di lunedì 14). Il mio consiglio è andarci o il giorno prima o il giorno dopo. Info: Piazza dei Nerli, 8r/10r (tel. 055 760 2982).

Ristorante La Giostra

Lucine a profusione che cadono dal soffitto e immancabili candele a centro tavola. La sala con gli archi in mattoncini del XVI secolo, un tempo ripostiglio delle giostre di una piazzetta vicina, ospita i sedici coperti di questo intimo e nascosto locale, nel cuore del centro storico di Firenze, tra il Duomo e Piazza Santa Croce, più precisamente in Borgo Pinti. L’ atmosfera è magica sin dall’ingresso. Il ristorante nasce nel 1992, dalla passione di Dimitri d’Asburgo Lorena che amava circondarsi di amici e cucinare per loro, che volle condividere le proprie tradizioni familiari e antiche ricette con i fiorentini. All’attività si unì sin da subito il figlio Soldano Kunz D’Asburgo Lorena, volto del ristorante che ancora oggi guida e gestisce l’attività con un profondo rispetto per la sua eredità. La proposta è in cucina è affidata allo chef Ubaldo Tornarelli con una carta di qualità, di tradizione toscana e italiana. Info: Borgo Pinti, 12r – La Giostra

Il Santo Bevitore

Fascino rustico-chic, atmosfera vivace e cucina toscana, leggermente rivisitata. Siamo in Oltrarno e se c’è un indirizzo da consigliare, non solo a San Valentino, è quello del Santo Bevitore. Se non farete colpo con il menù – ma ne dubito dato che nella carta che ci sarà per il 14 febbraio ci saranno tra le altre: terrina di fegatini di pollo e pan brioche; gigli di pasta fresca, lampredotto, e carciofi; ravioli di cinghiale, pecorino di fossa e brodo affumicato; polpo croccante, crema di patate, cime di rapa, tazza di crema di mascarpone e fragole e crème brûlée al caffè – potrete comunque sopraffare la vostra preda (se è una prima uscita) o il vostro amante (così ve la tirate!) con la leggenda del Santo Bevitore, racconto autobiografico di Joseph Roth. Andate a comprare il libro qui e studiatelo bene! Mettendo la letteratura da parte, in questo locale il pane che vi servono è una droga, prodotto dal loro forno, il panificio artigianale S.forno. Durante la bella stagione, ma anche in inverno, potete fare aperitivo lì accanto, al Santino. Info: Via di Santo Spirito, 64/66 (055 211264).

The Stellar

In una fusione tra food experience, mixology e innovazione, troviamo The Stellar, che he preso vita qualche mese fa all’interno del granaio mediceo in piazza del Cestello. Costruito alla fine del Seicento per volere di Cosimo III in uno dei quartieri più vivaci della città, e oggi votato a luogo popolato da imprenditori dell’innovazione digitale, questo nuovo spazio, multiforme e contemporaneo, oltre al co-working raccoglie al suo interno un bar e un ristorante. È proprio in quest’ultimo che consiglio di andare a cena. La cucina, guidata dallo Chef Luigi Bonadonna, racconta i sapori della tradizione, rivisitati in chiave contemporanea, come la loro “carbonara 3.0”. La partnership con Vino.com assicura la miglior selezione con più di 500 etichette nazionali e non, dove trovano spazio anche piccoli produttori locali. Mentre all’alchimista Nicola Spaggiari il compito di distillare signature cocktail da abbinare alle creazioni culinarie. Info: P.za di Cestello, 10 – Website

Gurdulù

Per chi vuole trascorrere il suo appuntamento in zona Santo Spirito suggerisco Gurdulù. Questo locale è sia una gastronomia, con la proposta al banco di piatti tradizionali come ad esempio il lampredotto, la porchetta classica, le puntarelle cacio e pepe e tante altre preparazioni giornaliere e sia ristorante, con servizio ai tavoli nelle ampie sale o nella loro corte interna. I piatti sono davvero gustosi. Il mio suggerimento, se ci andate per la prima volta e volete assaggiare tutto, è di optare per uno dei due menù degustazione (quello gastronomia con una selezione del banco, un piatto a scelta dal menù alla carta e un dessert a 30€ oppure quello ristorante con cinque scelte dalla cucina alla carta o fuori dalla carta a 50€).  Un servizio gentile e impeccabile, un menù delizioso e una vasta scelta di vino. Non rimarrete affatto delusi!  Info: via delle Caldaie 12R (tel. 055 282223).

Trattoria Gargani

Pareti affrescate, tovaglie bianche e lume di candela. Gli ingredienti perfetti per una cena romantica, no? La “Trattoria Garga” è un indirizzo storico a Firenze, conosciuta per essere la trattoria “degli artisti”, e apprezzata sia dai locals che dai turisti per il cibo toscano con incursioni internazionali. La parte storica del ristorante, animata dagli affreschi di Alfio Rapisardi, rendono il locale originale, caldo e accogliente. Un menù super approvato (da me) e consigliato consiste in: pici, pomodori di San Marzano, burrata e basilico seguito da una scaloppina con avocado, accompagnato da un buon vino oppure tra i cult proposti in menù, lo spaghettino ai carciofi crudi e l’orecchio di elefante alla Stinchetti. Servizio iper-gentile e preparato per una serata molto piacevole. Info: via del Moro, 48/r (tel. 055 239 8898).

Trattoria 13 Gobbi

Rimango in tema trattorie. Per un pranzo o una cena speciale con un menù favolosamente toscano non si può non provare la Trattoria 13 Gobbi, con un ambiente curato ma molto familiare che lo rende uno dei luoghi preferiti sia da chi è a Firenze in visita sia da chi ci abita. Sappiate che se non sboccia l’amore tra voi e il vostro/a commensale…sarà sicuramente un colpo di fulmine quello con i loro rigatoni in zuppiera con pomarola e mozzarella strascicata, seguito da una tagliata di manzo da urlo. Se poi vi capita di essere serviti dal cameriere Lucio, dal tipico humor toscano…sarete doppiamente fortunati! Ps. se per caso vi chiedeste l’origine del nome della trattoria, non preoccupatevi, nessun riferimento ai tifosi della nota Juventus (anche perché loro tifano Fiorentina). Info: via del Porcellana 9r (tel. 055 284015).

Gucci Osteria da Massimo Bottura

Design, moda e cucina si fondono in un unico ambiente per creare quello che è uno dei posti più sofisticati del panorama fiorentino. Praticamente in front of Piazza della Signoria, si erge il Gucci Garden, all’interno del quale, come uno scrigno nascosto, c’è la Gucci Osteria gestita dal team dello chef Massimo Bottura. A tenere le redini in cucina è Karima Lopez, la chef che ha mescolato la sua esperienza messicana a quella modenese sotto la guida di Massimo Bottura. ll risultato è un mix di piatti creativi ispirati ai suoi viaggi, con giocose interpretazioni dei classici. Il mio consiglio è di optare per un menù degustazione (si parte dai 150€ a persona ma ci sono varie opzioni) per un’esperienza culinaria a 360 gradi. Altro consiglio è di visitare la mostraArchetypes, magari prima di cena, perché diciamocelo: you only live once! Info: Piazza della Signoria, 10 – Website

La Ménagère

Se si parla di luoghi romantici non posso non citare La Ménagère (ve l’avevo già consigliata per il brunch qui) e che con la sua magica atmosfera vi farà sicuramente guadagnare punti. Per un appuntamento dall’effetto scenografico assicurato potrete scegliere un posto nell’iconico tavolo comune – ricavato da grandi tavole di quercia e fiancheggiato da una parete multicolor di vasi vintage in vetro – ma se preferite più intimità, optate per un tavolo per due. In cucina, Nicholas Duonnolo, già chef negli anni trascorsi dalla prima apertura, riprende oggi il timone con un’idea complessiva di cucina evolutiva, a filiera corta (tutti i lievitati son fatti in casa, come la pasta; le erbe aromatiche sono in coltivazione idroponica, direttamente in cucina), ed in cui alcuni accenti di culture orientali o sudamericane – di cui le ceviches ed i poke ne sono alcuni dei punti forti – si trovano a diretto contatto con la migliore tradizione italiana, quali i suoi “ravioli con farina di grano saraceno, melanzane, robiola, capuliato e fiori e cime  di rapa” oppure il “petto di faraona con funghi, scalogni glassati e salsa di patate e caffè”. Ps. potete acuistare un boquet di fiori direttamente lì! Info: Via de’ Ginori, 8/R (tel. 055 075 0600).

Foto credits © La Ménagère

Temakinho 

Per chi vuole mangiare sushi nella variante nippo-brasiliana in piazza Strozzi c’è Temakinho, la nota catena di ristoranti che ha già fatto battere il cuore di altre città come Roma, Milano, Londra, Ibiza e Formentera. Carta da parati floreale anni ’70, arredamento di design, luci al neon rosa. Appena si entra ci si immerge in un ambiente iper-colorato così come il menù proposto: dalle ceviches alle poke bowl passando per molte combinazioni di rolls, fino alla selezione di piatti di carne. I piatti di Temakinho nascono dall’unione della cultura giapponese con quella brasiliana,  mescolando sushi agli ingredienti tropicali del Brasile. Da non sottovalutare anche i dolci (spoiler: sono un’irresistibile bomba di calorica!). Potrete accompagnare la cena sorseggiando cocktail espressi d’ispirazione brasiliana così come la loro Mais Amor, la loro birra artigianale fatta con malto d’orzo biologico. E se non avete voglia di uscire, potete sempre ordinarlo da asporto! Info: Piazza degli Strozzi, 14/15 – Website